La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

cinema teatro e televisione

ciao, Stanley

Sono sempre stana un’amante dei musical, quindi la morte di Stanley Donen mi ha veramente addolorato.

Ho parecchi dvd dei suoi film:

Un giorno a New York

Sua altezza si sposa

Cantando sotto la pioggia

Sette spose per sette fratelli

E’ sempre bel tempo

Cenerentola a Parigi

Il gioco del pigiama

oltre, naturalmente, ai film non musicali, tra i quali Sciarada, L’erba del vicino è sempre più verde, Arabesque, In tre sul Lucky Lady, Due per la strada.

Un grande del cinema, che voglio ricordare con uno dei balletti migliori di Fred Astaire in “Sua Altezza si sposa”

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san Valentino

Lo so che ti sembra smielato, ma l’amore è passione, ossessione, qualcuno senza cui non vivi. Io ti dico: buttati a capofitto, trova qualcuno da amare alla follia e che ti ami alla stessa maniera. Come trovarlo? Beh, dimentica il cervello e ascolta il cuore. Io non sento il tuo cuore. Perché la verità, tesoro, è che non ha senso vivere se manca questo. Fare il viaggio e non innamorarsi profondamente… beh, equivale a non vivere. Ma devi tentare perché se non hai tentato, non mai hai vissuto”.

(Vi presento J0e Black)


Sanremo

Come ho scritto spesso, non lo seguo da anni, certe trasmissioni mi annoiano, poi come al solito la buttano in politica.
Così è stato, in effetti, perché il vincitore è stato un certo Alessandro Mahmoud (spero di averlo scritto giusto), italiano di origini egiziane.
Qui si è scatenato il putiferio.
È nato in Italia, si chiama Alessandro, non parla arabo, anzi, neppure lo conosce, eppure tutti contestano che abbia vinto un certo “Maometto”.
Allora che dicono quanti amano il calcio che nella nazionale italiana giochi un certo Stephan El Shaarawy, che, nato qui in Italia, senza dubbio parla italiano meglio di un altro calciatore, Éder Citadin Martins, brasiliano naturalizzato italiano solo perché ha lontani parenti emigrati in Sud America?
E poi piantiamola: bisognerebbe giudicare le canzoni, la loro musica, i loro testi, e quindi mi astengo dal giudicare per la ragione suesposta.
Probabilmente sarà anche vero che una certa corrente di pensiero ha influito sulla vittoria di Mahmoud  e,se così fosse, non va certo a favore della musica italiana.


Senza titolo

Era una di quelle giornate in cui tra un minuto nevica. E c’è elettricità nell’aria. Puoi quasi sentirla… mi segui? E questa busta era lì; danzava, con me. Come una bambina che mi supplicasse di giocare. Per quindici minuti. È stato il giorno in cui ho capito che c’era tutta un’intera vita, dietro a ogni cosa. E un’incredibile forza benevola che voleva sapessi che non c’era motivo di avere paura. Mai. Vederla sul video è povera cosa, lo so; ma mi aiuta a ricordare. Ho bisogno di ricordare. A volte c’è così tanta bellezza nel mondo, che non riesco ad accettarla… Il mio cuore sta per franare.
(American Beauty -Ricky Fitts)

 


Canto funebre vichingo

“Ecco, là vedo mio padre,
ecco, là vedo mia madre,
i miei fratelli e le mie sorelle,
ecco, là vedo tutti i miei antenati,
dal principio alla fine,
ecco, ora chiamano me
e mi invitano a prendere posto,
nella sala della Valhalla,
dove l’impavido
potrà vivere per sempre” 

(da “il 13^ guerriero”)


Epifania…tutte le feste porta via.

E così anche queste feste sono terminate.

Basta con le abbuffate di pandoro e panettone, basta sgranocchiare torrone, basta caffè corretto con l’anice – una tradizione tramandatami da mio padre – basta con i film di Natale.

Nell’ordine, abbiamo visto, per l’ennesima volta, Miracolo nella 34^ strada (l’originale del 1947), La vita è meravigliosa, Bianco Natale, National Lampoon’s Christmas Vacation, Bufera in Paradiso, Natale in affitto, Polar Express, L’appartamento (questo è dedicato alla fine dell’anno per via della scena finale) SOS fantasmi, Canto di Natale di Topolino, La più bella storia di Dickens, Fuga dal Natale, Babbo bastardo e, questa sera, c’è in programma La banda dei babbi Natale.

Poi ritorneremo a guardare i “soliti” film (abbiamo una sfilza di horror per smaltire il miele 🙂 )


Memento

…nel 2013, Bertolucci ammise che lui e Brando avevano agito senza il consenso e senza aver informato prima Maria Schneider: “Non volevo che Maria mostrasse la sua umiliazione, la sua rabbia, volevo che Maria la sentisse. Volevo una sua reazione e sapevo che poi mi avrebbe odiato per tutta la vita”. Poi il regista aggiunse: “Quando Maria è morta, ho pensato, Dio, sono così dispiaciuto di non essermi scusato con lei per quello che Marlon e io le facemmo con quella scena, decidendo di non avvertirla. Il suo senso di umiliazione era reale, ma penso che quello che la offese davvero è che non le fu permesso di prepararsi a quella scena come un’attrice. Ma io volevo la sua reazione come persona, non come attrice”. Quella confessione destò grande scalpore e riprovazione nel mondod el cinema. Molte star di Hollywood si dichiarano disgustate.

Il 30 dicembre 1972 “Ultimo tango a Parigi” fu sequestrato per “esasperato pansessualismo fine a se stesso”. Finito in tribunale, il 2 febbraio 1973 ci fu una sentenza d’assoluzione in primo grado. La pellicola venne dunque dissequestrato e proiettata sia in Italia che all’estero. Nel secondo processo d’appello (il primo era stato annullato per vizio di forma) il 20 novembre 1974 si arrivò alla condanna, e il 29 gennaio 1976 la Cassazione confermò la sentenza, ordinando la distruzione della pellicola. Franco Arcalli (sceneggiatore), Alberto Grimaldi (produttore), Bernardo Bertolucci (regista) e l’attore Marlon Brando furono condannati a due mesi di prigione con la condizionale. Alcune copie della pellicola vennero salvate come “corpo del reto”. Bertolucci fu condannato per offesa al comune senso del pudore. Nel 1987, dopo 11 anni dalla condanna, la censura riabilitò il film, permettendone la distribuzione nelle sale e, dopo poco, anche il passaggio in tv…

Nessuna “femminista” in difesa di Maria, tutte con le lacrime agli occhi a ricordare Bertolucci. Ah già loro erano della medesima fazione!


L’amore…

L’amore non semplifica le cose, sai: quello che trova distrugge, ti spezza il cuore. Ma noi, noi non siamo qui per cercare la perfezione. I fiocchi di neve sono perfetti, le stelle sono perfette: non noi. Noi siamo qui per distruggere solo noi stessi, e per spezzare i nostri cuori, per innamorarci delle persone sbagliate e per morire. Dimentica i romanzi d’amore, sono tutte balle! Per favore, vieni di sopra da me, e entra nel mio letto!

(Dal film “Stregata dalla luna”)


Ritorno al passato

Come al solito, qui a Milano guardiamo dei DVD particolari, anche perché abbiamo un televisore vecchiotto di soli 27 pollici, non certo i 50 ed oltre che abbiamo a casa nostra.
Questa volta tra le altre cose abbiamo portato un vecchio sceneggiato RAI degli anni ’70, “E le stelle stanno a guardare”.
È stata l’occasione per rivedere, giovanissimi, tanti nostri grandi attori e doppiatori, le voci più belle e caratteristiche del nostro teatro e del nostro cinema. Curiosamente i personaggi migliori e con più personalità erano proprio i “cattivi”, come Enzo Tarascio (il padrone della miniera), Adalberto Maria Merli (l’arrivista e approfittatore) e Anna Maria Guarneri, la moglie insoddisfatta e fedifraga del protagonista. Pure gli altri interpreti mi sono piaciuti molto: Anna Miserocchi, molto intensa ed espressiva, Orso Maria Guerrini, Giancarlo Giannini, Andrea Checchi e, in parti di minor rilievo, le due sorelle Goggi, Scilla Gabel, Roberto Chevalier, Franco Volpi e tanti altri.
Erano i tempi in cui la TV adattava per lo schermo grandi capolavori, ed i migliori sceneggiati avevano quasi tutti la firma di Anton Giulio Majano che curava sia la sceneggiatura che la regia.
A quei tempi molte di queste opere non le avevo viste perché in casa non avevamo la TV in quanto mio padre era restio ad acquistarla per una questione di principio, ritenendo migliore la radio. Perciò quando sono stati messe in vendita le serie televisive ne ho acquistate parecchie, e non me ne sono pentita. Tranne una, (Il commissario de Vincenzi – L’albergo delle tre rose), le altre mi sono piaciute tutte.
E in particolar modo ho visto assai volentieri questo sceneggiato perché della storia non ricordavo assolutamente nulla: avevo letto il libro di Cronin quando ero una ragazzina di 12 o 13 anni, preso in prestito dalla biblioteca della parrocchia: ovvio che dopo tanti anni mi fossi dimenticata completamente della trama, ricordando vagamente che trattava di minatori in lotta con i padroni.
La cosa migliore però è stata la recitazione. Spiace dirlo, ma attori di quel calibro, con voci così impostate, non se ne trovano quasi più.


4 novembre