La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Archivio per dicembre, 2017

l’anno nuovo

I draw pixel art. That's pretty much it.

Indovinami, indovino,
tu che leggi nel destino:
l’anno nuovo come sarà?
Bello, brutto o metà e metà?
Trovo stampato nei miei libroni
che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un carnevale e un ferragosto,
e il giorno dopo il lunedì
sarà sempre un martedì.
Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell’anno nuovo:
per il resto anche quest’anno
sarà come gli uomini lo faranno.

(Gianni Rodari)

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messi nel sacco

Solita presa in giro, far pagare ai consumatori i sacchetti al supermercato in cui vengono imbustate frutta e verdura con la scusa della salvaguardia dell’ambiente.
Una questione che personalmente non mi tocca : questi prodotti li acquisto al mercato oppure direttamente nel negozio dell’ortolano, dove posso metterli direttamente nel sacchetto di stoffa che porto sempre con me.
Se veramente questo Stato padre-padrone avesse tanto a cuore la salute sia nostra che dell’ambiente avrebbe semplicemente vietato l’uso dei sacchetti di plastica obbligandoci invece ad adoperare semplici sacchetti di carta, anche a pagamento. Così invece è manifesta l’usuale manovra per incassare altri soldi.


Non chiedere

Non chiedere dov’è la tua bambina

non chiederti chi le dice buonanotte ogni notte

ma prendi il suo sorriso più bello

e assottiglialo fino a ridurlo ad un filo

e con quel filo

strozza le tue domande

 

Michele Mari


varie

L’ennesima figuraccia nei confronti dei terremotati, quando sono state consegnate delle casette praticamente inagibili: senza allacciamenti elettrici ed idraulici, con sanitari mancanti, infissi che fanno passare spifferi, arredi incompleti, per non parlare dei cavi pendenti e della sporcizia. In alcuni casi si sono trovati perfino dei topi. Il tutto naturalmente molto in ritardo.

Tutt’altra cosa di quando ci fu il terremoto in Abruzzo e furono consegnati in breve tempo degli appartamenti lindi, ordinati, provvisti di tutto, inclusa una bottiglia di spumante per festeggiare l’entrata degli inquilini: appartamenti abitati ancora oggi. Questo grazie al governo Berlusconi.

Nonostante ciò, non mi fido affatto di lui, per il semplice fatto che non sa scegliere le persone. Ha allontanato Antonio Martino, un vero liberale, ed altri politici degni di stima come lui per circondarsi di persone opportuniste che puntualmente gli hanno voltato le spalle, situazione che potrebbe ripresentarsi in quanto anche la nuova legge elettorale non prevede il vincolo di mandato. E che non sappia scegliere le persone, è dimostrato pure dalle mani in cui ha lasciato il Milan, il che, essendo juventina, non è che mi dispiaccia poi troppo. 😀

Sta promuovendo poi una politica economica assistenzialista tutta a discapito della meritocrazia, con idee che nulla hanno da invidiare a quelle dei grillini che lui disprezza tanto. Per quello che concerne l’immigrazione, parla ancora di soluzioni da attuare tramite l’ONU che, ormai è assodato, è ormai in mani islamiche (basti pensare alla presidenza del Comitato consultivo del Consiglio ONU per i diritti umani affidata all’ambasciatore dell’Arabia Saudita).

No, mi dispiace, proprio non ce la faccio a vederlo nuovamente in politica. Spero che a Strasburgo tardino ancora ad emettere la sentenza che potrebbe scaglionarlo, permettendogli di essere eletto nuovamente, e che possa finalmente ritirarsi in quel di Arcore a godersi un meritato riposo.


La terza neve

Guardavamo dalle finestre,
là dove i tigli si stagliavano neri nella profondità del cortile.
Sospirammo ancora,
la neve non veniva,
ed era tempo, ormai, era tempo …
E la neve venne,
venne verso sera.
Essa giù dall’alto dei cieli
volava a seconda del vento
e nel volo oscillava.
A falde sottili come lamine fragili,
era confusa di sé stessa.
La prendevamo delicatamente nelle mani e stupivamo:
dunque, era quella la neve ?
Ma la neve ci rassicurava:
verrà, io lo so, verrà la neve vera.
Non vi turbate mi scioglierò,
non inquietatevi subito …
Dopo sette giorni venne la neve nuova.
Non venne precipitò.
Cadeva cosi fitta, da non potere tenere aperti gli occhi.
A tutta forza vorticava in cerchio, mugliando.
Con pervicace ostinazione voleva inseguire il trionfo perché tutti dicessero concordi:
si, è lei, la neve vera.
Che non dura un sol giorno, o due.
Ma disperò di sé, non resistette e si diede per vinta.
E se non si scioglieva tra le mani,
si scioglieva sotto i piedi …
E noi inquieti, ansiosi,
sempre più spesso scrutavamo l’orizzonte:
quando quella vera verrà ?
Perché era tempo, era tempo …
E un mattino,
appena alzati, pieni di sonno,
ignari ancora,
d’improvviso aperta la porta,
meravigliati, la calpestammo.
Posava, alta e pulita in tutta la sua tenera semplicità.
Era fittissimamente di sé sicura.
Giacque in terra, sui tetti,
e stupì tutti con la sua bianchezza.
Era davvero tanta,
ed era davvero bella.
Cadeva e cadeva,
nel baccano dell’alba,
fra il rombo delle macchine e lo sbuffare dei cavalli
e sotto i piedi non si scioglieva,
anzi diventava più compatta.
Giaceva fresca e scintillante e ognuno ne era abbagliato.
Ed era lei, la neve.
La vera.
L’aspettavamo.
Era venuta.

Evgenij Aleksandrovic Evtushenko


Nostalgia canaglia

Non so se succeda anche ad altri, però la mia cartella immagini trabocca di fotografie, molte doppie o triple per via dei vari backup dai miei molti cellulari o dagli altri computer.
Mi sono messa quindi a ripulire la cartella, già ordinata per argomenti (famiglia, amici, Bolzano, Milano, altri luoghi in cui siamo stati etc), conservando solo le immagini migliori ed eliminando quelle con minor risoluzione.


“Blong”.


L’avviso sonoro del messenger di Facebook mi distrae dal compito appena intrapreso: una signorina mi scrive chiedendomi se in gioventù ho conosciuto M. C. quando ancora viveva nella mia Bolzano.

Rispondo di sì, e così ritrovo un amico della prima adolescenza, anzi più un fratello che un amico, in quanto essendo orfano di madre l’avevamo spesso a casa nostra. Poi essendosi trasferito con il padre in quel di Brescia, ci eravamo persi di vista ed erano quindi anni che non ci vedevamo. Lui non ha Facebook, ed è quindi la figlia (la signorina che mi ha contattato) che fa da intermediaria tra noi due. Un breve discorso, con la promessa di risentirci e rivederci presto, ed un attimo di magone, rivivendo i tempi passati.
Già che ci sono, tralascio per un poco l’operazione riordino e dò una veloce scorsa a Facebook, su una pagina che seguo con interesse. Tra i molti commenti ce n’è uno di un certo R. P., lo stesso nome di un amico d’infanzia, quando passavo le ferie estive dalla nonna. Mi incuriosisco e guardo il suo profilo, ma non è lui.Provo allora con “cerca”: una sfilza di persone si chiama in questo modo, troppe, però non desisto. Mi improvviso detective (?) e spulcio i vari profili. Scarto subito alcuni nominativi, troppo giovani o troppo vecchi, ma alla fine ce n’è uno che, in base ad alcuni parametri in mio possesso, potrebbe corrispondere alla persona da me cercata. Lascio un messaggio, corredato da una fotografia di due “scugnizzi ” di una decina d’anni nei pressi di Casertavecchia. E dopo poco tempo arriva la risposta…è proprio lui, e vedendo la fotografia si è anche emozionato. Ora non abita più in meridione, ma si è trasferito in Lombardia…Prometto di cercare altre fotografie e di mandargliele, cosa che, mi assicura, gli fa molto piacere.

cof

Così lascio il PC, prendo dallo stipo gli album ed inizio a sfogliare le vecchie foto in bianconero…ne ho trovate alcune dove siamo noi due assieme, un’altra dove ci sono anche i rispettivi genitori, sua sorella, mia nonna e la zia…qui ne posto solo un paio, ma solo di me, fatte sul terrazzino della casa dove abitavamo.

Sarà che quando l’età aumenta, ci si aggrappa maggiormente ai ricordi.

E la nostalgia mi assale…


Il film di Natale

Niente film di Natale, ieri sera, come era consuetudine ormai da anni.

I “soliti” film, quali “La vita è meravigliosa” o “Miracolo sulla 34^ strada”, o anche una delle innumerevoli versioni di “Canto di Natale” (da quella animata di Walt Disney a quella moderna interpretata da Bill Murray o a quella classicissima con Albert Finney, la migliore a mio parere) ormai li sappiamo a memoria, anche se è sempre bello rivederli.

No, ieri sera abbiamo voluto cambiare e ci siamo rivisti “Pane e cioccolata”, con un grandissimo Nino Manfredi. È venuto istintivo paragonare come vivono i “profughi” che noi accogliamo all’esistenza che invece conducevano i nostri emigranti nei primi anni ’70, quando si recavano a lavorare in Svizzera, e bastava una sciocchezza per perdere il permesso di soggiorno ed essere rispediti a casa.

Nino Garofalo, il protagonista, è un cameriere in prova presso un ristorante di lusso che perde il posto di lavoro per aver fatto pipì su di un muretto, ed accusato quindi di atti osceni in luogo pubblico, venendo così espulso dal paese. Nino però non si arrende: rimane in Svizzera come clandestino, ospitato temporaneamente da una donna, esule greca, che in casa nasconde pure il figlioletto. Riesce poi a farsi assumere da un miliardario italiano riparato in Svizzera per reati fiscali al quale affida i suoi risparmi da investire, ma la mattina in cui dovrebbe prendere servizio, il miliardario ha fatto bancarotta e si suicida, lasciandolo senza soldi, lavoro e permesso di soggiorno. Si reca a trovare poi un amico che fa l’operaio ed è alloggiato con i compagni di lavoro presso grandi capannoni che ricordano tanto i lager. Con lui ed un altro giovane operaio improvvisa un balletto di travestiti, ma quello che doveva essere un momento di divertimento causa invece u sentimento di disperazione e nostalgia per le famiglie rimaste in patria.

Nino accetta allora di lavorare clandestinamente in un pollaio, ma viste le condizioni in cui vivono i suoi connazionali, abbrutiti da quella vita, lascia anche quel lavoro. Deciso ad integrarsi ad ogni costo, si tinge di biondo i capelli e, recatosi in un bar dove trasmettono una partita tra le nazionali italiana ed elvetica, accetta ogni offesa agli italiani da parte degli svizzeri fingendosi uno di loro, finché un gol segnato dagli italiani lo fa esplodere dalla gioia, quasi a riscattare le umiliazioni subite. Ripreso dalla polizia, viene accompagnato al treno che dovrebbe riportarlo in Italia. In quel momento viene raggiunto dall’amica greca che lo aveva ospitato, che gli consegna l’agognato permesso di soggiorno ottenuto tramite un funzionario svizzero che la corteggiava e che lei aveva sposato. Nino però risale sul treno, deciso a ritornare in patria, accettando la sconfitta. Però arrivato al traforo del Sempione, scocciato dal canto di alcuni emigranti, pure loro sulla via del rimpatrio, decide di fermare il treno e rientrare in Svizzera, riprendendo la sua personale battaglia per un lavoro dignitoso e per dimostrare che gli italiani non sono solo “pizza e mandolino”.

Le musiche poi sono fantastiche…i titoli introdotti dalla “serenata” di Haydn, mentre il figlioletto dell’amica greca suona invece al piano la K545 di Mozart, una delle mie musiche preferite.


Pranzo di Natale

Ieri.

Mio marito ed io passiamo il Natale da soli.

Si pranza quindi al solito ristorantino, dove abbiamo già prenotato qualche giorno addietro.

Non ci sediamo al solito posto, visto l’affollamento, ma ad un tavolo piccolo, giusto per noi due, in un angolo un poco appartato ma a poca distanza da una tavolata di sei persone.

Inquadro subito i commensali, tipi volgari, arroganti e pretenziosi che pensano che il denaro “faccia” il signore, mentre sono solamente dei poveracci ineducati. Continuano a parlare al cellulare ad alta voce, quasi urlando, passandosi i telefonini da un capo all’altro del tavolo e, strano a dirsi, l’unica tranquilla è una bambina di circa sette anni, forse perché troppo intenta a giocare su un tablet. 

Il padre mostra con ostentazione di possedere soldi e potere, il figlio maggiore è sulla buona strada per seguire il genitore. “Tu, svelta, porta via questi piatti che ingombrano!”… “Ehi, portaci ancora una bottiglia”… e via con frasi di questo tipo.

Non ce l’ho fatta più: quando una delle tre cameriere, indaffaratissime per l’alto numero di avventori, è stata apostrofata ancora in questo modo perentorio e cafone, e mio marito ed io eravamo già in procinto di alzarci per uscire dal locale, ho detto a voce abbastanza alta perché il giovincello incivile potesse sentire : “Certa gente dovrebbe avere maggior rispetto per chi lavora, permettendoci di passare una giornata in serenità, invece ci sono dei maleducati che credono che tutto possa essere loro permesso”.

L’arroganza di certa gente proprio non la posso sopportare.


Il delfino

In quale oceano in quale notte

la sto perdendo

chiesi al delfino

Disse il delfino:

nell’acqua nera

dove quello che unisce separa

dove il silenzio è boato

dove sei perso anche tu

Michele Mari


Coerenza, questa sconosciuta

Lo so, è Natale, bisognerebbe essere tutti più buoni…però a volte è assai difficile esserlo, specie quando i fatti si scontrano con la coerenza.

Leggo di Virginia Raggi, che chiede aiuto a Parma per incenerire i rifiuti romani, in quell’inceneritore non voluto da Grillo e che costò a Federico Pizzarotti l’esclusione dal Movimento 5 Stelle. 😀

Leggo di Matteo Renzi, che con il referendum sulla riforma costituzionale voleva abolire il Senato…e che si ricandiderà alle prossime elezioni proprio come senatore. 😀

Leggo del giornalisti del Sole 24 Ore che dopo aver scritto e pontificato sui risparmi di spesa, adesso scioperano perché a causa della crisi in cui versa il quotidiano si parla di ridurre i loro stipendi. 😀

Buon Natale, coerentemente