La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Archivio per novembre, 2020

Autunno

Un tempo, era d’estate,
era a quel fuoco, a quegli ardori,
che si destava la mia fantasia.
Inclino adesso all’autunno
dal colore che inebria,
amo la stanca stagione
che ha già vendemmiato.
Niente più mi somiglia,
nulla più mi consola,
di quest’aria che odora
di mosto e di vino,
di questo vecchio sole ottobrino
che splende sulla vigne saccheggiate.

Sole d’autunno inatteso,
che splendi come in un di là,
con tenera perdizione
e vagabonda felicità,
tu ci trovi fiaccati,
vòlti al peggio e la morte nell’anima.
Ecco perché ci piaci,
vago sole superstite
che non sai dirci addio,
tornando ogni mattina
come un nuovo miracolo,
tanto più bello quanto più t’inoltri
e sei lì per spirare.
E di queste incredibili giornate
vai componendo la tua stagione
ch’è tutta una dolcissima agonia.

Vincenzo Cardarelli

Da Poesie, 1936.

Quadro La raccolta del fieno in Maremma di Giovanni Fattori


Novembre

E poi – se accadrà ch’io me ne vada –
resterà qualche cosa
di me
nel mio mondo –
resterà un’esile scìa di silenzio
in mezzo alle voci –
un tenue fiato di bianco
in cuore all’azzurro –

Ed una sera di novembre
una bambina gracile
all’angolo d’una strada
venderà tanti crisantemi
e ci saranno le stelle
gelide verdi remote –
Qualcuno piangerà
chissà dove – chissà dove –
Qualcuno cercherà i crisantemi
per me
nel mondo
quando accadrà che senza ritorno
io me ne debba andare.

Antonia Pozzi

Milano, 29 ottobre 1930 immagine Giulio del Torre


Nuvole

E ancora una volta,
stanco di riflettermi
nei volti umani
come in altrettanti specchi
di indicibile follia,
alzo lo sguardo
oltre gli alberi e le case
fino a voi,
eterni pensieri del cielo.
Grandiose e libere
ancora una volta mi liberate,
e la mia mente corre lontano
insieme a voi, sopra terre e oceani,
e con voi rimango sospeso
sull’infinità dell’abisso
e svanisco infine
come nebbia,
quando incorporeo
vedo i semi delle stelle
volare
sui campi
delle profondità sconfinate.

Cristian Morgenstern

dipinto di Kees van Dongen


Mattino

Dalla finestra aperta

Entran le voci calme

Del fiume,

I canti lontani

Delle lavandaie

Laggiù fra i pioppi e gli ontani,

Presso la pura corrente

Che mormora sì dolcemente

Il fumo dei vapori

Si confonde con quello delle case

Sotto il riso trionfale

Del cielo.

Sull’altra riva, nel viale

Le affiches azzurre

Delle compagnie di navigazione

Riempiono di nostalgia e di illusione

Il cuore degli uomini

Seduti sulle panchine.

Penso a una fanciulla bionda.

Fra poco sarà mezzogiorno

E una gran tenerezza mi invade,

E una voglia di piangere senza perché.

Attilio Bertolucci

Dipinto di Ottorino Bicchi


Fire Dreams

Ricordo qui accanto al fuoco

Nel tremolante rosso e zafferano,

Sono venuti in una vasca sgangherata,

Pellegrini con cappelli alti,

Pellegrini dalle fauci di ferro,

Andando alla deriva per settimane su mari battuti,

E dicono i capitoli casuali

Erano contenti e cantavano a Dio.

E così

Da quando gli uomini dalla mascella di ferro si sono seduti

E disse: “Grazie, o Dio”,

Per la vita e la minestra e un po ‘meno

Di un volantino vagabondo oggi,

Dal momento che i venti grigi soffiavano modelli grigi di nevischio su Plymouth Rock,

Poiché gli uomini dalla mascella di ferro cantavano “Grazie, o Dio”,

Tu ed io, o figlio dell’ovest,

Ricorda più che mai

Novembre e la luna del cacciatore,

Novembre e le colline macchiate di giallo.

E così

In nome degli uomini dalla mascella di ferro

Mi alzerò e dirò di sì finché il traguardo non sarà arrivato e se ne andrà.

Dio di tutti i cuori spezzati, mani vuote, soldati addormentati,

Dio di tutte le spiagge stellari del cielo notturno,

Oggi io e il mio bambino amato ci alziamo insieme e cantiamo: “Grazie, o Dio”.

Carl Sandburg


da “Oceano mare”

Non è che la vita vada come tu te la immagini. Fa la sua strada. E tu la tua. Io non è che volevo essere felice, questo no. Volevo… salvarmi, ecco: salvarmi. Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare: dalla parte dei desideri. Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente: il dovere, l’onestà, essere buoni, essere giusti. No. Sono i desideri che salvano. Sono l’unica cosa vera. Tu stai con loro, e ti salverai. Però troppo tardi l’ho capito. Se le dai tempo, alla vita, lei si rigira in un modo strano, inesorabile: e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti del male. E’ lì che salta tutto, non c’è verso di scappare, più ti agiti più si ingarbuglia la rete, più ti ribelli più ti ferisci. Non se ne esce. Quando era troppo tardi, io ho iniziato a desiderare. Con tutta la forza che avevo. Mi sono fatta tanto di quel male che tu non puoi nemmeno immaginare.

 


Alessandro Baricco 


Pane e formaggio

Avevo comprato a Villa San Giovanni qualcosa da mangiare, pane e formaggio, e mangiavo sul ponte, pane, aria cruda, formaggio, con gusto e appetito perché riconoscevo antichi sapori delle mie montagne, e persino odori, mandrie di capre, fumo di assenzio, in quel formaggio. I piccoli siciliani, curvi con le spalle nel vento e le mani in tasca, mi guardavano mangiare, erano scuri in faccia, ma soavi, con barba da quattro giorni, operai, braccianti dei giardini di aranci, ferrovieri con i cappelli grigi a filetto rosso della squadra lavori. E io, mangiando, sorridevo loro e loro mi guardavano senza sorridere.
“Non c’è formaggio come il nostro” io dissi. 

 


Elio Vittorini 


In cielo si raccoglie il vento

In cielo si raccoglie il vento,
il vento purpureo di domani,
e di nuovo l’amore,
di nuovo da tempo immemorabile
da lontano impedisce la morte.

Jan Skácel,

 


Paesaggio in movimento

Si deve saper andare via
e tuttavia essere come un albero:
come se le radici rimanessero nel terreno,
come se il paesaggio si muovesse e noi restassimo fermi.
Si deve trattenere il fiato,
finché si calma il vento
e l’aria estranea inizia a girarci intorno,
finché il gioco di luci e ombre,
di verde e di blu,
crea gli antichi disegni
e siamo a casa,
ovunque essa sia,
e possiamo sederci e appoggiarci,
come se fossimo alla tomba
di nostra madre.

Hilde Domin, da Con l’avallo delle nuvole


La bellezza

Chi non ha mai visto in una stanza buia

filtrare la luce del giorno –

– levandosi da un corpo adorato per accostare le tende

con occhi sfiniti e pesti –

non può capire quel che cerco di dire,

quanto lungo fosse l’ultimo bacio,

quanto lento,

quanto caldo il suo indugio.

 

Oscar Wilde

Fotografia di Edouard Boubat


Senza risposta

Ti ha portata novembre. Quanti mesi
dell’anno durerà la dolceamara
vicenda di due sguardi, di due voci?
Se io avessi una leggenda tutta scritta
direi che questo tempo che ci sfiora
ci appartiene da sempre. Ma non sono
che un uomo tra mille e centomila
ma non sei
che una donna portata da novembre
e un mese dona e un altro saccheggia.
Sei una donna
che oggi tiene un naufrago impaziente
dimmi tu
sei scoglio
o continente?

 

Luciano Erba


Per lei

Non proverai alcun desiderio,
niente ti metterà in guardia,
non un vento improvviso, non l’immobilità dell’aria.
Lei apparirà
l’aspetto di una donna che conoscevi:
l’amica che ha sprecato la sua vita,
la ragazza seduta all’ombra della palma.
I bracciali le brilleranno
diverranno le luci
di un paese cui volgesti le spalle anni fa. 

 


Mark Strand


Silenzio

La mia anima mi ha parlato, 

fratello, e mi ha illuminato.

E spesso anche a te l’anima parla

e ti illumina.

Tu infatti sei come me,

e non c’è differenza tra noi,

se non questa: 

io esprimo ciò che è dentro di me 

in parole che ho udito nel mio silenzio,

mentre tu custodisci tacito 

ciò che è dentro di te.

Ma la tua silenziosa custodia

ha lo stesso valore del mio tanto parlare.

Kahlil Gibran


Verticale

Io sono verticale

Ma preferirei essere orizzontale.
Non sono un albero con radici nel suolo
succhiante minerali e amore materno
così da poter brillare di foglie a ogni marzo,
né sono la beltà di un’aiuola
ultradipinta che susciti grida di meraviglia,
senza sapere che presto dovrò perdere i miei petali.
Confronto a me, un albero è immortale
e la cima di un fiore, non alta, ma più clamorosa:
dell’uno la lunga vita, dell’altra mi manca l’audacia.

Stasera, all’infinitesimo lume delle stelle,
alberi e fiori hanno sparso i loro freddi profumi.
Ci passo in mezzo ma nessuno di loro ne fa caso.
A volte io penso che mentre dormo
forse assomiglio a loro nel modo piu’ perfetto –
con i miei pensieri andati in nebbia.
Stare sdraiata è per me piu’ naturale.
Allora il cielo ed io siamo in aperto colloquio,
e sarò utile il giorno che resto sdraiata per sempre:
finalmente gli alberi mi toccheranno, i fiori avranno tempo per me.

Sylvia Plath


Boh

Non so perché…però a volte dal pc metto il like a qualche post che mi piace, la stellina diventa blu poi però ridiventa subito bianca ed il like scompare . Allora mi sposto sullo smartphone e tutto procede regolarmente.

Boh


Aforisma

Stanco dell’infinitamente piccolo e dell’infinitamente grande, lo scienziato si dedicò all’infinitamente medio

Ennio Flaiano

 

 

 

 


Sottovoce

Una sera di nuvole, di freddo
e di luce che spiega ad altro il senso
della mia vita, questo vago accordo
di memorie in sordina, sottovoce
di me, di te, poveramente assortiti.

Si resta a volte soli nella veglia
di un racconto sospeso, allora soli,
ignoti l’uno all’altro, ed ora uniti
dal ricordo che un nulla ci divise.

Il rammarico punge, se mi dici:
“bastava che quel giorno…”, ti sorrido
con la mesta sfiducia di sapere
che mai giunsi per tempo, che geloso
di te, del tuo passato, almeno vedo
il tuo sguardo d’amore al primo incontro.

Ma forse è giusto credere che allora
tu m’avresti perduto:
come un ragazzo che si lascia indietro
nella paura d’esser felice.

Alfonso Gatto

immagine dal film “Le notti bianche”


La libertà dell’amore

Non conosco libertà se non quella di essere innamorato di qualcuno

Il cui nome non posso ascoltare senza rabbrividire

Qualcuno per il quale mi dimentico della mia meschina esistenza

E il giorno e la notte sono per me ciò che lui soltanto desidera

E il mio corpo e la mia anima fluttuano nel suo corpo e nella sua anima

come pezzi di legno dispersi che il mare annega o innalza

Liberamente, con la libertà dell’amore,

l’unica libertà che mi esalta,

l’unica libertà per la quale muoio.

Tu giustifichi la mia esistenza:

Se non ti conosco, non ho vissuto;

Se muoio senza conoscerti, non muoio, perché non ho mai vissuto.

 

 

Luìs Cernuda

dipinto di Anne Magill


Quando ti bacio

Quando ti bacio
non è solo la tua bocca
non è solo il tuo ombelico
non è solo il tuo grembo
che bacio.
Io bacio anche le tue domande
e i tuoi desideri
bacio il tuo riflettere
i tuoi dubbi
e il tuo coraggio
il tuo amore per me
e la tua libertà da me
il tuo piede
che è giunto qui
e che di nuovo se ne va
io bacio te
così come sei
e come sarai
domani e oltre
e quando il mio tempo sarà trascorso.

 

Erich Fried

dipinto di Andre Kohn

 


Ti aspetto

Ti aspetto sulla Via Lattea
al chilometro numero nove
dove comincia il sentiero per Sirio.
(in questa o nella prossima vita).
non è un mio patetico delirio
nè il sogno pazzo di un amante:
è l’eterno-presente-desiderio
che gioca fino in fondo la partita.
è l’amore, indistruttibile diamante

 

Francesca Genti


Da un amico medico chirurgo

Ormai esiste solo il covid, non solo il caso patologico e sintomatico ma anche quel 90% di asintomatici con un organismo che, semplicemente non si accorge neanche di aver incontrato questo virus. Ogni giorno ci dicono quanti sono gli asintomatici, li chiamano “contagiati “, per un virus di cui non si sarebbero neanche resi conto, se, benevolmente, non fossero andati a dirglielo! Volendo fare un parallelo con le malattie cardiovascolari sarebbe come se ogni giorno facessero la conta di chi è in sovrappeso, di chi fuma, di chi ha un quadro lipidico sballato ecc ecc ecc, cioè di tutti coloro che sono stati “contagiati ” dai noti fattori di rischio per le malattie cardiovascolari, e quindi giù con i numeri, centinaia di migliaia di persone a rischio per accidenti cardiovascolari! Sarebbe come se ogni giorno dicessero quanti sono i “contagiati ” da HPV accertato virus a trasmissione sessuale causa del tumore del collo uterino, diffusissimo, e quindi immaginiamo ogni giorno uno che esce in tv e ti snocciola i milioni di “contagiati ” per HPV una percentuale dei quali candidati a sviluppare il cancro del collo uterino! Potrei continuare per ore, ma la differenza tra essere ossessionati da una sola ed unica malattia ed avere, invece, una reazione normale al pensiero della morte sta proprio nell’allargare il campo visivo e guardare TUTTO non solo una parte! Ed allora si scoprirà che è inutile pensare ossessivamente per ogni attimo della giornata sempre alla stessa cosa, si scoprirà che dovremmo proteggerci da mille altre malattie, scopriremmo che, solo oggi, 640 italiani sono morti di infarto ed iscut e 500 per cancro, mentre stavano tremando per il covid! E scopriremmo che se volessimo fare una seria prevenzione per tutte le malattie, come la Medicina prescrive, non avremmo più il tempo per vivere! Ogni giorno sarebbe dedicato alla prevenzione di questo e di quello senza nessuno spazio per niente altro!  Qui l’unico problema non è tanto una malattia che ha lo 0,5% di letalita’, il problema è che tagli selvaggi alla sanità hanno portato alla impossibilità di curare bene tutti, hanno sterminato gli ospedali, hanno trasformato i medici di famiglia in burocrati passacarte, in altre parole la sanità pubblica italiana è una nave che è capace di navigare solo in acque stagnanti, ma non appena incontra un po’ di mare mosso affonda! Questo è quanto, e se avessimo gli ospedali che avevamo 15 anni fa, se ci si fosse organizzati in questi 5 mesi di intervalli con team ad hoc che visitano e curano a casa la stragrande maggioranza dei casi che, è noto, non hanno bisogno di ricovero, sicuramente non ci sarebbe bisogno di mettere in galera 60 milioni di italiani, né di terrorizzare tutti con la litania quotidiana! Magari hanno avuto ragione in tutta l’Europa del Nord, in primis la Svezia! Nessuno nega che questo virus esista e dia dei problemi, ma affrontato e gestito bene non avrebbe provocato questa catastrofe sociale, economica, psichiatrica che durerà anni! Una catastrofe peggiore dello stesso virus!

I pronto soccorso sono intasati perché al primo starnuto, terrorizzati come sono, corrono tutti lì! Corrono tutti lì perché non hanno chi li cura a casa, solo qualche controllo telefonico dal medico di famiglia che lascia il tempo che trova! Oggi sappiamo tanto di più di questo virus, sappiamo anche individuare i casi suscettibili di evoluzione grave, ci sono particolari analisi che orientano bene in tal senso, ma non c’è un sistema sanitario minimamente preparato! Basterebbero dei team con il compito di visitare in casa, fare determinate analisi precocemente, distinguere i casi suscettibili di evoluzione grave da quelli che si risolvono con 3-4 giorni di febbricola e basta, ed a cascata non ci sarebbe la fila delle ambulanze e si potrebbero continuare a curare ed operare tutte le altre patologie, molto più serie, completamente dimenticate! Insomma, qui per non saper individuare i ladri e gli assassini stiamo risolvendo mettendo tutti in galera, così siamo certi di beccare anche i delinquenti! Ma non funziona così!


E novembre e dicembre e non è inverno

E novembre e dicembre e non è inverno,
non c’è più una stagione.
Foglie a terra, ma è polvere di scena,
alberi come quinte, un teatrino
con nulla d’imminente.
Gente per via, neon ai pianiterra, uffici,
mattino, pomeriggio, uguali, grigi.

Ma viene sera.
Stendi la mano sul tuo drink serale
e guarda:
il neon blu il barista il banco acciaio
corpi facce e le bocche cosa stanno bevendo,
ascolta quel che dicono, ci sei
e anche loro ci sono e ci saranno.
Felicità. È strano ci sia ancora,
questo riso segreto sotto il cuore,
la voglia d’essere
d’essere in mezzo agli altri,
e che tutto ha senso
e che c’è l’avvenire.

Anna Maria Carpi

Illustrazione di Michael Flohr


L’abbraccio

Abbiamo chiuso la porta.
Attraverso la finestra aperta
il mondo oscilla
tra le foglie miste.
Abbiamo depositato,
il tempo di una lode,
questo groviglio di vestiti, preoccupazioni,
ed eccoci nudi, dimenticati, smemorati.
La chiarezza delle lampade diventa
languida con le curve rivelate.
Chiudiamo finalmente le braccia,
allunghiamo le nostre mani finalmente inutili;
Li accarezza con tenerezza,
con i lenti gesti dei rematori al sole.
Un afflusso di fervore e ardore
alle punte delle dita
che si trasformano in alghe e palme.
Sotto la carezza, i corpi prendono vita
e iniziano a cantare, le
chitarre si svegliano, in preda al panico.
Il gioco si svolge a piacimento;
stiamo celebrando una festa
che non vuole morire.
Inventiamo i nostri riti e le nostre metamorfosi:
sulle nostre terre non c’è nessun altro signore.

 

Colette Nys-Mazure

Dipinto di Barbara Kroll

 


Autunn ai giardin pubblich

Vedi con la ment on bagain che lì

el pedala sora ‘na maccchinètta.

On giovin òmm el ciappa del borsin

ona moneda e ‘l ghe paga ‘n’alter gir.

Intant ‘l tègn in man ona barchètta

e vèrs la vasca s’invien a camminà.

Quèll bagain seri mi col mè papà

e adèss la ment la lassa ‘l post ai oeucc

per vedè quèll che gh’è intorna incoeu

a Porta Venezia, in sti nòster giardin

indoe hinn passaa generazion de fioeu.

In sto autunn troeuvi tusscòss cambiaa.

Lì, in mèzz, gh’è la vasca bandonada

e i bagai giughen più cont i barchètt.

I castègn d’India borlen giò per tèrra

sora i foeuj giald che ghe fann de tappee.

Sora ‘na banchètta gh’è settaa on vècc

cont i oeucc avèrt sbarattaa sul nient…

(Carlo Albertario – Milan, el 29 de ottober del 2004)