La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Rieccomi a Milano.

Buona parte dell’ultimo sabato pomeriggio è stata dedicata alla preparazione del ritorno a Milano, sperando che non si traduca in un periodo nero come l’ultimo, da Natale in poi.
La valigia, innanzitutto.
E qui il solito dilemma: cosa portare, dato che siamo pure in periodo di cambio di stagione? Quindi, sia golfini di lana che camicette leggere… poi il resto è presto fatto: ormai a preparare bagagli sono un fulmine.
A seguire, il beauty case ed infine la borsa con il portatile, i due e-reader ed i relativi caricabatteria, il mouse, il disco esterno.
Ah, c’è poi il borsone con la biancheria di ricambio per la casa ed i regalini per i parenti (vino, birra e dolci locali).
Per ultimo, la sistemazione dei vasi sul terrazzino, posizionati tutti su un lato, il più ombroso, per facilitare il lavoro di innaffiatura alla signora che si incarica di questo.

La notte prima della partenza non cado mai in un sonno profondo: resto in un dormiveglia continuo, una sorta di limbo popolato da sogni brevi e strani. Basta poco a destarmi, ed infatti verso le cinque mi ha svegliato il rombo lontano di una motocicletta.
Fuori è ancora buio: un caffè ed i soliti biscotti per me, tortina e the per mio marito e siamo pronti per caricare i bagagli in auto.
Prima di uscire, ultimi controlli : chiuso il gas, staccata la corrente, chiusa anche l’acqua inclusa la valvola di sicurezza contro il riflusso (ricordo dell’allagamento di tempo fa).
Resta solo da acquistare il quotidiano: il tabacchino-giornalaio è l’unico con il negozio già aperto a quest’ora. Ci saluta con un sorriso ed un “Arrivederci a presto”: ha già capito che siamo in partenza.
Ritornati al posteggio, inizia ad albeggiare, e con la prima luce pure i passeri iniziano a cinguettare, interrompendosi solo allo sbattere della portiera : qualche istante di silenzio surreale, poi ricominciano allegramente a litigare fra di loro.

La parte più bella è il viaggio.
L’A22 semideserta, le montagne che si stagliano contro il cielo che, da color perla, piano piano si arrossa. La bretella tra Affi e Peschiera, poi l’A4.
E da lì, tutto un susseguirsi di campagne: in parte campi erbosi, di un verde tenero, primaverile; oppure terre rossicce, affiancate ad altri campi dove ancora ci sono stoppie di granturco ormai marcite. Filari di giunchi delimitano le proprietà.
Ogni tanto, qualche cavallo, in lontananza, qualcuno che passeggia col cane. Qualche albero già in piena fioritura, forse meli, forse ciliegi, chissà.
Pianura, pianura, pianura… solo sulla destra, ma molto lontane, le Orobie.
Mi accorgo di essere quasi arrivata solo quando si varca l’Adda, che segnava il confine tra la Serenissima Repubblica che arrivava fino in quel di Brescia, ed il Granducato di Milano, che invece comprendeva anche la bergamasca.
Ma la vera aria di casa me la dà Cascina gobba… da lì, viale Palmanova e poco dopo, finalmente, a casa :).


Inviato dal Veloce promemoria

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9 Risposte

  1. Che ansia. Per fortuna che hai preparato tutto tu!

    Mi piace

    4 aprile 2016 alle 22:14

  2. Bentornata Loredana, che bello viaggiare all’alba: è un susseguirsi di colori, luci, atmosfere che cambiano di minuto in minuto. Un abbraccio ❤

    Mi piace

    5 aprile 2016 alle 08:32

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