La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Archivio per 22 gennaio 2016

Notiziole

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Andiamo sempre a cercare il pelo nell’uovo, anche quando non ce n’è bisogno.

La Stampa pubblica la notizia del parroco di Arnasco che si è rifiutato di benedire la salma di una donna marocchina, coniugata con un italiano, morta nel crollo di una palazzina.

 

http://www.lastampa.it/2016/01/22/italia/cronache/il-parroco-di-arnasco-non-benedice-la-salma-della-donna-marocchina-morta-nel-crollo-di-una-palazzina-k7ZkYqajPQa1fFxaorWWmN/pagina.html?utm_source=dlvr.it&utm_medium=gplus

 

Poi leggo l’articolo, e noto che la donna,anche se era in fase di conversione al cattolicesimo, era sempre di fede islamica. Mi chiedo dove stia lo scandalo… Molto peggio quei parroci che consentono i funerali religiosi a chi è morto suicida, qualunque sia la ragione del gesto insano. Parlo da laica, ma se uno è religioso deve sapere che certe regole vanno rispettate, altrimenti a che serve?

L’altro episodio è su tutti i giornali: il ristoratore che ha proibito l’ingresso nel suo locale ai bambini di età inferiore ai 5 anni. C’è chi addirittura ha fatto riferimento alle leggi razziali che proibivano l’ingresso agli ebrei nei negozi, paragone assolutamente scemo. Un ristorante, una trattoria, un bar sono delle attività private, anche se rivolte al pubblico, gestite da privati, ed il proprietario è nel suo pieno diritto di stabilire chi possa essere questo “pubblico”. Così come l’esercente può stabilire chi possa o meno entrare nel suo locale, altrettanto può fare il cliente, libero di frequentarlo o di trasferirsi in un altro. Ma tutto si riduce ad una questione di educazione: se i genitori avessero educato bene i propri figli, non ci sarebbe stato bisogno di un simile cartello. Io anzi avrei esteso il divieto fino all’età di 8 anni. E debbo anche aggiungere che certe scene cui ho assistito in ristoranti italiani, (ma anche in altri posti, come supermercati, cinema, musei, zoo) non mi è mai capitato di vederle all’estero. Del resto, la tendenza di vietare l’ingresso ai bambini in determinati luoghi esiste da parecchio tempo, come testimonia il link allegato del gennaio 2014.

 

http://www.repubblica.it/cronaca/2014/01/27/news/childfree_no_kids_luoghi_vietati_ai_bambini-77023074/

 

Se i bambini non sono capaci di comportarsi educatamente in un luogo pubblico, meglio restare a casa o, per una volta, affidarli alla custodia dei nonni.


Risott cont el safràn

Oggi un piccolo “divertissement”, ossia la ricetta del risotto con lo zafferano, scritta in versi rigorosamente  milanesi. La ricetta originale prevede anche il midollo, così da accompagnarlo al meglio con l’ossobuco, come è spiegato nel piccolo video in fondo. Spero che sia gradito ad una carissima amica che seguo sempre con piacere  🙂 . E se dovesse servire una traduzione, son a disposizione.

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L’immagine è tratta da internet

 

«Gina, Gina, stavolta chi el risott

voeui cural mi. Prepara bella netta

la padella, che sem in sett o vott.

El broeud te ghe l’ee bon ? Sì ? De manzetta ?

Famel on poo saggià. Bon, bon, va là,

sent che odorin ? El fa resuscità.
El ris l’è del vialon rivaa su jer ?

L’è mondaa ? Torna a dagh ona passada.

Sù, sù, mett in padela el to butter

e on tochell de scigola ben tridada.

Mett a foeugh, fà tostà movend sul fond

cont el cazzuu a fal de color biond.
Dent el ris. Ruga. Bagnel cont el vin

bianch, magher (mezz biccer). Dent el zaffran.

Ruga. Fagh sugà el vin. Sent che odorin !

Sugaa ? Giò el broeud da man a man.

Boffa sott che’l dev buj a la più bella

de sentil a sparà in de la padella.
Bagnel del tutt e rangiel giust de saa.

Lassel coeus. Brava. Gratta giò el granon.

Oi, oi sott, sotta foeugh chel s’è incantaa.

Gina che risottin, che odor de bon !

Ten rugaa veh ! Adasi e dappertutt.

Varda, l’è quasi all’onda, on cinq minutt.
Giò che l’è pront. L’è moll ? Fa nient, el ven.

Dent el grana abbondant e on bell tocchell

de butter peu mantecchel ben, ben, ben,

menand sù svelt che’l ven e bon e bell.

Quest chi sì l’è on risott che var la spesa,

on risott propi faa a la milanesa !
Cott al punt, mantecaa a la perfezion,

bell, mostos, el te fà resuscità

anca on mort ch’è crepaa d’indigestion.

Tirel giò e mett on tavola che in là

con tant d’oeucc e sospiren guardand chi.

Servel, che vegni subit anca mi». 

Giuseppe Fontana, 1938