La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

amicizia

Una giornata triste

Giuseppe 168146305_3665136683612872_8069673779324978489_nOggi sono triste.
Stamattina da Milano è arrivata la telefonata di Letizia che ci avvisava della morte del caro amico Giuseppe.
Di lui ho scritto qualche volta nei miei post, quando mi riferivo al banco libri di Piazza Oberdan, poi trasferito in via Vittorio Veneto.
Quanti pomeriggi trascorsi assieme… Si rideva, si scherzava, ma spesso si ragionava anche di cose serie.
E poi l’ultima volta che ci siamo visti a casa sua, lo scorso anno a febbraio, in cui viveva ormai recluso da tempo a causa di vari e gravi problemi di salute, dove finalmente abbiamo conosciuto la moglie. Nonostante le varie patologie e l’età avanzata (tra pochi giorni avrebbe compiuto 87 anni) , faceva sempre progetti per l’avvenire, ed aspettava di essere vaccinato per poter uscire nuovamente con un po’ di tranquillità.
Voglio ricordarlo così, seduto sul suo sgabello, davanti ai suoi amati libri.
Un abbraccio… Ci mancherai.


Al contagio, al contagio!

Foto Marco Cantile – LaPresse
sport calcio
20 05 2012
Calcio, Napoli: notte di festa in città per vittoria Coppa Italia
Nella Foto festa napoli con il pullman della squadra
Photo Marco Cantile – LaPresse
20 05 2012 Naples
sport soccer
Football, Naples party night in town to win Italian Cup
In the pic celebrates in the city

17 giugno 2020.

Ricordate questa data? È il giorno, o meglio la sera, in cui migliaia di napoletani si sono riversati nelle strade per festeggiare la coppa Italia e, a detta di tutti ma soprattutto del governatore De Luca, avrebbero dato inizio ad un’apocalittica serie di contagi. I giorni sono passati, prima una decina, poi una quindicina, infine un mese. Adesso ad un mese e mezzo non mi sembra che ci sia una moría in Campania e nemmeno una ripresa dei contagi.

Non vi sembra che ci stiano prendendo tutti per i fondelli?

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Mi sento trasgressiva.

Dopo parecchio tempo ho incontrato la mia ex collega, con la quale ho lavorato fianco a fianco per trent’anni ed oltre. Il luogo non era dei migliori (il parcheggio dell’istituto di riabilitazione) e nemmeno le circostanze: io andavo a fare fisioterapia per il braccio fratturato, lei aveva accompagnato il figlio reduce da un incidente, sempre per la riabilitazione. Beh, al diavolo mascherine, distanze e saluto con il gomito: ci è venuto istintivo abbracciarci e baciarci sulle guance.


Con leggerezza pensami, con leggerezza dimenticami

Cammini, a me somigliante,
gli occhi puntando in basso.
Io li ho abbassati anche!
… Passante, fermati!
Leggi – di ranuncoli
e di papaveri colto un mazzetto
– che io mi chiamavo Marina
e quanti anni avevo.
Non credere che qui sia una tomba,
che io ti apparirò minacciando…
A me stessa troppo piaceva
ridere quando non si può!
E il sangue fluiva alla pelle,
e i miei riccioli s’arrotolavano…
Anch’io esistevo, passante!
Passante, fermati!
Strappa uno stelo selvatico per te
e una bacca – subito dopo.
Niente è più grosso e più dolce
d’una fragola di cimitero.
Solo non stare così tetro,
la testa chinata sul petto.
Con leggerezza pensami,
con leggerezza dimenticami.
Come t’investe il raggio di sole!
Sei tutto in un polverio dorato…
E che almeno però non ti turbi
la mia voce di sottoterra.

Marina Cvetaeva

(In ricordo dell’amica Teresa, scomparsa prematuramente)

 


GRAZIE

Questo è un GRAZIE, per un’amica  preziosa, sensibile e dai pensieri profondi.

Grazie per un graditissimo regalo che ho ricevuto quest’oggi, e che sto “assaporando” con la dovuta attenzione e lentezza.

Già, perché ogni verso, anzi ogni parola va gustata con la dovuta calma, con la necessaria accuratezza.

Mia cara Isabella, mi hai fatto un regalo davvero impagabile, che non so come ricambiare, se non con un grazie di cuore.

Loredana


Nostalgia canaglia

Non so se succeda anche ad altri, però la mia cartella immagini trabocca di fotografie, molte doppie o triple per via dei vari backup dai miei molti cellulari o dagli altri computer.
Mi sono messa quindi a ripulire la cartella, già ordinata per argomenti (famiglia, amici, Bolzano, Milano, altri luoghi in cui siamo stati etc), conservando solo le immagini migliori ed eliminando quelle con minor risoluzione.


“Blong”.


L’avviso sonoro del messenger di Facebook mi distrae dal compito appena intrapreso: una signorina mi scrive chiedendomi se in gioventù ho conosciuto M. C. quando ancora viveva nella mia Bolzano.

Rispondo di sì, e così ritrovo un amico della prima adolescenza, anzi più un fratello che un amico, in quanto essendo orfano di madre l’avevamo spesso a casa nostra. Poi essendosi trasferito con il padre in quel di Brescia, ci eravamo persi di vista ed erano quindi anni che non ci vedevamo. Lui non ha Facebook, ed è quindi la figlia (la signorina che mi ha contattato) che fa da intermediaria tra noi due. Un breve discorso, con la promessa di risentirci e rivederci presto, ed un attimo di magone, rivivendo i tempi passati.
Già che ci sono, tralascio per un poco l’operazione riordino e dò una veloce scorsa a Facebook, su una pagina che seguo con interesse. Tra i molti commenti ce n’è uno di un certo R. P., lo stesso nome di un amico d’infanzia, quando passavo le ferie estive dalla nonna. Mi incuriosisco e guardo il suo profilo, ma non è lui.Provo allora con “cerca”: una sfilza di persone si chiama in questo modo, troppe, però non desisto. Mi improvviso detective (?) e spulcio i vari profili. Scarto subito alcuni nominativi, troppo giovani o troppo vecchi, ma alla fine ce n’è uno che, in base ad alcuni parametri in mio possesso, potrebbe corrispondere alla persona da me cercata. Lascio un messaggio, corredato da una fotografia di due “scugnizzi ” di una decina d’anni nei pressi di Casertavecchia. E dopo poco tempo arriva la risposta…è proprio lui, e vedendo la fotografia si è anche emozionato. Ora non abita più in meridione, ma si è trasferito in Lombardia…Prometto di cercare altre fotografie e di mandargliele, cosa che, mi assicura, gli fa molto piacere.

cof

Così lascio il PC, prendo dallo stipo gli album ed inizio a sfogliare le vecchie foto in bianconero…ne ho trovate alcune dove siamo noi due assieme, un’altra dove ci sono anche i rispettivi genitori, sua sorella, mia nonna e la zia…qui ne posto solo un paio, ma solo di me, fatte sul terrazzino della casa dove abitavamo.

Sarà che quando l’età aumenta, ci si aggrappa maggiormente ai ricordi.

E la nostalgia mi assale…


Lambrate

Oggi giro a Lambrate, anche per trovare alcuni amici conosciuti tramite Facebook e con i quali abbiamo instaurato un buon rapporto.
Prima un aperitivo con Noemi e Fabri, suo marito, nei pressi della Stazione.

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Lambrate è un quartiere popolare, però mi piace molto, specialmente verso la zona di via Pascoli, fiancheggiata da graziose villotte.
Dopo il pranzo, ci siamo trovati con Betta, alla quale sono particolarmente affezionata in quanto, pur milanesissima fino alla punta dei capelli, è vissuta vari anni nella mia città, dove ha anche studiato, ed ha radici sudtirolesi.
Lei, come Noemi e Fabri, è una delle poche conoscenze che, da virtuali, ho trasformato in reali.
Non vedevo l’ora di incontrarla per fare quattro chiacchiere di persona , invece di sentirci per telefono o su whattsapp.
Il tram è il 33 (in alternativa il 23), con fermata in Piazza Leonardo da Vinci, in zona Città Studi.
È una zona che, curiosamente, ho conosciuto tramite i libri di Giorgio Scerbanenco, perché là abitava il protagonista di quattro dei suoi gialli, Duca Lamberti (Venere privata, Traditori di tutti, I ragazzi del massacro, I milanesi ammazzano al sabato).
Piazza Leonardo da Vinci è proprio davanti al Politecnico e recentemente, anche grazie alle lamentele dei residenti che venivano infastiditi dalle varie feste che vi si tenevano fino a notte fonda, con il conseguente strascico di sporcizia e degrado, l’intera zona è stata riqualificata. Ora è una bellissima oasi di verde, ed è stato bello vedere tolti studenti pranzare seduti sui prati, quasi facessero un affollato picnic.

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Un pomeriggio piacevole, all’Harp club, vecchiotto ma molto accogliente… Il tempo è volato in fretta, fin troppo, ma è sempre così quando lo trascorri con le persone che ti stanno a cuore…
(immagini da internet )


Inviato dal Veloce promemoria


Giuseppe

Resto sempre più meravigliata dall’energia che dimostrano certe persone anziane. Avevo già parlato della signora del mio cortile a Bolzano che, in nostra assenza, si occupa di innaffiare i fiori e che, per arrotondare la magra pensione, esegue piccoli lavoretti di sartoria per alcuni condòmini.
Il “mio” mitico Giuseppe, gestore di una bancarella di libri usati e al quale siamo legati da un’amicizia ultradecennale, è l’ennesima riprova della voglia di fare e di vivere di chi è avanti con l’età . Il suo punto vendita inizialmente era in piazza Oberdan (porta Venezia), ma con i lavori di ristrutturazione del Diurno (capolavoro del Liberty… devo proprio visitarlo prima o poi) l’avevano trasferito sull’altro lato della piazza, quasi vicino all’Hotel Diana. Ma nemmeno là andava bene, cosicché con l’ultimo trasloco l’hanno spostato in via Vittorio Veneto all’angolo con via Spallanzani. Ma la bancarella, che contava ormai oltre quarant’anni, era piuttosto malmessa, ed ha dovuto metterla in ordine. Per ora ha fatto sostituire la copertura in ondulina con un tetto di lamiera dotato anche di grondaia. In seguito farà sistemare le saracinesche e ridipingere il tutto in “grigio Milano ” come esige il comune e si doterà di un gruppo elettrogeno per la luce ed il riscaldamento. La posizione è di suo gradimento perché è proprio di fronte ai Bastioni ed è ombreggiata da bellissimi platani.

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Tutto sarebbe quasi di ordinaria amministrazione, ma Giuseppe ha ormai 82 anni, vari acciacchi, un tumore alla prostata ed un’insufficienza polmonare che lo costringe a girare con uno zaino il cui riporre la bombola di ossigeno… Nonostante ciò , è pieno di progetti per il futuro e questo, conoscendolo, non mi stupisce più di tanto.
Lunga vita, Giuseppe e, visto che il momento è propizio, “Forza Juve” :).


Inviato dal Veloce promemoria


Amicizia

immagine-amiciziaHo il cuore grande,

ma con poche stanze

e pochi ospiti,

preferisco così.

Chi ci entra

non si sente soffocare,

e si sente comodo,

si sente a casa.

Edvania Paes

Amico mio, 
c’è la nebbia oggi su Milano, 
e vedessi com’è bello fuori, 
proprio come quando giocavamo, 
soltanto ieri. 


Amico mio, 
io ti tiro giù da questo letto 
e ce ne andiamo in giro a far gli scemi, 
come quando toccavamo a tutte 
il culo e i seni 
Uscirai con me da questa stanza 
perchè il tempo non ci frega mai 
e gli diremo forte alla speranza 
che non serve, che può anche andarsene, sai,
e la faremo vedere a chi sta in cielo 
chi siamo noi.


Amico mio, 
vorrei scriverti una ninna nanna 
una lettera che sia per sempre 
o la favola che torna a casa 
la tua donna. 
Amico mio, 
non sei tu che non ci sei riuscito, 
sono gli altri che non hanno capito, 
sono gli altri che hanno abbandonato: 
tu sei il migliore. 


Ti terrò la mano questa sera 
senza chiederti se è presto o tardi, 
parlerai di noi la notte intera 
a rincoglionirmi di ricordi, 
e sarai lo stesso amico sempre 
finché parli. 


Amico mio, 
siamo qui accecati in un abbaglio, 
e ogni tanto si apre un o spiraglio, 
e in un canto di miseria grande 
ci batte il cuore; 
amico mio, 
tu mi hai lasciato quasi niente e tanto, 
di avere riso insieme e avere pianto, 
e altre sciocchezze che facciamo noi uomini 
ogni tanto. 


E non c’è stata mai una donna al mondo 
che io abbia amato quanto ho amato te, 
come non c’è nessuna cosa al mondo, 
che non farei perchè restasso con me, 
ma sta sicuro che dovunque tu vada 
io scoprirò dov’è. 


Amico mio, 
tu volerai sopra una nave a vela, 
ti accenderai come una stella a sera, 
e sarai sempre tu, il tuo viso 
e la tua voce 
e di lassù mi indicherai col dito, 
dicendo a tutti “quello, è il mio amico” 
e quando tutti mi vedranno allora 
sarai felice.


Ritrovarsi

Yahoo fa sempre più pena. Già da quando ha chiuso i giochi migliori, quelli che usavo più spesso, l’ho abbandonato, ma adesso anche la nuova versione del messenger dal cellulare (che ritenevo ottima) è veramente pietosa, tanto che sto pensando di disinstallarla ed aggiungere a Skype quelle poche persone con le quali ho mantenuto dei contatti. Invece oggi ho trovato una gradita sorpresa: una richiesta di amicizia su Facebook da parte di Katrin. Avevo perso i contatti con lei da tre anni circa… Ricordavo con piacere le chiacchierate che facevamo giocando a literati. Chissà che non si possa ricostruire un legame come quello che c’è stato un tempo.


Inviato dal Veloce promemoria


Nuovo anno

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Un rametto di vischio… regalo di fine anno, sotto il quale scambiarsi un bacio.
Da sempre questa pianta è ritenuta portatrice di fortuna, in quanto capace di curare varie patologie. Queste antiche credenze sono tipiche sia degli antichi romani che dei popoli nordeuropei, in particolare dei sacerdoti druidi. Per i Celti il vischio rappresentava un sistema per attirare i fulmini, che colpivano spesso le querce infestate da questa pianta, e quindi una porta verso il cielo e gli dei. Anche l’usanza di baciarsi sotto un ramo di vischio ha origini celtiche: quando due nemici si incontravano sotto una pianta di vischio, abbandonavano temporaneamente le armi e sancivano la tregua scambiandosi un bacio.
Nel Medioevo cristiano invece si diffuse la leggenda per cui, alla morte di Cristo, tutte le piante rinsecchirono ad eccezione del vischio, che fu maledetto e condannato a diventare una pianta parassita.
Ma a dispetto delle credenze dei druidi, le bacche di vischio sono molto pericolose, ed ingerirne una decina può provocare la morte di una persona adulta.
Inoltre questa pianta epifita, come ho scritto prima, è parassita di vari alberi – meli, peri, conifere ed in particolar modo querce – cui sottrae sali minerali ed altre sostanze vitali.
Quindi in altre tradizioni regalare vischio assume il significato di volersi liberare dei parassiti che infestano la nostra esistenza, che si rivelano essere inutili e dannosi.
Per quest’anno, almeno virtualmente, ho regalato i miei rametti di vischio, eliminati i “parassiti” e trattenute solo persone positive.
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Inviato dal Veloce promemoria


Sorprese

Ci sono le belle sorprese (Oh che meraviglia ! Come sono felice) 

bella sorpresa

e le brutte sorprese (Che disdetta! Proprio a me doveva capitare!). 

??????????????

Poi ci sono le sorprese e basta, quelle che fanno dire “Toh, e chi se l’aspettava”, ma niente di più. 

sorpresa

Questo perché quando riappare qualcuno sparito da tempo (un anno? due anni? A volte ritornano, come gli zombie) e su Facebook ti chiede l’amicizia – parola troppo impegnativa e che ho sempre detestato per quanto concerne i network –  mi chiedo a che scopo l’abbia fatto, specie dopo che sempre un paio di anni fa lo avevo cancellato da un altro suo sito.
Probabilmente la sua richiesta è frutto solo di un errore…ma per ora l’ho messo in “purgatorio”, ossia tra quelle conoscenze con restrizioni che quindi non possono accedere al mio diario quando è impostato su “amici”.
Se ha il coraggio, che si faccia vivo, ma ne dubito.


Brigitta

Sono sempre stata restia a conoscere persone “incontrate” sui network…

Avevo fatto un’eccezione per Nazzareno quando aveva presentato il suo libro di poesie nel laboratorio di Mitti Piantanida sul Naviglio, ed in quell’occasione avevo incontrato un altro paio di persone delle quali seguivo i blog e con le quali mi sono sentita in sintonia.

Per facebook invece era diverso: ero fermamente decisa a non conoscere davvero nessuno, essendo un ambiente  molto differente da quello dei blogger…poi sul mio cammino è apparsa Brigitta.

Ci siamo intese subito, anche perché lei, pur essendo milanese è di origini altoatesine…

Da cosa nasce cosa, ci siamo date appuntamento (mio marito a dire il vero non era molto convinto, ma l’ho persuaso io a venire). L’unica condizione che ha messo è stata quella di non vederci a pranzo, ma solo per un caffè alla mattina, pensando di cavarsela in poco tempo. Alle 10 finalmente ci siamo incontrate, anche con Valeria, un’altra conoscenza…e così parlando e parlando, ridendo, scherzando, chiacchierando…due ore e mezzo sono letteralmente volate via…

Beh, speriamo davvero di poter ripetere questa bella giornata.


A Mario

Ci sono “amici” che non conosco personalmente e dei quali non so nemmeno che aspetto abbiano. A volte sono solo un nome, a volte solo un nick, ma con i quali si è creata comunque una certa affinità fondata sul rispetto e sulla condivisione dei valori di fondo.

Da tempo avevo notato che Mario non commentava più i miei post, ma credevo che avesse altri impegni o che gli argomenti non gli fossero congeniali. Ieri però una sua mail mi ha avvertito di problemi di salute che ha avuto e dai quali si sta riprendendo.

Ti faccio i miei più affettuosi auguri di pronta guarigione, Mario, con un forte abbraccio, e spero di rivederti al più presto in questo mio piccolo spazio.

Lore

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Bolzano

Un gradito omaggio da una cara amica

Isabella Scotti

Comincio  qui  un  viaggio  tra  alcune delle  nostre  più  belle  città  italiane,  attraverso  la  voce  non  solo  mia  ma  soprattutto  quella  ben  più  importante  di  personaggi  famosi  che  le  hanno  visitate  spesso  in  tempi  anche  lontani, o  che  vi  hanno  vissuto  o  addirittura  vi  sono   nati.  Talvolta  potrò  parlare  anche  di  piatti  tipici,  sperando  sempre  di  riuscire  a  stimolare  il  vostro  interesse.  Iniziamo  dunque  il  viaggio  partendo  da  Bolzano  che  ho  visitato  anni  fa  da  ragazzina  una  prima  volta,  per tornarvi  più  tardi  con mio marito  e  i  miei  figli  piccoli  e  che  mi  piace  molto.  Una  città  nata  nel  1100  attorno  ad  un  mercato  che  si  teneva  in  quel  triangolo  di  terra  che  si  protende  tra  il  torrente  Talvera  e  il  fiume  Isarco.  Qui  è  il  centro,  di  questo  luogo  ameno,  da  cui  partono  le  vecchie  strade,  i  vicoli,  gli  archi  e  gli   sporti   ( cornicioni,  mensole)  così  cari …

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2 giugno

Nuovamente a Milano e poi,  tempo permettendo,  qualche giorno al lago
Ne sentivo il bisogno
Per certi versi ormai la mia città mi va stretta e qui si trova davvero di tutto e di più.
Ma più che altro è la voglia di evadere, di cambiare aria.
Poi la novità di conoscere Ze’ e il Masticone. 🙂


Un ricordo

Ieri, domenica, abbiamo ricordato il decennale della scomparsa del nostro amico Moshe. A dire il vero l’anniversario ricorreva in aprile, ma tutte le commemorazioni cadenti nel periodo di Pesach, la Pasqua ebraica, vengono rimandate in altro periodo. Prima ci siamo recati presso la sua tomba. I cimiteri ebraici esercitano su di me un fascino indiscutibile. Niente statue, ma solo lapidi e steli con la stella di Davide, pietre grigie ammantate di muschio, niente fiori, ma sassi posti dai visitatori a ricordo del loro passaggio, al massimo qualche pianta sempreverde, edera o pino mugo.

Poi la cerimonia nella piccola Sinagoga di Merano, alla presenza della comunità ebraica della città e dei rappresentanti delle associazioni e dei partiti cui il nostro amico aveva aderito. Una sinagoga piccola e raccolta, che contiene anche un piccolo Museo, costruita nel 1901, quando a Merano vi era una nutrita comunità di imprenditori e medici (cui è dovuta la scoperta delle proprietà dell’acqua termale e della cura dell’uva ancora oggi seguita) che oltre al Tempio costruì anche un sanatorio.

Ciao, Moshe…

Ricordo le serate passate a discutere e a polemizzare su mille argomenti … ci dividevano la religione e le idee politiche, ma ci univa il cuore, la speranza per un futuro migliore, l’onestà… 


Un ricordo…

21 gennaio 2012

Un anno fa, Carlo postava il suo primo commento al mio blog. Se ben ricordo, era un post dedicato all’alzheimer, che aveva colpito una mia anzianissima zia.

Non ci siamo frequentati nemmeno per un anno, perché se ne è andato  in  ottobre.

Lo voglio ricordare qui, dicendogli che manca a me ed alle persone che passavano sul blog per salutarlo…

Ti ricordo qui allora, , Carlo,  assieme a tutti gli amici, e ti saluto, come allora, con un caro abbraccio…

Loredana


La vita continua…

Frase fatta: la vita continua…

Certo, la vita continua, si ripetono i soliti gesti, si incontrano le solite persone, però ci si rende conto che non sarà più la stessa. Qualcosa di importante è cambiato. In peggio, per la perdita di un amico, e contemporaneamente in meglio per quanto ci ha lasciato. Lo scrivo soprattutto per Antimisia, particolarmente legato a Carlo; passo quotidianamente sul suo blog, ma non avverto cenni di ripresa, però ho pazienza, e so aspettare. Piano piano si riprenderà pure lui.

Anche se virtuali, a certi amici ci si affeziona veramente, lo stesso qualche anno fa è successo a me, che ho passato un brutto Natale a causa di una notizia fortunatamente “fasulla”, però il dispiacere in quel momento è stato davvero grande. Lo stesso succede per certi “tradimenti”: alcune persone, senza nessuna motivazione, scompaiono e ci lasciano un senso di vuoto, difficile da colmare.

La vita continua, ed allora sto cercando di riordinare le idee ed i ricordi del viaggio in Danimarca. Questa volta non ho preso appunti sulla mia inseparabile Moleskine, non ne sentivo davvero il desiderio; nei momenti di calma oppure prima di coricarmi invece di scrivere un breve resoconto della giornata preferivo leggere un libro che mi ero portata dietro o riempire uno schema di sudoku. Scriverò un breve resoconto in questi giorni, con calma, andando a memoria…

La vita continua, si riallacciano i fili della realtà quotidiana, mi faccio forza per non ricadere nel buco nero della depressione, sempre in agguato dietro l’angolo, perché so che molto dipende da me, anche se l’aiuto di chi sta vicino è sempre prezioso. La vita continua, fuori splende il sole di questo splendido autunno, e cerco di pensare solamente a questo…


Il mio ricordo…

Da un Internet Point in Germania…

La serenità di questo viaggio da trascorrere con una coppia di amici, è stata turbata dalla notizia della morte di Carlo. Un amico “virtuale”, che si crede di non conoscere, poi si inizia a ricordare…

La sua simpatica ironia nel chiamarsi “Bisestile”, essendo nato un 29 di febbraio, la moglie Rossella, scorpione come me, la figlia Federica che frequentava la Bocconi, il figlio esperto di informatica, l’anziano suocero, l’amico Pasquale con il quale faceva volontariato nella sua Legnano, l’amico missionario, i ricordi di Ronchetto sul Naviglio… I suoi commenti ai post, colmi di umanità e sensibilità, a volte in milanese, dialetto che io adoro, la sua profonda cultura, mai esibita in modo saccente, il considerare i blog che frequentava come piccole stanze nelle quali ritrovarsi, dei salottini in cui sorseggiare un caffè, anche se virtuale, accompagnato da biscottini in compagnia di alcuni fidati amici… E quindi scopri di conoscere meglio l’amico “virtuale” di tante persone che incontri quotidianamente.

Ed allora senti la mancanza di questa persona, alla quale molti, me compresa, si erano affezionati.

Ciao, Carlo, un caro abbraccio, come ti salutavo di solito… Un giorno, in chissà quale tempo, in chissà quale luogo, ci ritroveremo tutti assieme, noi “amici”, per fare quattro chiacchiere e bere quel famoso caffè…

Loredana

Ai primi sentori dell’inverno

tornerò sui Navigli

su cui ristagnano nebbie decembrine

e il mio pensiero volerà da te

compagno sconosciuto

troppo presto perduto.

(loredana)


Carlo

dal blog di Antimisia una triste notizia, la perdita di Carlo, un amico mai visto ma vicino a tutti noi. Mi ero riproposta di scrivergli al ritorno dalla DAnimarca, purtroppo non sarà più possibile farlo. Un abbraccio, caro amico, a te ed al tuo “fratello” Antimisia, in attesa, un giorno, di bere assieme quel famoso caffè…Loredana


Teatro

Siamo amici di una coppia appassionata di teatro, lei infatti cura la regia degli spettacoli di una filodrammatica, lui le scene. Ci invitano quindi spesso alle rappresentazioni, solo che per lo più propongono testi del cosiddetto “teatro dell’assurdo”, come Ionesco, Beckett, Pinter. E proprio di quest’ultimo hanno messo in scena “Il custode”. A me il teatro piace, sia drammatico che più leggero, il classico in particolare, tra Goldoni e Moliere, molto Shakespeare, O’Neill, Osborne, naturalmente De Filippo…ma questo tipo di rappresentazioni assolutamente NO. Ambientazioni squallide, personaggi al limite della società, che non si capisce bene cosa facciano e come vivano. Lo so, dicono che sono simbologie dell’incomunicabilità umana etc etc, però se vado a vedere uno spettacolo non ho molta voglia di scervellarmi per cercare di comprendere cosa diamine voglia trasmetterci l’autore. Preferisco una trama che possa essere seguita e, soprattutto, capita senza dover ricorrere a chissà quali interpretazioni, a volte molto soggettive se non addirittura arbitrarie .

Nella nostra cineteca avevamo già questo testo, in un adattamento del 1976 “italianizzato” sia nell’ambientazione che nei personaggi interpretati da Peppino De Filippo, da Ugo Pagliai e, se ben ricordo, da un giovane Lino Capolicchio, con il primitivo titolo “Il guardiano”. Sapevo quindi cosa ci aspettava… Del resto abbiamo accettato l’invito degli amici per pura cortesia, come la primavera scorsa, quando avevano messo in scena “Finale di partita” di Beckett, altro “mattone” tremendo… O ancora, lo scorso anno, “La cantatrice calva”, che non è da meno, tanto da assopirmi durante la rappresentazione.

“Finale di partita” addirittura la prima volta l’avevo visto in teatro con Renato Rascel e Walter Chiari, verso la fine degli anni ’80 e mi ero stupita nel vedere due attori, considerati “leggeri”, interpretare una parte simile, un testo che puù grottesco non si può, ma anche quello di ieri sera non è stato da meno.

Boh, in conclusione mi sono davvero depressa. Mi rifarò questa sera con un film umoristico, magari con l’eterno Totò: con lui non si sbaglia mai!


Ancora una persona speciale …..

Risentire, anche se solo per mail, un caro amico, rallegra la giornata. Ha promesso che quanto prima riprenderà a scrivere sul suo blog…io ci conto, e lo aspetto con impazienza.

Un caro abbraccio, Giancarlo…e a presto


Buon Ferragosto

Augurandovi di non passarlo così…

Loredana


Auguri

 

A tutti gli amici che mi seguono, ai visitatori più meno occasionali, insomma, proprio a tutti…auguri, auguri ed ancora auguri per una Pasqua serena

Loredana