La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Archivio per dicembre, 2015

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auguri

buon 2016


Analisi del 2015

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2015 per questo blog.

Ecco un estratto:

La sala concerti del teatro dell’opera di Sydney contiene 2.700 spettatori. Questo blog è stato visitato circa 36.000 volte in 2015. Se fosse un concerto al teatro dell’opera di Sydney, servirebbero circa 13 spettacoli con tutto esaurito per permettere a così tante persone di vederlo.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.


La fine del ’68

luna-650x245Ho contemplato dalla luna, o quasi,
il modesto pianeta che contiene
filosofia, teologia, politica,
pornografia, letteratura, scienze
palesi o arcane. Dentro c’è anche l’uomo,
ed io tra questi. E tutto è molto strano.

Tra poche ore sarà notte e l’anno
finirà tra esplosioni di spumanti
e di petardi. Forse di bombe o peggio,
ma non qui dove sto. Se uno muore
non importa a nessuno purché sia
sconosciuto e lontano.

(Eugenio Montale)

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capodanno

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Conciati come siamo, questa notte (ammesso di restare svegli fino a quell’ora), mio marito ed io passeremo il capodanno alla maniera di Mr. Bean.
Vado a preparare i cappellucci di carta 🙂


Stelle cadenti

Le epurazioni nel M5S aumentano sempre di più.
Se da un punto di vista “etico” (chiamiamolo così ), possono aver ragione, in quanto gli iscritti sapevano quali fossero le regole da rispettare, da un punto di vista pratico invece denota l’assoluta idiozia di scegliere i propri rappresentanti sul web, con il pericolo di raccattare ogni sorta di opportunisti. Inoltre in svariati casi, molti sono stati espulsi solo per aver espresso idee dissimili da quelle “distillate” dalle eccelse menti pensanti che governano il movimento.
Insomma… le stelle sono tante, milioni di milioni, ma un poco alla volta cadono..

http://www.lapresse.it/mobile/politica/m5s-fucksia-nessuno-ha-ascoltato-mia-versione-sono-dei-miserabili-1.816819


Inviato dal Veloce promemoria


Il “miracolo italiano”

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Costretta a casa dalla febbre, mi sono sorbita – così per passare il tempo – buona parte della conferenza di Renzi, il che ha confermato quanto ho scritto l’altro giorno.
Ottimo affabulatore, parla a braccio, risposta sempre pronta, nessuna esitazione e, ogni tanto, qualche battuta spiritosa: ecco il piazzista che vende il suo prodotto, consistente nella sua propria persona.
Ma tutto l’ottimismo che sparge attorno a piene mani non trova riscontro nei fatti.
L’aumento del PIL? Certo, c’è stato,  ma in misura irrisoria, e siamo comunque ultimi tra i paesi europei.
Consenso? Beh, per raggiungere la maggioranza ha dovuto comprare una parte dell’opposizione  (poi tutti a scandalizzarsi per Scilipoti… Quanti ne ha comprati il Premier?).
I rapporti con la Merkel? Ottimi a livello personale.  Ma Frau Angela lo ha spesso snobbato…
Il “capolavoro ” dell’Italicum? Votando adesso il PD vincerebbe al primo turno. Sicuro? Per mio conto sente il fiato del M5S sul collo, e probabilmente prima della fine del suo mandato qualcosa cambierà. Lui si vanta di aver preso il PD al 25% è di averlo fatto salire al 40%, però gli ultimi sondaggi lo danno al 32% con tendenza al ribasso.
Le “mance” elettorali?  Un investimento sulla cultura, con i 500 euro elargiti ai giovani che nel 2016 avranno l’età per votare. Ma le spese per la messa in sicurezza delle scuole sono saltate.
La pubblica amministrazione è ancora in ritardo con i pagamenti  (uno dei suoi punti programmatici).
Ha bloccato le pensioni,  anche quelle non certamente d’oro, nell’ordine di circa 3000 euro LORDI. I contratti di lavoro sono fermi da anni, ma in compenso c’è il Job act, e non so quanti vantaggi abbia portato se L’ISTAT invece lo contraddice. Poi con  l’aumento dell’età pensionabile ci sarà sempre meno spazio per i giovani,  che quindi preferiscono emigrare.
Il debito pubblico poi è aumentato in misura abnorme.
In tempo di congiuntura favorevole, con il prezzo del petrolio in continua discesa, il “quantitative easing” , il cambio favorevole con il dollaro ed il traino che avrebbe dovuto provocare l’Expo, si sarebbe potuto fare molto, ma molto di più.
L’ultima chicca? “Sono fiero di appartenere alla prima generazione di politici senza vitalizio”. Ma pure qui c’è l’inghippo, spiegato molto bene nel trafiletto di Fabrizio Boschi.

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Buona fine…

Due giorni di tregua, poi i dolori di mio marito sono ricominciati, così  si è deciso a chiamare il 118, quindi non erano dovuti ad un visus parainfluenzale (del resto avevano detto “probabilmente”).

Niente da eccepire sulla sanità lombarda: prelevato a casa con l’ambulanza,  l’hanno portato prima all’ospedale di Sesto San Giovanni  e poi a quello di Cinisello Balsamo.  Io purtroppo non l’ho potuto accompagnare perché avevo 38,5 di febbre, gola in fiamme e tosse, ma tant’è… è uno scotto che pago quasi ad ogni inverno.
All’ospedale lo hanno esaminato da cima a fondo, lastre, ecografia, tac, visita urologica ed alla fine il responso: un piccolo calcolo renale (e sarebbe la terza volta che ne soffre). Essendo minuscolo, – troppo piccolo per ricorrere al litotritore – dovrebbe essere espulso naturalmente nel giro di qualche giorno,  nel frattempo una caterva di medicinali tra antibiotico,  miorilassante ,  antidolorifici (ben 3 tipi a secondo del dolore). Se qualcuno vuole favorire…
Ed ora non resta che aspettare.
Si prospetta un buon capodanno. 😦


Il presuntuoso

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Renzi mi sta facendo paura.
Egocentrico,  pieno di se stesso, spavaldo, arrogante,  autoreferenziale,  presenzialista, bugiardo, sta alimentando tutte le mie più pessimistiche previsioni.
È un manipolatore di notizie, e Filippo Sensi, il suo spin doctor   -consulente incaricato di “costruire” l’immagine del personaggio politico – lo ha indottrinato per bene.
Ha la parlantina facile e sciolta del piazzista,  gli slogan che hanno studiato per lui sono immediati ed efficaci (altro che “giaguaro da smacchiare” e “bambole da pettinare” che  Manuel Gotor aveva suggerito a Bersani). Il personaggio è completamente costruito,  quindi falso.
Nulla è  lasciato al caso: ogni parola è misurata, ogni gesto calibrato, la comunicazione è  solo apparentemente semplice ed accessibile per essere compresa anche dai meno acculturati, però  efficace ,  si propone come persona decisa sulla quale fare affidamento, ma il tutto è  solo frutto di un attento calcolo volto a presentare “un’impressione “, non una realtà.

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Con il suo “chiodo” alla Fonzie o la sua giacchetta spesso slacciata, le mani in tasca come un qualunque buzzurro, vorrebbe trasmettere un’immagine rassicurante, ma  questa è  in contraddizione con l’aria proterva con la quale accompagna questo atteggiamento.

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Come ha scritto Marcello Foa nel suo saggio “Gli stregoni della notizia “, Renzi applica in pieno le strategie della comunicazione, specialmente se sottoposto ad attacchi da parte degli avversari politici in caso di scandali:

1) negare
2) se non è possibile negare, minimizzare
3) se non è possibile mimizzare, screditare
4) se non è possibile screditare, distrarre.

Ed è  quello che, nell’ordine, ha fatto nel caso “Banca Etruria”.
Quando alla fine il bubbone è scoppiato, ha utilizzato il quarto sistema, la distrazione: prima ha parlato di abolire le sanzioni alla Russia, in modo da apparire come l’unico leader “forte” europeo in grado di opporsi alla Merkel. Però questo ha funzionato solo in Italia, in quanto il suo peso politico in campo internazionale è quasi nullo. La sua intervista al Financial Times infatti è  stata abbondantemente citata in Italia, mentre la Germania nemmeno l’ha considerata. Così  però l’opera  “distrazione” si è  compiuta, scalzando il problema Banca Etruria dai titoli di testa dei quotidiani nostrani.  Subito dopo c’è stata  l’inaugurazione della variante di valico, opera della quale si è preso indebitamente il merito, pavoneggiandosi come un tacchino. Ed il giorno seguente Pompei il restauro di sei Domus, il che gli ha permesso di recitare l’ennesima tiritera sull’Italia che risorge dalle rovine.
Frasi fatte, ma di grande effetto che lo promuovono come grande affabulatore, di molta forma ma pochissima sostanza.
Non dimentichiamo poi l’intervento in tuta mimetica, (per giunta indossata sopra i jeans) il che però gli si è ritorto in parte contro, in quanto molti hanno ricordato che è stato esentato dal servizio di leva e che l’unica divisa da lui indossata è stata quella del boy scout. (Per non parlare di chi lo ha paragonato al soldato Palla di lardo del film “Full metal jacket ” succubo del sergente Hartman ).

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Inoltre le balle, che spara con la più grande faccia tosta.   Ho già scritto della variante di valico, ma tutta questa insistenza ottimistica sull’Italia che riparte e che viene costantemente ripresa  dai mass media  fa pensare che viviamo nel migliore dei mondi possibili, ma puntualmente l’impressione viene smentita dai fatti e dai dati di Codacons,  dell’Istat , della CGIA  di Mestre.
Mi ricorda un piccolo Mussolini, anzi Bonito Napoloni,  visto il lato grottesco di questo personaggio, mento alzato e petto in fuori.
In poche parole, di questo individuo c’è poco o nulla da fidarsi.
E poi c’era chi parlava di Berlusconi…


pranzo di Natale

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Ancor prima  di sederci a tavola – eravamo stati invitati a pranzo da parenti – mio marito si è  sentito male.
Avevo avuto appena il tempo di togliermi il giaccone, fare un filmatino col cellulare al presepe e consegnare i regali, che è diventato pallido come uno straccio, accusando nausea e crampi allo stomaco ed ai muscoli dorsali.
Per un po’ ha cercato di resistere,  poi, per non guastare il pranzo ai parenti, abbiamo preferito farci accompagnare  a casa.
Visto che non stava meglio, anzi peggiorava, ho chiamato un taxi (la macchina nostra è in un garage piuttosto distante) e l’ho accompagnato al pronto soccorso di un noto ospedale.
Devo dire che già anni addietro – sempre in occasione di un malore di mio marito – ho avuto modo di verificare la professionalità dei medici di questo ospedale, e pure questa volta l’hanno subito visitato facendogli pure varie analisi.
Mentre stavano effettuando gli esami, un assistente è uscito per avvisarmi che le cose andavano un po’ per le lunghe, ma che con tutta probabilità  era un virus di natura intestinale e che avrebbe potuto essere rilasciato subito dopo.
Non mi è  rimasto che attendere in sala d’aspetto che dimettessero mio marito. Avrei voluto mangiare almeno un toast, ma il bar interno non era agibile.
Così il mio favoloso pranzo di Natale è  constato nel mangiare una barretta al mousli ed un caffè al distributore automatico all’ingresso; per “commensale” – medesimo menu – un simpatico signore ultraottantenne che aveva accompagnato lì la moglie, ed aspettava pure lui.
Sempre durante l’attesa, gli auguri di mio figlio via Skipe dalla casa dei suoi suoceri con visione della tavola imbandita.
Dopo oltre due ore finalmente mio marito è uscito: una flebo gli aveva calmato i dolori, poi una ricetta per un paio di medicinali antispastici e la ricerca di una farmacia di turno. Il che,  spostandoci in taxi, è  costato quanto un pranzo luculliano in un locale alla moda.
Ieri, santo Stefano, abbiamo passato in casa l’intera giornata, lui è rimasto quasi del tutto a digiuno, ma almeno i crampi si erano molto attenuati.
Oggi, finalmente, è riuscito a mangiare qualcosa, in compenso credo di star covando qualcosa io, dato che ho un fortissimo mal di gola.

Un Natale da dimenticare.


finalmente Natale…

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Natale
Né qui, né ora.
Inutile promessa d’altro calore e di nuova scoperta
sotto l’ora che annotta viene meno.
Brillan le luci in cielo ? Brillan da sempre.
Questa vecchia illusione abbandoniamo.
Oggi è Natale. E proprio niente avviene.

José Saramago

auguri

 


Calendario dell’Avvento -1

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In tram

Padri e figli.

Il papà “figo”, con il collo tatuato, orecchino d’oro con pendente al lobo sinistro, barba (curata) di tre giorni circa, montone Sherling e tablet per fotografare di tutto e di più, che ha un figlio circa decenne a sua immagine e somiglianza munito di minitablet. Cosa diamine vi mettete gli occhiali da sole se c’è nuvolo? O vi abbagliano le luci natalizie?

Dietro a me un bambino di etnia orientale di quattro o cinque anni, canta assieme al papà “A Natale puoi” :). Potenza della pubblicità. (ma fanno tanta tenerezza).

Mode.

Accanto a me ragazzo con pantaloni stracciati d’ordinanza, testa appoggiata al finestrino, occhi chiusi, auricolari.
Nell’attimo in cui il brusio delle voci dei passeggeri cessa, come pure il rumore del compressore, la musica assordante irrompe nel vagone.
Ma quanti decibel si spara nelle orecchie? Ed i peli che fuoriescono dagli strappi sulle ginocchia non sono certo un bello spettacolo.

Ragazza anche lei seguace dell’ultima moda, quella delle scarpe slacciate. Intenta a smanettare sullo smartphone si accorge all’ultimo istante di essere giunta alla sua fermata e nella fretta di scendere perde una scarpa. Un’anima buona gliela getta dalla porta che sta per richiudersi.
Moda? Non commento :).


Inviato dal Veloce promemoria


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Calendario dell’Avvento -2

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Un Mozart inusuale…

In giro per Corso Vittorio Emanuele…

Le bottiglie servono anche a questo, dopo averle vuotate  🙂

 


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Calendario dell’Avvento -3

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Un giretto in galleria…

Lo so, filmini simili girano già da tempo, ma lasciatelo fare pure a me 🙂

Mi scuso sempre per la mia scarsa capacità di “cinereporter”,ma sono alle prime armi 🙂

 


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Libri…che passione

Girare per bancarelle…anzi, per banchi-libri

Il mio mitico Giuseppe, ormai avanti con gli anni ed afflitto da vari problemi di salute, ormai si reca poche volte al suo banco libri in piazzale Oberdan, specie ora che lo hanno trasferito sull’altro lato della piazza, dato che hanno riqualificato tutta l’area dove c’è il Diurno. Così nei nostri giri già da qualche tempo abbiamo conosciuto Stefano. Gentile, cordiale, competentissimo in tutto…un vero piacere discutere con lui su qualsiasi argomento.

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Esercita questa attività da oltre vent’anni, un lavoro che lo appassiona e gli piace (e lo si nota). Ha pure un giro di amicizie che si recano da lui per passare un po’ di tempo discorrendo gradevolmente. Inoltre è sempre disponibile a dare indicazioni ai turisti che gli domandano delle informazioni.

L’altro giovedì poi, dopo aver ritirato l’ennesima infornata di Tex – mio marito ne è appassionato e li colleziona ma piacciono pure a me -, ci ha invitati a visitare il suo magazzino in corso Vercelli, sito in un cortile interno circondato da case in una delle quali aveva abitato da bambino. Un magazzino, che sarebbe poi un garage, stipato fino al soffitto da moltissimi volumi, molti anche di pregio, e là, per puro caso, ho trovato forse l’unico libro di Guareschi che mi mancava, ”Lo zibaldino”.

Zibaldino

Naturalmente edito da Rizzoli, con quei bei caratteri che si usavano in quegli anni, chiari e leggibili, un’edizione del 1952, settima ristampa, con in copertina la foto dello scrittore in compagnia dei due figli, Albertino e Carlotta (la mitica Pasionaria, scomparsa di recente).

Quando acquisto un libro usato, – raramente, ma succede – penso anche alle persone che l’hanno posseduto e letto prima di me. Quale sarà il motivo per il quale si sono separate da quelle pagine? Io non ne sarei capace: qualche volta mi sono liberata di alcuni volumi, solamente perché erano doppi, e della medesima edizione, ma li ho donati ad amici o a qualche biblioteca rionale. Penso a quando mancherò, che fine faranno i miei libri…tanti, tantissimi, troppi… con lo spazio conteso tra me e mio marito per i suoi dvd e i miei volumi… Ma per adesso ho arricchito la mia biblioteca di un altro volume di uno dei miei scrittori preferiti.


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Madonnina infilzata

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A me che Renzi e la Boschi scopassero, abbiano scopato o scopino ancora non me ne può fregare di meno (come del resto delle trombate di Berlusconi).
Se a lei il Matteo nazionale piace, si accomodi pure. Però se devo essere sincera, a quella madonnina infilzata della Maria Elena preferisco di gran lunga la moglie di Renzi, anche se molti la denigrano per la poca avvenenza paragonando a Luxuria. Trovo invece che abbia un personale più bello, molta più classe e maggiore personalità.


Inviato dal Veloce promemoria


Jack Frost

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Nei paesi nordici s’incontra pure un altro personaggio, Jack Frost. La sua origine deriva dalla mitologia germanica, dove è rappresentato come un giovane elfo che appare non appena giunge il freddo. Dapprima arriva con una tavolozza di colori, giallo, porpora, arancione e rosso, con i quali dipinge le foglie che si stanno seccando sui rami degli alberi. Poi, all’approssimarsi del gelo (dal quale prende il nome originario, Jakul – ossia ghiacciolo – e Frosti -cioè freddo -) inizia a creare fiocchi di neve, stalattiti di ghiaccio da appendere alle grondaie e ghirigori gelati sui vetri delle finestre. Nella versione anglosassone, è identificato invece come un vecchio, e viene chiamato quindi “Old Man Winter”, che congela tutto con il suo fiato

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mentre in Russia è ricordato come “Nonno Gelo”, assai simile al nostro Babbo Natale. Ed a tal proposito, c’è una fiaba russa dove Nonno Gelo premia con doni e gioielli una ragazza rimasta orfana di madre che gli aveva usato gentilezza, mentre fa morire congelata la sorellastra che invece lo aveva trattato sgarbatamente.

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