La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

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liti in famiglia

Quanto mi rogna questa volta dover essere d’accordo con Marco Travaglio. Premetto che non ho guardato “Servizio pubblico”, il programma di Santoro, – non guardo mai le trasmissioni televisive, men che meno quelle “urlate” – però ne ho letto abbondantemente su giornali ed altri mezzi di informazione.

Michele Santoro ha un bel coraggio a dire che nella sua trasmissione non si viene per offendere e che sia giusto concedere il diritto di replica al contendente. Proprio lui che per anni ha ospitato un sacco di gente (o meglio gentaglia, trattandosi di mafiosi e ricattatori/trici) che non faceva altro che  linciare Berlusconi e quanti erano dalla sua parte senza mai permettere il contraddittorio, anche perché la controparte non veniva mai invitata e, se c’era, veniva costantemente interrotta. E tra la gente che ha contribuito a questo sistema metto pure Marco Travaglio.  Adesso che quest’ultimo si permette di criticare il governatore ligure Burlando (area PD) per tutto quello che non è stato fatto a Genova in occasione dell’alluvione e negli anni precedenti al disastro, Santoro mostra chiaramente come il suo concetto di informazione sia offuscato dalla faziosità politica adattandolo al proprio interesse personale. Così per la prima volta Travaglio si è ribellato, rifiutandosi, davanti all’evidenza dei fatti ed alle testimonianze, di fare la “foca ammaestrata” e, sulla stampa, risponde in modo ironico

 

«Mi scuso per aver affermato che è stato, nell’ordine: assessore, vicesindaco e sindaco di Genova, poi ministro dei Trasporti, infine governatore della Liguria, mentre avrei dovuto ammettere che tutte quelle cariche le ho ricoperte io – commenta-. Mi scuso per avergli attribuito ingiustamente la cementificazione della sua città e della sua regione, il piano casa tutto cemento, l’imboscamento di 8 dei 10 milioni stanziati dallo Stato per l’alluvione del 2010, la piastra di cemento per parcheggi costruita a monte del torrente Fereggiano, il mega-centro commerciale per 5 mila persone in una zona definita dal suo stesso assessore “a rischio di alluvioni” dopo la tragedia del 2011, i porticcioli turistici per impreziosire la costa in tandem col grande Scajola, il blocco dei lavori sul torrente Bisagno non per colpa dell’ex sindaco Sansa né del Tar, ma dalla Regione che non ha fatto nulla dal 2012, mentre è universalmente noto che tutte quelle brutte cose le ho fatte tutte io».  «Mi scuso, con la Democrazia tutta, per aver colto la differenza tra l’insulto e la critica, tra il lasciar parlare e il lasciar mentire – ribadisce-. Mi scuso, con chicchessia, per non esser nato foca ammaestrata che canta o tace al fischio del domatore. Mi scuso, con tutti, per aver abbandonato lo studio di Servizio Pubblico proprio quando stavano per convincermi: ancora dieci secondi, e avrei confessato che l’alluvione l’ho fatta io. Il fango c’est moi» 

Forse ora Travaglio si renderà conto di cosa abbiano provato le persone intervenute alle varie trasmissioni del guru della televisione, quando venivano zittite o addirittura nemmeno interpellate.

C’è sempre una prima volta per provare sulla propria pelle l’ingiustizia e la faziosità altrui.