La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Musica

Geordie

Mentre attraversavo London Bridge 
un giorno senza sole 
vidi una donna pianger d’amore, 
piangeva per il suo Geordie. 

Impiccheranno Geordie con una corda d’oro,
è un privilegio raro.
Rubò sei cervi nel parco del re
vendendoli per denaro.
Sellate il suo cavallo dalla bianca criniera
sellatele il suo pony
cavalcherà fino a Londra stasera
ad implorare per Geordie
Geordie non rubò mai neppure per me
un frutto o un fiore raro.
Rubò sei cervi nel parco del re
vendendoli per denaro.
Salvate le sue labbra, salvate il suo sorriso,
non ha vent’anni ancora
cadrà l’inverno anche sopra il suo viso,
potrete impiccarlo allora
Né il cuore degli inglesi né lo scettro del re
Geordie potran salvare,
anche se piangeran con te
la legge non può cambiare.
Così lo impiccheranno con una corda d’oro,
è un privilegio raro.
Rubò sei cervi nel parco del re
vendendoli per denaro.
Rubò sei cervi nel parco del re
vendendoli per denaro.

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Le stelle nel sacco

Hai appena mosso un braccio

Sei sveglia o stai dormendo

È più di un ora che ti sento respirare

A un centimetro da me

Non è questione di coraggio

Ma di scegliere il momento

È da quando sono sveglio

Che non so pensare ad altro

Perciò mi do da fare

Per svegliare anche te

Adesso apro la finestra

E volo fino al cielo

Metto le sue stelle

dentro a un sacco

E le spargo tutte intorno a te

Tu che ti volti e mi chiedi perché

Sì, sì, sì, tu che ti raggomitoli

contro di me

Di più… Di più… Di più…

Allora mi vuoi bene anche tu

Si aprono le porte del cielo

Che esplode e cade a pezzi

come fosse di vetro

E sento un brivido

Mi sento libero

Il primo e l’ultimo

Ed è bellissimo…

Ringrazio Dio che ti ha creato

Guardo i tuoi occhi anche se è buio

E metto in banca questo bacio

L’ultimo bacio che mi hai dato

     Io ti porto nel posto più lontano

     Atterriamo su uno scoglio

Mentre ti dico in un orecchio

Tutto il bene, tutto il bene

che ti voglio

Lo so che un giorno moriremo

Ma spero ci sia un letto

anche nel cielo

Tra le nuvole e le stelle

Per questo amore vero

No, questo amore non morirà mai… mai… mai…

Arriverà alle porte del cielo

e anche più in là

Arriverà ai confini del cielo

e anche più in là

E se non ci sarà posto in cielo

Va bene anche l’inferno

Perché quando l’amore è vero

L’amore è eterno

È come il lampo, non torna più indietro

È il razzo, il fulmine che illumina il cielo

Mi sento libero

Dentro a quel brivido

Un corpo unico

Nel golfo mistico

Ancora un attimo

Ancora un brivido

L’ultimo attimo

Ed è bellissimo

Lucio Dalla

https://www.youtube.com/watch?v=mYV6-k2AonU


Scrivere

« Volevo scriverti, non per sapere come stai tu, ma per sapere come si sta senza di me. Io non sono mai stato senza di me e quindi non lo so. Vorrei sapere cosa si prova a non avere me che mi preoccupo di sapere se va tutto bene, a non sentirmi ridere, a non sentirmi canticchiare canzoni stupide, a non sentirmi parlare, a non sentirmi sbraitare quando mi arrabbio, a non avere me con cui sfogarsi per le cose che non vanno, a non avermi pronto lì a fare qualsiasi cosa per farti stare bene. Forse si sta meglio, o forse no. Però mi e venuto il dubbio e vorrei anche sapere se ogni tanto questo dubbio è venuto anche a te. Perché sai, io a volte me lo chiedo come si sta senza di te, poi però preferisco non rispondere che tanto va bene così. Ho addirittura dimenticato me stesso per poter ricordare te.»

Soren Kierkegaard, Diario di un seduttore

 

 


Buchi nell’acqua

Cosa fai nella vita ?
Getto sassi nello stagno.
Insomma, fai buchi nell’acqua ?
Certo, ma anche tante piccole onde.

Friedrich Wilhelm Nietzsche

 


Quore con la q

Così la maestra che scriveva sQuola con la Q e sbagliava le doppie è stata licenziata.

Licenziamento dopo ben due ricorsi, persi per fortuna, perché qui in Italia ci si potrebbe aspettare di tutto, anche che costei vincesse il ricorso e venisse magari inviata ad insegnare italiano agli extracomunitari, molti dei quali parlano e scrivono più correttamente di lei.

C’è però da chiedersi come abbia fatto una persona con delle così gravi lacune linguistiche a passare non solo la maturità, ma anche il concorso per l’insegnamento. E non dimentico neppure la maestra che scrisse ZEBBRA, correggendo lo scolaro che aveva scritto correttamente.
In una nazione dove il ministro per l’istruzione si esprime come si esprime, ed un Di Maio inanella strafalcioni, non c’è da meravigliarsi.
Un paese dove si perculava (passatemi il termine) il novantenne De Mita per il forte accento campano, ma che si esprimeva in un italiano forbito e corretto.
E la colpa di chi è? Della buona scuola che privilegia l’inglese alla nostra lingua anche negli atti ufficiali, tanto che i nostri politici ne infarciscono anche i loro discorsi, ma quando si tratta di parlare inglese all’estero fanno quasi sempre una magra figura.
Oppure colpa dei moderni strumenti tecnologici, con tanti correttori automatici che però non distinguono tra “anno” ed “hanno” , “c’è” e “ce ” l’uso incongruo delle “k” al posto dell’italianissimo “ch”, ed in questo modo contribuiscono all’assassinio del nostro idioma.

Ed alla maestra dedico questa vecchia canzone di Celentano 😀

 


Il film di Natale

Niente film di Natale, ieri sera, come era consuetudine ormai da anni.

I “soliti” film, quali “La vita è meravigliosa” o “Miracolo sulla 34^ strada”, o anche una delle innumerevoli versioni di “Canto di Natale” (da quella animata di Walt Disney a quella moderna interpretata da Bill Murray o a quella classicissima con Albert Finney, la migliore a mio parere) ormai li sappiamo a memoria, anche se è sempre bello rivederli.

No, ieri sera abbiamo voluto cambiare e ci siamo rivisti “Pane e cioccolata”, con un grandissimo Nino Manfredi. È venuto istintivo paragonare come vivono i “profughi” che noi accogliamo all’esistenza che invece conducevano i nostri emigranti nei primi anni ’70, quando si recavano a lavorare in Svizzera, e bastava una sciocchezza per perdere il permesso di soggiorno ed essere rispediti a casa.

Nino Garofalo, il protagonista, è un cameriere in prova presso un ristorante di lusso che perde il posto di lavoro per aver fatto pipì su di un muretto, ed accusato quindi di atti osceni in luogo pubblico, venendo così espulso dal paese. Nino però non si arrende: rimane in Svizzera come clandestino, ospitato temporaneamente da una donna, esule greca, che in casa nasconde pure il figlioletto. Riesce poi a farsi assumere da un miliardario italiano riparato in Svizzera per reati fiscali al quale affida i suoi risparmi da investire, ma la mattina in cui dovrebbe prendere servizio, il miliardario ha fatto bancarotta e si suicida, lasciandolo senza soldi, lavoro e permesso di soggiorno. Si reca a trovare poi un amico che fa l’operaio ed è alloggiato con i compagni di lavoro presso grandi capannoni che ricordano tanto i lager. Con lui ed un altro giovane operaio improvvisa un balletto di travestiti, ma quello che doveva essere un momento di divertimento causa invece u sentimento di disperazione e nostalgia per le famiglie rimaste in patria.

Nino accetta allora di lavorare clandestinamente in un pollaio, ma viste le condizioni in cui vivono i suoi connazionali, abbrutiti da quella vita, lascia anche quel lavoro. Deciso ad integrarsi ad ogni costo, si tinge di biondo i capelli e, recatosi in un bar dove trasmettono una partita tra le nazionali italiana ed elvetica, accetta ogni offesa agli italiani da parte degli svizzeri fingendosi uno di loro, finché un gol segnato dagli italiani lo fa esplodere dalla gioia, quasi a riscattare le umiliazioni subite. Ripreso dalla polizia, viene accompagnato al treno che dovrebbe riportarlo in Italia. In quel momento viene raggiunto dall’amica greca che lo aveva ospitato, che gli consegna l’agognato permesso di soggiorno ottenuto tramite un funzionario svizzero che la corteggiava e che lei aveva sposato. Nino però risale sul treno, deciso a ritornare in patria, accettando la sconfitta. Però arrivato al traforo del Sempione, scocciato dal canto di alcuni emigranti, pure loro sulla via del rimpatrio, decide di fermare il treno e rientrare in Svizzera, riprendendo la sua personale battaglia per un lavoro dignitoso e per dimostrare che gli italiani non sono solo “pizza e mandolino”.

Le musiche poi sono fantastiche…i titoli introdotti dalla “serenata” di Haydn, mentre il figlioletto dell’amica greca suona invece al piano la K545 di Mozart, una delle mie musiche preferite.


Adeste fideles


Hallo, Johnny

Un altro pezzo di gioventù se n’è andato, con la morte di Johnny Hallyday.

E per gioventù intendo anche la scuola.

Già, perché mi avevano assegnato, tramite sorteggio, all’unica sezione dove si studiava francese.

La professoressa era un’insegnante molto giovane che iniziò a parlare fin dal primo giorno in quella lingua a noi sconosciuta e per farci appassionare veniva in classe con il giradischi e le incisioni sia di Johnny Hallyday che di Sylvie Vartan, che ai quei tempi erano sposati, e ci faceva tradurre i testi delle canzoni. Non solo, ma al posto dei libri di testo, che usavamo certamente ma non con continuità, ci faceva comperare Paris Match, e là in classe leggevamo, traducevamo e commentavamo i vari articoli, e quando incontrava una regola grammaticale o un gallicismo particolare, ce lo faceva notare e ci forniva la relativa spiegazione, che restava così impressa nelle nostre menti.

Ovvio questo sistema ci rendeva tutte contente (la classe era praticamente tutta femminile, tranne un paio di maschi capitati là per caso), ed eravamo invidiate da quanti seguivano invece i corsi d’inglese con il metodo tradizionale. Inutile dire che l’insegnante era letteralmente adorata, e veniva ricompensata con gli ottimi risultati che conseguivamo.

Ed oggi la morte di Johnny Hallyday mi ha riportato alla mente quel periodo.

 


Stasera l’aria è fresca

Stasera l’aria è fresca
potrebbero venirmi dei pensieri
più dolci del vino che bevi
più chiari delle tue risposte

Paola aveva un’amica
speranza sopra di lei
e i passi del suo amante
non fanno molto rumore
Stasera l’aria è fresca
potrebbero venirmi dei pensieri
più dolci del vino che bevi
più chiari delle tue risposte
Non pensava alla rivoluzione,
non aveva molti problemi
e la sua casa era grande
per una persona sola
Stasera l’aria è fresca
potrebbero venirmi dei pensieri
più dolci del vino che bevi
più chiari delle tue risposte
Ma sui fotoromanzi
le storie finiscono sempre bene
e forse anche il tuo uomo
ritornerà gentile
Stasera l’aria è fresca
potrebbero venirmi dei pensieri
più dolci del vino che bevi
più chiari delle tue risposte

Una vecchia canzone, ritrovata grazie ad un amico


Dal libro al film – Scandalo al sole

In questi tempi di film con cinquanta sfumature di vari colori e pieni di effetti speciali è bello rivedere anche qualche vecchissimo film. No, questa volta non ho guardato uno dei miei amatissimi noir americani degli anni 50-60, ma un classico hollywoodiano, uno di quei film strappalacrime e che hanno fatto sognare tantissimi adolescenti dell’epoca.

Parlo di “Scandalo al sole”, titolo pessimamente tradotto, in quanto l’originale sarebbe, anzi è, “A Summer Place”, però si sa, solleticare gli istinti pruriginosi fa vendere moltissimi biglietti, anche se nella pellicola non si vede che qualche castissimo bacio.

La storia sembrerebbe incentrata sui due ragazzi che sono stati gli idoli dei ragazzini negli anni ’60, ossia John (Troy Donahue) e Molly (Sandra Dee), che in questa pellicola ho trovato un pochino “melensa”, molto diversa dai successivi film in cui si è dimostrata una simpatica interprete di commedie.

In realtà la vera storia sarebbe quella di Ken (Richard Egan), padre della ragazza, e di Sylvia (Dorothy McGuire), madre del ragazzo che, ritrovatisi dopo molti anni e sposati infelicemente ad altri – lei a Bart (Arthur Kennedy), un alcolizzato, lui ad Helen (Constance Ford), una donna frigida, piena di sé, complessata, ossessionata dal tabù del sesso, avida ed arrampicatrice – riaccendono la vecchia passione.

Nel libro, scritto da Sloan Wilson, assai migliore del film, i caratteri dei personaggi sono maggiormente evidenziati, si dà un maggior risalto alla vicenda iniziale quando Ken era un giovane costretto a fare il bagnino sull’isola di Pine in cui si svolge la vicenda per pagarsi gli studi, ed alla relazione giovanile tra lui e Sylvia, che pure era già fidanzata a Bart. C’è spazio anche per la madre di Helen, che nella pellicola ha solo un breve cammeo, mentre dal libro si capisce la ragione del carattere difficile di Helen, come a dire: “tale madre, tale figlia”.

Quando le due coppie si rivedono dopo tanti anni la situazione è radicalmente cambiata: Ken, finiti gli studi e laureatosi, è diventato un chimico ed un imprenditore di successo, mentre Bart e Sylvia si sono ridotti a prendere a pensione degli ospiti a pagamento nella loro grande villa ed hanno perennemente bisogno di denaro: un’esistenza monotona e misera, anche per i due figli (già, nel libro c’è pure una bambina di nome Carla, completamente dimenticata nel film). Proprio per motivi economici Bart, dapprima restio ad accogliere Ken e famiglia come ospiti, si rassegna ad alloggiarli nella villa.

La passione tra i due ex amanti si riaccende, ma la situazione precipita per via di due episodi.

A causa del rovesciamento della barca sulla quale stavano circumnavigando l’isola, John e Molly sono costretti a passare la notte su una spiaggia lontana, ed al ritorno la madre la fa sottoporre forzatamente a visita ginecologica per accertarne l’integrità, cosa che shocca tantissimo la ragazzina. Inoltre Helen viene a conoscenza degli incontri notturni tra il marito e la sua amante, il che porta inevitabilmente le due coppie al divorzio. Ognuno dei genitori vorrebbe tenere i ragazzi con sé, ma alla fine viene deciso di mandarli in collegi assai lontani l’uno dall’altro. I due ragazzi, innamoratissimi, si tengono però in contatto con telefonate e lettere e qualche volta riescono perfino ad vedersi di persona, ma in comune hanno anche l’astio verso Ken e Sylvia, che nel frattempo si sono anche sposati, ritenendoli causa di tutte le loro vicissitudini.

Finché durante un incontro piuttosto “ravvicinato” accade quanto paventava la madre Helen.

Molly resta incinta, John la raggiunge, attraversando mezza America con l’autostop, i due ragazzi cercano comprensione ed aiuto da parte di Bart, però questi a causa dell’alcolismo è ridotto ad uno straccio e sta per essere ricoverato in ospedale. Andare da Helen e da sua madre, nemmeno a parlarne… Restano solo Ken e Sylvia che, conoscendo la forza dell’amore, saranno gli unici ad offrire protezione e consigli ai due giovani.

E di scandalo allora cosa c’è? Assolutamente nulla… Di sesso se ne accenna solo un poco, nelle conversazioni, specie degli adulti, e tanto meno se ne vede… ma si sa, la sola parola allora (il film è del 1959) riempiva i botteghini. Indimenticabile poi la colonna sonora di Max Steiner, una delle più belle colonne sonore di sempre.