La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

L’ombra della scissione

scinder-listPrendiamo dell’acqua, ci aggiungiamo dell’olio, li frulliamo per bene per farli amalgamare ed otteniamo un’emulsione che SEMBRA stabile: prima o poi però i due elementi si separeranno.

È quello che sta succedendo con il PD, che tempo addietro ha fuso l’anima veterocomunista, rappresentata da D’Alema, Bersani e soci con quella appartenente all’ala sinistra dell’ex Democrazia Cristiana.

La repentina ascesa di Matteo Renzi, che ha subito palesato l’intenzione di svecchiare la nomenklatura rottamando i parlamentari più longevi, ha sparigliato le carte. Già all’epoca del patto del Nazareno, con Berlusconi, molti “sinistri duri e puri” avevano storto il naso, ma sotto sotto la loro più grande paura è stata quella di essere sostituiti ed hanno quindi seguito il novo leader.

Mi ero sempre chiesta cosa ci facessero nel PD persone come Rosi Bindi (ancora nei ranghi del partito) o la cattolicissima Paola Binetti, che è rimasta nel PD fino al 2010 trasmigrando poi in varie formazioni (UDC- Scelta civica- Nuovo Centro Destra , approdando infine al Gruppo Misto (lei, non chiamandosi Scilipoti non ha fatto notizia).

Per non parlare di altri, come Enrico Letta, Franco Marini, Silvia Costa, Romano Prodi, Dario Franceschini. Giuseppe Fioroni, Rosa Russo Iervolino, Maria Pia Garavaglia, Oscar Luigi Scalfaro, tanto per citare alcuni nomi tra i più noti, che in comune avevano, oltre alla provenienza dalla DC, solo l’astio contro Berlusconi.

Le due “anime” hanno visioni antitetiche su moltissimi argomenti, però alla resa dei conti votano concordemente pur di tenersi stretta la poltrona, quindi al momento, non so se si arriverà ad una scissione: troppi interessi in ballo, anche se alcuni hanno manifestato l’intenzione di separarsi ed aderire al nuovo movimento creato da Giuliano Pisapia.

Chi tiene banco intanto però è sempre lui, Matteo, che si dice capace di trionfare al congresso e sminuisce gli avversari.

È arrivato all’assemblea con un look diverso dal solito: niente giacchette striminzite e pantaloni sopra la caviglia, ma maglioncino stile Marchionne, che gli dà un’aria informale e soprattutto giovane, e se per caso indossa la giacca, non mette la cravatta.

Prodigo di battutine e facezie, questa volta non molto ben accolte, si comporta da vero democristiano nell’accezione peggiore del termine, ma non ha la stoffa dei suoi grandi predecessori.

Ma ambiguo è apparso anche Emiliano, scissionista, poi mediatore, infine ancora scissionista.

Mi scindo o non mi scindo? questo è il dilemma

Intanto aspettiamo.

Con tutti i problemi che ha il nostro paese, sentir blaterare per scoprire chi vincerà la tenzone è francamente fastidioso.

mi-scindo

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