La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

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11 giugno

La zona che più caratterizza Milano credo che sia Porta Ticinese. Mi ero sempre chiesta perché la chiamassero anche Porta Cicca, finché da qualche parte ho finalmente letto, risolvendo l’arcano, che deriva dallo spagnolo “Puerta Chica”, ossia Porta piccola, e dire che una persona “ è milanès de porta Cicca” equivale a dire che è davvero milanese autoctono, da generazioni.

Ma sull’origine del termine Cicca ci sono anche altre divertenti versioni: una la fa derivare dal termine “ciucco”, ossia ubriaco, in quanto nella zona vi erano varie osterie (trani), e l’altra da una vecchia canzone il cui testo ad un certo punto diceva “E’ mezzanotte in punto/gh’è scur, gh’è scur/ gh’è quell che cerca i moeucc” (E’ mezzanotte in punto, è scuro, c’è quello che cerca i mozziconi – le cicche -), ma sono solo versioni fantasiose.

Il Ticinese è il quartiere dei Navigli,- il Pavese ed il Grande – che qui si incontrano. Tempo addietro erano ancora percorsi da chiatte e barconi, che trasportavano varie mercanzie per lo più materiali per l’edilizia, legname e carbone, ma anche derrate alimentari. E proprio per trasportare i blocchi di marmo rosa di Candoglia necessari alla costruzione del Duomo che venne costruito il Naviglio Grande, quei blocchi con incisa la scritta “ad U.F.”, ossia ad usum fabricae, consentendo l’esenzione da dazi e balzelli, dalla quale deriva la nostra espressione “ad ufo”.

La parte più bella dei Navigli è il vicolo Lavandai, con le pietre piatte (brellin) sulle quali le lavandaie si inginocchiavano per lavare i panni. Dei Navigli, ed è la zona dove visse ed abito, fino alla morte, la poetessa Alda Merini. Di lei e della Darsena ho già parlato in altro periodo.

C’è poi la piazza XXIV maggio, con il suo arco imponente, opera di Luigi Cagnola, com’era allora nello stile, che sul fronte reca la scritta “Paci populorum sopitae”, (alla pace liberatrice dei popoli),

ma il momento in cui venne incisa, 1801, anno della pace di Marengo, contrasta con l’anno riportato sul fronte opposto, MDCCCXV, ossia l’anno relativo al congresso di Vienna, quando Milano passò dalla dominazione francese a quella austriaca. Poco distante c’è invece l’omonima porta medioevale, in mattoni con inserti di marmo bianco, e dove si trovava anche  il casello del dazio. Già distrutta da Federico Barbarossa nel 1162, fu ricostruita da Azzone Visconti.

Subito dietro alla porta, le sedici colonne marmoree di San Lorenzo, dell’epoca romana, la stessa della primitiva porta distrutta dal Barbarossa, che fronteggiano l’omonima Basilica.

E sui navigli oggi pioviggina… le case ai lati del canale (Alzaia Naviglio Grande),  sfumano in lontananza in una foschia grigia, perdendo i colori e rassomigliano ad una vecchia cartolina in bianconero… Ed il cielo grigio si riflette sull’asfalto e sul pavé bagnati.