La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

cronache da Milano

Metropolitana su Marte

Il nostro mezzo di locomozione preferito a Milano è il tram, però a volte, per la fretta o perché dobbiamo recarci in posti diversi ed assai distanti tra loro, usiamo la metropolitana.

Stazione di piazzale Loreto.

Posto di transito, dove molti salgono o scendono perché è un punto di interscambio tra la linea 1 (la “Rossa”) e la due (la “Verde”).

La ragazza che è appena salita è minuta, con lunghi capelli castani raccolti in una treccia fermata da un nastro colorato.

A tracolla porta un registratore ed in mano ha un microfono.

Si sistema proprio di fronte ad una delle porte del vagone ed inizia a cantare.

Intona una canzone che mi piace tantissimo “Life on Mars”, di David Bowie,anche se il testo è piuttosto ostico, se non addirittura astruso.

C’è chi lo interpreta come la storia di una ragazza cacciata di casa dal padre e che si sente rifiutata dalla società e si chiede se sia possibile lasciarsi dietro tutte le brutture del mondo e se su Marte ci sia vita per trovare un’esistenza migliore di quella che stia vivendo; c’è chi invece lo interpreta in chiave politica.

Lei canta bene, con una voce intonata.

Peccato che sia la musica che il canto vengano sovrastati da altri rumori: lo sferragliare dei vagoni sulle rotaie, il trillo dei cellulari, la voce chioccia di due signore anziane che parlano di non so quale programma televisivo, un gruppo di studenti che ha appena terminato la prova scritta della maturità iniziata proprio stamane e commenta la traccia che ha scelto.

Mi piacerebbe restare ad ascoltarla, ma la stazione di Rovereto è proprio a poca distanza: scendendo, le allungo qualche moneta e lei ringrazia con un sorriso, continuando la sua esibizione.


Sempre caldo

Troppo caldo per camminare, sono pure anzianotto e soffro di cuore ❤


Caldo.


Da domenica siamo a Milano, praticamente da quando è arrivata la grande ondata di caldo dall’Africa: si esce quindi alla mattina di buon’ora per rientrare poco dopo aver mangiato. Ci eravamo ripromessi di uscire nuovamente dopo le 18, ma quando a quest’ora il termometro segna ancora 34 gradi, capiamo che non è certo il caso di mettere il naso fuori di casa.
Qui dentro almeno, pur essendo caldo, non c’è quell’afa oppressiva che c’è all’esterno, il sole non batte già dalle 10 di mattina e
il ventilatore gira a manetta.
Anche di mattina però non si scherza, e chi mi fa maggior pena sono proprio i bimbi.
Li vedi dormire sfiniti nei loro passeggini, le teste riparate dalle capottine, con le boccucce semiaperte, le braccine abbandonate lungo i fianchi, le palpebre chiuse lievemente ombreggiate di azzurro. Altri invece, incapaci di dormire, piagnucolano nervosamente, con i capelli incollati dal sudore sulla fronte o sulla nuca e le gambette arrossate per le irritazioni.
Caldo, ed allora anche l’appetito diminuisce: è il momento di insalate gigantesche, rigorosamente senza sale o aceto, solo un filo d’olio. Per accompagnarle, una Guinnes scura, la meno alcolica di tutte, freschissima ma non gelata…e acqua a volontà.
Caldo, aggravato dal fatto che c’è lo sciopero dei mezzi pubblici, ma la metro funziona regolarmente e pure una buona parte dei tram; bisogna solo avere pazienza ed aspettare un pochino, ma tranne in un caso, siamo stati fortunati
Tanto caldo da non aver nemmeno voglia di accendere il PC. Quello che mi interessa posso leggerlo e/o scriverlo anche dallo smartphone, per il resto ho i quotidiani, il Kobo con una buona scorta di titoli e vari schemi di sudoku da completare.
Caldo, con un occhio alle previsioni: dovrebbe arrivare una perturbazione.
Dicono, chissà…


Inviato dal Veloce promemoria


L’ultimo pranzo

Ultimo giorno a Milano.
È sabato, quindi la scelta è pressoché obbligata: si va a pranzo alla pizzeria Leone in via Ravizza, una zona che ci piace molto.
Già, perché il sabato e la domenica da Leone sono giorni “di coccole”: ci accolgono con due dita di vino bianco per aperitivo (unico appunto è che lo servono in un bicchiere di plastica) accompagnato da zeppoline salate. Oggi però niente pizza (quelle fritte sono favolose), quindi abbiamo optato per una bufala con friarelli, scarola, carciofini e olive di Gaeta. Le verdure mi hanno riportato indietro nel tempo: il gusto amarognolo dei friarelli proprio come li cucinava nonna, per non parlare della scarola con i pinoli freschi… una delizia. E poi una “vera” mozzarella di bufala come non la mangiavo da anni, con il suo latticello… In aggiunta al pane, ci hanno portato trancetti di focaccette fritte calde e fragranti.
Per finire, sempre offerti dalla casa, altre zeppoline, dolci questa volta, accompagnate dal limoncello della casa, una caraffetta abbondante 🙂.
Un ottimo caffè (se non è buono…come diceva la pubblicità), il conto (ragionevole), ed è arrivato momento di andare.


al Pub

Mio marito ed io non siamo tipi da bar, però a Milano ci siamo scoperti tipi da pub.

Ogni tanto in compagnia di parenti o amici passiamo la sera in qualche pub dell’hinterland milanese bevendo naturalmente birra ed accompagnandola con piatti, almeno per quanto ci riguarda, vegetariani.

Però anche a mezzogiorno non disdegnamo un pub molto carino a Milano, nei pressi di piazza XXIV maggio, come abbiamo fatto oggi. Solo che forse sono andata un pochino oltre il limite: birra grande (Leffe…) poi, dopo pranzo, un whisky. (cercavamo l’Oban, ma era finito, quindi abbiamo ripiegato su un Cao Ila 12 anni, buono però un po’ troppo affumicato per i nostri gusti. Solo che al momento di pagare il conto, ci hanno voluto offrire l’amaro della casa, un “lime” davvero buono…

Così mi sono sentita un pochino “allegra”… mancava solo che cantassi “ E se son ciucc portemm a ca’…” ed il quadro sarebbe stato completo…


Primavera

… quei fiori che hanno voglia di spuntare, nonostante tutto.


In giro…

Oggi avremmo voluto visitare la mostra di Manet, però abbiamo dovuto desistere perché c’era una coda di gente che non finiva più. Riproveremo la prossima settimana.

Quindi a spasso per Milano, come tanti altri giorni.

Una temperatura estiva, che sfianca, ed io naturalmente ho portato capi non dico pesanti, ma adatti ad una mezza stagione. Visto che abbiamo programmato di posticipare la nostra partenza di una settimana, credo proprio che dovrò acquistare almeno un paio di t-shirt, se non voglio soccombere al caldo.

Qualche giorno fa avevo messo la fotografia della quercia di piazza XXIV maggio, ancora spoglia:

sono passati pochi giorni e si è ricoperta di foglioline di un verde tenerissimo, ed è tutta un’altra cosa 🙂

Verde che adorna le pareti di molte case, come i rampicanti di questo palazzo  in via Visconti di Modrone.

Alla solita pasticceria Sant’Ambroeus invece, dopo aver accantonato Biancaneve,

è la volta delle uova di Pasqua, variamente decorate, sempre in maniera originale ed artistica.


In Corso Italia invece ci sono due belle signore, peccato che siano di pietra,

 come i bei putti che ornano un portone in Corso Monforte…


Avvisi


Giorno di avvisi sui mezzi milanesi.
Oggi uno sciopero ATM dalle 18 alle 22 (non ci riguarda, perché solitamente rientriamo tra le 17 e le 18, a meno che non ci siano cene con amici o parenti, ma oggi è escluso).
Domani invece grande mobilitazione per l’arrivo del papa, quindi linee soppresse, deviazione di percorsi, nel migliore dei casi “solo” rallentamenti.
E fin qui ci siamo.
Solo che gli avvisi in banchina della metropolitana te li fanno quando sta arrivando un treno e quindi a causa del rumore si perde buono un 80% delle parole.
Non parliamo dei tram: hanno degli altoparlantini tipo radioline a transistor giapponesi dei primi anni ’60 che distorcono in maniera incredibile e pure qui l’audio è pessimo.
Meglio informarsi direttamente sul sito ATM, ammesso che funzioni.


Inviato dal Veloce promemoria


Educazione

Quando ero bambina, c’erano ancora molte persone, per lo più uomini anziani, che sputavano per terra. Era una consuetudine schifosa, per nulla igienica, mal tollerata e punita con varie multe, tanto che in vari luoghi venivano apposti cartelli attestanti il divieto di sputare per terra.
Alcune targhe sono visibili ancora oggi a Milano sui vecchi tram Carrelli 28.


Ci sono voluti anni e, grazie principalmente all’educazione nelle scuole, questa cattiva abitudine era finalmente scomparsa.
Adesso, con l’arrivo delle “risorse” (quelle che, per intenderci, dovrebbero pagarci le pensioni), sono ritornate le persone che sputano per terra, con quali conseguenze per l’igiene e la salute è facile immaginare.
E non è nemmeno ipotizzabile ripristinare le multe… tanto non le pagherebbero comunque.


Inviato dal Veloce promemoria


A spasso per Milano

Milano in primavera è bellissima, specie in questo periodo in cui le giornate sono calde e luminose.

Eccoci quindi passeggiare per i posti da noi preferiti, come Corso di porta Ticinese e piazza XXIV maggio, dove ci accolgono piante fiorite e balconi pieni di verde.

La vecchia quercia ultracentenaria invece fatica a mettere le nuove foglie. Ogni anno si aggiungono nuovi sostegni di ferro per sostenere i rami che si protendono verso la strada e rischiano di schiantarsi sopra i veicoli che passano. Ad oggi ne ho contati sette… Non sono belli, ma aiutano la pianta a non crollare.

La quercia ha una storia particolare: innanzitutto è una quercia rossa che proviene dall’America, dove è nata nel 1895. Fu poi portata a Milano e trapiantata in questo luogo nel 1924 dall’ingegnere Giunio Capè, per ricordare tutti gli alpini deceduti durante la Grande Guerra e per festeggiare il ritorno del figlio Giuseppe, che invece era sopravvissuto. L’ingegnere inoltre destinò un lascito al Comune di Milano da usare esclusivamente per la cura del maestoso albero. Ora gli anni si fanno sentire, e la pianta presenta una larga frattura lungo il tronco, e per questo motivo i rami vengono sostenuti dai pali di metallo. Inoltre ogni semestre viene controllata affinché non venga aggredita da un particolare fungo che corrode l’interno del tronco.

La piazza è tutta un reticolo di cavi elettrici per le linee tranviarie che la attraversano, e pure lei ha una storia curiosa.

Nata inizialmente come Piazza del Mercato, cambiò nome in Piazza Marengo in onore della vittoria napoleonica, e d assunse quindi la denominazione attuale. Tutti i milanesi però la chiamano Porta Ticinese, ma per i più anziani è ancora Porta Cicca.


Porta Cicca?

Da dove proviene questo strano nome? Alcuni dicono per via delle osterie che la fiancheggiavano (ciucco vuol dire ubriaco); un’altra versione porta alla presenza di prostitute (chica in spagnolo vuol dire ragazza, ma anche piccola); l’ennesima versione invece parte da “non vale una cicca”, ossia un bel nulla, in quanto quella era una zona abitata da misera gente.

Dalla piazza poi si parte lungo la Darsena, dove molti si crogiolano ai primi tepidi raggi primaverili, distesi sulle panchine o seduti direttamente sui parapetti di pietra.