La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Dedicato Sara ed a tante come lei…

Per tutte le violenze consumate su di lei,

per tutte le umiliazioni che ha subito,

per il suo corpo che avete sfruttato,

per la sua intelligenza che avete calpestato,

per l’ignoranza in cui l’avete lasciata,

per la libertà che le avete negato,

per la bocca che le avete tappato,

per le sue ali che avete tarpato,

per tutto questo:

in piedi, signori, davanti ad una donna“.

[Attribuita a William Shakespeare, ma con tutta probabilità è  di un autore anonimo di inizio  1800]

 

L’avevo già scritto: la legge sul femminicidio è un’enorme cavolata che non avrebbe certo fermato le violenze sulle donne.
E mi immagino questa giovane Sara, bruciata viva, con tutti i suoi sogni, le sue speranze, i suoi propositi per il futuro, scomparsi in una fiammata e tramutati letteralmente in cenere.


Nessuno a darle aiuto.
Nessuno ha visto.
Nessuno ha sentito.


E mi domando quale sorta di madri abbiano avuto stupratori ed assassini di una donna, cosa li spinga ad un’azione tanto distruttiva.

2 Risposte

  1. Analisti, psicologi, psichiatri, commentando l’assassinio che alcuni uomini compiono nei confronti della donna che ha rotto o vuole rompere il rapporto che li lega, ritengono che il problema sia originato da una forma di possesso dell’uomo nei confronti della donna. Il senso di possesso sicuramente c’è, ma nella stragrande maggioranza dei casi non è originario. Originaria è invece la mancanza di identità del maschio. Identità che viene vicariata dal rapporto. L’altra, l’”amore” per l’altra, diventa il sostituto della personalità. Allora, se l’altra mi lascia, io non perdo una persona, un rapporto. Perdo la mia “identità” e questo non posso sopportarlo. Il possesso è possesso di un oggetto esterno a noi. L’identità è un oggetto interno. Se l’uomo può sopportare la perdita di un oggetto esterno, non sopporta invece la perdita di un oggetto interno. Possiamo tollerare che ci rubino beni, non che ci tolgano un organo. Il nefasto mito platonico dell’androgino, che ha dato nobiltà all’idea che ogni essere è incompleto e cerca la sua metà per completarsi, per raggiungere la sua “identità” diremmo noi, conferma il pessimo pensiero che, una volta che si sia trovata la propria metà, non la si voglia più abbandonare. Il possesso è quindi il mezzo con il quale cerco di preservare la mia pseudo identità. In ogni modo. Educare l’uomo al raggiungimento della propria identità, come individuo, non come diade uomo- donna, questo è il compito della famiglia e della società. La donna è meno coinvolta in fatti violenti, non solo perché non possiede, in genere, l’attitudine a risolvere i problemi con la violenza fisica, ma anche perché, spesso, ha un’identità di base, sufficientemente forte, per affrontare le separazioni.

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    1 giugno 2016 alle 22:20

    • Quello che mi lascia perplessa è il fatto che molti abbiano considerato più grave l’indifferenza degli automobilisti che non l’omicidio in se stesso. Su un sito ho addirittura letto che l’omicidio fa parte della natura umana e che si poteva quindi dare una “spiegazione” a quanto commesso dall’ex fidanzato. Ho questionari per tutto ieri pomeriggio con il tizio che aveva postato questa opinione, ma alla fine ho dovuto lasciar perdere…tempo sprecato con certa gente

      Liked by 1 persona

      2 giugno 2016 alle 00:13

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