La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Ipocrisia e bigottismo

“Se l’è cercata” la ragazzina, ora sedicenne, che per tre anni è stata stuprata da un branco di nove mascalzoni?
E che tipo di genitori ha avuto, dato che, venuti a conoscenza delle violenze sulla figlia, hanno preferito ignorare il fatto con la scusante di non infangare il buon nome della famiglia?
Per mio conto questi due sciagurati hanno solo avuto paura di ritorsioni da parte del padre del “fidanzato ” della ragazza, noto esponente della malavita locale, anche se il sentimento di salvaguardia della prole avrebbe dovuto prevalere su tutto.
Ma fanno pure schifo gli abitanti del paese che si sono rifiutati di partecipare ad una fiaccolata di solidarietà nei confronti della minorenne, dicendo che lei in fondo “se l’era cercata”.
Fatemi capire.
Noi guardiamo con attenzione a come vengono trattate le donne che hanno una diversa cultura, critichiamo il loro modo di andare in giro velate e di essere sottomesse ai loro uomini (intesi globalmente come esponenti di sesso maschile delle loro famiglie: mariti, padri, figli) e quando succede un fatto del genere in casa nostra subito gettiamo la pietra addosso ad una povera ragazza o, nel migliore dei casi, ci voltiamo dall’altra parte. Infatti ogni volta che avviene un caso di stupro scatta subito il “ma”.
Ma lei perché portava la minigonna?
Ma lei perché andava in giro da sola?
Ma lei perché si è ubriacata?
Ma…ma…ma…
Pochi addebitano la responsabilità allo stupratore.

Questo nel caso della ragazzina di Melito.

Ora c’è l’altro avvenimento, quello di Tiziana, la donna che si è suicidata dopo che dei filmini hard girati con lo smartphone e che lei aveva condiviso con altre 5 persone erano finite su vari siti, tra i quali facebook, YouTube ed altri.
Lei ha peccato di ingenuità fidandosi di farabutti che personalmente indagherei per istigazione al suicidio.
Le critiche peggiori e gli insulti, sembra strano, provenivano per la maggior parte da donne probabilmente impastate di ipocrisia e di invidia nei confronti di una donna che viveva “liberamente”, ma questi erano esclusivamente fatti suoi, e non avrebbe dovuto renderne conto a nessuno.
Invece è stata sottoposta ad una vera gogna mediatica che l’ha “costretta ” ad uccidersi.
E i responsabili chi sono? Coloro che girano il video? Quelli che lo diffondono? Quelli che ci lucrano (in certi siti si guadagna per ogni visione registrata)? No, per la nostra mentalità bigotta la responsabile è la vittima.
E l’induzione al suicidio di Tiziana Cantone è un altro aspetto del “femminicidio ” (termine che aborro), ossia l’uccisione dell’ennesima donna tra le tante.

Quello che invece è inconcepibile è il comportamento di Facebook.
Per eliminare un video hard, condiviso violando la privacy di una persona, è stato necessario l’intervento di un giudice.
Poi però FB è capace di cancellare la foto di una mamma che allatta, o un famoso quadro di nudo o, come successo recentemente, l’immagine famosa del 1972 di Kim Phúk, la ragazzina vietnamita che corre nuda dopo essere stata ustionata su schiena e braccia durante un bombardamento al napalm.

Ecco, pure questa è ipocrisia : lasciate circolare immagini davvero oscene e censurate altre che di osceno non hanno nulla, se non la mentalità bigotta di chi le segnala.

Inviato dal Veloce promemoria

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4 Risposte

  1. Sono d’accordo su tutto. Un abbraccio cara

    Liked by 1 persona

    14 settembre 2016 alle 23:17

  2. Hai scritto grandi verità ! Da oggi seguo il tuo Blog… Mi piace ! Ciao.

    Liked by 1 persona

    4 maggio 2017 alle 06:20

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