La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Archivio per marzo, 2018

tipi da web

C’è il cretino che ti banna perché non la pensi come lui e non considera che, avendo lui il diario aperto, basta avere un altro account e lo si può leggere comunque, mentre lui non può leggere te.
C’è il tizio amico del cretino di cui sopra che, dopo mesi di commenti e, a volte, lodi sperticate, ti cancella per solidarietà con l’amico cretino. 
Ci sono i troll, ma quello sono il classico “danno collaterale” della rete.
Ci sono i volgari ed i provoloni, ma quelli basta ignorarli e al massimo cancellarli.
Ci sono i “cretini-cretini”, niente spirito e tutta presunzione che sanno tutto loro e non accettano contraddittorio. 
Ci sono gli inoltratori seriali di catene e gli spacciatori compulsivi di bufale non verificate e quelli che postano commenti a casaccio. 

 

Non so chi scassa maggiormente le scatole.

Difficile stilare una classifica. 

 


Venerdì Santo

“E’ venuto ormai il momento di negare
tutto ciò che è falsità,
le fedi fatte di abitudine e paura,
una politica che è solo far carriera,
il perbenismo interessato,
la dignità fatta di vuoto,
l’ipocrisia di chi sta sempre
con la ragione e mai col torto,
e un dio che è morto”.

“da “Dio è morto” di Francesco Guccini”


Timori

Leggo le parole del ministro Minniti, due frasi in particolare, e rabbrividisco.

La minaccia del terrorismo islamico non solo è cogente e costante, ma ci accompagnerà per un periodo non breve. E sottolineo, non breve. Il quadro che abbiamo è cambiato. Da almeno quattro, cinque mesi, in Rete, è ripresa con forza la propaganda dell’Isis che invita a guardare Roma come obiettivo fortemente simbolico della campagna del terrore”.

Ci sono tra i 25 e i 30 mila foreign fighters che, di fronte a una rotta militare “si preparano a una diaspora individuale verso l’Europa che, necessariamente, sfrutterà le rotte rimaste aperte”.

Sono perplessa, perché fino a poco tempo fa dichiarava che tutto andava per il meglio e che l’Italia era al sicuro dal rischio attentati.

Però mi interrogo anche sul perché siamo arrivati a questo punto. Il partito dal quale Minniti proviene ha completamente smantellato l’apparato della sicurezza. I 10 mila agenti all’anno promessi da Renzi, in realtà non hanno aumentato l’organico delle forze dell’ordine, ma sono solo serviti a coprire le vacanze di chi è andato in pensione, quindi l’organico è sempre quello che è, anzi, è diminuito. Oltretutto gli agenti sono privi di mezzi adeguati, ed è solo grazie alla loro abnegazione se le cose continuano ad andare avanti.

Allora mi vengono brutti pensieri, più che altro impressioni negative, spero sbagliate.
Queste recenti retate di affiliati all’ISIS  o presunti tali, per mio conto potrebbero istigare i terroristi islamici, che finora sono rimasti silenti perché indisturbati, ad azioni violente, e questa potrebbe anche essere una manovra per poi poter affermare : “Visto? Finché c’eravamo noi alla guida non è successo nulla. Adesso con il nuovo governo ci sono gli attentati”.


Addio, Mondo

Non si fa a tempo a salutare una brava persona, che subito ne manca un’altra.

Avevo già scritto di Emiliano Mondonico il 19 giugno 2011, quando si era ritirato dall’attività per essere operato, e poi il 1° febbraio dell’anno successivo, quando avevo salutato il suo ritorno sulla panchina come allenatore.

Ora l’addio è definitivo, per una persona davvero speciale, nella sua semplicità, nella sua forza nel combattere la malattia che purtroppo lo ha stroncato.

Oggi forse alzerà ancora la sedia, come fece nel 1992, quando un’ingiustizia (un rigore negato) lo privò di una vittoria contro gli olandesi dell’Aiax, perché è un’ingiustizia che sia scomparsa una persona così.


Scrivere

« Volevo scriverti, non per sapere come stai tu, ma per sapere come si sta senza di me. Io non sono mai stato senza di me e quindi non lo so. Vorrei sapere cosa si prova a non avere me che mi preoccupo di sapere se va tutto bene, a non sentirmi ridere, a non sentirmi canticchiare canzoni stupide, a non sentirmi parlare, a non sentirmi sbraitare quando mi arrabbio, a non avere me con cui sfogarsi per le cose che non vanno, a non avermi pronto lì a fare qualsiasi cosa per farti stare bene. Forse si sta meglio, o forse no. Però mi e venuto il dubbio e vorrei anche sapere se ogni tanto questo dubbio è venuto anche a te. Perché sai, io a volte me lo chiedo come si sta senza di te, poi però preferisco non rispondere che tanto va bene così. Ho addirittura dimenticato me stesso per poter ricordare te.»

Soren Kierkegaard, Diario di un seduttore

 

 


Madre

Da dove sono venuto ?
Dove mi hai trovato ?
Domandò il bambino a sua madre.
Ed ella pianse e rise allo stesso tempo e stringendolo al petto gli rispose: tu eri nascosto nel mio cuore bambino mio, tu eri il Suo desiderio.
Tu eri nelle bambole della mia infanzia, in tutte le mie speranze, in tutti i miei amori, nella mia vita, nella vita di mia madre, tu hai vissuto.
Lo Spirito immortale che presiede nella nostra casa ti ha cullato nel Suo seno in ogni tempo, e mentre contemplo il tuo viso, l’onda del mistero mi sommerge perché tu che appartieni a tutti, tu mi sei stato donato.
E per paura che tu fugga via ti tengo stretto nel mio cuore.
Quale magia ha dunque affidato il tesoro del mondo nelle mie esili braccia ?

Rabindranath Tagore


Ti manderò un bacio

Ti manderò un bacio con il vento
e so che lo sentirai,
ti volterai senza vedermi ma io sarò li.
Siamo fatti della stessa materia
di cui sono fatti i sogni
Vorrei essere una nuvola bianca
in un cielo infinito
per seguirti ovunque e amarti ogni istante.
Se sei un sogno non svegliarmi.
Vorrei vivere nel tuo respiro
(Mentre ti guardo muoio per te
Il tuo sogno sarà di sognare me
Ti amo perché ti vedo riflessa
in tutto quello che c’è di bello)
Dimmi dove sei stanotte
ancora nei miei sogni?
Ho sentito una carezza sul viso
arrivare fino al cuore.
Vorrei arrivare fino al cielo
e con i raggi del sole scriverti ti amo.
Vorrei che il vento soffiasse ogni giorno
tra i tuoi capelli,
per poter sentire anche da lontano
il tuo profumo!
(Vorrei fare con te quello
che la primavera fa con i ciliegi)

.
Pablo Neruda


Ciao, Fabrizio

Un sorriso si è spento.

Il sorriso di una persona gentile, piena di signorilità e di garbo, una persona mai sopra le righe, anzi, piuttosto schiva. È da tanto che non seguo i programmi televisivi, però uno dei rari personaggi che in tanti anni ho apprezzato è stato proprio lui, Fabrizio Frizzi.

Un saluto, Fabrizio, e grazie per i momenti di serenità che ci hai regalato.


Paragoni

Certi paragoni sorgono spontanei.
C’è l’ufficiale francese Arnaud Beltrame che si propone come ostaggio al posto di una donna sequestrata dall’ennesimo terrorista islamico e per questo perde la vita. Nessuno l’obbligava, l’ha fatto di sua spontanea volontà, ed è giustamente ricordato come un eroe dei nostri giorni.
Ci sono poi dei partigiani che anni fa sterminarono un plotone di riservisti sudtirolesi e causarono la morte anche di civili, tra i quali il  tredicenne Piero Zuccheretti.
Non si presentarono ai tedeschi dopo l’attentato ed i tedeschi per rappresaglia compirono l’eccidio delle Fosse Ardeatine. La rappresaglia fu inevitabile, ed è pure prevista, tanto che è disciplinata da apposite norme, ma probabilmente sarebbe stata evitata se i gappisti si fossero presentati. 
Anche quei partigiani sono ancor oggi considerati eroi. 
Trovo che la parola “eroe” in quest’ultimo caso non sia per nulla pertinente.


Il vecchietto stizzoso

Berlusconi non ha ancora digerito il sorpasso della Lega Nord su Forza Italia e per far vedere che “comanda” ancora lui, voleva imporre forzatamente la nomina di Paolo Romani alla presidenza del Senato, pur consapevole che il MoVimento5Stelle  non lo avrebbe mai accettato.
Avrebbe invece dovuto essere grato a Salvini che aveva votato e fatto votare la Bernini.

Grazie alla mediazione di Giorgia Meloni (almeno così ho letto), le divergenze si sono appianate, facendo convergere tutta la coalizione sul nome di Maria Elisabetta Alberti Casellati (ed a tal proposito, si tornerà ad usare il termine Presidente). Giorgia Meloni ha fatto capire che incaponirsi sul nome di Romani era solo una impuntatura infantile. (Qui dissento, era chiaramente un’impuntatura SENILE, da vecchietto stizzoso che freme perché non ha più il seguito di una volta).

Del resto i risultati elettorali hanno evidenziato chiaramente la volontà degli italiani di voltare pagina, eliminando tutto il vecchiume che permeava la politica italiana da decenni.

Gli italiani sono stufi di provvedimenti “vuoti” che non rispondono alle loro esigenze: vogliono lavoro, sicurezza, certezza della pena, tassazione equa. Non so ancora se queste richieste verranno soddisfatte, anche perché molti punti programmatici divergono tra i due maggiori rappresentanti. Aspetto la composizione del governo anche per vedere quali saranno i primi provvedimenti che verranno presi.

Speriamo solo che non si verifichi il solito gattopardismo all’italiana “Cambiare tutto, affinché nulla cambi”.


Lucciole

I miei sogni sono lucciole,
perle di un animo ardente.
Nelle tenebre calme della notte
lampeggiano in frammenti di luce.”

Rabindranath Tagore

 


Parole

Ci sono giorni nei quali ogni persona che incontro e, ancor di più, le persone abituali della mia convivenza obbligata e quotidiana, assumono aspetti di simboli e, isolati o fra loro connessi, formano un alfabeto profetico od occulto che descrive in ombre la mia vita.
L’ufficio diventa per me una pagina con parole fatte di gente; la strada è un libro; le parole scambiate con i conoscenti o gli sconosciuti che incontro sono espressioni per le quali viene meno il dizionario ma non completamente la comprensione.
Parlano, si esprimono; eppure non parlano di se stesse e non esprimono se stesse; sono parole, ho detto, e non indicano, lasciano solo intendere.
Ma, nella mia visione crepuscolare, distinguo solo vagamente quanto queste vetrate, che si rivelano sulla superficie delle cose, lasciano trasparire dalla loro interiorità che custodiscono e rivelano.
Intendo senza arrivare alla coscienza, come un cieco al quale si parli di colori.

A volte, passando per la strada, colgo brani di conversazioni intime, e si tratta quasi sempre di conversazioni sull’altra donna, sull’altro uomo, sul ragazzo di uno o sull’amante dell’altro …

Per il solo fatto di sentire queste ombre di discorso umano, che poi in fondo è tutto ciò di cui si occupa la maggioranza delle vite coscienti, porto dentro di me un tedio disgustato, l’angoscia di un esilio tra ragni e l’immediata consapevolezza della mia umiliazione fra gente reale; la condanna, nei confronti del proprietario e del luogo, di essere simile agli altri inquilini dell’agglomerato; di stare a spiare con disgusto, fra le sbarre del retrobottega, l’immondizia altrui che si ammucchia sotto la pioggia in quel cortile interno che è la mia vita.

Fernando Pessoa, Il libro dell’inquietudine


Amore, convinciti

Amore, convinciti,
è una sera
come le altre,
ci faremo luce insieme,
ora, fra poco,
dovrò
pur ritrovarla la lampada.
Era qui
solo un eterno fa.
Amore, il gioco
– aspetta, abbi pazienza-
sta per ricominciare:
nessuna
assenza,
manchi solo tu,
cosa vuoi
che sia, un’inezia.

Alberto Bevilacqua


I folli

“Fu nel parco di un manicomio che incontrai un giovane con il volto pallido e bello, colmo di stupore.
E sedetti accanto a lui sulla panca, e dissi, “Perché sei qui?”
E lui mi rivolse uno sguardo attonito e disse: 
“E’ una domanda poco opportuna, comunque risponderò. 
Mio padre voleva fare di me una copia di se stesso, e così mio zio. Mia madre vedeva in me l’immagine del suo illustre genitore. 
Mia sorella mi esibiva il marito marinaio come il perfetto esempio da seguire. 
Mio fratello riteneva che dovessi essere identico a lui: un bravissimo atleta. 
E anche i miei insegnanti, il dottore in filosofia, e il maestro di musica, e il logico, erano ben decisi: ognuno di loro, voleva che io fossi il riflesso del suo volto in uno specchio.
Per questo sono venuto qui. 
Trovo l’ambiente più sano.
Qui almeno posso essere ME stesso”.
E di scatto si volse verso me e chiese: “Anche tu sei qui a causa dell’educazione e dei buoni consigli?”.
Ed io risposi: “No, sono qui in visita”.
E lui disse:” Ah, ho capito. Vieni dal manicomio dall’altra parte del muro”

(Kahlil Gibran – Il Folle)


365000

365000


Primavera

Fiocchi di cielo
alitano intorno
alla chioma fiorita
degli albicocchi:
messaggeri del sole
intessuti di seta.

Poesia epoca dinastia T’Ang


Disprezzo

Perché disprezzo le sinistre?

Già mi avevano indisposto le parole di Barbara Balzerani

“C’è una figura, la vittima, che è diventato un mestiere, questa figura stramba per cui la vittima ha il monopolio della parola – ha detto la componente della batteria che prese parte al rapimento di Aldo Moro e all’uccisione dei membri della scorta -. Io non dico che non abbiano diritto a dire la loro, figuriamoci. Ma non ce l’hai solo te il diritto, non è che la storia la puoi fare solo te”. (*)

Balzerani, una persona totalmente impregnata di odio e, purtroppo, con un notevole seguito su internet, almeno a giudicare dai consensi avuti dai suoi scritti su Facebook (ed a questo riguardo ho provveduto immediatamente a cancellare quei miei pochi contatti che avevano espresso apprezzamenti alla brigatista). 

Una terrorista condannata a 3 ergastoli per la strage di via Fani, l’assassinio di Aldo Moro e quello di Girolamo Minervini, non solo sconta solo 21 anni di carcere più altri 5 di semilibertà, pur non dichiaratasi mai pentita e nemmeno dissociata, ma viene anche invitata presso un centro sociale di Firenze (notare che la Balzerani rivendicò anche l’assassinio del sindaco di Firenze Lando Conti) per pubblicizzare il suo libro, senza contare le comparsate in televisione assieme a gente della sua stessa risma.

Adesso ci sono pure le offese scritte sui muri dell’Università di Bologna nella ricorrenza dell’assassinio di Marco Biagi.

Quando gli assassini hanno più visibilità delle vittime mi sale la carogna.

Se poi penso che questi “compagni” sono tutte persone che viaggiano tra i 60 ed i 70 anni mi sgomento ancora di più, perché è gente che di democratico non ha proprio nulla ed in quarant’anni non ha ancora capito niente.

Ecco, questi vermi proprio non li sopporto.

(*) Eh no, la parola, purtroppo ce l’hanno solamente gli assassini, non certo le vittime: in tutti questi anni ho sentito solo una campana, quella dei brigatisti, a volte perfino celebrati ed osannati, invitati a vari talk show. E si è espresso bene Gabrielli, che ha invitato a non chiamarli “dirigenti” delle brigate rosse, anziché terroristi puri e semplici.

I parenti delle vittime zitti e muti, nessuno ha dato loro visibilità.

Chissà di chi è la colpa?


Bussò il vento

Bussò il vento – come un uomo stanco

ed io garbata ” Entra ” gli risposi

con ferma voce – e allora egli rapido

entrò nella mia camera.

Ospite senza piedi

invitarlo a sedere era impossibile

tanto sarebbe valso presentare

all’aria una poltrona.

Ed ossa non aveva, per tenerlo

il suo parlare era come il fiato

di molti colibrì ronzanti insieme

da un celeste cespuglio.

Un’onda, la sua faccia – e mentre andava

dalle dita una musica gli usciva

di suoni tremuli

soffiati nel cristallo.

Indugiò, sempre qua e là muovendo

poi timidamente

bussò di nuovo – fu come una raffica

ed io rimasi sola.

Emily Dickinson 


Letture

 

ptr

Vengo dalla lettura, o dalla rilettura, di alcuni testi un po’ impegnativi. Fatta eccezione per Ghiaccio-nove di Kurt Vonnnegut, che ho trovato pesante per quanto i libri di fantascienza mi piacciano, gli altri li ho letti/riletti molto volentieri. 

Le Memorie di Adriano inoltre le ho lette questa estate prima in lingua originale per testare, dopo tanto tempo, il mio francese, quindi l’ho riletto in italiano per una lettura più fluida. Però in seguito mi è venuta voglia di qualcosa di più leggero…

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Quindi ho rovistato nella mia libreria, ed ho ritrovato una serie che mi ha sempre affascinato, fin da quando ero bambina e leggevo le edizioni ridotte. (però, gli Oscar Mondadori…quanti refusi! 🙂  ).

 

Così mi accingo a rivivere le avventure di Athos, Porthos, Aramis e di D’Artagnan, con i rispettivi servitori… aggiungendo il cardinale Richelieu,  la regina Anna, la perfida Milady, la dolce Costanza, lord Buckingham (questi solo nel primo libro della trilogia),  ritornando indietro negli anni.


M. & M.

M&M (Merkel e Macron) si sono detti preoccupati per l’esito delle elezioni in Italia per la vittoria dei partiti populisti. 
Fanno comunque un parziale mea culpa (?) per via della recessione economica e del problema gestione immigrazione, però consiglierei loro di non guardare solo all’Italia, ma anche al resto dell’Europa (Austria, Olanda, Finlandia, Belgio, Grecia, Danimarca e gruppo Visegrad), iniziando magari da casa loro, dove AfD e il Front National, che di recente ha cambiato nome, vanno alla grande.
Ora però sono allarmati per la tenuta di questa Europa che non piace a nessuno, e disposti perfino ad appoggiare Di Maio. (*)
Naturalmente, per non smentirsi, i due leader si propongono quali leader ed esempi per l’Europa intera e stanno studiando comuni linee guida in materia di immigrazione, accoglienza, difesa che verranno proposte ( =imposte) agli altri paesi al vertice di giugno.


(*) Non mi interessa affatto se Di Maio sia o meno gay, come ha recentemente sparato Sgarbi (però Grillo l’aveva già detto tempo addietro). 
Mi preoccupa invece il fatto che sia incompetente e che l’Europa si stia facendo abbindolare da lui.


Del resto, chissà se i grillini nostrani hanno capito perché il movimento da loro votato si è espresso contro il trasferimento di EMA a Milano.
Per me le ipotesi sono due: o è una ritorsione verso il nord che non li ha votati massicciamente come al sud, oppure (più probabile) è un atteggiamento di asservimento all’UE, tanto più grave in quanto i loro voti non erano determinanti.


Felicità

Certe statistiche mi lasciano perplessa.

Italia al 47^ posto nel mondo per quel che concerne la felicità.

La felicità si può misurare? Come? Da cosa?

Le statistiche si sono limitate a considerare dei parametri relativi alla salute, all’istruzione, al reddito, allo stato sociale, alla libertà, alla corruzione e, da quest’anno, viene valutata anche la felicità degli immigrati (?).

Per mio conto, la felicità è qualcosa di impalpabile ed è un valore estremamente soggettivo. Ciò che può fare felice una persona, non è detto che possa farne felice un’altra.

C’è chi ambisce al successo, chi ad una tranquilla vita familiare, chi gode di una giornata di sole e chi la paventa perché indice di siccità, chi si bea di buone letture e chi invece di compagnie chiassose. Personalmente non mi interessa vivere in un paese dall’aspettativa di vita piuttosto lunga se questa non è accompagnata anche dalla salute; avere un buon reddito è certo importante, purché non vada a scapito del tempo da dedicare a se stessi ed alle persone care; ci sono poi paesi dove la corruzione è considerata “normale”, quindi non costituisce di per sé un ostacolo alla felicità.

L’importante è sentirsi bene, a posto con se stessi, e credo che questo basti a considerarsi felici. Per mio conto ho fatto mio l’aforisma di Oscar Wilde: “la felicità non è avere tutto ciò che si desidera, ma desiderare ciò che si ha” e non è, come potrebbe sembrare, un “chi si accontenta gode” ma significa saper apprezzare quello che già abbiamo, senza avere ambizioni al di sopra delle nostre capacità ed aspettative, cosa che potrebbe procurarci ansia e stress.

Oppure, ed è sempre valida, la frase di Totò in un’intervista rilasciata ad Oriana Fallaci: “Vi sono momenti minuscoli di felicità, e sono quelli durante i quali si dimenticano le cose brutte. La felicità, signorina mia, è fatta di attimi di dimenticanza”.

Ecco, riuscire a dimenticare le cose brutte è già sintomo di felicità anche se la ritengo maggiormente patrimonio dei più giovani: per noi adulti parlerei piuttosto di soddisfazione. La felicità la vedo negli occhi dei bambini, anche quelli che vivono in zone misere e disagiate ma che, nonostante tutto, riescono ancora a sorridere per quelle che noi riteniamo piccole cose e per loro sono invece un regalo immenso, come un piatto di cibo in più, un quaderno o un paio di scarpe, e pronti a trasformare in gioco anche le cose più semplici, come una scatola di cartone o una ruota di bicicletta.

La felicità è qualcosa di inaspettato, quell’attimo che arriva all’improvviso e ti illumina giusto per quell’istante, per poi nascondersi nuovamente, pur restando viva nella nostra memoria.

 

 


Salivano lente le sere

a Renzo Vespignani

Salivano lente le sere
e il mondo restava beato.
La giovinezza mia era la lieve
lieve gioia imprevista di soldato.

Venne la guerra poi o, nella vita,
non salirono più lente le sere.
Polverosi i tramonti. Ed infinita
la noia fitta delle primavere.

Sandro Penna


Oggi cinema

Non solo i libri, pure i DVD mi guardano dagli scaffali, in attesa di essere visionati.

Era da tempo che tra i papabili in lista d’attesa c’era The VVitch (anche se in internet si trova con il titolo The Witch).

Film classificato come horror, ed a me gli horror fatti bene piacciono, però secondo me è più una commistione tra mistery e fantasy, con una storia che si ispira ad antiche leggende inglesi sulla stregoneria.

Preavviso che qui segue lo spoiler del film.

La trama è la seguente: New England, nel 1600 circa, una famiglia viene allontanata dalla comunità di puritani in cui vive, in quanto il padre è ritenuto troppo integralista nell’applicare i precetti religiosi.

Tutti i componenti, padre, madre, una figlia adolescente, un ragazzino alla soglia della pubertà, due gemelli ancora piccoli ed un neonato, si trasferiscono lontano dalla cittadina di provenienza, accampandosi alle soglie di una foresta, nei pressi di un ruscello e là costruiscono una piccola fattoria ed una stalla dove ricoverano qualche capra, un cavallo, delle galline. La vita trascorre duramente tra i lavori quotidiani e le preghiere che scandiscono il passare dei giorni e delle ore, preghiere che, oltre ad essere un ringraziamento a Dio per quello che ottengono giornalmente, sono anche un mezzo di espiazione dai peccati. Peccati per lo più frutto di immaginazione che reali, date le condizioni in cui vive la famiglia.

Un giorno Thomasine, la figlia maggiore, si reca con Samuel, ancora nella sua culla, presso il limitare del bosco, ma ad un tratto il neonato, non si sa da chi, come e perché, le viene sottratto. Da questo episodio iniziano le disgrazie che colpiranno l’intera famiglia. La madre non si rassegna alla perdita del suo ultimo nato, che tutti presumono portato via da un lupo, ed inizia a guardare malevolmente Thomasine. Nel frattempo il raccolto non è quello che il padre sperava, così un giorno decide di recarsi nel bosco assieme al secondogenito Caleb per visionare delle trappole che aveva sistemato. Il ragazzino è turbato perché il genitore sembra non dimostrare molto dolore per la perdita di Samuel, e lo interroga sulla sorte che il fratellino avrà nell’aldilà, non essendo stato battezzato, ma le risposte del padre non lo convincono, anzi lo turbano ancora di più.

Thomasine, per spaventare la sorellina minore Mercy, che continua ad infastidirla, le dice di essere una strega e di aver consegnato il piccolo Samuel al demonio. Caleb, presente in questa circostanza, si sconcerta sempre di più, anche perché inizia a provare una certa attrazione nei confronti di Thomasine.

Intanto la situazione precipita. La madre, Katherine, si accorge della sparizione di una coppa d’argento che avrebbe potuto essere venduta per acquistare il cibo che scarseggia, ed accusa Thomasine di averla sottratta. In realtà era stato il padre a venderla per comperare le trappole, ma egli non prende decisamente le difese della ragazza, limitandosi a dire che la figlia ha asserito di non aver preso nulla e di essere convinto della sua sincerità. Pure Caleb, a conoscenza del fatto, tace. Nella notte i due coniugi, convinti che i figli dormano, litigano tra loro, e decidono di mandare Thomasine a servizio per guadagnare un po’ di denaro per poter sopravvivere. I ragazzi invece erano desti, ed avevano ascoltato tutta la discussione. A notte fonda, Caleb si alza, recandosi nella stalla portando con sé il fucile per cacciare nella foresta, ma viene scoperto da Thomasine che lo obbliga a portarla con lui. Quando ad un certo punto appare una lepre, il cane si lancia contro di essa, facendo imbizzarrire il cavallo sul quale cavalca la ragazza, che cade in terra e perde i sensi. Caleb si ritrova sperduto tra gli alberi, finché trova una piccola radura con una baracca dove lo attende una bellissima donna che lo seduce, ma a fronte di un viso ammaliante, si intravede ad un tratto una mano rugosa dalle dita adunche, sottintendendo che quella altro non è che una delle tante forme del diavolo.

Thomasine, ripresasi dal mancamento, ritorna a casa senza il fratello, causando un altro trauma alla madre, che si interroga se quest’ultima sparizione non sia una punizione per aver smarrito la fede quando era sparito il primo figlioletto.

Anche in famiglia adesso si sviluppano molte tensioni. Mercy ed il fratellino Jonas accusano Thomasine di essere una strega. Inutilmente lei cerca di discolparsi, dicendo che si era trattato di uno scherzo per spaventare la sorellina. Ribalta perciò la situazione accusando i due gemelli di parlare all’orecchio di Black Philip, il caprone. A questo si aggiunge una notte la riapparizione di Caleb, nudo e farneticante, che muore poco dopo, recitando strane preghiere, in preda ad un delirio orgasmico ossessionante.

Nella notte poi la madre ha una visione in cui appare Caleb con in braccio il piccolo Samuel bisognoso di essere allattato, ma noi spettatori vediamo che la mamma porge il seno non al neonato, ma ad un corvo che la becca fino a farla sanguinare.

Dovendosi recare in città per acquistare le vettovaglie, il padre decide di rinchiudere sia Thomasine che i due gemelli nella stalla con le capre per il resto della notte, ma alla mattina trova la stalla aperta, Thomasine prona a terra priva di sensi, i gemelli spariti, le capre morte. L’unico sopravvissuto è il caprone Black Philip, che si avventa contro di lui, incornandolo a morte. La madre, giunta ormai alle soglie della pazzia, incolpa Thomasine di tutte le disgrazie, inclusa l’uccisione del marito e cerca a sua volta di ammazzare la figlia, che però si difende accoltellando a morte la mamma.

Rimasta sola, Thomasine si inoltra nella foresta giungendo nella medesima baracca dove si era recato Caleb, e là incontra uno strano essere, che le propone una vita ricca, comoda e felice in cambio di una firma su un libro, e la ragazza accetta.

Dopodiché, spogliatasi degli abiti, si reca in una radura, dove altre donne nude stanno svolgendo un sabba e levitano per aria, inclusa la ragazza.

*********

A mio parere il film è straordinariamente bello, anche se a molti potrà non piacere. L’atmosfera è gotica, inquietante, e si assiste al lento logoramento dei rapporti tra i componenti della famiglia. La religione sconfina nella superstizione, la strega citata nel titolo non si mostra che per pochi istanti, ma potrebbe essere la raffigurazione stessa del demonio che appare anche sotto altre forme, come il caprone Black Philip o la lepre nera che appare fugacemente nel bosco.

La fotografia è semplicemente stupenda, con toni molto naturali, non artefatti; certe inquadrature rimandano a quadri celebri, di Rembrandt, di Caravaggio, di Goya, sia per l’uso delle luci che per gli abiti indossati dai protagonisti;

questi recitano in modo straordinario, pur non essendo molto conosciuti. C’è un parallelismo tra l’apparente tranquillità della fattoria, l’ambiente domestico dove si coltivano i legami familiari, e la foresta, che rappresenta l’inconscio, il sovrannaturale, dove l’ignoto è sempre in agguato per scardinare ogni sicurezza. Lo stesso si può dire della luce, sia quella notturna illuminata debolmente da candele o lanterne o il debole chiarore diurno, dove i raggi del sole faticano a filtrare tra le nuvole grigie, quasi a voler raffigurare l’oscurità che piano piano prenderà posto nelle anime dei protagonisti. Resta solo il dubbio se quanto abbiamo visto sia frutto della realtà oppure sia dovuto alla suggestione di anime semplici quali possono essere quelle dei contadini.

Un horror atipico, senza scene “splatter”, solo l’oppressione che si insinua piano piano nello spettatore, con un mixer tra realtà ed immaginazione, la fede delle anime semplici e la superstizione che spesso alligna in persone che sono spesso preda della suggestione, specie se vivono in ambienti solitari ed ostili e sono poco acculturate.


Attenti ai predicatori…

C’è abbastanza perfidia, odio, violenza, assurdità nell’essere umano medio
per rifornire qualsiasi esercito in qualsiasi giorno

E i migliori assassini sono quelli che predicano la vita
E i migliori a odiare sono quelli che predicano l’amore
E i migliori in guerra – in definitiva – sono quelli che predicano la pace

Quelli che predicano Dio hanno bisogno di Dio
Quelli che predicano la pace non hanno pace
Quelli che predicano amore non hanno amore

Attenti ai predicatori
Attenti ai sapienti
Attenti a quelli che leggono sempre libri
Attenti a quelli che o detestano la povertà
o ne sono orgogliosi
Attenti a quelli che sono sempre pronti ad elogiare
poiché hanno loro bisogno di elogi in cambio
Attenti a quelli pronti a censurare
hanno paura di quello che non sanno
Attenti a quelli che cercano continuamente
la folla; da soli non sono nessuno
Attenti agli uomini comuni alle donne comuni
attenti al loro amore,
Il loro è un amore comune
che mira alla mediocrità

Ma c’è il genio nel loro odio
c’è abbastanza genio nel loro odio per ucciderti
per uccidere chiunque.
Non volendo la solitudine
non concependo la solitudine
cercheranno di distruggere tutto ciò
che si differenzia da loro stessi.
Non essendo capaci di creare arte
non capiranno l’arte.
Considereranno il loro fallimento, come creatori,
solo come un fallimento del mondo intero.
Non essendo in grado di amare pienamente
considereranno il tuo amore incompleto
e poi odieranno te
e il loro odio sarà perfetto.

Come un diamante splendente
Come un coltello
Come una montagna
Come una tigre
Come cicuta

La loro arte più raffinata.

Charles Bukowski