La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Archivio per novembre, 2019

Lo steddazzu

L’uomo solo si leva che il mare è ancor buio
e le stelle vacillano. Un tepore di fiato
sale su dalla riva, dov’è il letto del mare,
e addolcisce il respiro. Quest’è l’ora in cui nulla
può accadere. Perfino la pipa tra i denti
pende spenta. Notturno è il sommesso sciacquìo.
L’uomo solo ha già acceso un gran fuoco di rami
e lo guarda arrossare il terreno. Anche il mare
tra non molto sarà come il fuoco, avvampante.

Non c’è cosa più amara che l’alba di un giorno
in cui nulla accadrà. Non c’è cosa più amara
che l’inutilità. Pende stanca nel cielo
una stella verdognola, sorpresa dall’alba.
Vede il mare ancor buio e la macchia di fuoco
a cui l’uomo, per fare qualcosa, si scalda;
vede, e cade dal sonno tra le fosche montagne
dov’è un letto di neve. La lentezza dell’ora
è spietata, per chi non aspetta più nulla.

Val la pena che il sole si levi dal mare
e la lunga giornata cominci? Domani
tornerà l’alba tiepida con la diafana luce
e sarà come ieri e mai nulla accadrà.
L’uomo solo vorrebbe soltanto dormire.
Quando l’ultima stella si spegne nel cielo,
l’uomo adagio prepara la pipa e l’accende.

Cesare Pavese


A’ gatta d”o palazzo ‘A gatta d’ ‘o palazzo

Trase p’ ‘a porta,

pè nu fenestiello,

pè na fenestra, si t’ ‘a scuorde aperta,

quanno meno t’ ‘aspiette.

Pè copp’ ‘e titte,

da na loggia a n’ata,

se ruciulèa pè dint’ ‘a cemmenera.

E manco te n’adduone

quann’è trasuta:

pè copp’ ‘o cornicione

plòffete!, int’ ‘o balcone,

e fa culazione

dint’ ‘a cucina toia.

E’ ‘a gatta d’ ‘o palazzo.

Padrone nun ne tene.

Nunn’ è c’ ‘a vonno male,

ma essa ‘o sape

che manc’ ‘a vonno bene.

Te guarda cu dduje uocchie speretate:

lèsa.

N’ha avute scarpe appriesso e ssecutate.

E’ mariola!

Ma ‘a povera bestiella, c’adda fa?

E’ mariola pecché vò mangià.

E’ mariola…

Chest’ ‘o ddice a’ ggente;

ma i’ nun ce credo, pecché, tiene mente:

tu lasse int’ ‘a cucina,

che ssaccio…

nu saciccio.

Làsselo arravugliato

dint’ a na bella carta ‘e mille lire.

Tuorne ‘a mattina:

a mille lire ‘a truove, che te crire?

Nzevata. Ma sta llà.

Eduardo De Filippo

 


Un grido di seta

All’amore sono giunta con un grido di seta
e ci ho messo le guance,
il corpo e la coscienza.

Niente è rimasto di me,
neppure una lettera,
neppure uno specchio in cui riconoscermi.
Ma ho imparato a passare
per la cruna dell’ago,
cioè a perdonare sinceramente.
A lasciare la pelle nel filo di ferro,
a ferirmi dalla testa
ai piedi.

Ho perso tutto.
E quando ho capito che non sapevo difendermi dalla gente,
ho risposto con una sberla di dolcezza,
perché io so
che solo i dolci erediteranno la terra.

Mía Gallegos 


Novembre

Vedo il tuo volto alla luce grigia della pioggia.

Novembre seppellisce il paesaggio e la mia vita.

Non so nulla, nulla voglio sapere del tuo passato.

I tuoi occhi mi parlano di brumose città lontane

che mai vedrò

e mai dalla tua voce sentirò pronunciarne il nome.

Novembre è su tutta la mia anima, novembre è su tutta la pianura.

E’ come se tu dovessi lasciarmi oggi
Subito e per sempre
Senza farmi sapere da dove vieni, dove vai.
Piove sui grandi giardini spogli, la tua anima ha freddo,
Novembre seppellisce il paesaggio e la mia vita.

Oskar Vladislas Milosz


Serenada

A la luna,
che la giuga a scondes
là, in scima,
indoe dò nivol
vestissen la montagna,
indoe la lus

la sfrisa l’acqua.
A i stell,
sorei che viven la nòtt
che se stimen
in gir, in del scur.
Al ciel, a la terra,
che se mis’cen
là indoe se perden i mè penser.
A tì,
luna, nivola, lus,
che te scarlighet via
‘me on boff d’aria,
a tì, vita.


Gianfranco Gandini

Alla luna, che gioca a nascondersi là in cima, dove le nuvole vestono la montagna,

dove la luce sfiora l’acqua. Dove le stelle sorelle che vivono di notte, girano nell’oscurità.

Al cielo, alla terra, che si mescolano là,dove si perdono i miei pensieri,

A te, luna, nuvola, luce, che scivoli via come un soffio d’aria, a te, vita.


Una notte

Era volgare e squallida la stanza,
nascosta sull’equivoca taverna.
Dalla finestra si scorgeva il vicolo,
angusto e lercio. Di là sotto voci
salivano, frastuono d’operai
che giocavano a carte: erano allegri.

E là, sul vile, miserabile giaciglio,
ebbi il corpo d’amore, ebbi la bocca
voluttuosa, la rosata bocca
di tale ebbrezza, ch’io mi sento ancora,
mentre che scrivo (dopo sì gran tempo!),
nella casa solinga inebriare.

Costantino Kavafis

(dipinto di Pablo Picasso)


Senza risposta

Ti ha portata novembre. Quanti mesi
dell’anno durerà la dolceamara
vicenda di due sguardi, di due voci?
Se io avessi una leggenda tutta scritta
direi che questo tempo che ci sfiora
ci appartiene da sempre. Ma non sono
che un uomo tra mille e centomila
ma non sei
che una donna portata da novembre
e un mese dona e un altro saccheggia.
Sei una donna
che oggi tiene un naufrago impaziente
dimmi tu
sei scoglio
o continente?

Luciano Erba


Ultimo sabato di novembre holomodor

L’holodomor e la nostra coscienza

Da “Le fotografie che hanno fatto la storia”

Holodomor, noto informalmente anche come Genocidio ucraino, o Olocausto ucraino, è il nome attribuito alla carestia, che si abbatté sul territorio dell’Ucraina dal 1929 al 1933, che causò milioni di morti. Il termine Holodomor deriva dall’espressione ucraina moryty holodom, che significa “infliggere la morte attraverso la fame”. In Ucraina, il giorno ufficiale di commemorazione dell’Holodomor è il quarto sabato di novembre.
In seguito ad un progetto del regime sovietico, per cui la ricchezza prodotta dall’agricoltura doveva essere interamente trasferita all’industria e per ottenere questo le terre e tutta la produzione dovevano passare sotto il controllo dello stato, si concentrò l’azione coercitiva dello stato sovietico contro la popolazione contadina ucraina. I contadini si opposero fermamente alla collettivizzazione, occultando le derrate alimentari, macellando il bestiame, e ricorrendo perfino alle armi. Stalin reagì ordinando eliminazioni fisiche e deportazioni di massa nei campi di lavoro forzato. Malgrado la riduzione della resa agricola, le autorità sovietiche richiesero un sostanziale incremento del raccolto nel 1932, puntando a un obiettivo irrealizzabile. Nel novembre 1932 un decreto segreto ordinò alla polizia e alle forze di repressione di aumentare la loro “efficacia”. Molotov ordinò anche di non lasciare grano nei villaggi ucraini e di confiscare anche barbabietole, patate, verdure ed ogni tipo di cibo. In pochi mesi, la campagna ucraina, una regione storicamente molto fertile, si trasformò in uno scenario nel quale imperversava una terribile carestia. Quest carestia del 1932-1933 non fu causata da un collasso infrastrutturale, né fu un effetto a lunga distanza della prima guerra mondiale, ma fu un deliberato atto politico e una decisione amministrativa. Il governo sovietico negò gli iniziali rapporti sull’evento e impedì ai giornalisti stranieri di viaggiare nella regione. Nei 13 anni tra il 1926 e il 1939, la popolazione dell’Ucraina, invece di aumentare, si ridusse da 31 a 28 milioni. Il 23 ottobre 2008 il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione nella quale ha riconosciuto l’Holodomor come un crimine contro l’umanità.
Fotografia di Gareth Jones sugli effetti della carestia, 1933.


Autunno

In questa notte d’autunno
sono pieno delle tue parole
parole eterne come il tempo
come la materia
parole pesanti come la mano
scintillanti come le stelle.
dalla tua testa dalla tua carne
dal tuo cuore
mi sono giunte le tue parole
le tue parole cariche di te
le tue parole, madre
le tue parole, amore
le tue parole, amica.
Erano tristi, amare
erano allegre, piene di speranza
erano coraggiose, eroiche
le tue parole
erano uomini.”
(Nazim Hikmet, 1948)


Pioggia

Perché uno mi sia compagno mentre piove
deve sentire
la pioggia sulla piazza vuota o su un sentiero o soltanto su un paesino.
Oppure è necessario che abbia un volto quieto che dica siamo uomini
e che abbiamo dimenticato o sentito o visto qualcosa da qualche parte
e che qualcosa resta racconta e si bagna o solo tace o viene sotto la pioggia
e ora non sappiamo dove in realtà e che cosa.

 


Milivoj Slaviček


Sul tram

Su un tram ho visto in faccia la bellezza,
un tram sudato, di cappelli e giacche,
di impiegati con le facce della tristezza,
e donne grasse, e ombelichi sui tacchi;
ho visto la faccia che le bruciava il cuore
in una Milano che scivolava tra mucchi
di case addormentate, di uomini che sembrano morire,
di auto, bus, sirene e gas nell’aria,
e questo fuggire del tempo oltre la volontà…
Era una traccia franca, luce nell’aria,
nel ridere blu di occhi color del vento,
un vestito floscio d’un rosa che pare cangiante
al tremare del corpo al tocco del sentimento…
Io l’ho bevuta nel bello del suo guardare
e lei si è fatta festa tra la gente.

Franco Loi


Senza titolo

Di tutto il nostro mondo assolato
desidero soltanto una panchina in un giardino
dove un gatto prende il sole…
Là vorrei sedermi
con una lettera nascosta in seno
una sola piccola lettera.
Così appare il mio sogno…

 


Edith Södergran 


C’è un posto nel cuore

C’è un posto nel cuore
che non sarà mai riempito.
Uno spazio.
Lo conosceremo più che mai.
C’è un posto nel cuore
che non può essere riempito.
E noi aspetteremo, e aspetteremo
in quello spazio.

 

Charles Bukowski


Dorcas Gustine

Non ero amata da quelli del villaggio,
ma tutto perché non avevo peli sulla lingua,
e affrontavo chi m’insultava
con una protesta diretta, senza
nascondere o nutrire
segreti rancori o risentimenti.
È molto lodato il gesto di quel ragazzo spartano,
che nascose il lupo sotto il mantello,
e si lasciò divorare, senza un lamento.
È più coraggioso, credo, strapparsi
il lupo di dosso
e combatterlo apertamente, magari
per strada,
tra polvere e urla di dolore.
La lingua sarà forse un organo ribelle ma
il silenzio avvelena l’anima.
Mi biasimi chi vuole-io sono contenta.

Edgar Lee Masters


Una visita

Ho ospiti oggi,
ho ospiti.

Oggi è venuta a trovarmi una rosa.

Dio, fa’ che io sia semplice e chiaro
come un gioiello prezioso,
come un coltello nudo in battaglia,
e in cuore la purezza di un bicchiere.

Stasera è venuta a trovarmi una rosa.

 

 

Jan Skácel 


Il vento

Il vento è un cavallo:
senti come corre
per il mare, per il cielo.

Vuol portarmi via: senti
come percorre il mondo
per portarmi lontano.

Nascondimi tra le tue braccia
per questa notte sola,
mentre la pioggia rompe
contro il mare e la terra
la sua bocca innumerevole.

Senti come il vento
mi chiama galoppando
per portarmi lontano.

Con la tua fronte sulla mia fronte,
con la tua bocca sulla mia bocca,
legati i nostri corpi,
all’amore che che brucia,
lascia che il vento passi
senza che possa portarmi via.

Lascia che il vento corra
coronato di spuma,
che mi chiami e mi cerchi
galoppando nell’ombra,
mentre, sommerso,
sotto i tuoi grandi occhi,
per questa notte sola
riposerò, amor mio.

Pablo Neruda


Ritratto

È spaventoso
che non abbia
una tua foto
ho cercato di tracciare
tuoi ritratti
a memoria
ma non me ne piace
nessuno.
La verità è
che non voglio
un disegno
o una foto.
Voglio te. 
Ho bisogno di sentire
le tue mani
su di me
e la tua
bocca 
tropicale.


Barry Gifford


Sera d’ Autunno

Ascolta…


Con un fruscio secco e lieve,


simile a scalpiccio di fantasmi che passano,


le foglie accartocciate dal gelo si staccano dagli alberi
e cadono.

 


Adelaide Crapsey

 


Hai il viso di terra scolpita

Hai viso di pietra scolpita,
sangue di terra dura,
sei venuta dal mare.
Tutto accogli e scruti
e respingi da te
come il mare. Nel cuore
hai silenzio, hai parole
inghiottite. Sei buia.
Per te l’alba è silenzio.

E sei come le voci
della terra – l’urto
della secchia nel pozzo,
la canzone del fuoco,
il tonfo di una mela;
le parole rassegnate
e cupe sulle soglie,
il grido del bimbo – le cose
che non passano mai.
Tu non muti. Sei buia.

Sei la cantina chiusa,
dal battuto di terra,
dov’è entrato una volta
ch’era scalzo il bambino,
e ci ripensa sempre.
Sei la camera buia
cui si ripensa sempre,
come al cortile antico
dove s’apriva l’alba.

Cesare Pavese, Busto di Francesco Messina


Novembre

E poi – se accadrà ch’io me ne vada 
resterà qualche cosa
di me
nel mio mondo –
resterà un’esile scìa di silenzio
in mezzo alle voci –
un tenue fiato di bianco
in cuore all’azzurro – 
Ed una sera di novembre
una bambina gracile
all’angolo d’una strada
venderà tanti crisantemi
e ci saranno le stelle
gelide verdi remote –
Qualcuno piangerà
chissà dove – chissà dove –
Qualcuno cercherà i crisantemi
per me
nel mondo
quando accadrà che senza ritorno
io me ne debba andare.
Antonia Pozzi

dipinto di Giulio Del Torre

 


Fuochi di novembre

Bruciano della gramigna
nei campi,
un’allegra fiamma suscitano
e un fumo brontolone.
La bianca nebbia si rifugia
fra le gaggie,
ma il fumo lento si avvicina
non la lascia stare.
I ragazzi corrono corrono
al fuoco
con le mani nelle mani,
smemorati,
come se avessero bevuto
del vino.
Per lungo tempo si ricorderanno
con gioia
dei fuochi accesi in novembre
al limitare del campo.


Attilio Bertolucci


Centaura LVIII

Quando muore chi ami, non lo perdi del tutto
ma lo incorpori dentro di te
come una gravidanza senza parto
che può durare una vita.

Marcello Veneziani

 

 

In ricordo del mio babbo, che oggi avrebbe compiuto gli anni 


Le anime belle della sinistra

Post molto lungo.
Ho preso spunto dall’articolo di un giornalista, Emilio Mola, trovato su internet, e mi sono permessa (unica modifica apportata) di numerare i vari punti, ai quali ho risposto seguendo l’ordine.


1 – A voi che non è fascismo se non c’è il fez, la camicia nera, il braccio alzato e il fascio littorio.
2 – A voi che non è xenofobia perché è ironia da stadio e goliardia.
3 – A voi che non è razzismo ma è “un fenomeno” che vale meno di un operaio.
4 – A voi che “ne*ro di merda” non è odio ma è libertà di parola.
5 – A voi che il rispetto dell’altro è “bavaglio”.
6 – A voi che non è dolo ma un cortocircuito dell’impianto.
7 – A voi che non sono naufraghi e disperati, ma invasori.
8 – A voi che non è ignoranza ma genuinità del popolo.
9 – A voi che non è manipolazione delle masse ma è bravura a usare i social.
10 – A voi che non è incitazione all’odio ma comunicazione politica e propaganda legittima.
11 – A voi che non è umanità ma buonismo.
12 – A voi che non è terrorismo psicologico contro “l’altro” ma è selezione dei fatti di cronaca.
13 – A voi che non è nazionalismo ma patriottismo.
14 – A voi che i problemi dell’Italia è colpa loro.
A voi che continuate a fingere di non aver capito, ma avete capito benissimo. Ma fingete, perché vi fa comodo così. Perché tanto non tocca voi. Ma a voi diciamo una cosa. Non ve lo consentiremo.
L’Italia, la sua bandiera, la nostra Patria, altro non sono che la nostra Costituzione. E la nostra Costituzione, scritta e intinta nel sangue di chi ha già dato la vita per voi, traditori della Patria, è democratica, repubblicana, parlamentare e antifascista.
E antifascista non significa che ripudia solo qualsiasi partito o movimento di imbecilli repressi che decida di chiamarsi Fascista. E’ antifascista perché ripudia la guerra, ripudia la violenza, ripudia il razzismo, ripudia il culto del capo, dell’ignoranza, della forza, della disuguaglianza e di quell’insieme di idee criminali e criminogene che ieri chiamavate “fascismo” e oggi mascherate sotto altri nomi.
Da oggi a causa vostra, anche della vostra silenziosa complicità, Liliana Segre vivrà sotto scorta. Un giorno dopo l’ennesimo rogo dei libri. E l’ennesimo “ne*ro di merda”.
Da oggi in Italia un’ebrea deportata 80 anni fa e sopravvissuta ad Auschwitz ha perso di nuovo, di nuovo, la sua libertà. Quando meno lo credeva possibile. Quando credeva d’aver chiuso i conti col passato.
Perché qualcuno vi ha lasciato intendere che oggi potete di nuovo farvi sentire. Che oggi il razzismo non è più un crimine, e non sarà mai una priorità perché “vengono prima altri problemi”. Che oggi l’odio sistematico e organizzato è libertà di espressione.
Ma non ve lo consentiremo.
Sappiate che i vostri “valori” sono contrari ai valori del Paese in cui avete il privilegio di vivere, sono contrari ai valori della nostra Costituzione, della Resistenza, della nostra Patria, dell’Italia. Ne sono il tradimento.
Da oggi tutti siamo chiamati tutti a prendere posizione. O di qua o di là. Non c’è più una zona grigia sulla quale si possa giocare e far finta che sia normale dialettica politica tra partiti che si confrontano nello stesso alveo costituzionale.
Qui ci sono partiti costituzionali e partiti contro costituzionali. L’Italia è sotto l’attacco di un esercito di traditori che vogliono distruggerla e sostituirla con altro. Oggi o si è con l’Italia e la Costituzione e i suoi valori, o si è contro l’Italia e i suoi valori scritti nella Costituzione.
In mezzo non si può più. In mezzo si è solo complici.


Qui di seguito le mie osservazioni.

1 – Peccato che chi è di destra non sia necessariamente fascista, ma possa avere anche idee liberali (e grandi menti liberali, ben 22, tra le quali persone del calibro di Benedetto Croce e  Luigi Einaudi, hanno provveduto a stilare la costituzione).
2 – 3- Peccato che gli insulti a Balotelli non siano per il colore della pelle, ma per la stupidità del personaggio. Ed un operaio che si spacca la schiena lavorando merita senza dubbio più rispetto di un giovanottone viziato e sbruffone.
4 – Peccato che non capiate che non è la parola negro ad essere offensiva, ma quello che gli appiccicate dietro (dire nero di merda sarebbe politicamente corretto?)
5 – Peccato che consideriate le offese solo dal “vostro” punto di vista… Il Piazzale Loreto augurato a Salvini, le offese razziste al senatore Iwobi, le ignobili vignette di Vauro… Ah, no: queste ultime solo solo “satira politica”. Finanche la magistratura ha stabilito che certe offese rientrano nel diritto di critica (?) dei personaggi politici, guarda caso a senso unico. Pure molti ebrei si sono dissociati dalla normativa Segre (nemmeno uno screenshot delle minacce alla senatrice?).
6 – Peccato che a bruciare la libreria non siano stati i fascisti ma spacciatori.
7 – Peccato che chi arriva in barcone poi stazioni qui da noi e vada poi ad ingrossare le fila della malavita. (nemmeno una foto delle torture in Libia? Eppure arrivano tutti con lo smartphone).
8 – Peccato che l’ignoranza del popolo si manifesti solo quando lo stesso non vota come volete voi.
9 – La manipolazione delle masse non è mai a senso unico. Basti pensare al fenomeno Greta, o a quello attuato nelle scuole, e parlo per esperienza diretta di molti, molti anni fa.
10 – vedi al punto 5.
11 – Umanità è aiutare la gente a non essere sradicata dalla propria terra, non costringerla ad imbarcarsi su mezzi fatiscenti ingrassando i trafficanti di esseri umani. Altrimenti vige il vecchio detto ” essere troppo buoni, equivale ad essere fessi”. Mostriamo piuttosto umanità nei confronti dei nostri emarginati, disoccupati, pensionati, disabili.
12 – Non merita neppure confutazione. È sufficiente aprire un qualsiasi giornale alla voce “cronaca”.
13 – il nazionalismo è una ideologia che esalta il concetto di nazione e il sentimento di attaccamento alla propria patria.
La nazione viene intesa come collettività ritenuta depositaria di valori tipici e consolidati del patrimonio culturale e spirituale di un popolo o di un’etnia, risultante di uno specifico percorso storico. [Wikipedia, notoriamente non certo di destra.]
14 – E di chi sarebbe allora la colpa? Ah già, di Salvini, magari tornando indietro di decenni mettiamoci pure Berlusconi. Serve un serio esame di coscienza per vedere cosa ha causato il tracollo dell’Italia.


*Voi non ci consentirete cosa, quando siete i primi a disattendere la Costituzione?
Art. 1 L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro… Ma sono stati persi migliaia di posti grazie a chiusure, dismissioni, delocalizzazioni.
Art. 21 – Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
Ovvio che se vengono riportate offese o falsità si rientri nel campo penale, e non c’è certo bisogno di una commissione per stabilirlo. Quindi il bavaglio volete imporlo voi.
Art. 52 – La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino. Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Il suo adempimento non pregiudica la posizione di lavoro del cittadino, né l’esercizio dei diritti politici.
Qui invece si accoglie ogni sorta di gente senza alcun controllo, mentre si vorrebbero schedare quanti interagiscono sui social, e si glorifica una “capitana” che trasborda presunti naufraghi.
* Voi, che tacciate di fascismo qualsiasi idea che non sia conforme alle vostre, e che equiparate la maggioranza degli italiani che vogliono solo sicurezza ad un piccolo manipolo di facinorosi. Gli italiani non mascherano la propria voglia di sicurezza sotto un altro nome: semplicemente hanno fatto capire di non volervi più al governo, e questo vi rode, vi rode assai, e vi mostrate livorosi ma con un aspetto “istituzionale”, del resto non tutti sono come Vauro e compagni.
*Peccato che abbiano sí dato una scorta alla Segre, ma la abbiano tolta al capitano Ultimo, perché lo stato – volutamente minuscolo – (non la Nazione) abbandona a se stessi i suoi figli migliori.
Quello stato che dà briciole a chi si sacrifica, come Vigili del Fuoco e Forze dell’ordine, e paga molto profumatamente i commessi del Parlamento, il cui unico rischio è quello di accompagnare alla porta qualche onorevole “esuberante”.
* Conclusione: felice di essere dall’altra parte della barricata, perché come ho spiegato sopra, chi va contro la Costituzione – che avrebbe anche bisogno di una rinfrescatina – siete proprio voi che vi definite progressisti.


Un paese anormale

Quando la prima notizia di un telegiornale è quella dei fischi a Balotelli (ed il dubbio fondato è che sia stato fischiato prescindendo dal colore) e non quella della morte di tre vigili del fuoco;

Quando l’incompetenza del governo causa l’allontanamento di un investitore estero in quanto gli si nega lo scudo penale che gli era stato garantito e come conseguenza c’è la perdita di 10mila posti di lavoro, oltre l’indotto (e perché mai Arcelor Mittal avrebbe dovuto pagare per reati commessi da altri), e ci si aggiunge pure la magistratura che vuole lo spegnimento degli altoforni in dicembre;

Quando si lascia che Alitalia continui a perdere soldi e si dilaziona ulteriormente il termine per il bando della concessione;

Quando si fa un governo con chicchessia, purché non vinca Salvini, ma sotto sotto c’è solo il desiderio di stare attaccati ancora per un poco alla cadrega;

Quando l’ideatore del M5S propone di trasformare l’ILVA in un parco divertimenti, e come pagliaccio ci vedrei benissimo lui con tutta la sua congrega, inclusa la Lezzi che vede la coltura delle cozze pelose nel luminoso futuro pugliese;

Quando Gigino o’ bibitaro si definisce statista;

Quando il RdC si è dimostrato una colossale cazzata, ma non si ha il coraggio di tornare indietro;

Quando gli sbarchi di clandestini riprendono alla grande, e viene sospeso il giornalista che ha usato questo termine;

Quando fa più notizia l’ammutinamento dei giocatori del Napoli che la manovra finanziaria che svuoterà le nostre tasche ed il nostro ultimo posto nelle classifiche UE per redditività;

Quando si concede una sostanziosa 😳 rivalutazione delle pensioni di ben 6 euro lordi annui;

Quando per avere l’autorizzazione per un passo carraio è necessaria una dichiarazione di antifascismo;

Ce ne sarabbe ancora molto da scrivere, però mi fermo qui.
Aggiungo solo che i grullini dovrebbero imparare almeno a fare i conti più elementari.
Il loro tweet annuncia un risparmio di un miliardo di euro in dieci anni, il che significa 100 milioni di euro all’anno… Briciole. Mi fermo solo alla voce “25mila infermieri”.
Il conto è presto fatto:
100.000.000:25.000 =4.000 euro ANNUI a cranio. E chi viene a lavorare per un importo simile?