La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Archivio per 26 dicembre 2017

Il film di Natale

Niente film di Natale, ieri sera, come era consuetudine ormai da anni.

I “soliti” film, quali “La vita è meravigliosa” o “Miracolo sulla 34^ strada”, o anche una delle innumerevoli versioni di “Canto di Natale” (da quella animata di Walt Disney a quella moderna interpretata da Bill Murray o a quella classicissima con Albert Finney, la migliore a mio parere) ormai li sappiamo a memoria, anche se è sempre bello rivederli.

No, ieri sera abbiamo voluto cambiare e ci siamo rivisti “Pane e cioccolata”, con un grandissimo Nino Manfredi. È venuto istintivo paragonare come vivono i “profughi” che noi accogliamo all’esistenza che invece conducevano i nostri emigranti nei primi anni ’70, quando si recavano a lavorare in Svizzera, e bastava una sciocchezza per perdere il permesso di soggiorno ed essere rispediti a casa.

Nino Garofalo, il protagonista, è un cameriere in prova presso un ristorante di lusso che perde il posto di lavoro per aver fatto pipì su di un muretto, ed accusato quindi di atti osceni in luogo pubblico, venendo così espulso dal paese. Nino però non si arrende: rimane in Svizzera come clandestino, ospitato temporaneamente da una donna, esule greca, che in casa nasconde pure il figlioletto. Riesce poi a farsi assumere da un miliardario italiano riparato in Svizzera per reati fiscali al quale affida i suoi risparmi da investire, ma la mattina in cui dovrebbe prendere servizio, il miliardario ha fatto bancarotta e si suicida, lasciandolo senza soldi, lavoro e permesso di soggiorno. Si reca a trovare poi un amico che fa l’operaio ed è alloggiato con i compagni di lavoro presso grandi capannoni che ricordano tanto i lager. Con lui ed un altro giovane operaio improvvisa un balletto di travestiti, ma quello che doveva essere un momento di divertimento causa invece u sentimento di disperazione e nostalgia per le famiglie rimaste in patria.

Nino accetta allora di lavorare clandestinamente in un pollaio, ma viste le condizioni in cui vivono i suoi connazionali, abbrutiti da quella vita, lascia anche quel lavoro. Deciso ad integrarsi ad ogni costo, si tinge di biondo i capelli e, recatosi in un bar dove trasmettono una partita tra le nazionali italiana ed elvetica, accetta ogni offesa agli italiani da parte degli svizzeri fingendosi uno di loro, finché un gol segnato dagli italiani lo fa esplodere dalla gioia, quasi a riscattare le umiliazioni subite. Ripreso dalla polizia, viene accompagnato al treno che dovrebbe riportarlo in Italia. In quel momento viene raggiunto dall’amica greca che lo aveva ospitato, che gli consegna l’agognato permesso di soggiorno ottenuto tramite un funzionario svizzero che la corteggiava e che lei aveva sposato. Nino però risale sul treno, deciso a ritornare in patria, accettando la sconfitta. Però arrivato al traforo del Sempione, scocciato dal canto di alcuni emigranti, pure loro sulla via del rimpatrio, decide di fermare il treno e rientrare in Svizzera, riprendendo la sua personale battaglia per un lavoro dignitoso e per dimostrare che gli italiani non sono solo “pizza e mandolino”.

Le musiche poi sono fantastiche…i titoli introdotti dalla “serenata” di Haydn, mentre il figlioletto dell’amica greca suona invece al piano la K545 di Mozart, una delle mie musiche preferite.


Pranzo di Natale

Ieri.

Mio marito ed io passiamo il Natale da soli.

Si pranza quindi al solito ristorantino, dove abbiamo già prenotato qualche giorno addietro.

Non ci sediamo al solito posto, visto l’affollamento, ma ad un tavolo piccolo, giusto per noi due, in un angolo un poco appartato ma a poca distanza da una tavolata di sei persone.

Inquadro subito i commensali, tipi volgari, arroganti e pretenziosi che pensano che il denaro “faccia” il signore, mentre sono solamente dei poveracci ineducati. Continuano a parlare al cellulare ad alta voce, quasi urlando, passandosi i telefonini da un capo all’altro del tavolo e, strano a dirsi, l’unica tranquilla è una bambina di circa sette anni, forse perché troppo intenta a giocare su un tablet. 

Il padre mostra con ostentazione di possedere soldi e potere, il figlio maggiore è sulla buona strada per seguire il genitore. “Tu, svelta, porta via questi piatti che ingombrano!”… “Ehi, portaci ancora una bottiglia”… e via con frasi di questo tipo.

Non ce l’ho fatta più: quando una delle tre cameriere, indaffaratissime per l’alto numero di avventori, è stata apostrofata ancora in questo modo perentorio e cafone, e mio marito ed io eravamo già in procinto di alzarci per uscire dal locale, ho detto a voce abbastanza alta perché il giovincello incivile potesse sentire : “Certa gente dovrebbe avere maggior rispetto per chi lavora, permettendoci di passare una giornata in serenità, invece ci sono dei maleducati che credono che tutto possa essere loro permesso”.

L’arroganza di certa gente proprio non la posso sopportare.