La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

cronache da Milano

Nuovamente a Milano

Finalmente, dopo 448 giorni, si torna a viaggiare.
Ore 9.30, alle porte di Milano. Mi ritrovo a sorridere all’uscita della Gobba, poi viale Padova, un pezzo di Leoncavallo con il suo pavé sconnesso, quindi via Giacosa che fiancheggia il Trotter e, finalmente, via Rovereto.
Parcheggiare è praticamente impossibile, visto che stanno riqualificando la zona, predisponendo spazi per gli alberi a discapito delle auto dei residenti. Inoltre in una parte della via stanno ancora lavorando. Una botta di culo (si può dire ?) : una Toyota si sposta lasciandoci posteggiare proprio di fronte al portone di casa.
Ed eccoci nell’appartamento : entriamo con un po’ di apprensione, dopo che la portinaia ci aveva avvisato dell’incursione ladresca. In cucina va abbastanza bene: le antine dei mobili e i cassetti sono spalancati, ma è praticamente tutto abbastanza a posto. In camera invece è un vero disastro: hanno rovesciato tutto per terra in cerca di soldi e gioielli che, ovviamente, non c’erano. Però un vecchio portagioie, dove la mia amica conservava un po’ di bigiotteria, neppure tanto pregiata, è stato completamente svuotato. I ladri si sono dimostrati degli emeriti stupidi, portando via solo una cuffia wireless, ma dimenticando il trasmettitore, senza il quale ovviamente la cuffia non può funzionare. Inoltre hanno lasciato due lettori DVD nuovi, ancora imballati e neppure ingombranti, ed una stufetta pure nuova, sempre imballata.
In poche parole, è maggiore il disagio che il danno.
Per fortuna non hanno buttato a terra tutti i libri…


Primo marzo 2021

Esattamente un anno fa mio marito ed io tornavamo a casa da Milano, giusto in tempo per non restare bloccati in quella città, ed iniziavamo la nostra lunga prigionia. Per gente come noi, abituata a recarsi almeno un paio di volte all’anno se non addirittura tre in quella città per periodi di circa un mese, e che faceva almeno un viaggio all’anno all’estero, è stata davvero dura.

Non parliamo poi del primo lockdown, tappati in casa come topi, uscendo solo per acquistare le cose necessarie, mentre i balconi erano tutti costellati di tricolori e bandiere arcobaleno con la scritta “andrà tutto bene” e molte persone cantavano allegramente guardando strade e piazze deserte non immaginando lo sfacelo che ci aspettava.

A distanza di un anno è cambiato poco o nulla. La primavera scorsa dovevamo chiudere per poter essere liberi in estate, tanto che qualcuno ha perfino usufruito del bonus vacanze. In autunno, causa le aperture estive, le restrizioni sono riprese, chiudendo per poter aprire a Natale e Capodanno, il che non è stato. Ora chiudono in questo periodo e salteremo pure la Pasqua.

C’è una marea di (scusate il termine) cagasotto che plaude alle chiusure, a fronte di persone che non possono lavorare e non percepiscono alcun reddito…ah già ora non ci sono più i ristori ma ci sono i sostegni…resterà il fatto che saranno sempre briciole in confronto a quanto percepivano prima.

Eravamo in mano ad una massa di incompetenti, inizialmente scusabili perché nessuno era a conoscenza di questa disgrazia che ci era piovuta sulla testa, ma che hanno continuato sulla stessa strada in materia di prevenzione, di protocolli medici errati, di vaccini e piani vaccinali da predisporre, per chi li vuole seguire. Forse adesso qualcosa si sta muovendo, anche se è notizia recente che ci sono interi stock di vaccini INUTILIZZATI. Ormai anche la speranza che qualcosa migliori sta andando a farsi friggere.

Un anno è passato e nulla è praticamente cambiato,


Casa, dolce casa.

Dopo tanto tempo, abbiamo trascorso tutto il mese di febbraio a Milano.

Non è stato un periodo bello.

Prima la certezza della scomparsa della mia amica Marina, poi il mio “mitico” Giuseppe, dal quale avevo acquistato molti libri, costretto ormai a stare rinchiuso nel suo appartamento causa l’età avanzata e una grave broncopatia, e con il timore di prendersi il contagio da coronavirus. Infine appunto questo nuovo flagello.

Se il primo periodo è trascorso abbastanza serenamente, tanto che abbiamo pranzato in un paio di ristoranti cinesi ed in uno coreano, l’ultimo è stato surreale: tram semivuoti, metropolitana senza il solito assembramento anche nelle ore di punta, pochi turisti dall’aspetto spaesato, tutti gli esercizi gestiti dai cinesi con le serrande abbassate ed un cartello che avvisava che, stante la situazione, sarebbero rimasti chiusi sino a che non fosse ritornata la normalità. Non parlo solo dei ristoranti, ma anche di bar, tabaccherie, cartolerie ed altre attività commerciali. A questo si sono aggiunte le disposizioni comunali con divieti per mio conto assurdi in quanto contrastanti: bar e pub chiusi alle 18, ma i ristoranti aperti. Chiusi i musei, ma non le sale cinematografiche, chiuse le chiese, ma non le scuole…come se il virus potesse scegliere i luoghi e gli orari nei quali scatenarsi. Poi qualcosa è cambiato, come le restrizioni ai bar che potevano servire i clienti purché fossero seduti ai tavoli e non al banco…mah. Noi comunque abbiamo preferito continuare a pranzare al nostro solito ristorantino, anche questo però con la clientela più che dimezzata. In compenso per strada si vedevano moltissimi rider che consegnavano i pasti nei vari uffici, segno che le persone preferivano uscire il meno possibile. Non parliamo delle farmacie, che esponevano i cartelli : “Amuchina e mascherine esaurite”, così sulla metro mi è capitato di vedere una persona che sul naso, sfoggiava una di quelle mascherine che servono a proteggere gli occhi dalla luce. L’importante però era stabilire se giocare le partite di calcio a porte aperte, chiuse o addirittura rimandarle!

L’unica nota buona, è stata la giornata trascorsa al lago Maggiore dalla nostra amica.

Questa volta non vedevo veramente l’ora di tornare. Spero solo che il virus non causi anche qui la psicosi notata a Milano.


Impressione strana.

Sono qui a Milano dal giorno 5 e ci resterò fino al 26, giorno in cui ritornerò a casa per le elezioni.
È sempre un rischio partire nel periodo in cui nelle giornate le temperature possono variare, e di molto. Pensavo di essermi attrezzata bene per vestirmi, come si suol dire, “a cipolla”, pronta ad ogni evenienza : magliette leggere, ma con la manica lunga, eventualmente da rimboccare; un gilet lungo in maglia di cotone; una giacca di lana pesante; una giacchina impermeabile leggera e sfoderata e gli immancabili jeans.
Non è bastato: il freddo intenso dei giorni scorsi mi ha costretto a comperare in tutta fretta un giaccone impermeabile imbottito con cappuccio per evitare di prendere qualche malanno.
Impermeabile grazioso, di un giallo luminoso,

perfetto per le giornate grigie, non c’è che dire, solo che guardandomi allo specchio continuavo a ripetermi che c’era qualcosa di strano, una sorta di deja-vu…🤔
Infine ho capito.
Mi sembrava di essere la nonna della piccola Greta. 😂


Sorpresa.

Oggi avremmo dovuto partire per Ingolstadt ma, per recenti problemi di salute di mio marito, abbiamo dovuto disdire, accontentandoci, tanto per cambiare, di ritornare a Milano. Premetto che il viaggio è stato pessimo, anche se non c’era molto traffico, ma ha piovuto durante quasi tutto il tragitto, per non parlare del freddo, inusuale per questo periodo. Alle 7 di mattina a Bolzano c’erano infatti solo 4 gradi, scesi poi a 3 lungo la strada, e risaliti a 7 quando ormai eravamo a Milano.
Beh, qui ci sto sempre volentieri, quindi non mi lamento, solo che all’arrivo abbiamo trovato una sorpresa, bella o brutta… devo ancora decidere.
Tutta la via è diventata “zona 30”, velocità ridotta, quindi, e questo mi sta anche bene, ma hanno diminuito anche, e di molto, i parcheggi disponibili, già pochi per una zona densamente popolata e frequentata. Hanno ridotto pure le carreggiate per mettere delle pseudo-aiuole, ossia vasi, vasetti e vasoni con fiori ed arbusti su una passatoia verde, delimitati da un cordolo in plastica giallo, piante che, avrebbero benissimo potuto posizionare sui marciapiedi. Anche esteticamente è una soluzione orrenda. Parcheggiare la Smart per quei pochi minuti necessari per scaricare i bagagli è stata una vera impresa. Sto già maledicendo il momento in cui dovremo fare l’operazione inversa. 😥


La città che cambia

Manco da Milano da nemmeno 2 mesi, e già ci sono molti cambiamenti in viale Monza.
L’ultima trattoria milanese ha ceduto il posto all’ennesimo ristorante cinese. Sempre cinese un altro grande emporio (Supermercato? Grande magazzino? Devo ancora verificare). Poco distante, forse un 20 metri, c’è invece un PAM, e quello potrebbe tornarmi utile per la spesa. Di fronte ha aperto un ristorante coreano, mentre la Gelateria Etnica è stata sostituita da un ristorante, credo filippino.
Come rimpiango il vecchio viale Monza con le sue bottegucce dove ci si fermava a chiacchierare con il proprietario.
Per ora tengono duro le farmacie, una cartoleria, un negozio di giocattoli, anche se l’insegna è ormai a pezzi e pochi altri esercizi, ma l’ondata extracomunitaria avanza sempre di più: bar, ristoranti, ortofrutta, sartorie, parrucchieri, fast food, accessori per computer e cellulari… Tutto in mano a loro.
Anche una grande concessionaria di auto sta chiudendo ed ha già tolto l’insegna: vedremo chi verrà al suo posto.
Leggo che la zona in cui risiedo ha il pomposo nome di No.Lo. e che sarebbe anche ben valutata.
No.Lo. è l’acronimo di “Nord di Loreto” , e precisamente quella zona compresa tra Turro e Rovereto, (due fermate della M1, “la rossa”).
Beh, io sto a Rovereto, ma non mi sembra proprio che ci siano stati grandi miglioramenti: qualcosa è stato fatto in piazza Morbegno e da qualche altra parte, ma nulla di più.
E la zona sembra peggiorare di giorno in giorno.


Ritorno al passato

Come al solito, qui a Milano guardiamo dei DVD particolari, anche perché abbiamo un televisore vecchiotto di soli 27 pollici, non certo i 50 ed oltre che abbiamo a casa nostra.
Questa volta tra le altre cose abbiamo portato un vecchio sceneggiato RAI degli anni ’70, “E le stelle stanno a guardare”.
È stata l’occasione per rivedere, giovanissimi, tanti nostri grandi attori e doppiatori, le voci più belle e caratteristiche del nostro teatro e del nostro cinema. Curiosamente i personaggi migliori e con più personalità erano proprio i “cattivi”, come Enzo Tarascio (il padrone della miniera), Adalberto Maria Merli (l’arrivista e approfittatore) e Anna Maria Guarneri, la moglie insoddisfatta e fedifraga del protagonista. Pure gli altri interpreti mi sono piaciuti molto: Anna Miserocchi, molto intensa ed espressiva, Orso Maria Guerrini, Giancarlo Giannini, Andrea Checchi e, in parti di minor rilievo, le due sorelle Goggi, Scilla Gabel, Roberto Chevalier, Franco Volpi e tanti altri.
Erano i tempi in cui la TV adattava per lo schermo grandi capolavori, ed i migliori sceneggiati avevano quasi tutti la firma di Anton Giulio Majano che curava sia la sceneggiatura che la regia.
A quei tempi molte di queste opere non le avevo viste perché in casa non avevamo la TV in quanto mio padre era restio ad acquistarla per una questione di principio, ritenendo migliore la radio. Perciò quando sono stati messe in vendita le serie televisive ne ho acquistate parecchie, e non me ne sono pentita. Tranne una, (Il commissario de Vincenzi – L’albergo delle tre rose), le altre mi sono piaciute tutte.
E in particolar modo ho visto assai volentieri questo sceneggiato perché della storia non ricordavo assolutamente nulla: avevo letto il libro di Cronin quando ero una ragazzina di 12 o 13 anni, preso in prestito dalla biblioteca della parrocchia: ovvio che dopo tanti anni mi fossi dimenticata completamente della trama, ricordando vagamente che trattava di minatori in lotta con i padroni.
La cosa migliore però è stata la recitazione. Spiace dirlo, ma attori di quel calibro, con voci così impostate, non se ne trovano quasi più.


Milano, oggi

Solita giornata da piove-nonpiove… Quattro gocce ogni tanto, da non aprire l’ombrello ma da ritrovarsi comunque con i capelli umidi, che “sparano” impazziti da tutte le parti.
Saliamo sul tram, il 16, e ci chiediamo se per caso non abbiamo sbagliato città: un sacco di ragazzi parlano spagnolo 😮.
Poi noto altri italiani con sciarpe nerazzurre e capisco all’istante.
La linea è quella che porta a San Siro, questa sera c’è Inter – Barcellona, partita di Champion League, i ragazzi con tutta probabilità più che spagnolo parlavano catalano.
Comunque la partita inizia alle 21, ed erano appena le 15. Sei ore di anticipo per prendere posto?


Grrrr

Incavolata?
Peggio, inc….ta nera.
Questa volta a Milano ho portato il pc nuovo, che già a casa si era bloccato un paio di volte.
Adesso è praticamente MORTO. Dopodomani vedrò se posso risolvere qualcosa agendo sul bios…sperèm.
Ma non è tutto: non so se per via del tempo.o delle operazioni che Wind dice di star effettuando per migliorare la rete (?) anche gli smartphone sono lentissimi e spesso si disconnettono. D’accordo, siamo in una zona pessima, un cortile chiuso dove il segnale arriva a stento. Avevo provato anni addietro con TIM e Vodafone, ma era sempre andata male. Con Wind, fino alla scorsa estate non avevo mai avuto grossi problemi, però adesso la situazione è peggiorata moltissimo.
Anni fa almeno ogni tanto riuscivo a collegarmi a qualche Wi-Fi libero nel condominio, ma adesso sono tutti criptati. Già caricare qualche testo è difficoltoso, non parliamo di foto o, peggio, di filmati.
Grrrrrr


Milano. Pioggia.

Una settimana a Lubiana (devo ancora postare qualcosa di questo viaggio, ma ho poco tempo ed una pessima connessione), poi una settimana a casa e domenica scorsa subito dopo aver votato, nuovamente in partenza, questa volta tanto per cambiare per Milano.
Fino a ieri ci sono state giornate stupende: cielo terso, temperature ideali, un giorno perfino quasi estive (29 gradi), ma da ieri piove.
Milano mi piace con il bel tempo, ma con la pioggia ha un suo fascino particolare.
L’asfalto ed il pavé, lucidi come specchi, riflettono gli edifici ed i monumenti, ed in tutto quel grigiore spiccano i colori dei tram, le luci dei semafori sembrano gemme ed agli ingressi della metropolitana spuntano i venditori di ombrelli variopinti. I giorni di pioggia sono quelli in cui i musei e le mostre vengono presi letteralmente d’assalto, e per questo noi li evitiamo accuratamente. Meglio farsi un lungo giro in tram, prendendolo possibilmente al capolinea in modo da restare comodamente seduti, e poi fermarsi in un locale a sorseggiare una bevanda calda e fumante, osservando la gente che, nonostante tutto, si muove frettolosamente come negli altri giorni.
Ed ora mi preparo: scarpe in Goretex, giacca impermeabile con il cappuccio, zainetto… e fuori, a sfidare il maltempo.


Gay pride

I gay non mi danno fastidio, a patto che non diano loro fastidio a me.
Già circolare a Milano con i mezzi pubblici è un dramma, causa i lavori della M4, il rifacimento di piazza Cinque Giornate e Corso 22 Marzo, ma oggi ci si è messo pure il Gay pride. L’applicazione di ATM che mi dovrebbe tenere informata delle variazioni delle linee non mi ha avvisato che il tram n. 1, l’unico che porta vicino a casa, deviava per la stazione e faceva capolinea là. Così, per non trovarci in mezzo al caos come era già successo lo scorso anno e quello precedente, siamo scesi a piazza Repubblica e per la via Vittorio Veneto ci siamo avviati verso porta Venezia – Oberdan. Una goduria, con tutta la strada al sole e solo 36 gradi 😡. Come se non bastasse, c’erano già folti gruppetti di persone che attendevano di unirsi al corteo: molti a torso nudo, alcuni con canottiere a rete tra le cui maglie sarebbe passato anche un merluzzo adulto, uno con un ridottissimo perizoma, altri in stile drag queen, con vestiti improbabili, tacchi vertiginosi, parrucche dalle acconciature elaboratissime, scie di profumo che stordivano lontano un miglio. C’era perfino uno con un costume composto di piume variopinte che lo faceva assomigliare al mitico quetzalcoatl. Le donne erano più discrete, limitandosi ad indossare magliette con l’arcobaleno o, qualcuna, un tutù di tulle.
Come dicevo, il fastidio è stato dato più che altro dallo stravolgimento dei mezzi pubblici. Cavolo, già paghiamo per i trasporti, già sovvenzioniamo (non so a quale titolo, in quanto non la ritengo culturale) la manifestazione, ma dobbiamo pure sopportare dei disagi?


Così piccola e fragile

Non vedo l’ora di rivederla. 

Parlo di una cara amica, conosciuta qualche tempo fa a Milano presso uno dei due bancolibri che frequentiamo entrambe e con la quale si è creato un forte feeling. È piccola, magra, una zazzeretta corta, brizzolata, la classica parlata meneghina con le “è” molto aperte e con le tipiche espressioni (mi saluta sempre dicendo “ciao gioia” ❤ , cosa che mi fa davvero piacere ). Vedendola appunto così minuta, la si potrebbe anche credere fragile come lo stelo di un fiore, mentre è più forte di una quercia, avendo sopportato moltissime traversie ed ancora ne sta passando, sia in termini personali che di salute, sorretta da una volontà di ferro, un sottile senso dell’umorismo e da un ottimismo strabiliante. Tra poco la rivedrò, e posso dire sinceramente che è una delle poche persone che davvero ho piacere di frequentare.

Una settimana ancora e finalmente potrò riabbracciarla.


Luci.

Giornata al lago dalla nostra amica, bella come sempre, con il giardino fiorito ed i soliti gatti che o sonnecchiano al sole o, i nuovi che non ci conoscono, schizzano via come saette.
Ripartiamo verso le 19.20, il sole si sta abbassando, e riflette il suo splendore sull’acqua del lago, tanto intensamente da accecarci .
Traffico stranamente poco intenso, fino alla barriera di Lainate.
Ore 20.30 circa, inizia ad imbrunire .
La bellezza di Milano quando il cielo scurisce… Presso Rho ci accoglie l’Albero della Vita, tutto illuminato di rosso. Non so se sia sempre così o solo in questo periodo per il Salone del Mobile, comunque fa davvero un bell’effetto. Poco dopo i lampioni di Viale Certosa iniziano ad accendersi, anche se il crepuscolo è appena iniziato e così tutte le insegne al neon. È tutto uno sfolgorare di colori vivaci e, naturalmente, mi ricorda la canzone di Giorgio Gaber “Com’è bella la città” 😊.
La parte migliore arriva però nella zona di Porta Nuova, con tutti i grattacieli illuminati uno spettacolo entusiasmante, specie la guglia Unicredit.
Infine corso Buones Aires e Viale Monza, un lungo serpentone di fari rossi a destra, chiari a sinistra.
Luci, luci, luci.


Shopping

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eh, shopping sì,ma come lo intendo io…libri e dvd.

I gialli di Dario Crapanzano che descrivono una Milano che non esiste più, e naturalmente vari dvd, acquistati presso un’edicola. Ci aggiungo la botta di “fortuna”, ossia una serie TV trovata da Feltrinelli a prezzo stracciato. 🙂


Grigio

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Da domenica siamo ancora a Milano e, tranne il giorno dell’arrivo in cui c’era un caldo quasi estivo, il tempo si è nuovamente messo al brutto.
A volte c’è un’umidità appiccicosa che rende viscido il pavé, a volte pioggia, con vaste pozze dove si riflettono le automobili, i palazzi, le gambe delle persone. Per di più fa anche freddo, il che mi fa rimpiangere i leggeri piumotti che ho lasciato a casa, caldi e soprattutto colorati – rosso magenta e verde oltremare -, non come la giacca semi impermeabile blu scuro che sto indossando in questi giorni .

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Grigio, grigio, grigio dappertutto.

Grigio il cielo, l’asfalto, la retinatura dei vetri del tram,  i vestiti delle persone, persino i loro visi, che fanno desiderare tanta voglia di colore.


Allora lo cerchi nei capelli rosa shocking di una cinesina avviluppata in una larga felpa, nella rossa lattina di coca cola gettata tra le rotaie del tram, nella tenda di un bar dall’interno illuminato…

Purtroppo le previsioni non sono per nulla buone: il maltempo dovrebbe imperversare ancora per vari giorni, e questo mi intristisce ancora di più.

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Finalmente a casa…

…dopo oltre un mese passato a Milano.

L’ultima settimana poi è stata davvero grigia, neppure un piccolo sprazzo di azzurro, come si vede dalle fotografie allegate.

E tra poco disfo le valigie ed inizio a caricare la lavatrice…

 

 


Brutto tempo?

Quelle giornate in cui sembra voglia diluviare, ed invece c’è solo quell’umidità appiccicosa che si attacca al viso ed ai vestiti senza che cada una goccia di pioggia…

Quelle giornate da 50 sfumature di grigio, dove i cristalli dei palazzi si confondono con il cielo plumbeo ed in lontananza sembrano svanire nella foschia…

Sarebbe bello girare, ma il tempo davvero non invoglia, i mezzi pubblici sono stracolmi di gente, ed allora l’unica cosa è rifugiarsi alla Feltrinelli alla ricerca di un libro.

E qui accade quello che non ci si aspetta.

Già, perché da giorni la cervicale mi tormentava, ed invece il movimento del collo (destra, sinistra, ancora destra e via dicendo) per leggere i vari titoli mi ha letteralmente guarito 😀

Non sono mai riuscita a capire perché le case editrici e quelle che producono i DVD non si mettano d’accordo per stampare i titoli in un’unica direzione, senza costringere gli acquirenti a vari contorcimenti, però questo esercizio mi ha fatto parecchio bene e l’importante, come si dice, è il risultato.


Isacco

Scrivevo dei cambiamenti di Milano e, tra i tanti, le chiusure di vari negozi dove comperavamo CD e DVD. Uno dei pochi rimasti “quasi” al suo posto sono le Librerie Paoline di piazza Duomo. Nemmeno loro sono più nella sede storica, che adesso ospita uno store ODS (quegli enormi negozi di dolciumi dove vendono di tutto e di più…l’ultima frontiera dei megagalattici punti vendita, dopo quelli di vestiti, scarpe, occhiali, cosmetica, cellulari), ma si sono trasferiti a poche decine di metri in una sede più piccola ma meglio attrezzata.

Ci rechiamo spesso in quel negozio per acquistare vecchi film reperibili solo su Amazon ma spesso neppure là, anche perché è un piacere scambiare un paio di parole con la signora Nicoletta, molto cortese e competente. Qualche giorno fa siamo andati appunto per cercare un DVD che però al momento non era disponibile, ma poteva tranquillamente essere ordinato con l’assicurazione che sarebbe arrivato in un paio di giorni. All’uscita siamo stati salutati da un uomo di colore, uno dei tanti che vendono libri sull’Africa, sui neri, sul razzismo. Abbiamo gentilmente rifiutato l’offerta di comperare qualcosa poi, non so nemmeno dire come, ci siamo trovati a parlare con lui…non molte parole a dire il vero, ma ci è sembrato davvero una brava persona, di una certa istruzione per come esponeva i suoi pensieri. Non abbiamo acquistato nulla, però mio marito gli ha comunque donato qualcosa “per un caffè” (anche qualcosa di più 🙂 ) che lui inizialmente non voleva accettare. Pensavamo l’incontro fortuito di una volta, invece oggi, ritornando a ritirare il DVD ordinato,lo abbiamo trovato ancora.

È venuto istintivo salutarlo (lui non ci aveva riconosciuto, spiegherò tra poco perché), ed è seguita quindi un’altra chiacchierata. Questa volta abbiamo acquistato anche un libro: lui veramente ce lo voleva regalare, ma questo per noi era inaccettabile. Non voleva dirci quanto, ad offerta libera, come si dice, quindi l’importo è stato piuttosto generoso. Abbiamo così saputo che si chiama Isacco, con una moglie, due bambini di 5 e 8 anni, e che purtroppo ha una malattia genetica agli occhi: uno lo ha già perso, ed anche con l’altro ha una visione limitata, il che gli ha fatto perdere il lavoro che aveva da quando è arrivato dal Senegal (nel 2002), perciò campa vendendo libri; anche la moglie che faceva la badante attualmente è senza occupazione. Un bravo ragazzo (non so dire l’età, credo tra i 35 ed i 40 anni), pelle scurissima che sembra di velluto, un italiano forbito e corretto. Ogni tanto, parlando, si interrompeva per cercare il termine più adatto…ma la cosa che più ci ha fatto piacere è quando ci ha detto che parlare con qualcuno è stato più gratificante che ricevere dei soldi. Una persona positiva, nonostante tutte le difficoltà che ha attraversato e che sta ancora attraversando.

Spero che abbia più fortuna.

(Immagine da internet)


Una disgrazia

La tragedia del deragliamento del treno a Pioltello mi ha colpita particolarmente.

Varie volte infatti, quando siamo qui a Milano usiamo i convogli della TreNord per recarci a trovare dei parenti. Sinceramente mi sono sempre trovata bene: dipenderà forse dalla tratta, oppure dall’orario (infatti saliamo o verso le 18 o verso le 18.30): abbiamo sempre trovato posto a sedere ed il nostro treno non ha mai accusato gravi ritardi, forse uno o due minuti alla partenza e cinque all’arrivo.

Solo una volta ci siamo trovati male, in mezzo ad una bolgia di gente e con un ritardo pazzesco.

L’unica rimostranza è che a volte i display e gli audio che annunciano le fermate non funzionano, ed è un problema vedere a quale fermata scendere, in quanto anche i cartelli che indicano le stazioni non sono leggibili.

È il primo grave incidente che accade in Lombardia, e tutto sembra dovuto più che alla fatalità, all’incuria per mancata manutenzione. Dico SEMBRA perché gli accertamenti sono ancora in corso e RFI ha pure annunciato che i controlli erano stati fatti pochi giorni prima, l’11 gennaio scorso, e che i binario in questione avrebbe dovuto essere sostituito da lì a poco. In questo caso però, a mio parere, sarebbe stato opportuno sospendere il passaggio dei treni in quel tratto, o perlomeno chiedere ai macchinisti di limitare fortemente la velocità. Ora c’è il rimpallo delle responsabilità tra la lombarda TreNord proprietaria dei convogli, e RFI che invece possiede i binari e cura la manutenzione degli stessi.

Resta il fatto che tre povere signore hanno perso la vita in questo disastro, ma le vittime avrebbero anche potuto essere più numerose.


Capodanno

 

No, non parlo del nostro, che è già trascorso, ma di quello cinese che si sta avvicinando.

Ed allora anche a Milano, nel quartiere orientale, in via Paolo Sarpi, ci si sta già preparando per l’anno del Cane, che inizierà nella notte tra il 15 ed il 16 febbraio.

Quindi, tolte le luminarie natalizie, ecco comparire le tradizionali lanterne rosse che rallegrano tutta la via.


Cambiamenti

Le persone cambiano.

Le città pure.

Così negli anni ho perso molti punti di riferimento.

Penso a Milano…quante cose sparite, anche se nell’arco di soli 25 anni, cioè da quanto ho iniziato a frequentarla regolarmente.

In piazza Duomo non c’è più Galtrucco con le sue stoffe da sogno e le sue vetrine eleganti, sostituita da Benetton; in via Meravigli ha chiuso anche il negozio di dolciumi dove comperavamo dei favolosi Cuneesi; lo storico ferramenta Collini, per il quale avevo anche partecipato alla raccolta firme per evitarne la chiusura, si è trasferito: è sempre in Corso Buones Aires, ma non più nella sede storica che occupava da più di un secolo. Le cose che più ci mancano sono però i negozi che frequentavamo abitualmente.

Le Messaggerie Musicali, in corso Vittorio Emanuele, ad esempio, poi cedute alla Mondadori ed infine da questa vendute alla catena di vestiario Mango. Oppure la FNAC di via Torino – che già aveva sostituito una storica Standa – acquisita poi da Trony e che ora ha le serrande mestamente abbassate, in quanto a breve arriverà l’ennesimo negozio di H&M. Per non parlare poi delle UPIM, molte delle quali sostituite dalla catena Oviesse.

Anche sotto casa i negozi hanno avuto una vera e propria rivoluzione.

Dove prima c’era la Vodafone, ora c’è un servizio di decorazione unghie gestite da cinesi. Le vecchie botteghe quali la merceria, la pasticceria artigianale, il calzolaio, la panetteria, la pizzeria al taglio…scomparse: al loro posto una gelateria “etnica”, un negozio di accessori per telefonia e pc (sempre gestito da cinesi), un barbiere, un ristorante, naturalmente cinese….

E come cambiano le botteghe, cambiano pure gli avventori, anche se la natura del negozio è sempre la stessa: il bar dove spesso facevamo colazione, assieme a parecchie anziane sciure milanesi, ora è gestito da cinesi e le vecchie sciure non ci vanno più, perché il loro posto è stato preso da vari extracomunitari. Il fruttivendolo già da tempo ritiratosi in pensione, ha ceduto il negozio ad un pachistano. Resiste ancora l’alimentarista all’angolo, che vende di tutto: carne, formaggi, salumi, pane, acqua minerale, biscotti vari, ed è sempre un piacere ritrovarlo ogni volta che torniamo…ma fino a quando?


I dimenticati

Sono quelli che nessuno vede.

Milano ne è piena.

Non parlo dei soliti extracomunitari che ti assillano con la vendita di libretti, braccialetti, accendini, bastoni per selfie, fazzoletti di carta.

Parlo di quelli che nessuno vede.

Gli invisibili.

Quelli che comunemente chiamiamo barboni.

Quelli che stazionano sotto i porticati, con giacigli poggiati su cartoni, coperte logore dalle quali spuntano scarpe consumate e ciuffi di capelli scarmigliati, mentre il viso è nascosto per proteggerlo sia dal freddo che dalla curiosità della gente.

Uno di questi sosta in piazza Ventiquattro Maggio, e mi ha colpito per vari motivi.

Primo, perché non dorme di giorno, come invece fanno quasi tutti gli altri. Poi perché ci tiene ad un certo decoro: il giaciglio è sempre ben rifatto anche perché è uno dei “fortunati” che possiede un sacco a pelo, e si è creato anche un piccolo ambiente: delle scatole nelle quali ripone qualche frutto, una bottiglietta d’acqua, perfino un portacenere, e poi dei libri, tanti, di ogni genere, e uno è sempre appoggiato, con il suo bel segnalibro, sul letto. Inoltre non espone nessun cartello con scritte varie (Ho fame – Un piccolo aiuto – e così via), nemmeno un copricapo o un barattolo nel quale riporre eventuali elemosine e non possiede nemmeno un piccolo cagnolino per impietosire i passanti. L’ho intravisto solo una volta dal tram che passa lì accanto: mezz’ètà, ma forse le vicissitudini lo fanno sembrare più vecchio di quanto sia realmente, la barba scura, anche i vestiti sembrano piuttosto in ordine. Forse è uno dei tanti che, dopo aver condotto un’esistenza normale, si è ritrovato da un giorno all’altro a vivere per strada per aver perso il lavoro o altra disgrazia.

Mi sono trovata a pensare di come vivano alla giornata queste persone: sostano per le strade, spesso davanti ai negozi sfavillanti di luci o alle banche, mondi lontanissimi dalla loro esistenza, e quante di loro passino all’addiaccio la notte, di come sopravvivano, cosa pensino del mondo che le circonda, un mondo spesso chiuso nell’indifferenza e nell’egoismo. L’unica cosa che posso fare è donare loro qualcosa, unitamente ad un lieve sorriso…


Uno strano rito

“Schiscià i ball” al toro in Galleria.
La tradizione nacque quando Torino divenne capitale, con grande disappunto dei milanesi, e vorrebbe che i giri sui “gioielli” del bovino perché portino fortuna siano tre ed effettuati esclusivamente l’ultimo giorno dell’anno rigorosamente col tallone del piede destro, altrimenti si ottiene l’effetto contrario. Evidentemente molti non conoscono queste condizioni , perché quotidianamente c’è la coda per adempiere a questo strano e scaramantico rito, tanto da provocare un buco profondo al posto degli “attributi”, il che costringe l’amministrazione meneghina a rifare frequentemente il mosaico.


Capodanno

Mio marito ed io abbiamo ripreso una vecchia abitudine: partire per Milano la mattina del primo gennaio. Ci siamo alzati presto, abbiamo caricato i bagagli in macchina e via… Le strade pressoché vuote, solo qualche auto. Il cielo ancora scuro faceva risaltare le luminarie natalizie,

un freddo “pulito” per via di un leggero nevischio che mano a mano andava aumentando, fino a trasformarsi, subito dopo il casello di Ora, in una vera e propria nevicata che ci ha accompagnati fino a Rovereto. Un incanto. Un viaggio tranquillo, traffico quasi inesistente anche quando siamo finalmente arrivati. Quasi certamente stavano tutti smaltendo il cenone e riposando dopo i festeggiamenti di San Silvestro. E così, mentre gli altri ronfavano ancora, noi ci siamo goduti un viaggio bellissimo.