La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Parere personale

Poi non ditemi che Greta non è un fenomeno mediatico!

Con un tempismo quanto mai opportuno, subito dopo la grande manifestazione degli studenti a favore del clima (*) il 15 marzo scorso, esce, tradotto anche in italiano, il secondo libro sulla famiglia della ragazzina, “La nostra casa è in fiamme”, scritto dalla madre della ragazzina, la cantante Malena Emmann.

La madre aveva dato alle stampe il primo libro nell’agosto scorso e, guarda caso, in quei giorni Greta iniziava il suo “sciopero scolastico”.

Resta il fatto che Greta, secondo quanto raccontato dal giornalista svedese Andreas Henriksson, non muove un passo senza essere seguita da una troupe televisiva e da uno staff di persone che le suggeriscono cosa dire e in quale modo.

Quello che mi stupisce è l’enorme macchina che si muove dietro a questa giovanissima svedese che viene accolta con tutti gli onori dagli esponenti più in vista della terra, gli stessi che magari se ne fregano di tantissimi bimbi che muoiono di fame e preferiscono destinare le proprie risorse all’acquisto di armi, però i mass media ci tengono ad informarci che questi potenti vengono zittiti da una ragazzina.

La notizia fa colpo: pare di rivivere la storia di Davide e Golia: Greta, senza armi, solo con le parole, combatte per noi, Greta vuole salvare l’umanità, Greta silenzia le massime autorità… Ma vi pare possibile? Secondo voi i potenti invitano una sedicenne solo per farsi zittire? I potenti della terra di certo non si fanno intimorire, ed accettano Greta perché a loro una simile mossa mediatica fa solo pubblicità o incrementa i loro affari, anche perché Greta che fa? Attacca Trump (fa sempre figo attaccare il Presidente USA, che è il personaggio brutto sporco e cattivo per antonomasia perché non aderisce più al protocollo di Kyoto), però dimentica di citare Cina ed India, che sono i maggiori inquinatori al mondo.

 

Ma mi faccia il piacere”, direbbe la buonanima di Totò.

 

(*) Gli stessi studenti pecoroni che interrogati da un cronista televisivo addebitano la colpa dei cambiamenti climatici allo spread e dicono che si manifestano col fatto che “non ci sono più le mezze stagioni”

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