La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Archivio per 15 dicembre 2017

Alba

Amore mio, nei vapori d’un bar
all’alba, amore mio che inverno
lungo e che brivido attenderti! Qua
dove il marmo nel sangue è gelo, e sa
di rinfresco anche l’occhio, ora nell’ermo
rumore oltre la brina io quale tram
odo, che apre e richiude in eterno
le deserte sue porte?… Amore, io ho fermo
il polso: e se il bicchiere entro il fragore
sottile ha un tremitìo tra i denti, è forse
di tali ruote un’eco. Ma tu, amore,
non dirmi, ora che in vece tua già il sole
sgorga, non dirmi che da quelle porte
qui, col tuo passo, già attendo la morte.

Giorgio Caproni

(da Il passaggio d’Enea, 1956)


Soluzione all’italiana

Sono contro l’ipocrisia.

Cercano di persuaderci della bontà del testamento biologico, invece è la solita soluzione all’italiana.

Con questa legge il povero Fabo avrebbe dovuto comunque recarsi in Svizzera per porre termine ad una non-esistenza che lo condannava a restare immobile e cieco fino alla fine dei suoi giorni, una situazione ancora peggiore del coma, in quanto era vigile e cosciente della propria situazione.

Con questa legge potremo invece decidere se morire di fame e sete come la povera Eluana, una fine che non augurerei nemmeno ad un nemico, in quanto idratazione e nutrizione sono considerate “terapie”.

Terapie sono tutte le cure e gli accorgimenti vòlti a ridurre o eliminare gli stati di disagio e sofferenza nel malato (fonte Wikipedia) o gli studi e l’attuazione concreta dei metodi e mezzi per combattere le malattie, sopprimerne l’agente causale, rimuoverne i sintomi o prevenirne l’insorgenza (fonte Enciclopedia Treccani).

Non credo che sospendere acqua e cibo rientri nelle succitate “terapie”: la sofferenza del malato, anche se in sedazione profonda, verrebbe anzi aumentata.

Alcuni dicono che questa legge sia un primo passo… per mio conto invece no. Le cose qui in Italia restano cristallizzate per decenni, prima che si decida di cambiare qualcosa. Nessuno ha il coraggio di attrezzare davvero dei centri in cui i malati terminali o senza prospettive di miglioramento possano davvero “morire bene”, senza sofferenze inutili e per loro libera scelta. Del resto il consenso informato esisteva già, il rifiuto di sottoporsi a determinati trattamenti medici pure, l’unica variazione è che si possono stabilire anticipatamente queste volontà del paziente, peraltro modificabili in ogni momento. Quindi nulla a che vedere con l’eutanasia, che molti auspicavano, solo un’ennesima presa in giro dei pazienti. E che non mi si venga a parlare della sacralità della vita ed altre cose simili: uno avrà bene il diritto, se terminale ed in grave sofferenza, di morire come meglio crede. Se per ragioni etiche e/o religiose l’eutanasia a qualcuno non sta bene, non vedo perché debba impedirlo ad altri che non hanno le medesime remore: è una decisione strettamente individuale.