La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Felicità

Certe statistiche mi lasciano perplessa.

Italia al 47^ posto nel mondo per quel che concerne la felicità.

La felicità si può misurare? Come? Da cosa?

Le statistiche si sono limitate a considerare dei parametri relativi alla salute, all’istruzione, al reddito, allo stato sociale, alla libertà, alla corruzione e, da quest’anno, viene valutata anche la felicità degli immigrati (?).

Per mio conto, la felicità è qualcosa di impalpabile ed è un valore estremamente soggettivo. Ciò che può fare felice una persona, non è detto che possa farne felice un’altra.

C’è chi ambisce al successo, chi ad una tranquilla vita familiare, chi gode di una giornata di sole e chi la paventa perché indice di siccità, chi si bea di buone letture e chi invece di compagnie chiassose. Personalmente non mi interessa vivere in un paese dall’aspettativa di vita piuttosto lunga se questa non è accompagnata anche dalla salute; avere un buon reddito è certo importante, purché non vada a scapito del tempo da dedicare a se stessi ed alle persone care; ci sono poi paesi dove la corruzione è considerata “normale”, quindi non costituisce di per sé un ostacolo alla felicità.

L’importante è sentirsi bene, a posto con se stessi, e credo che questo basti a considerarsi felici. Per mio conto ho fatto mio l’aforisma di Oscar Wilde: “la felicità non è avere tutto ciò che si desidera, ma desiderare ciò che si ha” e non è, come potrebbe sembrare, un “chi si accontenta gode” ma significa saper apprezzare quello che già abbiamo, senza avere ambizioni al di sopra delle nostre capacità ed aspettative, cosa che potrebbe procurarci ansia e stress.

Oppure, ed è sempre valida, la frase di Totò in un’intervista rilasciata ad Oriana Fallaci: “Vi sono momenti minuscoli di felicità, e sono quelli durante i quali si dimenticano le cose brutte. La felicità, signorina mia, è fatta di attimi di dimenticanza”.

Ecco, riuscire a dimenticare le cose brutte è già sintomo di felicità anche se la ritengo maggiormente patrimonio dei più giovani: per noi adulti parlerei piuttosto di soddisfazione. La felicità la vedo negli occhi dei bambini, anche quelli che vivono in zone misere e disagiate ma che, nonostante tutto, riescono ancora a sorridere per quelle che noi riteniamo piccole cose e per loro sono invece un regalo immenso, come un piatto di cibo in più, un quaderno o un paio di scarpe, e pronti a trasformare in gioco anche le cose più semplici, come una scatola di cartone o una ruota di bicicletta.

La felicità è qualcosa di inaspettato, quell’attimo che arriva all’improvviso e ti illumina giusto per quell’istante, per poi nascondersi nuovamente, pur restando viva nella nostra memoria.

 

 

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