La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

cinema teatro e televisione

Epifania…tutte le feste porta via.

E così anche queste feste sono terminate.

Basta con le abbuffate di pandoro e panettone, basta sgranocchiare torrone, basta caffè corretto con l’anice – una tradizione tramandatami da mio padre – basta con i film di Natale.

Nell’ordine, abbiamo visto, per l’ennesima volta, Miracolo nella 34^ strada (l’originale del 1947), La vita è meravigliosa, Bianco Natale, National Lampoon’s Christmas Vacation, Bufera in Paradiso, Natale in affitto, Polar Express, L’appartamento (questo è dedicato alla fine dell’anno per via della scena finale) SOS fantasmi, Canto di Natale di Topolino, La più bella storia di Dickens, Fuga dal Natale, Babbo bastardo e, questa sera, c’è in programma La banda dei babbi Natale.

Poi ritorneremo a guardare i “soliti” film (abbiamo una sfilza di horror per smaltire il miele 🙂 )

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Memento

…nel 2013, Bertolucci ammise che lui e Brando avevano agito senza il consenso e senza aver informato prima Maria Schneider: “Non volevo che Maria mostrasse la sua umiliazione, la sua rabbia, volevo che Maria la sentisse. Volevo una sua reazione e sapevo che poi mi avrebbe odiato per tutta la vita”. Poi il regista aggiunse: “Quando Maria è morta, ho pensato, Dio, sono così dispiaciuto di non essermi scusato con lei per quello che Marlon e io le facemmo con quella scena, decidendo di non avvertirla. Il suo senso di umiliazione era reale, ma penso che quello che la offese davvero è che non le fu permesso di prepararsi a quella scena come un’attrice. Ma io volevo la sua reazione come persona, non come attrice”. Quella confessione destò grande scalpore e riprovazione nel mondod el cinema. Molte star di Hollywood si dichiarano disgustate.

Il 30 dicembre 1972 “Ultimo tango a Parigi” fu sequestrato per “esasperato pansessualismo fine a se stesso”. Finito in tribunale, il 2 febbraio 1973 ci fu una sentenza d’assoluzione in primo grado. La pellicola venne dunque dissequestrato e proiettata sia in Italia che all’estero. Nel secondo processo d’appello (il primo era stato annullato per vizio di forma) il 20 novembre 1974 si arrivò alla condanna, e il 29 gennaio 1976 la Cassazione confermò la sentenza, ordinando la distruzione della pellicola. Franco Arcalli (sceneggiatore), Alberto Grimaldi (produttore), Bernardo Bertolucci (regista) e l’attore Marlon Brando furono condannati a due mesi di prigione con la condizionale. Alcune copie della pellicola vennero salvate come “corpo del reto”. Bertolucci fu condannato per offesa al comune senso del pudore. Nel 1987, dopo 11 anni dalla condanna, la censura riabilitò il film, permettendone la distribuzione nelle sale e, dopo poco, anche il passaggio in tv…

Nessuna “femminista” in difesa di Maria, tutte con le lacrime agli occhi a ricordare Bertolucci. Ah già loro erano della medesima fazione!


L’amore…

L’amore non semplifica le cose, sai: quello che trova distrugge, ti spezza il cuore. Ma noi, noi non siamo qui per cercare la perfezione. I fiocchi di neve sono perfetti, le stelle sono perfette: non noi. Noi siamo qui per distruggere solo noi stessi, e per spezzare i nostri cuori, per innamorarci delle persone sbagliate e per morire. Dimentica i romanzi d’amore, sono tutte balle! Per favore, vieni di sopra da me, e entra nel mio letto!

(Dal film “Stregata dalla luna”)


Ritorno al passato

Come al solito, qui a Milano guardiamo dei DVD particolari, anche perché abbiamo un televisore vecchiotto di soli 27 pollici, non certo i 50 ed oltre che abbiamo a casa nostra.
Questa volta tra le altre cose abbiamo portato un vecchio sceneggiato RAI degli anni ’70, “E le stelle stanno a guardare”.
È stata l’occasione per rivedere, giovanissimi, tanti nostri grandi attori e doppiatori, le voci più belle e caratteristiche del nostro teatro e del nostro cinema. Curiosamente i personaggi migliori e con più personalità erano proprio i “cattivi”, come Enzo Tarascio (il padrone della miniera), Adalberto Maria Merli (l’arrivista e approfittatore) e Anna Maria Guarneri, la moglie insoddisfatta e fedifraga del protagonista. Pure gli altri interpreti mi sono piaciuti molto: Anna Miserocchi, molto intensa ed espressiva, Orso Maria Guerrini, Giancarlo Giannini, Andrea Checchi e, in parti di minor rilievo, le due sorelle Goggi, Scilla Gabel, Roberto Chevalier, Franco Volpi e tanti altri.
Erano i tempi in cui la TV adattava per lo schermo grandi capolavori, ed i migliori sceneggiati avevano quasi tutti la firma di Anton Giulio Majano che curava sia la sceneggiatura che la regia.
A quei tempi molte di queste opere non le avevo viste perché in casa non avevamo la TV in quanto mio padre era restio ad acquistarla per una questione di principio, ritenendo migliore la radio. Perciò quando sono stati messe in vendita le serie televisive ne ho acquistate parecchie, e non me ne sono pentita. Tranne una, (Il commissario de Vincenzi – L’albergo delle tre rose), le altre mi sono piaciute tutte.
E in particolar modo ho visto assai volentieri questo sceneggiato perché della storia non ricordavo assolutamente nulla: avevo letto il libro di Cronin quando ero una ragazzina di 12 o 13 anni, preso in prestito dalla biblioteca della parrocchia: ovvio che dopo tanti anni mi fossi dimenticata completamente della trama, ricordando vagamente che trattava di minatori in lotta con i padroni.
La cosa migliore però è stata la recitazione. Spiace dirlo, ma attori di quel calibro, con voci così impostate, non se ne trovano quasi più.


4 novembre


We’ll Meet Again

La canzone sulle cui note si conclude il film “Il dottor Stranamore”  è uno dei più famosi brani del periodo della Seconda Guerra Mondiale.

Il testo parla del ricongiungimento tra i soldati e alle loro fidanzate/mogli alla fine del conflitto, ma dato che moltissimi militari non fecero ritorno dal fronte, molti ipotizzano che il posto dove dovrebbe avvenire il ricongiungimento possa essere il paradiso.

 

CI INCONTREREMO DI NUOVO
Ci incontreremo di nuovo, non so dove, non so quando
Ma so che ci incontreremo di nuovo, in un qualche giorno di sole.
Continua a sorridere, come fai sempre
Finché il cielo azzurro scaccerà lontano le nuvole nere.
Così di’ “ciao” per favore alla gente che conosco
Di’ loro che non sarà per molto tempo
Saranno felici di sapere che quando mi hai visto partire
Stavo cantando questa canzone.
Ci incontreremo di nuovo, non so dove, non so quando
Ma so che ci incontreremo di nuovo, in un qualche giorno di sole.


Adieu, Charles

Non solo un grandissimo cantante, anzi chansonneur, ma anche un appassionato sostenitore del suo popolo, quello armeno, che subì uno dei più tragici genocidi della storia, ancora misconosciuto, specie dalla Turchia, che ne fu l’artefice. Genocidio raccontato nel film ARARAT 2002, al quale prese parte in veste di attore.


Verkaufte Heimat

Santo subito

Di chi parlo?

Del mitico Salvatore Aranzulla, al quale ricorro ogni volta che ho dei problemi con il PC e con internet. Sul suo sito posso davvero trovare di tutto, ed ho risolto delle rogne per le quali avrei dovuto rivolgermi ad altre persone più competenti, se non addirittura all’assistenza di Andrea, il tecnico al quale mi rivolgevo da sempre e che purtroppo ha appena chiuso il suo esercizio.

Questa volta avevo bisogno di salvare del filmati di You Tube ai quali tenevo particolarmente.

Si tratta della serie di “Verkaufte Heimat” (Patria venduta), 4 episodi che ho potuto vedere a spizzichi e bocconi, vista la lunghezza di oltre 7 ore, serie che sarebbe rimasta visibile su You Tube, grazie alla convenzione della Provincia di Bolzano, ma solo fino al 31 dicembre di quest’anno.

Ci tenevo davvero tanto, perché narra, anche se in forma romanzata, le vicende del Südtirol, dall’epoca fascista, durante la quale agli abitanti venne negato perfino l’uso della lingua tedesca e delle vessazioni cui furono sottoposti, attraverso le vicende di tre famiglie, i Rabensteiner (poi italianizzati in Pietracorvo), i Tschurtschenthaler e gli Oberhollenzer.

La vicenda si snoda attraverso gli anni, toccando temi come quelli degli optanti per la Germania, contrapposti ai Dableiber,(letteralmente “i rimasti qui”) che invece preferirono rimanere nella terra natia, dell’occupazione dei masi rimasti liberi da parte di famiglie meridionali con lo scopo di italianizzare la zona, fino ad arrivare agli anni dell’irredentismo sudtirolese, iniziato con la “notte dei fuochi” del 1961 con i primi attentati terroristici, in quanto l’autonomia promessa era rimasta solo sulla carta, senza trovare attuazione. L’ultima puntata è la più tragica, quando agli attentatori nostrani, – che si erano limitati a minare tralicci anche se era stata causata accidentalmente la morte di un innocente stradino dell’ANAS – si affiancarono terroristi neonazisti provenienti dalla Germania, che volevano strumentalizzare le ambizioni separatiste del Südtirol e causarono moltissimi attentati con vittime, specialmente tra le forze dell’ordine: questo causò la rappresaglia italiana, con arresti ed anche torture di quanti vennero imprigionati.

Filo conduttore, più o meno accentuato, la storia di Anna Tschurtschenthaler che, contro il volere della famiglia, sposa un carabiniere di origini meridionali. La morte di quest’ultimo, in un attentato cui avevano partecipato i due fratelli di Anna, la mette in contrasto con il figlio che a tutti i costi vuole vendicare la morte del padre.

Bellissimi i paesaggi, nella fattispecie quelli della Val Venosta, dove è ambientata la vicenda, con i campi ripidi dove le coltivazioni sono problematiche; belli gli interni delle case, con le classiche Stube riscaldate dalle Kachenhofen. Un certo momento si vedono anche le cave di marmo di Lasa.

Grandi sono le figure femminili, (Paula, Gerda) spesso in disaccordo con le decisioni dei mariti, quando ad esempio vogliono emigrare in Germania o progettare attentati, ma che poi restano comunque a fianco dei loro uomini, e importante anche il personaggio del parroco che, pur ritenendo giuste le rivendicazioni, disapprova ogni forma di violenza.

Le prime due puntate sono state dirette dalla regista Karin Brandauer, le due successive da Gernot Friedel. Tutti gli episodi, girati sia in italiano che in tedesco, sono fortunatamente sottotitolati nella lingua non usata nel parlato, perché anche se riesco a seguire quando viene usato l’Hochdeutch, il dialetto invece è parecchio ostico e sono riuscita a capire ben poco.

Così fortunatamente sono riuscita a scaricare e salvare (usando due programmi…non si sa mai) tutte le quattro puntate in modo da poterle poi rivedere di seguito con calma in tempi successivi .


Pazienza

Per quella parte di te che mi manca e che non potrò mai avere, per tutte le volte che mi hai detto non posso, ma anche per quelle in cui mi hai detto: tornerò… Sempre in attesa… Posso chiamare la mia pazienza amore?

Ferzan Ozpetek, dal film “Le fate ignoranti”


Ciao, Fabrizio

Un sorriso si è spento.

Il sorriso di una persona gentile, piena di signorilità e di garbo, una persona mai sopra le righe, anzi, piuttosto schiva. È da tanto che non seguo i programmi televisivi, però uno dei rari personaggi che in tanti anni ho apprezzato è stato proprio lui, Fabrizio Frizzi.

Un saluto, Fabrizio, e grazie per i momenti di serenità che ci hai regalato.