La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Non ci vado!

Si  avvicina domenica e la data del referendum. Una consultazione perfettamente inutile qualunque sia il risultato.
Innanzitutto c’è da deplorare il comportamento del presidente della Consulta che dice che BISOGNA  andare a votare,  quasi fosse un obbligo, contrariamente a quanto prescrive l’art.75 della Costituzione (che lui dovrebbe ben conoscere !). Anche l’astensione è una precisa scelta politica da rispettare.
Poi c’è chi si recherà alle urne (magari anche votando NO) solo per boicottare Renzi che ha invitato a non andarci, e questi mi ricordano il classico marito che si taglia gli attributi solo per far dispetto alla moglie.
Inoltre c’è la grande confusione: si parla di trivelle, ma in realtà la normativa è relativa alle piattaforme petrolifere che estraggono gas e non petrolio, non inquinano  (tanto che molte spiagge interessate hanno la bandiera BLU). Tutte falsità quelle che ci propinano sulle paventate macchie di petrolio sulle nostre coste. Anche dal punto di vista economico certi ambientalisti raccontano fregnacce: il nostro gas è puro oltre il 9o%, ed i costi elevati non sono dovuti per raffinarlo,  come vogliono farci credere, ma solo all’elevato costo del personale e per il rispetto delle leggi sindacali ed ambientali.
L’unico,  piccolissimo giacimento di petrolio italiano si trova in Basilicata, in val d’Agri, quindi nell’entroterra e nulla ha a che vedere con le “trivellazioni” in mare.
Le prime piattaforme sono state installate negli anni ’60 circa e sono quasi alla fine della loro vita produttiva. Anche se si dovessero considerare dannose, i danni li avrebbero già compiuti in questi 70 anni di attività.
Altra “dimenticanza”: il decreto Prestigiacomo 128/2010 già vietava le installazioni sotto le 12 miglia marine.

Concludendo, questo referendum non cambia granché per quanto riguarda l’ambiente; essenzialmente è un braccio di ferro tra le regioni a guida PD e lo Stato a governo PD: un referendum politicizzato che serve a dare più discrezionalità alle regioni o allo stato in materia di sfruttamento dei giacimenti, un braccio di ferro che costa così tanto alle casse dello Stato (in periodo di spending review) e soprattutto danneggia  6000 lavoratori (oltre a quelli dell’indotto perché assieme ad Eni salteranno anche tutte le aziende italiane che vi lavorano) per un voto meramente politico.

11 Risposte

  1. tutto dipende se fermano le trivellazioni priam o dopo la data già prefissata. Se le fermano prima,sarebbe un danno doppio poichè continuarebbero a farle in stabilimenti situati in Africa con norme di costruzione altamente scadenti. Se le fermassero dopo quella data,almeno non si continua,una bella vittoria di Pirro.
    Se invece vince il “sì” e non si fermano… beh sayonara ambiente:/

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    13 aprile 2016 alle 12:19

    • L’ambiente, come ho scritto, NON ne risente. Si parla di gas e non di petrolio, di piattaforme e non di trivelle. Tutta l’informazione è falsata

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      13 aprile 2016 alle 13:22

      • Allora anche il dibattito a scuola non è servito:/

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        13 aprile 2016 alle 16:28

        • Perché? Che dicono a scuola?

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          13 aprile 2016 alle 17:07

          • In sintesi quello che ho scritto io sopra🙂

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            14 aprile 2016 alle 09:15

            • L’ambiente NON viene compromesso. Poi allora spiegami: che differenza fa, in caso di disastro ambientale, una distanza dalla costa di 11, 5 miglia (illegale) e 12, 5 miglia (legale). Sono tutti pretesti.

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              14 aprile 2016 alle 09:19

  2. C’è un gran casino con questo referendum…scarsa informazione, un bordello -.-”
    Però dico…per il fatto dei posti di lavoro…non si potrebbero impiegare in qualcuno che usa energie sostenibili, ecosostenibili e quant’altro?

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    13 aprile 2016 alle 13:45

    • Parlare di energie rinnovabili è un po’ come parlare al vento. Premesso che dietro ci sono enormi interessi economici, chi ne parla (ecologisti per lo più ) non considerano alcune cose; innanzitutto la scarsa produttività specie se comparata ai costi. Poi l’impatto ambientale. Immaginiamo immense distese ricoperte da pannelli solari o da pale eoliche… Quedt’ultime ad esempio hanno deturpato l’intera valle dei Templi presso Agrigento.
      L’unica forma davvero ecologica sarebbe quella idroelettrica ma non è applicabile dappertutto. Allora non resta che il nucleare, ma guai a dirlo agli ecologisti nostrani. Cosi importismo energia dalla Francia a caro prezzo, ( senza considerare che se dovesse – ipotetico – succedere un incidente nucleare avremmo gli stessi gradi di pericolosità che se accadesse a casa nostra) ed in più paghiamo in bolletta gli incentivi per chi usa le rinnovabili, pur non usandole.

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      13 aprile 2016 alle 17:05

      • Soldi…soldi da per tutto! In fondo non glie ne frega niente a nessuno di ambiente, salute, di noi…gli importa solo di come far soldi presto e bene!

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        13 aprile 2016 alle 17:47

  3. Il decreto Prestgiacomo fu ritirato appena due anni dopo. La questione è un po’ più complessa e il presidente della consulta fa il suo dovere : rispettare le regole della Repubblica costituzionale http://www.elenaferro.it/mappa-referendum-17-aprile/

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    14 aprile 2016 alle 20:11

  4. Ci sono cose molto più urgenti da risolvere ma i finti ignoranti che governano ci fanno buttare i soldi in questioni non della massima urgenza e priorità. Come dire: deviando il discorso su vie meno urgenti ci distolgono da ciò Che vogliono. Io non vado a votare le trivelle moriranno di morte naturale quando sarà il momento. Noi invece molto prima: o di tumori o di bombe o di infarto.

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    17 aprile 2016 alle 12:05

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