La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Europa? No, grazie

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Per capire chiaramente la portata della Brexit, bisogna innanzitutto valutare una cosa.

L’uomo è un animale sociale, tende cioè ad associarsi con i propri simili, ossia persone che con lui hanno una identità culturale, storica, linguistica. Questo costituisce quindi una NAZIONE, ossia una particolare zona abitata da una popolazione con identiche caratteristiche.

Lo STATO invece è un’entità astratta, creata per svolgere dei servizi altrimenti impossibili per un privato. Molti servizi pur svolti dallo Stato o dagli enti da esso dipendenti potrebbero comunque essere svolti da privati, ovviamente pagando: parlo ad esempio dell’istruzione, della previdenza e dell’assistenza sanitaria, seguendo la logica del mercato: pagamenti differenziati a seconda della qualità dei servizi resi.

Allo stato attuale delle cose, l’unico servizio che davvero non può essere delegato è quello della Difesa: una Nazione ha bisogno che la sua gente venga protetta da attacchi esterni e che le persone in essa dimoranti si comportino correttamente nei confronti dei propri simili, e poiché tutti usufruiscono di detto servizio è indispensabile finanziarlo con una tassa.

C’è poi un’altra considerazione: non tutti nasciamo uguali e ci sono persone che abbisognano di un aiuto in quanto svantaggiate: e qui scatta il mutuo soccorso. Pure questa operazione, pur potendo essere affidato alla coscienza individuale, è comunque preferibile che venga svolta dallo Stato, in modo da assicurare equità a chi ne ha bisogno.

Questa aggregazione di persone, che costituiscono un POPOLO, è un insieme di persone interdipendenti tra di loro.

L’Unione Europea non è affatto una Nazione,

È, a mio parere, l’egemonia di un gruppetto di nazioni più forti su altre più deboli, destinata quindi ad una cronica instabilità. L’errore peggiore poi è stato quello di accettare molti stati dell’ex blocco sovietico, con un’economia ancora debole, con regole, anche giuridiche, differenti dalle nostre. Mettiamo ad esempio che adesso, per ovviare all’uscita del Regno Unito, si favoreggi l’ingresso della Turchia: non quella di anni fa, avviata verso l’occidentalizzazione, ma quella odierna, di Erdogan, che la sta riportando piano piano verso l’oscurantismo islamico: cos’avremmo in comune con quella Nazione? Praticamente NULLA. Quella Turchia che prima fa entrare un sacco di rifugiati, poi per riprenderli chiede fior di soldi, raddoppiando poco dopo la posta ed infine che fa? Spara loro contro!

Noi, cretini, che continuiamo ad accogliere di tutto e di più, e si è capito benissimo che dietro ci sono sporchi interessi, altro che bontà ed altruismo.

Adesso mi auguro che il Brexit inneschi un effetto domino per affossare questa Europa o, quantomeno, che questi burocrati grigi si accorgano che PRIMA bisogna ascoltare la gente comune, che richiede sicurezza, lavoro, protezione, poi semmai si potrà legiferare in varie altre materie e solo alla fine si potranno ascoltare anche i potentati economici.

E il tanto temuto crollo delle borse, sempre a mio parere, avrà un effetto limitato. Di mezzo ci sono sempre le solite agenzie di rating che hanno provocato più danni che altro (non si erano accorte dei maneggi della Lehman Brothers ed hanno contribuito ad affossare il governo Berlusconi).

Ed intanto il sinistrorso Saviano fa accostamenti improponibili. “Ha vinto il popolo, come nel caso di Hitler”. Vergognati e vai a rosicare altrove, e considera che i britannici, Hitler lo hanno sconfitto! E pure questa è una sconfitta per la Germania.

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6 Risposte

  1. Carissima Lori sono perfettamente d’accordo con te al 100%. Il tuo discorso sulla Turchia e i paesi dell’ex blocco sovietico non fa una piega. Come al solito ti riveli un’acuta analista che mi fa sempre piacere leggere. Mio marito , anglofilo estremista, saputo il risultato si è messo a cantare allegramente il tradizionale ritornello : ”I am an English man”. Un abbraccio. Isabella

    Liked by 2 people

    24 giugno 2016 alle 21:19

  2. Tutto giusto, ma aggiungerei anche che se proprio si vuole fare l’Europa prima si mettono a posto i conti (magari non truccandoli… vedi Italia…) e poi si fa l’Europa, e non, si fa l’Europa (ovviamente sul modello tedesco) e poi adeguatevi.
    Gran bel post.

    Liked by 1 persona

    25 giugno 2016 alle 22:47

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