Nei sogni entriamo in un mondo che è interamente nostro.

Profughi, migranti, clandestini…

Già da tempo si legge di clandestini (prima li si chiamava migranti, adesso sono diventati tutti profughi), che rifiutano il cibo che viene loro servito. Allora mi viene il dubbio, anzi la certezza che non fuggano affatto dalla fame. In effetti i giovanottoni che approdano qui da noi sono belli e sodi, anzi per dirla alla milanese “grand e gross, ciula e baloss” ma in questo caso i ciula e baloss –ossia stupidi, per chi non mastica il meneghino – siamo noi che li accogliamo).

Intanto, in Africa, un sacco di bambini muoiono davvero di fame, però loro non sono in grado di pagarsi la traversata…

Migrants from sub-Saharan Africa rest inside a detention center in the Libyan capital Tripoli on June 4, 2015. Authorities, acting on a tip off, stormed a hideout where more than 500 illegal migrants, mostly men from African, were waiting for people smugglers to take them to boats to Europe, migration officials in Tripoli said. AFP PHOTO / MAHMUD TURKIA

Migrants from sub-Saharan Africa rest inside a detention center in the Libyan capital Tripoli on June 4, 2015. Authorities, acting on a tip off, stormed a hideout where more than 500 illegal migrants, mostly men from African, were waiting for people smugglers to take them to boats to Europe, migration officials in Tripoli said. AFP PHOTO / MAHMUD TURKIA

Il profugo non parte da solo, si porta appresso la famiglia, e qui le donne ed i bambini sono in minoranza. Un profugo proviene da zone di guerra, ma molti sono egiziani, marocchini, tunisini, algerini… che ci fanno sui barconi? E pure quelli che provengono da altri paesi in guerra, perché arrivano qui da soli e non restano a combattere per la libertà del proprio paese, ma lasciano là donne, vecchi e bambini, quindi i più indifesi e maggiormente bisognosi di protezione?

Quando potrò avere una seria risposta? E da chi?

Qui di seguito, una interessante riflessione.

http://www.maurizioblondet.it/perche-sui-barconi-non-arrivano-questi/

profugo - Treccanirifugiato_treccaniclandestino_treccani

Piccolo glossario

Apolide
L’apolide è una persona che non ha la cittadinanza di nessun paese (
convenzione di New York del 1954 relativa allo status degli apolidi).

Migrante/immigrato 
Chi decide di lasciare
volontariamente il proprio paese d’origine per cercare un lavoro e condizioni di vita migliori. A differenza del rifugiato, un migrante non è un perseguitato nel proprio paese e può far ritorno a casa in condizioni di sicurezza.

Immigrato regolare/irregolare
L’immigrato regolare risiede in uno stato con un permesso di soggiorno rilasciato dall’autorità competente. Il migrante irregolare è una persona che:

  • è entrato in un paese evitando i controlli di frontiera;
  • è entrato regolarmente in un paese, per esempio con un visto turistico, ma ci è rimasto anche quando il visto è scaduto;
  • non ha lasciato il paese di arrivo anche dopo che questo ha ordinato il suo allontanamento dal territorio nazionale.

Clandestino
In Italia si è clandestini quando pur avendo ricevuto un ordine di espulsione si rimane nel paese. Dal 2009 la clandestinità è un reato penale.
(quello che non dicono, è che il clandestino entra in un paese senza documenti per non poter essere identificato)

Profugo/profugo interno
Profugo è un termine generico che indica chi lascia il proprio paese a causa di guerre, invasioni, rivolte o catastrofi naturali. Un profugo interno non oltrepassa il confine nazionale, restando all’interno del proprio paese.
Rifugiato
La condizione di rifugiato è definita dalla 
convenzione di Ginevra del 1951, un trattato delle Nazioni Unite firmato da 147 paesi. Nell’articolo 1 della convenzione si legge che il rifugiato è una persona che “temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o opinioni politiche, si trova fuori del paese di cui ha la cittadinanza, e non può o non vuole, a causa di tale timore, avvalersi della protezione di tale paese”.

Dal punto di vista giuridico-amministrativo è una persona cui è riconosciuto lo status di rifugiato perché se tornasse nel proprio paese d’origine potrebbe essere vittima di persecuzioni. Per persecuzioni s’intendono azioni che, per la loro natura o per la frequenza, sono una violazione grave dei diritti umani fondamentali, e sono commesse per motivi di razza, religione, nazionalità, opinione politica o appartenenza a un determinato gruppo sociale. L’Italia ha ripreso la definizione della convenzione nella legge numero 722 del 1954.

L’anno scorso nel mondo ci sono stati più di 45,2 milioni di rifugiati.

Richiedente asilo
Un richiedente asilo è una persona che, avendo lasciato il proprio paese, chiede il riconoscimento dello status di rifugiato o altre forme di protezione internazionale. Fino a quando non viene presa una decisione definitiva dalle autorità competenti di quel paese (in Italia è la Commissione centrale per il riconoscimento dello status di rifugiato), la persona è un richiedente asilo e ha diritto di soggiornare regolarmente nel paese, anche se è arrivato senza documenti d’identità o in maniera irregolare.

Beneficiario di protezione umanitaria 
Chi beneficia della protezione umanitaria non è riconosciuto come rifugiato, perché non è vittima di persecuzione individuale nel suo paese ma ha comunque bisogno di di protezione e/o assistenza perché particolarmente vulnerabile sotto il profilo medico, psichico o sociale o perché se fosse rimpratriato potrebbe subire violenze o maltrattamenti. Le norme europee definiscono questo tipo di protezione “sussidiaria”.

Protezione sussidiaria
La protezione sussidiaria è una forma di protezione internazionale prevista dall’Unione europea riconosciuta a chi rischia di subire un danno grave se rimpatriato, a causa di una situazione di violenza generalizzata e di conflitto. Inoltre può ottenere la protezione sussidiaria chi corre il pericolo di subire tortura, condanna a morte o trattamenti inumani o degradanti per motivi diversi da quelli previsti dalla convenzione di Ginevra.

(Anna Franchin)

 

 

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