La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

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Vivere e morire a Caivano

Ritorno a parlare del caso di Chicca (Fortuna).
Mi chiedo dove fossero gli assistenti sociali, come mai nessun appartenente alla scuola (dell’infanzia o elementare) si sia mai accorto di nulla.
Eppure qualche anomalia nel comportamento sia della piccola Chicca che dei suoi compagni di gioco ci deve essere stata.
Io non sono né grafologa e tanto meno psicologa, quindi non so dire se i disegni della bimba raffiguranti donne con gambe senza piedi o quelle dell’amichetta raffiguranti il patrigno con segni sul viso simili a serpi siano veramente indici di violenza.
Ma se nessuno del personale scolastico, dotato di una certa cultura, se ne è accorto, è mai possibile che nemmeno la mamma di Chicca, pur nella sua ignoranza, non abbia notato nulla di strano? Chi invece è pienamente colpevole è la convivente dell’indagato, cui sono state sottratte le tre figliolette per affidarle ad una casa famiglia. La donna infatti non solo consentiva le violenze sulle sue bimbe ma proteggeva e copriva le malefatte del suo uomo, incluso, forse, anche l’assassinio del maschietto di tre anni.. E sia lei che la madre raccomandavano alle piccole il silenzio su quanto succedeva. Ma la cosa più spaventosa, oltre alla correità degli adulti, è che i bimbi subissero queste violenze quasi fosse la normalità.
Ambiente di pieno degrado, dove i più deboli, la cui unica colpa è di essere nati in quella melma, soccombono, senza che nessuno si degni di offrire loro PREVENTIVAMENTE una mano, perchè ormai questa società è tesa solamente a ingrassare i pochi a discapito di chi veramente è bisognoso. (E qui mi viene in mente la faccenda del Forteto).


Inviato dal Veloce promemoria


Motivo per cui…

Motivo per cui non seguo più Anno Zero.

Sono agnostica, ma ho il massimo rispetto per i sacerdoti, e sono la maggior parte, che esplicano la propria missione in tante zone disagiate. La volgarità di certe vignette non merita commento.

Il quotidiano cattolico «Avvenire» ha pubblicato ieri come editoriale, in prima pagina, la testimonianza di un prete anti-camorra, don Maurizio Patriciello, uno dei protagonisti nella lotta alla criminalità organizzata citato anche da Roberto Saviano nel suo fortunato libro Gomorra. Don Maurizio, parroco di San Paolo Apostolo a Caivano, nella diocesi di Aversa, ha messo in pagina tutto il suo dolore, prima che la sua indignazione, per quanto accaduto giovedì scorso durante la puntata di «Annozero», il programma di Michele Santoro, dedicata interamente al caso Ruby. Al termine della trasmissione, Vauro ha infatti mostrato alle telecamere una vignetta raffigurante Benedetto XVI che parla di Berlusconi e dice: «Se a lui piacciono tanto le minorenni, può sempre farsi prete». Un greve riferimento agli scandali della pedofilia. Don Patriciello ha scritto: «Sono un prete, non sono un pedofilo», osservando come «per bastonare Berlusconi», si faccia «ricorso alla calunnia», mentre Santoro e tutti gli altri «ridono». «Ridono di un dramma atroce e di innocenti violentati. Ridono di me e dei miei confratelli sparsi per il mondo impegnati a portare la croce con chi da solo non ce la fa. Ridono sapendo che tanta gente davanti alla televisione in quel momento si sente offesa in ciò che ha di più caro e soffre. Soffre per il Santo Padre offeso e perché la menzogna, che non vuol morire, ancora riesce a trionfare». «Vado a letto deluso e amareggiato – scrive il sacerdote – sempre più convinto che con la calunnia e la menzogna – decrepite come la befana o come le invenzioni di qualche battutista e di qualche sussiegoso giornalista-presentatore televisivo – non si potrà mai costruire niente di nuovo e stabile». Don Patriciello spera che sempre più persone dicano che «non si può continuare a infangare impunemente quegli onesti cittadini dell’Italia e del mondo che sono i preti».