La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

I dimenticati

Sono quelli che nessuno vede.

Milano ne è piena.

Non parlo dei soliti extracomunitari che ti assillano con la vendita di libretti, braccialetti, accendini, bastoni per selfie, fazzoletti di carta.

Parlo di quelli che nessuno vede.

Gli invisibili.

Quelli che comunemente chiamiamo barboni.

Quelli che stazionano sotto i porticati, con giacigli poggiati su cartoni, coperte logore dalle quali spuntano scarpe consumate e ciuffi di capelli scarmigliati, mentre il viso è nascosto per proteggerlo sia dal freddo che dalla curiosità della gente.

Uno di questi sosta in piazza Ventiquattro Maggio, e mi ha colpito per vari motivi.

Primo, perché non dorme di giorno, come invece fanno quasi tutti gli altri. Poi perché ci tiene ad un certo decoro: il giaciglio è sempre ben rifatto anche perché è uno dei “fortunati” che possiede un sacco a pelo, e si è creato anche un piccolo ambiente: delle scatole nelle quali ripone qualche frutto, una bottiglietta d’acqua, perfino un portacenere, e poi dei libri, tanti, di ogni genere, e uno è sempre appoggiato, con il suo bel segnalibro, sul letto. Inoltre non espone nessun cartello con scritte varie (Ho fame – Un piccolo aiuto – e così via), nemmeno un copricapo o un barattolo nel quale riporre eventuali elemosine e non possiede nemmeno un piccolo cagnolino per impietosire i passanti. L’ho intravisto solo una volta dal tram che passa lì accanto: mezz’ètà, ma forse le vicissitudini lo fanno sembrare più vecchio di quanto sia realmente, la barba scura, anche i vestiti sembrano piuttosto in ordine. Forse è uno dei tanti che, dopo aver condotto un’esistenza normale, si è ritrovato da un giorno all’altro a vivere per strada per aver perso il lavoro o altra disgrazia.

Mi sono trovata a pensare di come vivano alla giornata queste persone: sostano per le strade, spesso davanti ai negozi sfavillanti di luci o alle banche, mondi lontanissimi dalla loro esistenza, e quante di loro passino all’addiaccio la notte, di come sopravvivano, cosa pensino del mondo che le circonda, un mondo spesso chiuso nell’indifferenza e nell’egoismo. L’unica cosa che posso fare è donare loro qualcosa, unitamente ad un lieve sorriso…

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