La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Archivio per luglio, 2017

Politicamente corretto

Sono stufa di tutto questo “politicamente corretto”, che poi tanto corretto non è.

E la maggior parte delle fesserie imperanti proviene , guarda caso, sempre da sinistra.

Quando leggo che il consigliere del PD Diego Urbisaglia è stato espulso dal partito per aver scritto che durante il G8 se suo figlio fosse stato nel Defender gli avrebbe consigliato di prender bene la mira (avrebbe dovuto magari farsi ammazzare?) e che per giunta gli impongono di chieere scusa alla famiglia Giuliani (che in sede giudiziaria, anche europea, ha ricevuto un sacco di batoste); quando leggo che la responsabile della Difesa dei diritti degli animali, Patrizia Prestipino, sempre del PD, è stata redarguita dai suoi compagni di partito per aver scritto che bisogna dare un sostegno economico alle mamme italiane per evitare che la nostra razza si estingua (la parola “razza” fa così paura?); quando leggo che MPD attacca Giuliano Pisapia per aver abbracciato Maria Elena Boschi alla festa della “Disunità”…beh, non posso fare altro che constatare che siamo ridotti proprio male.

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Il mostro della laguna nera

Avevo forse già scritto che a Milano avevo trovato una “chicca” che cercavo da molto tempo.

Un vecchio film in bianconero, considerato a lungo come un B-movie, di quelli che non hanno vinto premi prestigiosi, con bravi interpreti ma di non grande notorietà, film che è rimasto tenacemente nei miei ricordi di quando ero bambina e passavo il pomeriggio domenicale in compagnia delle mie amiche al cinema, prevalentemente nelle sale parrocchiali dove proiettavano film vecchi di decenni.

Sto parlando de “Il mostro della laguna nera”.

Ai miei tempi (acc…che mi tocca scrivere 🙂 ) mi era rimasto impresso perché era una storia avventurosa, anche se ora è classificato giustamente come fantascienza-horror.

Adesso invece mi sono goduta il film, davvero piacevole, con una bella trama avvincente, una bella sceneggiatura, delle belle riprese subacquee (consideriamo che la pellicola è del 1954!).

Interessante sapere che è stato il primo film con riprese subacquee ad essere girato in 3D.

Parlavo di fantascienza: i primi anni ’50 sono il periodo in cui uscirono le prime pellicole dedicate a questo genere, quali “La cosa dell’altro mondo” ed “Ultimatum alla terra”, ambedue del 1951 (gli originali – che sono presenti nella mia videoteca – per mio conto valgono molto di più dei remake girati in epoca successiva), dove i “protagonisti” non sono umani ma robot, alieni, insetti che hanno subito mutazioni genetiche per via di radiazioni (come in Tarantula, del medesimo regista) o, come in questo caso, esseri sopravvissuti all’era preistorica in ambienti ancora semi-inesplorati dall’uomo, alla maniera del capostipite King Kong.

Può essere considerato come una riedizione della storia della Bella e la Bestia, dove la “bestia” è ovviamente il mostro e la bella è l’attrice Julia Adams. Ma la bestia, che soccomberà alla cattiveria dell’uomo, altro non è che un essere che ha visto minacciato il proprio habitat e si difende uccidendo, tanto che una delle vittime è proprio il finanziatore della spedizione che vorrebbe portarlo dal Rio delle Amazzoni nella sua città per esporlo come un fenomeno da baraccone al solo scopo di ricavarne un profitto economico.

Un film che è diventato, con il passare del tempo, un vero cult_movie, tanto che il mostro è stato riesumato da Striscia la Notizia per introdurre una delle sue rubriche 🙂 .

L’idea iniziale proviene da una leggenda secondo la quale nelle acque dell’Amazzonia vivrebbero esseri stranissimi, degli uomini-pesce dotati di branchie ma che possono stare sulla terraferma per brevi periodi. Per interpretare il mostro la produzione si avvalse di due attori: uno per le riprese in acqua, l’altro, assai più alto per le scene girate sulla terraferma. Ci fu anche una questione relativa alla realizzazione del costume: incaricato del progetto fu Bud Westmore, progetto però che non incontrò il favore della produzione. Westmore incaricò allora la disegnatrice Millicent Patrick di approntare dei bozzetti e questi vennero approvati. Westmore però si arrogò tutto il merito dell’opera senza mai menzionare il contributo definitivo della Patrick,e per questo venne anche anche contestato pesantemente. Però il tempo ha reso giustizia a Millicent Patrick, facendo circolare le sue fotografie mentre disegna il mostro e con i modellini della testa, fotografie dove Westmore non appare mai.

 

Come ho scritto, gli attori non sono notissimi: oltre alla citata Julie Adams, il cast comprende Richard Carlson, Richard Denning e Whit Bissel, mentre la regia è di Jack Arnold, uno specialista di film fanta-horror del periodo.

 


Ordine e caos

La vita è atroce; lo sappiamo.
Ma proprio perché aspetto tanto poco dalla condizione umana, i periodi di felicità, i progressi parziali, gli sforzi di ripresa e di continuità mi sembrano altrettanti prodigi che compensano quasi la massa dei mali, degli insuccessi, dell’incuria e dell’errore.
Sopravverranno le catastrofi e le rovine; trionferà il caos, ma di tanto in tanto verrà anche l’ordine.

Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano.


L’Isola-Non-Trovata

Ma bella più di tutte l’Isola Non-Trovata:
quella che il Re di Spagna s’ebbe da suo cugino
il Re di Portogallo con firma suggellata
e bulla del Pontefice in gotico latino.


L’Infante fece vela pel regno favoloso
trovò le Fortunate: Iunonia, Gorgo, Hera
e il Mare di Sargasso e il Mare Tenebroso
quell’isola cercando… Ma l’isola non c’era.


Invano le galee panciute a vele tonde,
le caravelle invano armarono la prora:
con pace del Pontefice l’isola si nasconde,
e Portogallo e Spagna la cercano tuttora.


L’isola esiste. Appare talora di lontano
tra Teneriffe e Palma, soffusa di mistero:
“… l’Isola Non-Trovata!” il buon Canariano
dal Picco alto di Teyde l’addita al forestiero.


La segnano le carte antiche dei corsari.
… Hiʄola da-trovarʄi? … Hiʄola pellegrina?…
E l’isola fatata che scivola sui mari;
talora i naviganti la vedono vicina…


Radono con le prore quella beata riva:
tra fiori mai veduti svettano palme somme,
odora la divina foresta spessa e viva,
lagrima il cardamomo, trasudano le gomme…


S’annuncia col profumo come una cortigiana,
l’Isola Non-Trovata… Ma se il pilota avanza,
rapida si dilegua come parvenza vana,
si tinge dell’azzurro color di lontananza…

Guido Gozzano


Notizia distorta

Stando ad un certo Saverio Tommasi, (notizia presa dal suo sito facebook) 15 anni fa Carlo Giuliani era un ragazzo che voleva andare al mare.

Lo si deduce infatti dalla cuffia da bagno che indossava, che copriva anche tutto il viso secondo la moda-mare di quegli anni, e portava inoltre un salvagente a forma di estintore, mentre uno dei suoi compagni si aggrappava ad una trave di legno per paura di affogare…


Piccola storia

Penso ad un grande appartamento, con un saloncino d’entrata dove soggiorna la nostra famiglia e diverse stanze in cui abitano altre persone, con le porte che si affacciano sul suddetto saloncino.

La porta d’ingresso è sempre aperta e possono entrarci tranquillamente tutti, persone per bene ma anche chi non ha buone intenzioni, quindi chi alloggia nelle altre stanze inizia a chiudere le relative porte.

È più logico serrare le porte di ogni singola stanza oppure chiudere direttamente la porta d’ingresso?



Non sto pensando a niente

Non sto pensando a niente,
e questa cosa centrale, che a sua volta non è niente,
mi è gradita come l’aria notturna,
fresca in confronto all’estate calda del giorno.

Che bello, non sto pensando a niente! 

Non pensare a niente
è avere l’anima propria e intera.
Non pensare a niente
è vivere intimamente
il flusso e riflusso della vita…
Non sto pensando a niente.
E’ come se mi fossi appoggiato male.
Un dolore nella schiena o sul fianco,
un sapore amaro nella bocca della mia anima:
perché, in fin dei conti,
non sto pensando a niente,
ma proprio a niente,
a niente… 

Fernando Pessoa


Il giorno della luna

Meglio ricordarlo con una bella canzone, piuttosto delle solite frasi retoriche 🙂


Doppiogiochisti

Fossi nei panni di Angelino Alfano, dopo queste parole di Renzi (i piedi in due scarpe etc etc) e dopo essere stato scaricato da Berlusconi, andrei a nascondermi il più lontano possibile

 


Un cappello pieno di pioggia

A Milano, dopo la chiusura delle Messaggerie Musicali e visto che alla Trony (ex FNAC) il reparto DVD è praticamente vuoto ancora dal Natale scorso, rimanendo solo la Feltrinelli e la Mondadori, mio marito ed io abbiamo scoperto altri negozi per trovare DVD di vecchi film. Certo, molti si possono sempre comprare su Amazon o altre aziende che vendono online, ma il bello è proprio cercare tra gli scaffali e trovare qualche vecchio film del quale ci si era perfino dimenticati.

Così l’ultima volta abbiamo scoperto alcuni titoli o sconosciuti o che ricercavamo da molto tempo.

Uno di questi è “Un cappello pieno di pioggia”. L’avevo visto decenni fa in televisione, poi ne avevo perso le tracce, fino a quando non siamo capitati nella Libreria Paolina vicino al Duomo. Molti credono che là si vendano esclusivamente testi di natura religiosa, e noi per caso abbiamo visto che hanno anche una piccola ma fornita sezione di DVD.

Il film è diretto da Fred Zinnemann, un bellissimo bianconero del 1957 dalle inquadrature scarne ed essenziali della New York dei quartieri popolari e narra di un dramma familiare che si sviluppa lentamente ma che avvince subito.

I protagonisti sono quattro.

Johnny, reduce dalla guerra di Corea, dove è stato preso prigioniero e sottoposto a varie torture e che, a causa delle ferite riportate, è diventato morfinomane. Celia, la sua giovane moglie, in attesa del primo figlio, che non è a conoscenza delle condizioni del marito e suppone che le sue uscite notturne celino invece una tresca amorosa con un’altra donna. Polo, il fratello di Johnny che vive con loro e che di professione fa il buttafuori in un locale di infimo ordine. Infine il padre dei due ragazzi, Pop , che giunge inaspettato dalla Florida a trovarli.

È proprio questa visita che fa precipitare la situazione. Il padre infatti, dopo anni di sacrifici, ha deciso finalmente di acquistare un locale a Palm Beach, dove abita, contando su una somma che Polo aveva detto di possedere e di tenere a sua disposizione. Pop però non è a conoscenza della tossicodipendenza del figlio e non sa che Polo ha speso tutti i suoi risparmi pur di procurare la droga a suo fratello; non solo, Johnny è indebitato con il suo spacciatore per altri 500 dollari che non ha, e che dovrebbe trovare per il mattino seguente.

Il padre, non potendo più contare sul prestito da parte del figlio minore se la prende con lui, definendolo debosciato: tutte le sue simpatie infatti sono per il figlio maggiore, che considera, erroneamente, responsabile e lavoratore – mentre invece ha già perduto ben quattro impieghi, nascondendo la situazione anche a Celia – e non si rende invece conto della debolezza di carattere causata dalla dipendenza dalla droga.

L’ennesima crisi di astinenza di Johnny causa l’ultima crisi familiare: Polo, per tacitare i creditori, vende la sua macchina ma consiglia al fratello di confessare alla moglie e al padre la sua dipendenza dalla morfina. Quando questo succede, confessando anche che fine abbiano fatto i soldi promessigli, il padre dà in escandescenze, ma Polo lo tacita, dicendogli che lui dei figli non si è mai interessato, vivendo dall’altra parte della nazione, mentre lui aveva sotto gli occhi la sofferenza del fratello. Chi invece accetta la situazione è Celia che, rimasta sola con Johnny, convince il marito ad autodenunciarsi alla polizia per poi essere ricoverato in un centro di disintossicazione.

C’è anche il risvolto sentimentale: Polo è innamorato della cognata, e molto di quanto ha fatto per suo fratello è anche per garantire a lei la sicurezza. In un momento in cui sono soli, le confessa il suo amore e capisce di essere ricambiato, ma Celia saprà dimenticare questa parentesi per dedicarsi interamente al marito che ha bisogno di lei.

Il vero messaggio che lancia il film è quello del deterioramento delle relazioni personali, sociali, lavorative causate dalla droga, coinvolgendo non solo il tossicodipendente, ma anche tutti coloro che gli gravitano attorno. Un rimprovero nemmeno tanto velato per l’uso “istituzionale” della droga somministrata ai soldati al fronte, senza curarsi poi del loro recupero. Ma il film termina anche con un messaggio di speranza: Johnny che accetta di farsi disintossicare, Pop e Polo che riallacciano i rapporti, la consapevolezza che la famiglia, in questi casi, è l’unica ancora di salvezza.

Interpreti

Don Murray, Johnny

Eve marie saint, Celia

Anthony Franciosa, Polo

Lloyd Nolan, Pop