La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Archivio per 30 giugno 2018

Gay pride

I gay non mi danno fastidio, a patto che non diano loro fastidio a me.
Già circolare a Milano con i mezzi pubblici è un dramma, causa i lavori della M4, il rifacimento di piazza Cinque Giornate e Corso 22 Marzo, ma oggi ci si è messo pure il Gay pride. L’applicazione di ATM che mi dovrebbe tenere informata delle variazioni delle linee non mi ha avvisato che il tram n. 1, l’unico che porta vicino a casa, deviava per la stazione e faceva capolinea là. Così, per non trovarci in mezzo al caos come era già successo lo scorso anno e quello precedente, siamo scesi a piazza Repubblica e per la via Vittorio Veneto ci siamo avviati verso porta Venezia – Oberdan. Una goduria, con tutta la strada al sole e solo 36 gradi 😡. Come se non bastasse, c’erano già folti gruppetti di persone che attendevano di unirsi al corteo: molti a torso nudo, alcuni con canottiere a rete tra le cui maglie sarebbe passato anche un merluzzo adulto, uno con un ridottissimo perizoma, altri in stile drag queen, con vestiti improbabili, tacchi vertiginosi, parrucche dalle acconciature elaboratissime, scie di profumo che stordivano lontano un miglio. C’era perfino uno con un costume composto di piume variopinte che lo faceva assomigliare al mitico quetzalcoatl. Le donne erano più discrete, limitandosi ad indossare magliette con l’arcobaleno o, qualcuna, un tutù di tulle.
Come dicevo, il fastidio è stato dato più che altro dallo stravolgimento dei mezzi pubblici. Cavolo, già paghiamo per i trasporti, già sovvenzioniamo (non so a quale titolo, in quanto non la ritengo culturale) la manifestazione, ma dobbiamo pure sopportare dei disagi?


E il disco infuocato del sole

E il disco infuocato del sole declina nel mare vermiglio.
Ai confini della foresta e dell’abisso, mi perdo nel dedalo del sentiero.
L’odore mi insegue forte e altero, a pungere le mie narici
Deliziosamente. Mi insegue e tu mi insegui, mio doppio.
Il sole si immerge nell’angoscia
In una messe di luci, in un’esultanza di colori e di grida irose.
Una piroga sottile come un ago nella ferma intensità del mare,
Uno che rema e il suo doppio.
Sanguinano le rocce di Capo Nase, quando lontano si accende il faro
delle Mamelles.
Al pensiero di te, così mi trafigge la malinconia.
Penso a te quando cammino e quando nuoto,
seduto o in piedi, penso a te mattina e sera,
La notte quando piango e sì, anche quando sono felice
Quando parlo e mi parlo e quando taccio
Nelle mie gioie e nelle mie pene. Quando penso e non penso,
Cara penso a te. 

Léopold Sédar Senghor