La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

il bancomat

reversibilità2705789_10207387680761602_4902938119714973140_nUna volta il bancomat delle casse statali era costituito dalle sigarette, poi è diventato l’automobile con la tassa di circolazione trasformata in tassa di proprietà e le infinite accise sulla benzina che ne raddoppiavano (e raddoppiano ancora oggi) il prezzo alla pompa.
In seguito, la fonte dalla quale attingere i rifornimenti è diventata la casa, con tasse che comparivano, scomparivano, quindi  ricomparivano con una diversa denominazione .
Adesso il bancomat è rappresentato dalle pensioni.
Premetto che il sistema pensionistico italiano è pessimo,  essendo “a ripartizione”, ossia le pensioni pagate vengono coperte dai contributi dei lavoratori in attività, invece di essere formate dal montante delle somme versate sia dal lavoratore che dal datore di lavoro e commisurate al numero ed agli importi versati nonché alla speranza di vita del pensionato, come succede con qualsiasi assicurazione.
A parte l’età pensionabile che aumenta sempre di più,  a parte i vari blocchi che ancora persistono – pur se giudicati incostituzionali – delle rendite superiori ad un certo importo, a parte l’abbandono del sistema retributivo per passare – giustamente – a quello contributivo,  ora nel mirino ci sono le pensioni di reversibilità che colpirebbero le vedove (e pure i vedovi, aggiungo io).
Chi ha ideato questa proposta è l’onorevole (?) Tinaglia di Scelta civica; naturalmente la misura non colpirebbe i nostri beneamati parlamentari, perché loro a fine mandato non percepiscono una pensione ma un VITALIZIO!…
La voce V nella sigla IVS sta ad indicare i “SUPERSTITI ” perché per la quota percepita dal coniuge rimasto solo è stata versata una certa percentuale di contributi da parte del coniuge passato a miglior vita.

Inizialmente concepita per assicurare una piccola rendita alle casalinghe rimaste sole (le donne solitamente sono più longeve degli uomini), la misura è stata poi estesa a tutti, uomini inclusi – in quanto ormai era aumentato il numero delle donne lavoratrici.

Quindi la decurtazione della pensione di reversibilità è da considerarsi un vero e proprio furto a danno dei lavoratori.
Già si era parlato di trasformare in pensione una quota del TFR, ma solo una piccola parte dei dipendenti hanno aderito a tale prospettiva: il guaio è che questa quota complementare sarebbe comunque gestita dall’INPS, quindi chissà che prima o poi le voraci mani dello stato non si approprino anche di questi accantonamenti.

 

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