La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Oggi cinema

Non solo i libri, pure i DVD mi guardano dagli scaffali, in attesa di essere visionati.

Era da tempo che tra i papabili in lista d’attesa c’era The VVitch (anche se in internet si trova con il titolo The Witch).

Film classificato come horror, ed a me gli horror fatti bene piacciono, però secondo me è più una commistione tra mistery e fantasy, con una storia che si ispira ad antiche leggende inglesi sulla stregoneria.

Preavviso che qui segue lo spoiler del film.

La trama è la seguente: New England, nel 1600 circa, una famiglia viene allontanata dalla comunità di puritani in cui vive, in quanto il padre è ritenuto troppo integralista nell’applicare i precetti religiosi.

Tutti i componenti, padre, madre, una figlia adolescente, un ragazzino alla soglia della pubertà, due gemelli ancora piccoli ed un neonato, si trasferiscono lontano dalla cittadina di provenienza, accampandosi alle soglie di una foresta, nei pressi di un ruscello e là costruiscono una piccola fattoria ed una stalla dove ricoverano qualche capra, un cavallo, delle galline. La vita trascorre duramente tra i lavori quotidiani e le preghiere che scandiscono il passare dei giorni e delle ore, preghiere che, oltre ad essere un ringraziamento a Dio per quello che ottengono giornalmente, sono anche un mezzo di espiazione dai peccati. Peccati per lo più frutto di immaginazione che reali, date le condizioni in cui vive la famiglia.

Un giorno Thomasine, la figlia maggiore, si reca con Samuel, ancora nella sua culla, presso il limitare del bosco, ma ad un tratto il neonato, non si sa da chi, come e perché, le viene sottratto. Da questo episodio iniziano le disgrazie che colpiranno l’intera famiglia. La madre non si rassegna alla perdita del suo ultimo nato, che tutti presumono portato via da un lupo, ed inizia a guardare malevolmente Thomasine. Nel frattempo il raccolto non è quello che il padre sperava, così un giorno decide di recarsi nel bosco assieme al secondogenito Caleb per visionare delle trappole che aveva sistemato. Il ragazzino è turbato perché il genitore sembra non dimostrare molto dolore per la perdita di Samuel, e lo interroga sulla sorte che il fratellino avrà nell’aldilà, non essendo stato battezzato, ma le risposte del padre non lo convincono, anzi lo turbano ancora di più.

Thomasine, per spaventare la sorellina minore Mercy, che continua ad infastidirla, le dice di essere una strega e di aver consegnato il piccolo Samuel al demonio. Caleb, presente in questa circostanza, si sconcerta sempre di più, anche perché inizia a provare una certa attrazione nei confronti di Thomasine.

Intanto la situazione precipita. La madre, Katherine, si accorge della sparizione di una coppa d’argento che avrebbe potuto essere venduta per acquistare il cibo che scarseggia, ed accusa Thomasine di averla sottratta. In realtà era stato il padre a venderla per comperare le trappole, ma egli non prende decisamente le difese della ragazza, limitandosi a dire che la figlia ha asserito di non aver preso nulla e di essere convinto della sua sincerità. Pure Caleb, a conoscenza del fatto, tace. Nella notte i due coniugi, convinti che i figli dormano, litigano tra loro, e decidono di mandare Thomasine a servizio per guadagnare un po’ di denaro per poter sopravvivere. I ragazzi invece erano desti, ed avevano ascoltato tutta la discussione. A notte fonda, Caleb si alza, recandosi nella stalla portando con sé il fucile per cacciare nella foresta, ma viene scoperto da Thomasine che lo obbliga a portarla con lui. Quando ad un certo punto appare una lepre, il cane si lancia contro di essa, facendo imbizzarrire il cavallo sul quale cavalca la ragazza, che cade in terra e perde i sensi. Caleb si ritrova sperduto tra gli alberi, finché trova una piccola radura con una baracca dove lo attende una bellissima donna che lo seduce, ma a fronte di un viso ammaliante, si intravede ad un tratto una mano rugosa dalle dita adunche, sottintendendo che quella altro non è che una delle tante forme del diavolo.

Thomasine, ripresasi dal mancamento, ritorna a casa senza il fratello, causando un altro trauma alla madre, che si interroga se quest’ultima sparizione non sia una punizione per aver smarrito la fede quando era sparito il primo figlioletto.

Anche in famiglia adesso si sviluppano molte tensioni. Mercy ed il fratellino Jonas accusano Thomasine di essere una strega. Inutilmente lei cerca di discolparsi, dicendo che si era trattato di uno scherzo per spaventare la sorellina. Ribalta perciò la situazione accusando i due gemelli di parlare all’orecchio di Black Philip, il caprone. A questo si aggiunge una notte la riapparizione di Caleb, nudo e farneticante, che muore poco dopo, recitando strane preghiere, in preda ad un delirio orgasmico ossessionante.

Nella notte poi la madre ha una visione in cui appare Caleb con in braccio il piccolo Samuel bisognoso di essere allattato, ma noi spettatori vediamo che la mamma porge il seno non al neonato, ma ad un corvo che la becca fino a farla sanguinare.

Dovendosi recare in città per acquistare le vettovaglie, il padre decide di rinchiudere sia Thomasine che i due gemelli nella stalla con le capre per il resto della notte, ma alla mattina trova la stalla aperta, Thomasine prona a terra priva di sensi, i gemelli spariti, le capre morte. L’unico sopravvissuto è il caprone Black Philip, che si avventa contro di lui, incornandolo a morte. La madre, giunta ormai alle soglie della pazzia, incolpa Thomasine di tutte le disgrazie, inclusa l’uccisione del marito e cerca a sua volta di ammazzare la figlia, che però si difende accoltellando a morte la mamma.

Rimasta sola, Thomasine si inoltra nella foresta giungendo nella medesima baracca dove si era recato Caleb, e là incontra uno strano essere, che le propone una vita ricca, comoda e felice in cambio di una firma su un libro, e la ragazza accetta.

Dopodiché, spogliatasi degli abiti, si reca in una radura, dove altre donne nude stanno svolgendo un sabba e levitano per aria, inclusa la ragazza.

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A mio parere il film è straordinariamente bello, anche se a molti potrà non piacere. L’atmosfera è gotica, inquietante, e si assiste al lento logoramento dei rapporti tra i componenti della famiglia. La religione sconfina nella superstizione, la strega citata nel titolo non si mostra che per pochi istanti, ma potrebbe essere la raffigurazione stessa del demonio che appare anche sotto altre forme, come il caprone Black Philip o la lepre nera che appare fugacemente nel bosco.

La fotografia è semplicemente stupenda, con toni molto naturali, non artefatti; certe inquadrature rimandano a quadri celebri, di Rembrandt, di Caravaggio, di Goya, sia per l’uso delle luci che per gli abiti indossati dai protagonisti;

questi recitano in modo straordinario, pur non essendo molto conosciuti. C’è un parallelismo tra l’apparente tranquillità della fattoria, l’ambiente domestico dove si coltivano i legami familiari, e la foresta, che rappresenta l’inconscio, il sovrannaturale, dove l’ignoto è sempre in agguato per scardinare ogni sicurezza. Lo stesso si può dire della luce, sia quella notturna illuminata debolmente da candele o lanterne o il debole chiarore diurno, dove i raggi del sole faticano a filtrare tra le nuvole grigie, quasi a voler raffigurare l’oscurità che piano piano prenderà posto nelle anime dei protagonisti. Resta solo il dubbio se quanto abbiamo visto sia frutto della realtà oppure sia dovuto alla suggestione di anime semplici quali possono essere quelle dei contadini.

Un horror atipico, senza scene “splatter”, solo l’oppressione che si insinua piano piano nello spettatore, con un mixer tra realtà ed immaginazione, la fede delle anime semplici e la superstizione che spesso alligna in persone che sono spesso preda della suggestione, specie se vivono in ambienti solitari ed ostili e sono poco acculturate.

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