La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Archivio per 12 aprile 2017

parole…

Collimare, ondivago, fedifrago.

Sono rimasta stupefatta nell’ascoltare l’intervista ad alcuni ragazzi (molti dei quali universitari) che non conoscevano il significato di queste parole.

 

 

Possibile che in anni di studio non si siano mai trovati a leggere uno di questi vocaboli?

Forse il problema è tutto qui: si legge poco, troppo poco, e se si legge è solo superficialmente, senza capire ilo senso della frase, senza ricercare il significato dei lemmi sconosciuti sul vocabolario.

Ecco, questa è una cosa che mi mette molta tristezza.


Lavoro pasquale

Sono sempre più convinta che i sindacati deprimano il lavoro invece di incentivarlo.

 

In questi giorni a Serravalle si sta svolgendo una lotta sindacale perché alle commesse dell’outlet è stato chiesto di lavorare nel giorno di Pasqua.

Fermo restando che, mia opinione personale, passare una festività in un centro commerciale lo trovo assai deprimente, sono però consapevole che molti non la pensano come me, e quindi la legge del mercato prevale sull’interesse personale, tanto più che il settore del commercio per sua natura deve essere flessibile. Che piaccia o meno, siamo in regime di libero mercato, e il libero mercato risponde solo alla legge della domanda e dell’offerta: se c’è richiesta di acquisti nel giorno festivo, bisogna soddisfarla, altrimenti la gente si mette al PC ed ordina su Amazon.

Del resto nei centri turistici i negozi sono sempre aperti durante le domeniche e le festività.

In questi periodi avere un lavoro è una fortuna e chi ce l’ha cerca di tenerselo stretto. Le commesse dell’outlet non sono le uniche persone a lavorare: tralasciando i servizi essenziali (ospedali, forze dell’ordine, pompieri, trasporti aerei, marittimi e terrestri) per moltissime altre persone Pasqua è comunque un giorno lavorativo. Camerieri, cuochi, baristi, gelatai, albergatori, ristoratori in genere, guardie giurate, tecnici televisivi, addetti alle stazioni balneari, addetti ai musei, casellanti delle autostrade, tassisti, gondolieri, orchestrali, sono al nostro servizio, e magari le gentili commesse spinte allo sciopero dai sindacati non pensano a questo anche se trascorrono il pranzo di Pasqua al ristorante o si recano al Gardaland con i figlioletti. Pure queste persone hanno una famiglia.

Nei centri turistici i negozi sono sempre aperti durante le domeniche e le festività.

L’unica cosa sulla quale concordo, è che la giornata venga adeguatamente retribuita, per il resto asserisco che per il resto hanno torto.

Se la ditta nella quale prestano la propria opera dovesse chiudere, causa una diminuzione di richiesta del mercato, si troverebbero disoccupate ed il costo degli ammortizzatori sociali graverebbe su tutta la società. Se la stessa ditta si pone fuori dal mercato, riduce progressivamente i posti di lavoro, fino a chiudere o delocalizzare, lasciando tutti disoccupati.

Non vi va di lavorare di domenica? Mettetevi in proprio, aprite una partita IVA e fate quello che più vi garba (ma quando qualcuno si mette in proprio, difficilmente avrà tempo libero, se vuole davvero battere la concorrenza).

I sindacati continuano a ragionare con la logica di 50 anni fa: il “padrone” è uno schiavista, sfruttatore e quant’altro, i lavoratori hanno solamente diritti, di doveri ormai non parla quasi più nessuno; ma quello che più preoccupa è la totale assenza di buon senso e la grande ignoranza in materia economica senza valutare le conseguenze delle loro azioni.