La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

animali

Ritratto di donna

Deve essere a scelta.
Cambiare, purché niente cambi.
È facile, impossibile, difficile, ne vale la pena.
Ha gli occhi, se occorre, ora azzurri, ora grigi,
neri, allegri, senza motivo pieni di lacrime.
Dorme con lui come la prima venuta, l’unica al mondo.

Gli darà quattro figli, nessuno, uno.
Ingenua, ma ottima consigliera.
Debole, ma sosterrà.
Non ha la testa sulle spalle, però l’avrà.
Legge Jaspers e le riviste femminili.
Non sa a che serva questa vite, e costruirà un ponte.
Giovane, come al solito giovane, sempre ancora giovane.

Tiene nelle mani un passero con l’ala spezzata,
soldi suoi per un viaggio lungo e lontano,
una mezzaluna, un impacco e un bicchierino di vodka.

Dove è che corre, non sarà stanca?
Ma no, solo un poco, molto, non importa.
O lo ama o si è intestardita.
Nel bene, nel male, e per l’amor del cielo!  

Wislawa Szymborska


Animali

Non hanno una coscienza e dunque …
Dunque cosa ?
Dunque siamo liberi di usarli ai nostri fini ?
Dunque siamo liberi di ucciderli ?
Perché ?
Che c’è di tanto speciale nella forma di coscienza che noi riconosciamo, perché uccidere chi la possiede è un crimine, mentre uccidere un animale non lo è ?

John Maxwell Coetzee

 


KJ2, un’uccisione annunciata

 

Premetto che amo gli animali e che riconosco che pure loro hanno dei diritti, però se l’uomo fosse stato ucciso staremmo qui tutti a ragionare in un altro modo.

Secondo l’ENPA l’uomo sarebbe un cacciatore…anche fosse vero, gli è stato trovato accanto o addosso un qualche fucile? Non risulta. Poi, fosse stato veramente un cacciatore i casi sono due: o avrebbe sparato, se in possesso di un’arma, oppure se la sarebbe squagliata, perché un vero cacciatore, se si sente in pericolo ed è disarmato, di certo non provoca la preda.

Suppongo, ma è un mio pensiero, che l’orsa sia stata infastidita dal cane, si sia sentita minacciata e che, per proteggere il suo animale, l’uomo abbia cercato di difenderlo usando un bastone. Ma per certe persone, magari avrebbe fatto meglio a soccombere.
Aggiungo che l’ENPA non è il depositario delle verità…ci vogliono quelle che si chiamano PROVE.
In Trentino non ci sono parchi strutturati come in Canada o negli USA…ci sono boschi, ed in un bosco libero il pericolo rappresentato dall’orso è forse il minor male che possa capitare, dato l’esiguo numero di essi: ci sono burroni nei quali si può scivolare, ci sono zecche che possono causare meningite, è facile imbattersi in vipere…queste ultime allora si possono impunemente ammazzare a bastonate? Siamo noi che dobbiamo prestare attenzione, siamo noi che dobbiamo rispettare il bosco.

Però il vero male viene dal progetto Ursus.

Per fruire dei fondi europei (sempre questione di soldi) tra il 1999 ed il 2002 sono stati reintrodotti una decina di orsi di orsi dalla Slovenia, tre maschi e sette femmine. A fine 2015, la popolazione era aumentata a 48 soggetti, 23 adulti, 14 giovani ed 11 cuccioli.

Nel corso degli anni, alcuni sono morti, come Irma, una delle prime importate, finita sotto una slavina, M13, “emigrato in svizzera e travolto da un’auto, JJ1 (Bruno), transitato dal Trentino all’Austria e quindi in Baviera dove è stato abbattuto per aver sbranato troppe pecore, Daniza morta per overdose di anestetico mentre cercavano di catturarla, ed infine quest’ultima, KJ2 .

L’assurdità però sta nell’aver reintrodotto l’orso sulle nostre montagne senza considerare che in ALCUNI casi avrebbe potuto diventare pericoloso, ossia ripopolano i boschi di orsi per poi lamentarsi che ci siano…

Ci son o poche semplici regole che bisognerebbe seguire quando ci si addentra in un bosco: la prima, ovviamente, è seguire i sentieri, senza addentrarsi troppo; camminare con passo cadenzato, perché il rumore intimorisce l’orso che tende a nascondersi; se lo si avvista, non avvicinarsi MAI, specie se c’è una cucciolata, ma indietreggiare sui propri passi; non urlare, perché l’orso lo interpreterebbe come un segnale aggressivo; ultimo, se si ha un cane, tenerlo al guinzaglio, ed è questo che lo sfortunato pensionato non ha fatto.

Quello che però mi sconcerta di più, è il boicottaggio promosso da certi animalisti nei confronti del Trentino per aver ucciso un animale.

Boicottare certe zone dove giornalmente vengono assassinate persone invece?

In poche parole si privilegia la vita di un animale, che volendo poteva anche essere salvata, a quella degli umani, e questo lo giudico semplicemente irragionevole.


Gatti

 

fb_img_1454170007739-1La sera è un gatto che se ne sta vicino alla finestra a guardare i segreti del buio e delle gocce di pioggia sui vetri . (dal web)


Gin

Molto tempo addietro, mio marito ed io frequentavamo una piccola trattoria gestita da un extracomunitario, da anni sposato con una residente del posto: peccato solo che abbia dovuto chiudere l’attività.
Sarebbe stato più esatto classificare il locale come “bar con piccola cucina” in quanto lo spazio destinato alla cottura delle vivande era più piccolo della mia cucina. Zona “a vista”, dove tutti potevano vedere come veniva preparato il cibo.

Il locale, pur essendo semplice e senza troppe pretese, era carino e pulito, con un giardinetto esterno ombreggiato dove pranzare in estate, la cucina buona anche se i piatti proposti giornalmente –  scritti su una lavagnetta all’ingresso – non è che fossero molti, il gestore e la moglie cordiali, i prezzi convenienti, uno dei pochi luoghi dove al conto non veniva mai aggiunto il coperto. Avendo pochi posti a sedere (questo forse il motivo della chiusura), gli avventori si conoscevano tutti: c’erano due amiche pensionate, un professore con la moglie, il vinaio del negozio dietro l’angolo, pure lui accompagnato dalla consorte, il fruttivendolo del chiosco sull’altro lato della strada ed infine una coppia di amici, uno dei quali, abitante in un paese vicino, era soprannominato Suzuki dalla motocicletta che possedeva; e poi c’era lui, Gin, il cane di Suzuki. Non so di che razza fosse, probabilmente un incrocio con uno spinone, dato il pelo marroncino piuttosto ispido che lo ricopriva, ma era comunque una bella bestia. Si sdraiava composto ai piedi del padrone, senza disturbare e lo osservava attentamente, con i suoi occhi ambrati. Non era di razza pura, però era molto simile a questo della foto che ho scaricato da internet.

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Come ho scritto sopra, il locale è stato chiuso circa quattro anni anni fa, ma ogni tanto vedevamo in giro gli avventori che lo avevano frequentato. Per qualche tempo anche Suzuki, sempre con il suo cane, in un bar poco distante, poi l’avevamo perso di vista.

Venerdì scorso, pranzando in una pizzeria, abbiamo visto entrare un signore con un cane che sembrava in tutto e per tutto a Gin: stesso pelo, stessa taglia e soprattutto stessi occhi. Mi sono accucciata per accarezzarlo, dicendo al signore che assomigliava tantissimo ad un cane che “conoscevamo” , ma la sorpresa più grande è stata quando ci ha detto che il cane era davvero il Gin che ricordavamo. Suzuki ed il suo amico infatti erano deceduti oltre due anni fa in un incidente automobilistico, ed il cane era rimasto presso il fratello di quest’ultimo amico che non se l’era sentita di mandarlo in un canile.

Gin adesso ha un nuovo amico (non me la sento di chiamarlo “padrone”). Come faceva con l’amico precedente, esce a passeggio, va al ristorante, ha la sua cuccia, le sue scodelle con pappa ed acqua…una sorte che spesso non tocca ad altri cani meno fortunati di lui.



Il nome dei gatti

17 febbraio…giorno del gatto…

gatto alla finestra 

Dare un nome a un gatto è una faccenda particolare,
Tutt’altro che uno sport da incompetenti;
Penserete che io sia matto da legare
Se vi dico che un gatto ha TRE NOMI DIFFERENTI.
Primo, il nome che la famiglia usa di solito,
Come Pietro, Augusto, Gianni o Alonzo,
Come Vittorio o Giona, Baffo o Ippolito:
Tutti nomi comuni d’ogni giorno.
Ci sono nomi più ricercati, con un suono più fine,
Come Platone, Admeto, Elettra, Astolfo,
Sia per i signori che per le signorine:
Però tutti nomi comuni d’ogni giorno.
Ma un gatto ha bisogno di un nome speciale,
Un nome esclusivo, più meritorio,
Altrimenti come potrà la coda inalberare
O sollevare i baffi o compiacere il suo orgoglio?
Di questo tipo di nomi ve ne cito qualcuno,
Come Munkustrap, Quaxo o Caricopatto,
Come Bombalorina, o Jelliloruno:
Nomi che appartengono sempre a un solo gatto.
Ma al di là di questi c’è un nome sottile,
E si tratta del nome che non indovinerete mai;
Il nome che nessuna indagine umana può scoprire:
MA IL GATTO STESSO LO SA, e non rivelerà mai,
Quando vedete un gatto in profonda meditazione,
È sempre, sappiate, per la stessa ragione:
La sua mente è rapita in estatica contemplazione
Del pensiero, del pensiero, del pensiero del suo nome:
Il suo ineffabile effabile
E ffineffabile
Profondo e inscrutabile singolo Nome.

(T.S.Eliot)

(traduzione di Massimo Bacigalupo)

gatto alla finestra

The Naming of Cats is a difficult matter,
It isn’t just one of your holiday games;

You may think at first I’m as mad as a hatter
When I tell you, a cat must have THREE DIFFERENT NAMES.

First of all, there’s the name that the family use daily,
Such as Peter, Augustus, Alonzo or James,

Such as Victor or Jonathan, George or Bill Bailey –
All of them sensible everyday names.

There are fancier names if you think they sound sweeter,
Some for the gentlemen, some for the dames:

Such as Plato, Admetus, Electra, Demeter –
But all of them sensible everyday names.

But I tell you, a cat needs a name that’s particular,
A name that’s peculiar, and more dignified,

Else how can he keep up his tail perpendicular,
Or spread out his whiskers, or cherish his pride?

Of names of this kind, I can give you a quorum,
Such as Munkustrap, Quaxo, or Coricopat,

Such as Bombalurina, or else Jellylorum –
Names that never belong to more than one cat.

But above and beyond there’s still one name left over,
And that is the name that you never will guess;

The name that no human research can discover –
But THE CAT HIMSELF KNOWS, and will never confess.

When you notice a cat in profound meditation,
The reason, I tell you, is always the same:

His mind is engaged in a rapt contemplation
Of the thought, of the thought, of the thought of his name:
His ineffable effable
Effanineffable

Deep and inscrutable singular Name.

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Molla, la civetta bergamasca che adora le coccole

Molla, la civetta bergamasca che adora le coccole.


giorno del gatto nero…

Il gatto, specie quello nero, è ritenuto l’animale che fa da tramite tra l’esistenza terrena con l’aldilà. Magico, fino dai tempi più antichi, adorato dagli Egizi sotto le sembianse della dea Bastet, ma legato anche alla dea Iside, dea della notte, in quanto il suo pelame scuro si confondeva con l’oscurità, ma gli occhi erano brillanti al pari della Luna, compagno, nell’epoca oscura del medioevo, di streghe, stregoni e maghi, oggi è solo un placido compagno che ci rallegra con le sue fusa….

Ad un gatto

Non sono più silenziosi gli specchi

né più furtiva l’alba avventurosa:

sotto la luna sei quella pantera

che ci è dato scorgere da lontano.

Per forza indecifrabile di un decreto

divino,ti cerchiamo vanamente:

più remoto del Gange e del Ponente,

tua è la solitudine, tuo il segreto.

La tua schiena condiscende alla lenta

carezza della mia mano: hai tollerato

fin da un’eternità , che è quasi l’oblio ormai

l’amore della mano diffidente.

In altro tempo sei. Sei il custode

di un àmbito sbarrato come un sogno.

(Jorge Luis Borges)

Il gatto è affine alle cose invisibili che l’uomo non potrà mai conoscere

(H.P.Lovecraft)

(post dedicato alla mia gatta nera lady)


Per divertirsi un po’

Beh…ci sono cantanti peggiori di lui… e senza dubbio meno carini


Fantascienza?

Non bastavano le balene ed i delfini spiaggiati, o la strage di pesci ed uccelli causate dalle fuoruscite di greggio (da petroliere e giacimenti sottomarini).

Adesso, in uno scenario fantascientifico, quasi fosse stato descritto da James Graham Ballard, annoveriamo pure le misteriose morie di merli nell’Arkansas, di corvi in Louisiana, Kentuky e Svezia e, in misura minore, di tortore dal collare a Faenza.


L’arca di Noè

Mi chiedono spesso perché, dopo la morte della gatta,non prendo un altro animale.

Di animali ne ho avuti tanti. Il canarino Roland, che fischiava appena mio padre metteva il berretto perché capiva che avrebbe messo la gabbia sul balcone; il lupo Jack, che mi ha tenuto compagnia nel periodo trascorso a Tubre ed era in pratica il mio unico compagno di giochi; la barboncina Kim che mi ha fatto “acchiappare” tanti amichetti nel periodo dell’adolescenza ed è rimasta con me fino alla nascita del nostro secondogenito; la cavia Margherita, chiamata anche “offerta speciale” in quanto una mattina nella gabbia ci siamo trovati altri 3 piccoli ospiti battezzati Dinamite Bla, Kit Carson e Lucky Joe. Le tartarughine californiane Alfa, Beta, Gamma e Delta, cresciute talmente da non stare più nell’acquario, per quanto grande, da doverle portare al rettilario di Affi, annesso al parco zoo da dove proveniva la gatta Lea, dal carattere “deciso” e selvatico, vissuta 18 anni, con la quale avevo un buon rapporto, ma altrettanto non può dire mio marito, bersaglio delle sue unghiate e morsi.

Ci sono stati anche ospiti più o meno “temporanei”, quali passerotti, criceti e pesci rossi, una quaglia sfuggita al Luna Park, un riccio scampato all’investimento, un corvo giovane che i genitori sono venuti a riprendersi, Otto il merlo cui abbiamo insegnato a volare, Zeus, il cane ribelle che abbiamo ospitato in attesa di trovargli una sistemazione. Ultima in ordine di tempo lei, la dolcissima Lady, sempre in attesa di attenzioni e carezze, che non poteva nemmeno essere definita una gatta, ma la nostra “bambina” pelosa… E poiché è stata davvero unica ed insostituibile, non pensiamo proprio di prendere altri animali. Almeno per ora… Poi, si vedrà.


a proposito di gatti

 
Queste sono le mie due "bambine"…..