La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

cinema teatro e televisione

Premonizione o coincidenza?

Sto guardando gli episodi di una vecchia serie TV, “The dead zone”, ispirata all’omonimo romanzo di Stephen King.

Alla seconda stagione c’è un episodio che ritengo addirittura profetico: una misteriosa epidemia colpisce gli abitanti di una cittadina, iniziando a colpire gli scolari che stanno allestendo nella loro scuola una mostra sui loro esperimenti scientifici.

Il protagonista, dotato di poteri paranormali, riesce grazie a queste sue capacità, a risalire al paziente zero (una hostess CINESE) e a consigliare i ricercatori l’uso della clorochina, già usata in Cina per questa patologia, per contrastare gli effetti del morbo, guarda caso della famiglia dei coronavirus.

Ah, l’episodio è del 2003.

Mi ricorda qualcosa…


Ciao, Maestro

ENNIO MORRICONE è morto. Lo annuncio così a tutti gli amici che mi sono stati sempre vicino e anche a quelli un po’ lontani che saluto con grande affetto. Impossibile nominarli tutti. Ma un ricordo particolare è per Peppuccio e Roberta , amici fraterni molto presenti in questi ultimi anni della nostra vita. C’è una sola ragione che mi spinge a salutare tutti così e ad avere un funerale in forma privata : non voglio disturbare. Saluto con tanto affetto Ines, Laura, Sara, Enzo e Norbert, per aver condiviso con me e la mia famiglia gran parte della mia vita. Voglio ricordare con amore le mie sorelle Adriana, Maria, Franca e i loro cari e far sapere loro quanto gli ho voluto bene. Un saluto pieno, intenso e profondo ai miei figli Marco, Alessandra, Andrea, Giovanni, mia nuora Monica, e ai miei nipoti Francesca , Valentina, Francesco e Luca. Spero che comprendano quanto li ho amati. Per ultima Maria (ma non ultima) . A lei rinnovo l’amore straordinario che ci ha tenuto insieme e che mi dispiace abbandonare. A Lei il più doloroso addio”.


Prove pratiche di democrazia

Arruolamento di 60 mila assistenti civici su base volontaria. Già, perché se dei semplici cittadini si attrezzano volontariamente con torce, gilet e cellulari per allertare le forze dell’ordine, effettuando ronde notturne allo scopo di impedire raid di rapinatori nelle case, allora è simbolo di fascismo, ma se i volontari vengono reclutati dal governo in carica per misurare le distanze, verificare che tutti usino le mascherine, impedire che due fidanzati (magari già conviventi), si abbraccino, allora è tutto regolare; impediranno tutti questi comportamenti illeciti ma “con la forza del sorriso” 🤣🤣🤣, sempre che i destinatari di cotanta gentilezza non li caccino a calci nel didietro o se ne freghino bellamente. Però i 60 mila, tronfi come tacchini, non vedranno l’ora di esercitare il loro potere, tali e quali a Otello Celletti (se non ricordate chi sia, googlate pure 😂, comunque vi posto la foto) …


Memorie di una geisha

Il cuore muore di morte lenta. Perdendo ogni speranza come foglie. Finché un giorno non ce ne sono più. Nessuna speranza. Non rimane nulla.
Se un albero non ha né foglie né rami, si può ancora chiamarlo albero?
Lei si dipinge il viso per nascondere il viso.
I suoi occhi sono acqua profonda.
Non è per una geisha desiderare.
Non è per una geisha provare sentimenti.
La geisha è un’artista del mondo che fluttua.
Danza.
Canta.
Vi intrattiene.
Tutto quello che volete.
Il resto è ombra.
Il resto è segreto.
Non si può dire al sole “più sole”.
O alla pioggia “meno pioggia”.
Per un uomo, la geisha può essere solo una moglie a metà. Siamo le mogli del crepuscolo.
Eppure apprendere la gentilezza, dopo tanta poca gentilezza, capire come una bambina con più coraggio di quanto creda, trovi le sue preghiere esaudite, non può chiamarsi felicità?
Dopo tutto, queste non sono le memorie di un’imperatrice, né di una regina. Sono memorie… di un altro tipo.

Memorie di una geisha, film di Rob Marshall


Sogno di una notte di mezza estate

Amanti e pazzi hanno fervida mente, fecondo

immaginar, che concepisce più idee che la

ragione non intenda.

L’insensato, l’amante ed il poeta son tutti

fantasia. L’uno demoni in maggior copia vede

che l’Averno immenso non ricinga; ed è il

demente.

L’innamorato, ch’egli pur delira, scorge in un

viso egizio la bellezza d’Elena argiva.

L’occhio del poeta, volgendosi in sublime

frenesia, mira di terra in ciel, di cielo in

terra; e al modo che la mente va formando idee di

cose ignote, el colla penna le configura, e

la dimora e ‘l nome conferisce ad un nulla

evanescente.

Del forte immaginare è l’artifizio tal, che se

gioia sogni, esso un datore di quella gioia tosto

concepisce; e di notte, a un pensiero di

spavento, può far sì che un cespuglio sembri un

orso!

(William Shakespeare – Sogno di una notte di mezza estate)


Passato

Quando ripensa a quegli anni lontani è come se li guardasse attraverso un vetro impolverato: il passato è qualcosa che può vedere, ma non può toccare; e tutto ciò che vede è sfocato, indistinto.

In the mood for love

Wong Kar-wai


Franco Zeffirelli

Franco Zeffirelli era un grande, non valorizzato quanto meritasse in Italia per via della sua dichiarata propensione per una parte politica avversa a quella che, in quegli anni, deteneva il monopolio della cultura. Lo hanno apprezzato maggiormente all’estero ottenendo, unico italiano, la nomina a Sir (baronetto) di Inghilterra per aver divulgato nel mondo intero le opere di William Shakespeare, ed ottenendo ben 14 nomination agli Oscar, di cui ben due per la regia. Indimenticabili infatti le sue due pellicole dedicate a “Romeo e Giulietta”, dove per la prima volta vennero utilizzati attori poco più che adolescenti come in effetti erano i due innamorati veronesi, e alla “Bisbetica domata”, con una sorprendente prova dei coniugi Burton – Taylor che, essendo perennemente in lite, erano quindi molto idonei ad interpretare Petruccio e Caterina.
Molto credente, ci ha lasciato anche il “Gesù di Nazareth”, che ora tutti conoscono come il “Gesù di Zeffirelli”, per distinguerlo da pellicole affini, e la bellissima biografia di san Francesco e santa Chiara (Fratello Sole, sorella Luna), ma è anche ricordato per le sue numerose regie teatrali ed operistiche, e per questo strinse una solida amicizia con Maria Callas. L’ultima sua opera, l’allestimento della “Traviata” sarà rappresentata a Verona tra pochi giorni, il 21 giugno prossimo, aprendo la stagione operistica dell’Arena.

Dichiaratamente omosessuale, deprecava però le manifestazioni del Gaypride, in quanto sosteneva che la sessualità andasse vissuta senza ostentazioni ed esternazioni volgari.

Un amante del bello, in tutte le sue forme, come si vedeva anche nelle scenografie, nelle “location”, nei costumi dei suoi film, tutti ricostruiti con un’attenzione maniacale e rigorosa.

Amava tantissimo la sua Firenze, ma non ne era abbastanza ricambiato, e giunse perfino a rifiutare il “Fiorino d’oro”, quel riconoscimento da sempre tributato da Firenze ai suoi concittadini più illustri, ma che era sempre stato negato ad Oriana Fallaci. L’allora sindaco di Firenze, Matteo Renzi, conservò però il Fiorino, e lo consegnò al regista quando questi regalò alla città un considerevole archivio consistente in 10 mila volumi e 4000 foto di scena, in aggiunta a numerosissimi bozzetti relativi alle pellicole ed alle rappresentazioni teatrali.

” Quando sento che mi prende la depressione, torno a Firenze a guardare la cupola del Brunelleschi…Se il genio dell’uomo è arrivato a tanto, allora anche io posso e devo provare a creare, agire, vivere “.


Stelle

Qualche volta smetteva di piovere abbastanza a lungo da far uscire le stelle.

E allora era bello.

Era come poco prima che il sole va a coricarsi nella palude.

C’erano più di un milione di scintille sull’acqua.

Come quel lago di montagna.

Era così pulito, Jenny, sembravano come due cieli, uno sopra l’altro.

E poi nel deserto, quando il sole viene su, non riuscivo a dire dove finiva il cielo e cominciava la terra.

Forrest Gump, citazione

(dipinto di Van Gogh)


Bugiardi

Chi dice la verità a volte sbaglia parole,è naturale. Un bugiardo ha studiato prima cosa deve dire,e anche quando è sfinito dice sempre le stesse parole (Le vite degli altri, Florian Henkel von Donnersmarck)


Estinzione

Una specie capisce sempre quando sta per estinguersi, gli ultimi rimasti non avranno vita facile, nel giro di dieci anni, forse anche meno, la storia della razza umana sarà solo una favola per i loro bambini, un mito, niente più…

John Carpenter, Il seme della follia

 


ciao, Stanley

Sono sempre stana un’amante dei musical, quindi la morte di Stanley Donen mi ha veramente addolorato.

Ho parecchi dvd dei suoi film:

Un giorno a New York

Sua altezza si sposa

Cantando sotto la pioggia

Sette spose per sette fratelli

E’ sempre bel tempo

Cenerentola a Parigi

Il gioco del pigiama

oltre, naturalmente, ai film non musicali, tra i quali Sciarada, L’erba del vicino è sempre più verde, Arabesque, In tre sul Lucky Lady, Due per la strada.

Un grande del cinema, che voglio ricordare con uno dei balletti migliori di Fred Astaire in “Sua Altezza si sposa”


san Valentino

Lo so che ti sembra smielato, ma l’amore è passione, ossessione, qualcuno senza cui non vivi. Io ti dico: buttati a capofitto, trova qualcuno da amare alla follia e che ti ami alla stessa maniera. Come trovarlo? Beh, dimentica il cervello e ascolta il cuore. Io non sento il tuo cuore. Perché la verità, tesoro, è che non ha senso vivere se manca questo. Fare il viaggio e non innamorarsi profondamente… beh, equivale a non vivere. Ma devi tentare perché se non hai tentato, non mai hai vissuto”.

(Vi presento J0e Black)


Sanremo

Come ho scritto spesso, non lo seguo da anni, certe trasmissioni mi annoiano, poi come al solito la buttano in politica.
Così è stato, in effetti, perché il vincitore è stato un certo Alessandro Mahmoud (spero di averlo scritto giusto), italiano di origini egiziane.
Qui si è scatenato il putiferio.
È nato in Italia, si chiama Alessandro, non parla arabo, anzi, neppure lo conosce, eppure tutti contestano che abbia vinto un certo “Maometto”.
Allora che dicono quanti amano il calcio che nella nazionale italiana giochi un certo Stephan El Shaarawy, che, nato qui in Italia, senza dubbio parla italiano meglio di un altro calciatore, Éder Citadin Martins, brasiliano naturalizzato italiano solo perché ha lontani parenti emigrati in Sud America?
E poi piantiamola: bisognerebbe giudicare le canzoni, la loro musica, i loro testi, e quindi mi astengo dal giudicare per la ragione suesposta.
Probabilmente sarà anche vero che una certa corrente di pensiero ha influito sulla vittoria di Mahmoud  e,se così fosse, non va certo a favore della musica italiana.


Senza titolo

Era una di quelle giornate in cui tra un minuto nevica. E c’è elettricità nell’aria. Puoi quasi sentirla… mi segui? E questa busta era lì; danzava, con me. Come una bambina che mi supplicasse di giocare. Per quindici minuti. È stato il giorno in cui ho capito che c’era tutta un’intera vita, dietro a ogni cosa. E un’incredibile forza benevola che voleva sapessi che non c’era motivo di avere paura. Mai. Vederla sul video è povera cosa, lo so; ma mi aiuta a ricordare. Ho bisogno di ricordare. A volte c’è così tanta bellezza nel mondo, che non riesco ad accettarla… Il mio cuore sta per franare.
(American Beauty -Ricky Fitts)

 


Canto funebre vichingo

“Ecco, là vedo mio padre,
ecco, là vedo mia madre,
i miei fratelli e le mie sorelle,
ecco, là vedo tutti i miei antenati,
dal principio alla fine,
ecco, ora chiamano me
e mi invitano a prendere posto,
nella sala della Valhalla,
dove l’impavido
potrà vivere per sempre” 

(da “il 13^ guerriero”)


Epifania…tutte le feste porta via.

E così anche queste feste sono terminate.

Basta con le abbuffate di pandoro e panettone, basta sgranocchiare torrone, basta caffè corretto con l’anice – una tradizione tramandatami da mio padre – basta con i film di Natale.

Nell’ordine, abbiamo visto, per l’ennesima volta, Miracolo nella 34^ strada (l’originale del 1947), La vita è meravigliosa, Bianco Natale, National Lampoon’s Christmas Vacation, Bufera in Paradiso, Natale in affitto, Polar Express, L’appartamento (questo è dedicato alla fine dell’anno per via della scena finale) SOS fantasmi, Canto di Natale di Topolino, La più bella storia di Dickens, Fuga dal Natale, Babbo bastardo e, questa sera, c’è in programma La banda dei babbi Natale.

Poi ritorneremo a guardare i “soliti” film (abbiamo una sfilza di horror per smaltire il miele 🙂 )


Memento

…nel 2013, Bertolucci ammise che lui e Brando avevano agito senza il consenso e senza aver informato prima Maria Schneider: “Non volevo che Maria mostrasse la sua umiliazione, la sua rabbia, volevo che Maria la sentisse. Volevo una sua reazione e sapevo che poi mi avrebbe odiato per tutta la vita”. Poi il regista aggiunse: “Quando Maria è morta, ho pensato, Dio, sono così dispiaciuto di non essermi scusato con lei per quello che Marlon e io le facemmo con quella scena, decidendo di non avvertirla. Il suo senso di umiliazione era reale, ma penso che quello che la offese davvero è che non le fu permesso di prepararsi a quella scena come un’attrice. Ma io volevo la sua reazione come persona, non come attrice”. Quella confessione destò grande scalpore e riprovazione nel mondod el cinema. Molte star di Hollywood si dichiarano disgustate.

Il 30 dicembre 1972 “Ultimo tango a Parigi” fu sequestrato per “esasperato pansessualismo fine a se stesso”. Finito in tribunale, il 2 febbraio 1973 ci fu una sentenza d’assoluzione in primo grado. La pellicola venne dunque dissequestrato e proiettata sia in Italia che all’estero. Nel secondo processo d’appello (il primo era stato annullato per vizio di forma) il 20 novembre 1974 si arrivò alla condanna, e il 29 gennaio 1976 la Cassazione confermò la sentenza, ordinando la distruzione della pellicola. Franco Arcalli (sceneggiatore), Alberto Grimaldi (produttore), Bernardo Bertolucci (regista) e l’attore Marlon Brando furono condannati a due mesi di prigione con la condizionale. Alcune copie della pellicola vennero salvate come “corpo del reto”. Bertolucci fu condannato per offesa al comune senso del pudore. Nel 1987, dopo 11 anni dalla condanna, la censura riabilitò il film, permettendone la distribuzione nelle sale e, dopo poco, anche il passaggio in tv…

Nessuna “femminista” in difesa di Maria, tutte con le lacrime agli occhi a ricordare Bertolucci. Ah già loro erano della medesima fazione!


L’amore…

L’amore non semplifica le cose, sai: quello che trova distrugge, ti spezza il cuore. Ma noi, noi non siamo qui per cercare la perfezione. I fiocchi di neve sono perfetti, le stelle sono perfette: non noi. Noi siamo qui per distruggere solo noi stessi, e per spezzare i nostri cuori, per innamorarci delle persone sbagliate e per morire. Dimentica i romanzi d’amore, sono tutte balle! Per favore, vieni di sopra da me, e entra nel mio letto!

(Dal film “Stregata dalla luna”)


Ritorno al passato

Come al solito, qui a Milano guardiamo dei DVD particolari, anche perché abbiamo un televisore vecchiotto di soli 27 pollici, non certo i 50 ed oltre che abbiamo a casa nostra.
Questa volta tra le altre cose abbiamo portato un vecchio sceneggiato RAI degli anni ’70, “E le stelle stanno a guardare”.
È stata l’occasione per rivedere, giovanissimi, tanti nostri grandi attori e doppiatori, le voci più belle e caratteristiche del nostro teatro e del nostro cinema. Curiosamente i personaggi migliori e con più personalità erano proprio i “cattivi”, come Enzo Tarascio (il padrone della miniera), Adalberto Maria Merli (l’arrivista e approfittatore) e Anna Maria Guarneri, la moglie insoddisfatta e fedifraga del protagonista. Pure gli altri interpreti mi sono piaciuti molto: Anna Miserocchi, molto intensa ed espressiva, Orso Maria Guerrini, Giancarlo Giannini, Andrea Checchi e, in parti di minor rilievo, le due sorelle Goggi, Scilla Gabel, Roberto Chevalier, Franco Volpi e tanti altri.
Erano i tempi in cui la TV adattava per lo schermo grandi capolavori, ed i migliori sceneggiati avevano quasi tutti la firma di Anton Giulio Majano che curava sia la sceneggiatura che la regia.
A quei tempi molte di queste opere non le avevo viste perché in casa non avevamo la TV in quanto mio padre era restio ad acquistarla per una questione di principio, ritenendo migliore la radio. Perciò quando sono stati messe in vendita le serie televisive ne ho acquistate parecchie, e non me ne sono pentita. Tranne una, (Il commissario de Vincenzi – L’albergo delle tre rose), le altre mi sono piaciute tutte.
E in particolar modo ho visto assai volentieri questo sceneggiato perché della storia non ricordavo assolutamente nulla: avevo letto il libro di Cronin quando ero una ragazzina di 12 o 13 anni, preso in prestito dalla biblioteca della parrocchia: ovvio che dopo tanti anni mi fossi dimenticata completamente della trama, ricordando vagamente che trattava di minatori in lotta con i padroni.
La cosa migliore però è stata la recitazione. Spiace dirlo, ma attori di quel calibro, con voci così impostate, non se ne trovano quasi più.


4 novembre


We’ll Meet Again

La canzone sulle cui note si conclude il film “Il dottor Stranamore”  è uno dei più famosi brani del periodo della Seconda Guerra Mondiale.

Il testo parla del ricongiungimento tra i soldati e alle loro fidanzate/mogli alla fine del conflitto, ma dato che moltissimi militari non fecero ritorno dal fronte, molti ipotizzano che il posto dove dovrebbe avvenire il ricongiungimento possa essere il paradiso.

 

CI INCONTREREMO DI NUOVO
Ci incontreremo di nuovo, non so dove, non so quando
Ma so che ci incontreremo di nuovo, in un qualche giorno di sole.
Continua a sorridere, come fai sempre
Finché il cielo azzurro scaccerà lontano le nuvole nere.
Così di’ “ciao” per favore alla gente che conosco
Di’ loro che non sarà per molto tempo
Saranno felici di sapere che quando mi hai visto partire
Stavo cantando questa canzone.
Ci incontreremo di nuovo, non so dove, non so quando
Ma so che ci incontreremo di nuovo, in un qualche giorno di sole.


Verkaufte Heimat

Santo subito

Di chi parlo?

Del mitico Salvatore Aranzulla, al quale ricorro ogni volta che ho dei problemi con il PC e con internet. Sul suo sito posso davvero trovare di tutto, ed ho risolto delle rogne per le quali avrei dovuto rivolgermi ad altre persone più competenti, se non addirittura all’assistenza di Andrea, il tecnico al quale mi rivolgevo da sempre e che purtroppo ha appena chiuso il suo esercizio.

Questa volta avevo bisogno di salvare del filmati di You Tube ai quali tenevo particolarmente.

Si tratta della serie di “Verkaufte Heimat” (Patria venduta), 4 episodi che ho potuto vedere a spizzichi e bocconi, vista la lunghezza di oltre 7 ore, serie che sarebbe rimasta visibile su You Tube, grazie alla convenzione della Provincia di Bolzano, ma solo fino al 31 dicembre di quest’anno.

Ci tenevo davvero tanto, perché narra, anche se in forma romanzata, le vicende del Südtirol, dall’epoca fascista, durante la quale agli abitanti venne negato perfino l’uso della lingua tedesca e delle vessazioni cui furono sottoposti, attraverso le vicende di tre famiglie, i Rabensteiner (poi italianizzati in Pietracorvo), i Tschurtschenthaler e gli Oberhollenzer.

La vicenda si snoda attraverso gli anni, toccando temi come quelli degli optanti per la Germania, contrapposti ai Dableiber,(letteralmente “i rimasti qui”) che invece preferirono rimanere nella terra natia, dell’occupazione dei masi rimasti liberi da parte di famiglie meridionali con lo scopo di italianizzare la zona, fino ad arrivare agli anni dell’irredentismo sudtirolese, iniziato con la “notte dei fuochi” del 1961 con i primi attentati terroristici, in quanto l’autonomia promessa era rimasta solo sulla carta, senza trovare attuazione. L’ultima puntata è la più tragica, quando agli attentatori nostrani, – che si erano limitati a minare tralicci anche se era stata causata accidentalmente la morte di un innocente stradino dell’ANAS – si affiancarono terroristi neonazisti provenienti dalla Germania, che volevano strumentalizzare le ambizioni separatiste del Südtirol e causarono moltissimi attentati con vittime, specialmente tra le forze dell’ordine: questo causò la rappresaglia italiana, con arresti ed anche torture di quanti vennero imprigionati.

Filo conduttore, più o meno accentuato, la storia di Anna Tschurtschenthaler che, contro il volere della famiglia, sposa un carabiniere di origini meridionali. La morte di quest’ultimo, in un attentato cui avevano partecipato i due fratelli di Anna, la mette in contrasto con il figlio che a tutti i costi vuole vendicare la morte del padre.

Bellissimi i paesaggi, nella fattispecie quelli della Val Venosta, dove è ambientata la vicenda, con i campi ripidi dove le coltivazioni sono problematiche; belli gli interni delle case, con le classiche Stube riscaldate dalle Kachenhofen. Un certo momento si vedono anche le cave di marmo di Lasa.

Grandi sono le figure femminili, (Paula, Gerda) spesso in disaccordo con le decisioni dei mariti, quando ad esempio vogliono emigrare in Germania o progettare attentati, ma che poi restano comunque a fianco dei loro uomini, e importante anche il personaggio del parroco che, pur ritenendo giuste le rivendicazioni, disapprova ogni forma di violenza.

Le prime due puntate sono state dirette dalla regista Karin Brandauer, le due successive da Gernot Friedel. Tutti gli episodi, girati sia in italiano che in tedesco, sono fortunatamente sottotitolati nella lingua non usata nel parlato, perché anche se riesco a seguire quando viene usato l’Hochdeutch, il dialetto invece è parecchio ostico e sono riuscita a capire ben poco.

Così fortunatamente sono riuscita a scaricare e salvare (usando due programmi…non si sa mai) tutte le quattro puntate in modo da poterle poi rivedere di seguito con calma in tempi successivi .


Pazienza

Per quella parte di te che mi manca e che non potrò mai avere, per tutte le volte che mi hai detto non posso, ma anche per quelle in cui mi hai detto: tornerò… Sempre in attesa… Posso chiamare la mia pazienza amore?

Ferzan Ozpetek, dal film “Le fate ignoranti”


Ciao, Fabrizio

Un sorriso si è spento.

Il sorriso di una persona gentile, piena di signorilità e di garbo, una persona mai sopra le righe, anzi, piuttosto schiva. È da tanto che non seguo i programmi televisivi, però uno dei rari personaggi che in tanti anni ho apprezzato è stato proprio lui, Fabrizio Frizzi.

Un saluto, Fabrizio, e grazie per i momenti di serenità che ci hai regalato.