La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Articoli con tag “art.18

Predicare bene e razzolare moooolto male

da “Italia Oggi” del 24 marzo scorso
senza commento alcuno!!!!
PRIMO PIANO
Un blog contro i licenziamenti in casa Cgil. Sugli statali Patroni Griffi riapre la partita
Ecco i furbetti dell’articolo 18
Sindacati e partiti già possono mandare via i propri dipendenti
 di Alessandra Ricciardi  

É il primo sindacato, la Cgil, pronto a scendere nelle piazze contro le modifiche all’articolo 18. Ma non è tenuto a rispettarlo. E non lo rispetta, tanto che è nato addirittura un blog di denuncia dal titolo eloquente licenziatidallacgil.blogspot.it. Il cui comitato, nei giorni in cui il segretario generale, Susanna Camusso, trattava a palazzo Chigi sulla riforma del mercato del lavoro e annunciava 16 ore di sciopero per dire no alle «intollerabili modifiche all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori», scriveva: «Condividiamo pienamente e fortemente la posizione della Cgil sulla riforma del mercato del lavoro precisamente su due punti, licenziamenti discriminatori e licenziamenti disciplinari.

Nel contempo chiediamo alla Cgil di spiegarci perché questa posizione non vale per i suoi dipendenti e i suoi licenziati». La Cgil, così come tutti gli altri sindacati, è esentata dall’applicazione dell’articolo 18 nella parte in cui si prevede il reintegro sul posto di lavoro in caso di licenziamento individuale senza giustificato motivo. La legge n. 108/1990 ha espressamente escluso le organizzazione di tendenza, connotate da una forte identità ideologica, ovvero «datori di lavoro non imprenditori che svolgono senza fini di lucro attività di natura politica, sindacale, culturale, di istruzione ovvero di religione o di culto».

Insomma, le stesse categorie escluse dal pagamento dell’Ici sugli immobili: fondazioni, enti religiosi, partiti, sindacati. E così dalla Camusso a Oliviero Diliberto, il segretario dei comunisti italiani ed ex ministro della giustizia che non ci ha pensato due volte a farsi foto con signora, e relativa maglietta sulla «Fornero al cimitero», può accadere che la battaglia per garantire i diritti dei lavoratori si faccia fuori dalle porte di casa propria. Intanto un altro caso di sdoppiamento di posizioni sta per scoppiare ed è quello sull’applicazione dell’articolo 18 anche ai dipendenti statali. Il ministro della funzione pubblica, Filippo Patroni Griffi, ieri ha riaperto una partita che solo poche ore sembrava che il governo volesse chiudere. Nel corso di una conferenza ha affermato che sì, è necessario «creare quanto più possibile un’area comune» tra lavoro pubblico e privato e che il tema dei licenziamenti e della maggiore mobilità in uscita «probabilmente verrà portato al tavolo», quello già aperto su relazioni sindacali e contratti pubblici a Palazzo Vidoni. Patroni Griffi ha anche evidenziato però che si terrà conto di alcune peculiarità del pubblico, a partire da quelle costituzionali, ma la preclusione sugli statali non c’è. «Tale considerazione deve rafforzare le iniziative di contrasto e di lotta che il Comitato Direttivo nazionale della Cgil ha già deciso», commentava Nicola Nicolosi, segretario confederale della Cgil con delega al lavoro pubblico. «Basta disinformazione, nella scuola sono state già licenziate 130 mila persone con la manovra Tremonti e senza bisogno di ricorrere all’articolo 18», incalzava Francesco Scrima, segretario della Cisl scuola. «I licenziamenti in caso di esubero nel pubblico già si possono fare, non ci sono zone di privilegio», aggiungeva Giovanni Torluccio, segretario Uil funzione pubblica. Ma la slavina sembra ormai partita.

 


Eva contro Eva

Emma Marcegaglia non mi è mai piaciuta molto, ma questa volta devo darle proprio ragione quando dice che l’articolo 18 è anche un alibi per salvare fannulloni, ladri ed assenteisti cronici. Hanno poco da ribattere la Camusso o, in misura minore, Bonanno ed Angeletti. Ricordo quando tanti “lavoratori” per il solo fatto di appartenere ad un sindacato sono stati riassunti forzatamente, concordo anche nel fatto che i dipendenti pubblici siano iperprotetti rispetto al settore privato.

Ricordo, tra tutti, i dipendenti che allo scalo di Malpensa o di Fiumicino rubavano a manbassa…di loro solo una minima parte è stata licenziata.

Poi quello che il sindacato non dice è che la protezione dell’art.18 vale  per nemmeno la metà dei lavoratori, in quanto in Italia sono ben 9,5 milioni di dipendenti di aziende con meno di 15 lavoratori a fronte di 7,9 milioni di impiegati nelle aziende con un numero di lavoratori superiori a questo limite. All’estero poi una simile norma, che obblighi al reintegro del lavoratore senza giusta causa non esiste proprio.

Quindi, pur augurandomi che un punto di incontro con le forze sindacali venga trovato, spero che Monti non si lasci intimidire (non me ne sembra il tipo, tra l’altro) e prosegua nei suoi intenti di riforma.


18

Io il 18 lo rifiuto

Era il tormentone di Sergio Vastano al Drive in di tanti anni fa…

Ma adesso non è la votazione al limite minimo della sufficienza del libretto universitario. E’ invece quello che dicono gli imprenditori dell’art.18 dello statuto dei lavoratori.

Se io fossi un imprenditore proprietario di una piccola azienda con un numero di dipendenti inferiore a 15 (5 se agricole), di fronte al dilemma dell’inamovibilità dei dipendenti qualora dovessi ampliare la mia produzione, rinuncerei a priori ad assumerne altri, perché tanto prima o poi, dovessi decidere di licenziarne qualcuno, ci sarà sempre qualche magistrato che mi intimerà di riassumere il dipendente con la medesima mansione precedentemente ricoperta, corrispondendogli pure le competenze arretrate anche in assenza di prestazione lavorativa.

Quindi in tal modo si blocca lo sviluppo, si frena la crescita, si mina il potere decisionale e discrezionale del datore di lavoro (l’unico in grado di valutare l’idoneità del dipendente), si bloccano gli eventuali investimenti esteri, frustrati dalla nostra legislazione.

Senza dar ragione alla battuta infelice di Monti, per cui il lavoro fisso e’ noioso, e senza stigmatizzare quanto detto dalla Cancellieri (posto fisso vicino a mamma e papà), bisogna comunque riconoscere che la disciplina dell’impiego è fortemente cambiata. Non si può considerare indissolubile un rapporto di lavoro solo perché lo statuto te lo consente, con l’avallo e la protezione dei sindacati, ma creando disparità tra lavoratori di grandi e piccole aziende, i primi superprotetti, gli altri (sembrerà strano, ma sono la maggioranza) un po’ meno .

Non so se Fornero (senza “la”), avrà la necessaria forza di contrastare i sindacati, specialmente la CGIL refrattaria a qualsiasi tipo di confronto… E dire CGIL equivale a dire PD, secondo il quale la ministra raggiungerebbe il 70% delle preferenze…sempre che l’art.18 non venga toccato! Ad avvalorare quanto ho sopra detto, c’è appunto il recente reintegro con contestuale corresponsione delle mensilità non percepite di un lavoratore in malattia, che però doveva stare piuttosto bene, visto che era in piazza a manifestare…se non è un caso di “giusta causa” questa, non so come possa essere altrimenti definito. (io anzi considererei anche quanto ha percepito di indennità di malattia e farei una indagine presso l’INPS).

Non sarebbe stato meglio liquidarlo e dare il posto a chi ha davvero voglia di lavorare? C’è solo da sperare che il bocconiano da 110 e loden ce la faccia a superare l’ostacolo entro il termine di marzo: per ora “sembra” che si sia raggiunto un piccolo compromesso relativamente ai precari ed alle aziende che decidano di investire nel nostro paese. Staremo a vedere….( ma ve l’immaginate un  têtê-a-têtê tra Monti e Camusso?…ma tra poco è san Valentino….)