La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Musica

…’me piöv

Giuseppe Faraone Pittore Macchiaiolo Impressionista

…’me piöv! ‘me fresca la citâ nel piöv!
quèl verd del camion, l’umbrèla che camina,
la lüs sghemba di tram ch’j slisa al vent,
e mì che sogni el nient – va e vègn la mina
süj strâd chì, de Milan, tra ‘l curr di gent
e j urelogg ch’în ferma stamatina –
e la mia vûs la cerca el firmament…
‘me piöv süj mè penser, e sü quj ciar
che mett paüra dai macchin ‘me indurment…
…ah bèl guttà che stagna e desfa i sò mister,
nüm chì càntum amô sensa savèl
de quèl che al quiss del vìv slengua i penser.

Franco Loi


Notte di maggio

Era una notte del mese
di maggio, azzurra e serena.
Sull’azzurro cipresso
il plenilunio brillava,
illuminando la fonte
dove l’acqua zampillava
or si’ or no singhiozzando.
Solo la fonte udiva.
Poi d’occulto usignolo
si senti’ il motivo.
Ruppe raffica di vento
la curva dello zampillo.
E una dolce melodia
vagò’ per tutto il giardino:
un musicante tra i mirti
il suo violino suonava.


Due donne

Lui ha due donne:
una che dorme nel suo letto
e una che dorme nel letto dei suoi sogni.

Lui ha due donne che lo amano:
una che invecchia al suo fianco
e una che gli offrì la giovinezza
per poi occultarsi.

Lui ha due donne:
una nel cuore della sua casa
e una nella casa del suo cuore.

Maram al-Masri

 


La freccia


Ho scoccato una freccia in aria,
è caduta a terra, non sapevo dove;
poiché così rapida volava, che la vista
non riusciva a seguirne il volo.
Ho sussurrato una canzone nell’aria,
è caduta a terra, non sapevo dove;
poiché chi ha una vista
così acuta e forte
da seguire il volo
di una canzone?
Molto, molto tempo dopo,
in una quercia,
ho trovato la freccia ancora intatta; e la canzone, dall’inizio alla fine,
l’ho ritrovata nel cuore di un amico.

(Henry Wadsworth Longfellow)


Poesia dal silenzio

Spengono la lampada e il suo globo risplende un istante prima di sciogliersi


come una pastiglia in un bicchiere di tenebre. Poi si sollevano.

Le pareti dell’albergo si gettano nel buio del cielo.


I gesti dell’amore si sono acquietati e loro dormono

ma i pensieri più segreti s’incontrano

come quando s’incontrano due colori e l’uno nell’altro fluiscono

sulla carta bagnata di un dipinto infantile.

È buio e silenzio. Ma la città stanotte

si è avvicinata in fretta. A finestre spente. Le case sono qui.

Vicinissime stanno serrate in attesa,

una folla di volti inespressivi.

Tomas Tranströmer


.
.

 


Robert Miles

Tutti lo ricordano per “Children”…io ho amato tantissimo questo brano… Robert Miles ha accompagnato tante generazioni, io collego invece la sua musica ai viaggi, quando i suoi CD ci hanno accompagnato dappertutto.


Pietre




Sento cadere le pietre che abbiamo gettato,
Cristalline negli anni. Nella valle
Volano le azioni confuse dall’attimo
Gridando da cima a cima degli alberi, tacciono
Nell’aria più leggera del presente, planano
Come rondini da cima
A cima dei monti finché
Raggiungono l’altopiano più remoto
Lungo la frontiera con l’aldilà.
Là cadono
Le nostre azioni cristalline
Su nessun fondo,
Tranne noi stessi.

Tomas Transtroemer


Partire


Partire!
Non tornerò mai,
non tornerò mai perché mai si torna.
Il luogo ove si torna è sempre un altro,
la stazione a cui si torna è diversa.
Non c’è più la stessa gente, né la stessa luce, né la stessa
filosofia.


(Là-bas, je ne sais où, Poesie di Álvaro de Campos, eteronimo di Fernando Pessoa)

 


Dominique


Ho recentemente acquistato le prime sei stagioni della serie di American Horror Story, e ho iniziato a guardare la seconda stagione, “Asylum”, ambientata in un manicomio criminale diretto con molta fermezza, forse anche troppa, da suor Jude, interpretata da Jessica Lange.

Mi ha incuriosito la musichetta assillante che i ricoverati sono costretti ad ascoltare continuamente, così ho fatto una ricerca in internet.

La canzoncina altro non è che quella di suor Sorriso, ovvero Soeur Sourire, nata Jeanne-Paule Marie Deckers, celebre cantautrice belga dei primi anni ’60, canzoncina che in Italia venne cantata anche da Orietta Berti.

Vita tragica, quella della suorina, che dopo aver conosciuto la notorietà appunto con la canzone “Dominique” e dopo aver inciso anche dei dischi, con la clausola che i proventi sarebbero andati al convento, venne però perseguitata dal fisco che pretendeva il pagamento delle tasse su introiti da lei mai percepiti.

Qualche tempo dopo lasciò il convento, intraprendendo la carriera di cantante, senza però poter utilizzare il nome di “Suor Sorriso” con il quale era conosciuta perché registrato dalla Philips. Il successo quindi si allontanò, perché ormai era diventata una cantante come tante altre.

Comunque riuscì a vivere dando lezioni di chitarra e grazie ai diritti dei libri che aveva scritto. Incontrò Anne Pécher, ex suora pure lei, con la quale progettò di aprire una scuola per bimbi autistici. Le cose però non andarono bene e sommerse dai debiti, perseguitate anche dalle dicerie sulla loro presunta unione omosessuale, le due si suicidarono assieme nel 1983.

 

Sempre spulciando internet, mi sono divertita a guardare come eseguono il trucco molto particolare di Pepper, una delle ricoverate. Mi ricordava qualcuno…ed infatti è simile, anche nel vestiario, ad una delle interpreti di quel vecchio capolavoro che è Freaks. 

 


Profumi perduti


Dalla finestra della mia camera da letto e dal balcone vedo il cortile della casa dove sono nata e dove ho abitato fino a quando mi sono sposata. Case dell’edilizia popolare dell’epoca mussoliniana, costruite verso la fine della guerra o terminate nell’immediato dopoguerra, piuttosto anonime come conformazione.

Un cortile a forma di U, tre caseggiati di altezza digradante appoggiati l’uno all’altro, sei scale, una sessantina di appartamenti di varie grandezze. Da decenni il cortile, un rettangolo grande poco meno di un campo di calcio, è diventato un parcheggio per le auto degli inquilini.

Quando ero bambina non era asfaltato, ma c’era un fondo ghiaioso sul quale mi sono sbucciata più volte le ginocchia giocando o girando con la bicicletta di mia madre.

Il verde però non mancava: innanzitutto i vigneti che si trovavano appena attraversata la strada o dove adesso sorge il mio condominio, ma il preferito era il cortile appena dietro al mio. Era un cortile, pur delle case popolari, molto più bello: innanzitutto per i tre enormi tigli che si protendevano sulla stradina di accesso ai cortili, alberi che ancora oggi in maggio impregnano la zona con il loro aroma, poi qualche platano e degli arbusti di lillà, belli e profumatissimi.

Così, approfittando che in questi giorni in piazza Walther a Bolzano c’è la festa dei fiori (ed è una bellezza vedere i banchi pieni di petunie, fucsie ma soprattutto gerani di varie specie e colori) ho voluto comperare qualche tralcio di lillà da mettere in vaso.

Il profumo però non è più lo stesso: forse è il fatto che certe piante (l’ho notato anche con il biancospino) vengono ibridate per migliorarne l’aspetto ma perdono il profumo che le caratterizza.

Ma forse è solo questione dell’età, e quella purtroppo non si cambia.