La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Archivio per novembre, 2017

Passato

I ricordi, queste ombre troppo lunghe
del nostro breve corpo,
questo strascico di morte
che noi lasciamo vivendo
i lugubri e durevoli ricordi,
eccoli già apparire:
melanconici e muti
fantasmi agitati da un vento funebre.
E tu non sei più che un ricordo.
Sei trapassata nella mia memoria.
Ora sì, posso dire che
che m’appartieni
e qualche cosa fra di noi è accaduto
irrevocabilmente.
Tutto finì, così rapito!
Precipitoso e lieve
il tempo ci raggiunse.
Di fuggevoli istanti ordì una storia
ben chiusa e triste.
Dovevamo saperlo che l’amore
brucia la vita e fa volare il tempo.
Vincenzo Cardarelli

Gli avvoltoi, ovvero promesse elettorali

Berlusconi promette a tutto spiano.
Pensioni a 1000 euro, creando sperequazioni tra chi ha lavorato e versato i contributi per oltre 40 anni e chi si ritrova questa somma su un piatto d’argento.
Abolizione del bollo auto.
Abolizione dell’IVA sulle scatolette del cibo per cani e gatti.
Visite vererinarie gratuite 2 volte al mese.
Chissà se rispolvererá anche le dentiere gratuite…
Ma ci sta con la testa? Si rende conto di trattare l’elettore medio come un minus habens?
Non è meglio pensare a bloccare l’immigrazione clandestina battendo i pugni sui tavoli dell’Europa e pensare ai rimpatri forzati?
Lo vuol capire che sta attuando la stessa strategia di Renzi, promuovendo mancette elettorali per acquistare consenso, quando le priorità sono altre, tipo la sicurezza, il lavoro e ridurre la pressione fiscale?

E che il PD sia in caduta libera, è dimostrato anche dalla legge finanziaria, ora rinominata “legge di stabilità” (che di stabile non ha proprio nulla), che ad esempio dimezza il bonus bebè dal 2019, proroga l’aumento dell’IVA al 2020, mentre si parla di 80mila assunzioni nel pubblico impiego con corresponsione di arretrati di 580 euro una tantum pro-capite, spese che ovviamente ricadranno su chi verrà a governare nella prossima legislatura. Il PD infatti, non contento di aver ridotto l’Italia ad un’impresa in bancarotta, sta lanciando le ultime frecce che però risultano avvelenate e ammazzano letteralmente il bilancio dello stato.

Dal canto loro gli “honesti” del M5S promettono il reddito di cittadinanza, ma il loro concetto di come reperire i soldi è semplicemente assurdo.

La sinistra sta letteralmente divorando quel poco che resta dell’Italia, una certa destra fa promesse che non potranno essere mantenute, ma pochi sembrano rendersene conto.


L’incidente è chiuso

E’ già l’una passata.
A quest’ora tu starai a letto.
Come un fiume d’argento
traversa la notte
la Via lattea.
Io non ho fretta
e non ti voglio svegliare
con speciali messaggi.
Come si dice,
l’incidente è chiuso.
Il battello dell’amore
s’è infranto contro la vita circostante.
Tu ed io
siamo pari.
Non vale la pena di citare
le offese
e i dolori
e i torti reciproci.
Guarda come’è pacifico il mondo.
La notte
ha imposto al cielo
un tributo stellato.
E’ in ore come questa
che si sorge
e si parla ai secoli,
alla storia,
alla creazione.

Vladimir Majakovckij

 


sciopero!

Domani, come ogni altro successivo martedì, inizio la mia piccola guerra personale contro Facebook, astenendomi da questo network per un’intera giornata alla settimana, in quanto non condivido certi atteggiamenti censori.
Mi si obietterà che sono “in casa d’altri” e che quindi ci sono determinate regole da rispettare.
Giusto, sono la prima a dire che le regole devono esserci e che vanno rispettate, però queste debbono essere chiare ed uguali per tutti e non soggette alla discrezionalità di alcuni ottusi censori.
Capita che le stesse opinioni espresse da qualcuno vengano cancellate se non addirittura punite col ban per un periodo più o meno lungo, espresse invece da altri passino letteralmente inosservate. Lo stesso dicasi per certe immagini.

Ecco, questa cosa mi ha veramente stufato, questo atteggiamento “due pesi e due misure” non mi sta bene.
La mia è una piccola lotta… Ma forse una goccia può ingrandirsi piano piano.
Io, per mio conto, inizierò ad astenermi ogni martedì. Poi si vedrà.

Intanto mi sembra che almeno cinque o sei persone condivideranno questa mia protesta 🙂

#ungiornosenzafacebook #controlacensura

 

 

 


Orrore

L’immagine dell’orrore perpetrato in Egitto ad opera dei delinquenti dell’Isis sta tutta qui: non nella distesa di corpi dilaniati dalle bombe o falciati dalle mitragliatrici, ma nell’ammasso di sandali all’ingresso della moschea.


Domande e risposte

Alle domande più importanti si finisce sempre per rispondere con l’intera esistenza.
Alla fine, è con i fatti della propria vita che si risponde agli interrogativi che il mondo ci rivolge con tanta insistenza.
Essi sono:
Chi sei ?
Cosa volevi veramente ?
Cosa sapevi veramente ?
A chi e a che cosa sei stato fedele o infedele ?
Nei confronti di chi o di che cosa ti sei mostrato coraggioso o vile ?
Sono queste le domande capitali.
E ciascuno risponde come può, in modo sincero o mentendo; ma questo non ha molta importanza.
Ciò che importa è che alla fine ciascuno risponde con tutta la propria vita.

Sándor Márai (Le braci)


Spiaggia

“La condussi alla spiaggia quel giorno. Era giorno feriale e non ancora estate, quindi era magnifico, così deserto. Dei vagabondi straccioni dormivano tra l’erba, dove finiva la rena. Altri sedevano sulle panchine di pietra e si passavano una bottiglia. Dei gabbiani volteggiavano intorno, tranquilli eppure come sconcertati. Vecchie signore sui 70-80 sedevano sulle panchine a trattare la compravendita di immobili lasciati dai mariti morti ammazzati tanto tempo fa dal ritmo della vita, dalla stupidità, dalla lotta per la sopravvivenza. Con tutto questo, c’era una gran pace nell’aria e noi passeggiammo e poi ci sedemmo sull’erba, senza quasi mai parlare. Era bello stare insieme e bastava. Comprai un paio di panini, patatine, e da bere, e mangiammo in riva al mare. Poi dormimmo abbracciati per un’oretta. Era in certo qual modo anche meglio che far l’amore.”

Charles Bukowski, Storie di ordinaria follia


…di 28 ce n’è uno…

Qualche giorno fa, per la precisione il 20 novembre, c’è stato un compleanno importante, il 90° per la precisione. Non sto parlando di una persona, ma del mio tram preferito. Anche se la sigla è “Carrelli 28”, il primo esemplare venne immatricolato nel 1927 con il numero 1501 e pochi giorni dopo il prototipo iniziò a circolare in città incontrando subito il favore della popolazione. Il nome deriva dai due grossi carrelli in acciaio, una novità importata dagli Stati Uniti, su progetto dell’americano Peter Witt. L’anno seguente venne immatricolato il 1502, mentre altre 500 vetture furono costruite nel 1929: in totale furono quindi 1502 le vetture costruite, e di queste in città ne circolano ancora, nonostante l’età, ancora 125. Sono infatti tram dalla struttura molto robusta che sopportarono bene anche le devastazioni della guerra, quando solo una vettura, centrata in pieno da una bomba, (matricola 1624) non poté essere messa in servizio. Gli altri tram riportarono danni più che altro alle parti interne della carrozzeria a causa degli incendi, ma le parti meccaniche superarono benissimo i danneggiamenti. Negli anni ’70 la “perteghetta” che collegava la vettura alla linea elettrica aerea e soggetta spesso a scarrucolamenti venne sostituita dal pantografo, mentre negli anni 2000, sono stati effettuati molti miglioramenti tecnologici, con l’installazione di computer di bordo, navigatore, radiocomando per gli scambi. È bello sentirli arrivare sferragliando sulle rotaie, e sono diventati una delle attrazioni della città, tipici quanto il Duomo con la Madonnina, i Navigli, la Scala o l’ossobuco con il risotto. Gli interni non hanno più il salottino posteriore in velluto rosso destinato ai fumatori, ed è stato tolto anche il posto del bigliettaio, sostituito dall’obliteratrice. Ma le panche sono ancora là, lucidate, come ha scritto qualcuno, da migliaia di sederi milanesi 😀 . Inoltre sono vetture che ben si prestano alle sponsorizzazioni quindi, quando non indossano la livrea bicolore giallo e crema, vengono rivestiti con pubblicità brillanti. Alcuni poi sono adibiti a servizi “speciali”, come l’ATMosfera, che funge anche da ristorante su rotaie mentre si gira per la città.

E poiché noi italiani sappiamo fare meglio anche le cose che abbiamo importato dall’America, ecco che numerosi Carrelli 28 hanno preso la via del mare, approdando a San Francisco. In quella città infatti si tenne nel 1983 una manifestazione con tram pervenuti da tutto il mondo, e la “28” piacque così tanto che gli americani ne ordinarono molte altre, ed ancora circolano in quella città e lo stesso fece Melbourne.

Buon compleanno, Carrelli, adesso aspettiamo il centenario ❤ 

 

 

 


Forse dormiamo e stiamo sognando


Forse dormiamo e stiamo sognando, mi disse lei,
e io le ho creduto, perché diventava
più pesante o più leggera a volontà
simile agli uccelli in volo.

Correvamo verso l’alto sulle scale di cemento
e lei sollevava dal mio abbraccio
due occhi splendenti, argentei,
verso un cielo inventato proprio allora.

Il suo sguardo fondeva i muri,
feriva le mie guance da cui
erompeva il sangue verso il passato
senza dolore, a fiotti.

Forse dormiamo e stiamo sognando, mi disse lei.
Correvamo verso l’alto. La scala di cemento
era terminata da un pezzo. Ed anche l’edificio.
Avevamo superato anche il futuro. Le parole
erano rimaste indietro. E forse nemmeno noi
esistevamo più.

  Nichita Stanescu

Testa o croce?

Cos’avranno usato? Una moneta da un euro? O da due? Oppure soltanto una da 50 centesimi?

Non ha importanza: resta il fatto che, grazie ad un sorteggio, Milano ha perso la sede dell’EMA, l’agenzia europea del farmaco,

E noi, naturalmente, a piangerci addosso, dicendo che usare il sorteggio per una simile decisione è ingiusto e cose del genere. Non mi risulta che la Germania abbia fatto altrettanto quando con analogo metodo è stata scelta Parigi, al posto di Francoforte, quale sede dell’EBA.

Però, diciamolo chiaramente, la colpa non è della monetina, oppure lo è solamente in parte.

La colpa principale sta nel non aver saputo “vendere” bene l’immagine di Milano, stante la nostra bassa credibilità sia europea che internazionale e grazie anche ai governi che si sono succeduti e che ci rappresentano, quindi all’estero godiamo di scarsissima importanza. Ricordiamo che a rappresentare le varie nazioni c’erano i ministri degli Esteri, e che quello attuale non sembra raffigurarci al meglio.

Già, Milano era da “vendere” come immagine e non ne siamo stati capaci nonostante la città avesse davvero tanto da offrire.

Ho avuto modo di confrontare i due prospetti che accompagnavano la candidatura delle due città: in tutto e per tutto, poiché anche l’immagine ha il suo peso, Amsterdam batte Milano alla grande. Forse la città olandese ha presentato quello che sembra più un dépliant turistico, arricchito com’è da immagini accattivanti, mentre il prospetto milanese era più arido, una serie di servizi elencati in modo molto didascalico e dove le uniche immagini erano quella del Pirellone all’inizio e, all’interno, alcune scarne piantine e diagrammi. Non sono in grado di tradurre l’inglese, magari le proposte offerte da noi erano anche migliori di quelle olandesi, però, come si dice, anche l’occhio vuole la sua parte.

Si grida al tradimento della Spagna, grazie alla quale ci saremmo aggiudicati il prestigioso istituto, ma c’era forse un particolare motivo per il quale avrebbe dovuto appoggiarci?

Ormai l’occasione è persa, a niente serve piangerci addosso, cerchiamo piuttosto di ricordare questa esperienza e di saper sfruttare al meglio le occasioni che si ripresenteranno.

 

https://www.consilium.europa.eu/m…/21825/milan-ema-offer.pdf

 https://www.consilium.europa.eu/…/21805/amsterdam-ema-bidbo…

 

 


Favole

“Tu fai in questo campo una piccola buca e ci metti dentro, per esempio, uno zecchino d’oro. Poi ricopri la buca con un po’ di terra: l’annaffi con due secchie d’acqua di fontana, ci getti sopra una presa di sale, e la sera te ne vai tranquillamente a letto. Intanto, durante la notte, lo zecchino germoglia e fiorisce, e la mattina dopo, di levata, ritornando nel campo, che cosa trovi? Trovi un bell’albero carico di tanti zecchini d’oro … ” 
(Carlo Collodi, Pinocchio)

Portare le pensioni a 1000 euro mensili è un’utopia, anche perché verrebbero concesse pure a chi non ha versato alcun contributo, iniziando anche dai familiari degli extracomunitari arrivati qui per il ricongiungimento,  il che inoltre favorirebbe sempre più i flussi migratori.

Innanzitutto: quanto costerebbe questa manovra?

Poi: dove si prenderebbero i soldi?

Facendo lavorare sempre più a lungo chi è in età lavorativa?

Anche ammettendo di tagliare ALCUNE spese (al che credo poco, visto il trend), e dato che si parla pure di abbassare le tasse, non si giungerebbe mai, credo, a coprire un simile esborso.

Si verificherebbe poi un fattore di diseguaglianza nei confronti di chi ha lavorato una vita intera per percepire la medesima somma: uno naturalmente potrebbe pensare “Chi me lo fa fare sgobbare tanto per poi prendere la stessa cifra di chi ha lavorato versando tasse e contributi? Lavoro in nero per quello che mi serve per vivere ed al momento della vecchiaia saremo tutti uguali”. Così nelle casse statali mancherebbero sia i quattrini delle imposte che quelli dei contributi.

Eh già, l’età a volte gioca brutti scherzi.

I soldi mica crescono sugli alberi, ma qualcuno forse crede ancora nelle favole.


Lady Lazarus

L’ho rifatto.
Un anno ogni dieci
Ci riesco –
Una specie di miracolo ambulante, la mia pelle
Splendente come un paralume Nazi,
Un fermacarte il mio
Piede destro,
La mia faccia un anonimo, perfetto
Lino ebraico.
Via il drappo,
O mio nemico!
Faccio forse paura? –
Il naso, le occhiaie, la chiostra dei denti?
Il fiato puzzolente
In un giorno svanirà.
Presto, ben presto la carne
Che il sepolcro ha mangiato si sarà
Abituata a me
E io sarò una donna che sorride.
Non ho che trent’anni.
E come il gatto ho nove vite da morire.
Questa è la numero tre.
Quale ciarpame
Da far fuori ogni decennio.
Che miriade di filamenti.
La folla sgranocchiante noccioline
Si accalca per vedere
Che mi sbendano mano e piede –
Il grande spogliarello.
Signori e signore, ecco qui
Le mie mani,
I miei ginocchi.
Sarò anche pelle e ossa,
Ma pure sono la stessa identica donna.
La prima volta successe che avevo dieci anni.
Fu un incidente.
Ma la seconda volta ero decisa
A insistere, a non recedere assolutamente.
Mi dondolavo chiusa
Come conchiglia.
Dovettero chiamare e chiamare
E staccarmi via i vermi come perle appiccicose.
Morire
È un’arte, come ogni altra cosa.
Io lo faccio in modo eccezionale.
Io lo faccio che sembra come inferno.
Io lo faccio che sembra reale.
Ammettete che ho la vocazione.
È facile abbastanza da farlo in una cella.
È facile abbastanza farlo e starsene lì.

(Sylvia Plath)


no comment

È morto?

C’era da spettarselo, vecchio e malandato com’era.

Nulla da commentare, perché si commemorano solo coloro che in vita hanno compiuto qualcosa di buono, e lui di buono non ha fatto davvero nulla.

Male e solo male.

Nemmeno il nome voglio scrivere qui sopra.


Ode alla notte. (grazie ad Isabella )

Non posso che ringraziare Isabella (isabellascotti.wordpress.com) per avermi dedicato, unitamente ad un acrostico del mio nome, questa stupenda poesia di Fernando Pessoa (Álvaro de Campos)

Vieni, Notte antichissima e identica,
Notte Regina nata detronizzata,
Notte internamente uguale al silenzio, Notte
con le stelle, lustrini rapidi
sul tuo vestito frangiato di Infinito.

Vieni vagamente,
vieni lievemente,
vieni sola, solenne, con le mani cadute
lungo i fianchi, vieni
e porta i lontani monti a ridosso degli alberi vicini,

fondi in un campo tuo tutti i campi che vedo,
fai della montagna un solo blocco del tuo corpo,
cancella in essa tutte le differenze che vedo da lontano di giorno,
tutte le strade che la salgono,
tutti i vari alberi che la fanno verde scuro in lontananza,

tutte le case bianche che fumano fra gli alberi
e lascia solo una luce, un’altra luce e un’altra ancora,
nella distanza imprecisa e vagamente perturbatrice,
nella distanza subitamente impossibile da percorrere.
Nostra Signora
delle cose impossibili che cerchiamo invano,

dei sogni che ci visitano al crepuscolo, alla finestra,
dei propositi che ci accarezzano
sulle ampie terrazze degli alberghi cosmopoliti sul mare,
al suono europeo delle musiche e delle voci lontane e vicine,
e che ci dolgono perché sappiamo che mai li realizzeremo.

Vieni e cullaci,
vieni e consolaci,
baciaci silenziosamente sulla fronte,
cosi lievemente sulla fronte che non ci accorgiamo d’essere baciati

se non per una differenza nell’anima
e un vago singulto che parte misericordiosamente
dall’antichissimo di noi
laddove hanno radici quegli alberi di meraviglia
i cui frutti sono i sogni che culliamo e amiamo,
perché li sappiamo senza relazione con ciò che ci può

essere nella vita.

Vieni solennissima,
solennissima e colma
di una nascosta voglia di singhiozzare,
forse perché grande è l’anima e piccola è la vita,

e non tutti i gesti possono uscire dal nostro corpo,
e arriviamo solo fin dove arriva il nostro braccio
e vediamo solo fin dove vede il nostro sguardo.
Vieni, dolorosa,
Mater Dolorosa delle Angosce dei Timidi,

Turris Eburnea delle Tristezze dei Disprezzati,
fresca mano sulla fronte-febbricitante degli Umili,
sapore d’acqua di fonte sulle labbra riarse degli Stanchi.
Vieni, dal fondo
dell’orizzonte livido,

vieni e strappami
dal suolo dell’angustia in cui io vegeto,
dal suolo di inquietudine e vita-di-troppo e false sensazioni
dal quale naturalmente sono spuntato.

Coglimi dal mio suolo, margherita trascurata,
e fra erbe alte margherita ombreggiata,
petalo per petalo leggi in me non so quale destino
e sfogliami per il tuo piacere,
per il tuo piacere silenzioso e fresco.

Un petalo di me lancialo verso il Nord,
dove sorgono le città di 0ggi il cui rumore ho amato come un corpo.
Un altro petalo di me lancialo verso il Sud
dove sono i mari e le avventure che si sognano.
Un altro petalo verso Occidente,

dove brucia incandescente tutto ciò che forse è il futuro,
e ci sono rumori di grandi macchine e grandi deserti rocciosi
dove le anime inselvatichiscono e la morale non arriva.
E l’altro, gli altri, tutti gli altri petali
– oh occulto rintocco di campane a martello nella mia anima! –

affidali all’Oriente,
l’Oriente da cui viene tutto, il giorno e la fede,

l’Oriente pomposo e fanatico e caldo,
l’Oriente eccessivo che io non vedrò mai,
l’Oriente buddhista, bramanico, scintoista,

l’Oriente che è tutto quanto noi non abbiamo,
tutto quanto noi non siamo,
l’Oriente dove – chissà – forse ancor oggi vive Cristo,
dove forse Dio esiste corporalmente imperando su tutto...
Vieni sopra i mari,
sopra i mari maggiori,

sopra il mare dagli orizzonti incerti,
vieni e passa la mano sul suo dorso ferino,

e calmalo misteriosamente,
o domatrice ipnotica delle cose brulicanti!

Vieni, premurosa,
vieni, materna,
in punta di piedi, infermiera antichissima che ti sedesti
al capezzale degli dei delle fedi ormai perdute,
e che vedesti nascere Geova e Giove,
e sorridesti perché per te tutto è falso, salvo la tenebra e il silenzio,

e il grande Spazio Misterioso al di la di essi…

Vieni, Notte silenziosa ed estatica,
avvolgi nel tuo mantello leggero
il mio cuore… Serenamente, come una brezza nella sera lenta,
tranquillamente, come un gesto materno che rassicura,
con le stelle che brillano (o Travestita dell’Oltre!),

polvere di oro sui tuoi capelli neri,
e la luna calante, maschera misteriosa sul tuo volto.
Tutti i suoni suonano in un altro modo quando tu giungi
Quando tu entri ogni voce si abbassa

Nessuno ti vede entrare
Nessuno si accorge di quando sei entrata,
se non all’improvviso, nel vedere che tutto si raccoglie,
che tutto perde i contorni e i colori,
e che nel cielo alto, ancora chiaramente azzurro e bianco all’orizzonte,

già falce nitida, o circolo giallastro, o mero diffuso biancore,
la luna comincia il suo giorno.

(traduzione di Antonio Tabucchi)


Sifolott de menta

Avevano iniziato con austerity ed authority. Poi si sono aggiunti welfare, target, budget, meeting, brand, trendy, make-up, customer care.

La tecnologia ci ha messo del suo, aggiungendo hardware, software, touchscreen, wireless, network.

Non contenti, i nostri politici hanno iniziato ad usare altri termini come exit poll, job, act, spending review, volontary disclosure, stepchild adoption, spin doctor.

Ma l’ultima aggiunta mi ha lasciata esterrefatta: la legge sul whistle blowing.

Ed io, che come ho scritto varie volte, non mastico inglese, ho dovuto “googlare” per capire cosa significasse questo ultimo, astruso vocabolo: soffiare nel fischietto!

Ossia, in parole povere, fare la spia, fare una soffiata, una delazione.

E chi lo fa, è un whistleblower, termine molto più simpatico di “spione”.

Mi sovviene il termine milanese al 100% “sifolott de menta”, (da leggersi sifulott), ossia quella caramella a forma di zufolo, venduta sui banchetti delle fiere paesane, che però non fischiava in quanto priva della pallina, ma dove i bambini non molto svegli si intestardivano a soffiare pur non ricavandone alcun suono. Il termine è quindi passato a definire delle persone un po’ tarde di comprendonio…

Ah la ricchezza dei nostri dialetti, contrapposta all’inglese ormai standardizzato,


Favola

Una mattina ti svegli e dici:

Era solo una favola…”.

Sorridi di te.

Ma nel profondo non sorridi affatto.

Sai bene che le favole

sono l’unica verità della vita.

 

Antoine de Saint-Exupéry

(Lettere a una sconosciuta.

L’ultimo amore del Piccolo Principe)


Legami

 

I legami fra una persona e noi esistono solamente nel pensiero.

La memoria, nell’affievolirsi, li allenta; e, nonostante l’illusione di cui vorremmo essere le vittime, e con la quale, per amore, per amicizia, per cortesia, per rispetto umano, per dovere, inganniamo gli altri, noi viviamo soli.


L’uomo è l’essere che non può uscire da sè, che non conosce gli altri se non in sè medesimo, e che, se dice il contrario, mente.

Marcel Proust


Delusione

Cosa dire? Me l’aspettavo.

Ci speravo, ma in cuor mio me lo sentivo.

Inutile adesso recriminare, cercare scusanti, responsabili.

Invece sì… Errori tattici grossolani, inutile averci messo il cuore proprio alla fine, giocando, come volgarmente si dice, alla “viva il parroco”, ossia quelle partite dove i giocatori buttano anche l’anima e mandano all’aria gli schemi.

Mi spiace, per i giocatori soprattutto, e per quanti ieri sera tifavano per i nostri, iniziando dai presenti a San Siro ed a quelli incollati alla televisione. Mi spiace per i “veterani che non avranno più un’altra occasione, escludendo Buffon che avrebbe disputato il suo sesto mondiale (sembra passato un secolo, da quel 9 luglio 2006!). I giovani, se davvero valgono, avranno ancora tempo per dimostrare le loro capacità. Gli unici appunti posso farli alla nostra Federazione, che consente di rimpinzare le nostre squadre di club di stranieri, vanificando quindi l’opera dei vivai, e per aver scelto (s)Ventura come commissario tecnico, persona dall’enorme presunzione e, a detta della Gazzetta, improvvisatore nell’allestire le formazioni.

E veder piangere Buffon per la delusione fa male al cuore: grande sportivo, apprezzato anche dagli avversari: Casillas lo ha definito “Leggenda”.

In Russia quindi ci andranno gli svedesi: consoliamoci, neppure Napoleone riuscì ad andarci 🙂 .

Senza contare il danno economico. La forza economica di una nazione è costruita anche sull’immagine di successo che questa riesce a trasmettere all’estero, e conseguentemente alla creazione di posti di lavoro: dietro al Mondiale di calcio c i sono il turismo e le agenzie di viaggi, la pubblicità con i diritti che ne conseguono, l’indotto di queste attività, quindi non è “solo calcio”.

 


è tornato!

Giornata, anzi pomeriggio, campale.

Dopo un sacco di tempo sono finalmente rientrata in possesso del mio portatile, quello che opera su Window 10; degli altri due in mio possesso, uno ormai (il famoso “vecchio scassone”) non lo uso più, in quanto monta un vecchissimo XP, mentre l’altro, con Window 7, è quello che ho utilizzato in questo periodo ed è pure quello che porto con me a Milano.

Ho fatto raddoppiare sia la memoria che la RAM, quindi quando caricherò foto e documenti dovrebbe essere notevolmente più veloce, solo che cambiando il disco rigido ho dovuto reinstallare tutte le applicazioni che avevo, dalla posta a WordPress, da Facebook a Twitter,  Pinterest e Vkontakte…una rogna per recuperare gli account e le password 😀 , però ce l’ho fatta. Inoltre ho dovuto scaricare altri programmi come Apache, Acrobat, VLC. Ah, anche collegare il WI-FI, con una password che non finisce più, e scaricare Mozilla, anche se Chrome è quello che uso più spesso…tutte cosette che richiedono un po’ di tempo.

Manca ancora qualcosa, come gli altri account di posta, però credo che con domani riuscirò a fare tutto e spero anche di fare a tempo di mettere in rete i due PC per trasbordare i documenti che mi servono e che non ho sul cloud.

Ah, e chi si ricorda più anche come avevo sistemato le mie cartelle sul W10?

Devo ricominciare tutto da capo!


Sole di novembre

Sole di novembre…

La mia ombra gigante nuota

e diventa un miraggio.

Tomas Tranströmer

Zewar Fadhil Photograpy Ileana Serban Photography


Bisogna crederci davvero

I giochi di questi bambini curiosi che sono i nostri,
giochi semplici che incantano i loro occhi.


Pieni di una febbre che li avvicina e li allontana
dal mondo in cui sogniamo di far posto agli altri,

i giochi di nuvole e d’azzurro di cortesie e di scorribande
alla stregua di un cuore futuro che non avrà mai colpe.

Gli occhi di questi fanciulli, che sono i nostri occhi
di un tempo,

avranno incanti quanti mai ne ebbero le fate.

Paul Eluard

 


Dal libro al film – Scandalo al sole

In questi tempi di film con cinquanta sfumature di vari colori e pieni di effetti speciali è bello rivedere anche qualche vecchissimo film. No, questa volta non ho guardato uno dei miei amatissimi noir americani degli anni 50-60, ma un classico hollywoodiano, uno di quei film strappalacrime e che hanno fatto sognare tantissimi adolescenti dell’epoca.

Parlo di “Scandalo al sole”, titolo pessimamente tradotto, in quanto l’originale sarebbe, anzi è, “A Summer Place”, però si sa, solleticare gli istinti pruriginosi fa vendere moltissimi biglietti, anche se nella pellicola non si vede che qualche castissimo bacio.

La storia sembrerebbe incentrata sui due ragazzi che sono stati gli idoli dei ragazzini negli anni ’60, ossia John (Troy Donahue) e Molly (Sandra Dee), che in questa pellicola ho trovato un pochino “melensa”, molto diversa dai successivi film in cui si è dimostrata una simpatica interprete di commedie.

In realtà la vera storia sarebbe quella di Ken (Richard Egan), padre della ragazza, e di Sylvia (Dorothy McGuire), madre del ragazzo che, ritrovatisi dopo molti anni e sposati infelicemente ad altri – lei a Bart (Arthur Kennedy), un alcolizzato, lui ad Helen (Constance Ford), una donna frigida, piena di sé, complessata, ossessionata dal tabù del sesso, avida ed arrampicatrice – riaccendono la vecchia passione.

Nel libro, scritto da Sloan Wilson, assai migliore del film, i caratteri dei personaggi sono maggiormente evidenziati, si dà un maggior risalto alla vicenda iniziale quando Ken era un giovane costretto a fare il bagnino sull’isola di Pine in cui si svolge la vicenda per pagarsi gli studi, ed alla relazione giovanile tra lui e Sylvia, che pure era già fidanzata a Bart. C’è spazio anche per la madre di Helen, che nella pellicola ha solo un breve cammeo, mentre dal libro si capisce la ragione del carattere difficile di Helen, come a dire: “tale madre, tale figlia”.

Quando le due coppie si rivedono dopo tanti anni la situazione è radicalmente cambiata: Ken, finiti gli studi e laureatosi, è diventato un chimico ed un imprenditore di successo, mentre Bart e Sylvia si sono ridotti a prendere a pensione degli ospiti a pagamento nella loro grande villa ed hanno perennemente bisogno di denaro: un’esistenza monotona e misera, anche per i due figli (già, nel libro c’è pure una bambina di nome Carla, completamente dimenticata nel film). Proprio per motivi economici Bart, dapprima restio ad accogliere Ken e famiglia come ospiti, si rassegna ad alloggiarli nella villa.

La passione tra i due ex amanti si riaccende, ma la situazione precipita per via di due episodi.

A causa del rovesciamento della barca sulla quale stavano circumnavigando l’isola, John e Molly sono costretti a passare la notte su una spiaggia lontana, ed al ritorno la madre la fa sottoporre forzatamente a visita ginecologica per accertarne l’integrità, cosa che shocca tantissimo la ragazzina. Inoltre Helen viene a conoscenza degli incontri notturni tra il marito e la sua amante, il che porta inevitabilmente le due coppie al divorzio. Ognuno dei genitori vorrebbe tenere i ragazzi con sé, ma alla fine viene deciso di mandarli in collegi assai lontani l’uno dall’altro. I due ragazzi, innamoratissimi, si tengono però in contatto con telefonate e lettere e qualche volta riescono perfino ad vedersi di persona, ma in comune hanno anche l’astio verso Ken e Sylvia, che nel frattempo si sono anche sposati, ritenendoli causa di tutte le loro vicissitudini.

Finché durante un incontro piuttosto “ravvicinato” accade quanto paventava la madre Helen.

Molly resta incinta, John la raggiunge, attraversando mezza America con l’autostop, i due ragazzi cercano comprensione ed aiuto da parte di Bart, però questi a causa dell’alcolismo è ridotto ad uno straccio e sta per essere ricoverato in ospedale. Andare da Helen e da sua madre, nemmeno a parlarne… Restano solo Ken e Sylvia che, conoscendo la forza dell’amore, saranno gli unici ad offrire protezione e consigli ai due giovani.

E di scandalo allora cosa c’è? Assolutamente nulla… Di sesso se ne accenna solo un poco, nelle conversazioni, specie degli adulti, e tanto meno se ne vede… ma si sa, la sola parola allora (il film è del 1959) riempiva i botteghini. Indimenticabile poi la colonna sonora di Max Steiner, una delle più belle colonne sonore di sempre.


Schiavi

Dal nostro inno, musicalmente bruttino, a tutt’oggi ancora provvisorio:


“schiava di Roma”


Schiavi dovrebbero essere gli altri popoli, invece schiavi di Roma – e non cittadini – siamo noi italiani, dalle Alpi alla Sicilia. Schiavi di un governo ormai morente e che sta tirando le sue ultime frecciate, che rimanda sempre più il momento della propria scomparsa. Schiavi di un parlamento dove i cambi di casacca e le scissioni ormai non si contano più. Schiavi, perché questi personaggi non ci rappresentano in quanto eletti in uno schieramento e transitati da tutt’altra parte e perché non considerano minimamente il volere e le necessità della popolazione, ma tesi solo a mantenere fino all’ultimo i privilegi di cui godono.
Ed i peggiori sono proprio gli anziani che siedono su quei seggi da maggior tempo, avidi come vecchi usurai, certamente non un bell’esempio per i più giovani.


Chi è causa del suo mal…

Il neo segretario del Pd, Matteo Renzi, raggiunge a piedi la Stazione Termini per andare a prendere il treno che lo porterà a Firenze al termine della prima riunione di presidenza del Partito Democratico, Roma, 11 dicembre 2013.
ANSA/ANGELO CARCONI

Lo scorso anno Matteo Renzi aveva promesso che in caso di vittoria dei NO si sarebbe ritirato dalla politica. Non lo ha fatto, anzi ha continuato imperterrito a muovere i fili dalla sua posizione di leader del partito, anche se non amato nemmeno da buona parte dei suoi.
Si fosse veramente ritirato, adesso potrebbe attribuire la débacle del PD alle regionali in Sicilia (cui seguirà anche quella alle prossime politiche) a chi gli fosse eventualmente succeduto e tentare di risalire la china, ma volendo restare sempre incollato alla seggiola, ora non può che incolpare se stesso. Adesso cerca di non scivolare sempre più in basso, auspicando alleanze improponibili con chi lo ha lasciato e dicendo che il leader è comunque e sempre lui.

Troppo tardi.

Politicamente adesso è una salma che cammina.