La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Prigione


Alla Cattolica di Milano (la Cattolica!) un docente italiano ma di religione musulmana, senza alcun titolo riconosciuto dai nostri ordinamenti, (“Ho completato lo studio di diverse opere classiche della tradizione sapienziale sotto la guida di Sapienti musulmani, che mi hanno rilasciato autorizzazioni a trasmetterle: questa è la modalità tradizionale di trasmissione della conoscenza islamica”)

spiega che una donna, per mantenere la propria dignità, deve girare velata e senza indossare tacchi
(“donne «culturalmente educate a coprire il capo con un velo, con dignità regale», mentre ve ne sono altre “socialmente costrette a camminare sui tacchi con penosa difficoltà”). In poche parole, quante non si coprono il capo e camminano sui tacchi sono delle poco di buono senza dignità! (Questione di punti di vista).

Intanto una giornalista, Flavia Piccinni, scrive che ha provato il burqa e che le è piaciuto.
(“Non devi perdere tempo a coordinare le scarpe con la borsa, o magari a scegliere il vestito che ti fascia meno, i pantaloni che non ti fanno difetto, la maglietta che evidenzia tragicamente e irrispettosamente i chili di troppo. Non devi neanche perdere tempo a sistemarti i capelli, o a truccarti. Non ti vede nessuno. Nessuno sa se dietro c’è una bella donna, o una donna poco attraente… Abituarsi a respirare dietro una specie di grata, sentendosi avvolti da un lenzuolo, è poi piuttosto semplice se non si soffre di claustrofobia, si dimenticano tutti gli insegnamenti della mamma e della nonna, nonché quelli relativi alla propria libertà e al significato religioso che l’oggetto custodisce: difendere la donna dagli sguardi altrui, preservandone l’immagine e dunque l’anima”).

Bene… la cara giornalista l’ha provato per poco tempo, ma chi deve indossare tale indumento per tutta la vita, iniziando dalla pubertà?
Il burqa in sostanza è una prigione, un drappo pesante che copre dalla testa ai piedi, nascondendo anche gli occhi dietro una grata di fili intrecciati. E questo provoca anche danni, fisici e psichici.
Fisici in quanto coperte sempre dalla testa ai piedi le donne hanno carenza di vitamina D quindi di calcio, e sviluppano osteoporosi anche in giovane età. Psichiche perché pur avendo un viso ed un corpo è come se non l’avessero e ciò è causa di depressione.
Come se non bastasse, adesso compare anche la mordacchia

quella museruola che impedisce alla donna pure di parlare. Spero che le sia consentito almeno di respirare.
Le femministe che parlano tanto di libertà cosa fanno? Tacciono?

http://m.ilgiornale.it/news/2017/01/26/viva-il-velo-e-niente-tacchi-la-cattolica-si-mette-il-burqa/1355830/

http://m.huffpost.com/it/entry/14313888


Inviato dal Veloce promemoria

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8 Risposte

  1. Le femministe al momento sono un po’ perse nei loro circoli matriarcali; si preoccupano di desinenze linguistiche e poco di meccanismi legati al potere, sicché quelel che si autodefiniscono femministe e sono anche donne di potere, questo potere lo usano male, senza efficacia, senza pensiero o indagine…. oppure sono lì a rimpiangere la Grande Madre, che non tornerà più, a meno che non ritorni la Poesia in questo mondo.

    Posto che come donna ho sempre cercato di piacere soprattutto a me stessa, e piacersi nella forma è qualcosa in cui il desiderio maschile c’entra fino a un certo punto. Nella forma che io preferisco (che è l’archetipo in realtà) solitamente al maschio piaccio poco o niente, troppo Artemide o Athena, troppo forte, troppo indagatrice, troppo autonoma. Ho messo i tacchi, li ho tolti, ho lottato contro la pancia ma adesso me ne frego, mi trucco ma esco anche senza trucco e non è una tragedia. Associo il burqa e gli altri ammenicoli coprenti a chilometri di trucco pesante o al botox, sia il velo che il botox coprono la realtà. In fondo coprirsi, coprire la forma elimina sguardi, ricordi sensazioni, e con la mordacchia anche la voce. Ho perso mio padre un mese fa, e continuo a risentirne la voce garbata, lo sguardo che si illuminava nel saluto, il sorriso mite. Lui permane nel ricordo e questo ricordo è dato anche dalle immagini scolpite nel mio cuore. Se fosse stato sempre muto e coperto da un drappo cosa potrei ricordare? Chi si ricorderebbe di lui? E perché una donna dovrebbe letteralmente svanire, mai lasciare ricordo o traccia? Il pessimo e superficiale articolo di una giornalista/scrittrice a caccia di pubblicità (bisogna pur rimanere sulla cresta dell’onda dopo avere vinto il Campiello) mi fa pensare che alcune donne sono già abbondantemente “velate” nel buon senso.
    E poi il contatto umano, i neuroni a specchio, non rispondono anche agli sguardi alla voce? Quello che si annulla non è l’apparenza, ma l’empatia, il non verbale, il fattore umano dunque.

    Forse, bisognerebbe semplicemente cercare il giusto medio tra l’ossessione per l’apparenza e lo scomparire del tutto.

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    27 gennaio 2017 alle 18:08

    • L’importante è essere sempre noi stesse, cosa che a molte musulmane è negato.

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      27 gennaio 2017 alle 18:12

      • Esser noi stesse, e quindi sapere anche chi siamo, può essere un intero percorso di vita. E’ negato a molte musulmane (anche qui, ci sono molte variabili, l’islam non è la stessa cosa ovunque) ma continuo a pensare a certe mie conoscenze ossessionate dalle griffe e dalla dieta, assidue lettrici di giornali di moda colmi di anoressiche e di vaniloqui e scarpe. Paradossalmente il burqa è prigione, ma è anche prigione l’importanza che si dà al giudizio altrui e il volere a tutti costi assomigliare a qualcuno che non siamo noi. Forse la domanda giusta è: in quale sensazione o ricordo voglio permanere? Un abbraccio.

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        27 gennaio 2017 alle 18:21

        • Esatto. E la fatuità di questi comportamenti è la tortura cui molte si assoggettano.
          Buona serata 🙂

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          27 gennaio 2017 alle 19:13

  2. Sarò breve. La giornalista ha voluto fare sensazione senza immegersi nella realtà oggettiva
    Risultato: 👎

    Liked by 1 persona

    27 gennaio 2017 alle 18:18

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