La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Di tutto un po’

Oggi salto un po’ di palo in frasca…

Qualche giorno fa, per una pratica, mi sono dovuta recare in tribunale per il ritiro del certificato di appartenenza al gruppo linguistico, un documento richiesto per taluni adempimenti solamente ai residenti della mia provincia; all’entrata, il passaggio sotto la barriera fissa del metal detector, con il contestuale deposito di ogni oggetto metallico nell’apposito vassoio, poi è iniziata la scansione con il metal detector portatile: un suono continuo, per la fibbia della cintura e per altri oggettini impensabili nella borsetta, iniziando dalle cerniere per finire ai blister di una scatoletta di medicinali che porto sempre con me. Non riesco a spiegarmi come abbia fatto ad entrare una persona dentro il tribunale di Milano (uno dei più controllati d’Italia), con appresso una pistola.

Ora leggo che questo soggetto aveva una personalità paranoide, con la convinzione che tutti volessero “fregarlo”. Fatto sta che nel suo delirio mentale ha ucciso tre persone, ritenendole responsabili della bancarotta della sua agenzia immobiliare.

Ma sempre oggi, sul giornale, c’è un articoletto che riporta la triste notizia di ben 439 persone che si sono tolte la vita negli ultimi tre anni: di queste circa il 45% sono imprenditori che hanno dovuto chiudere la loro attività, mentre il tasso di suicidio tra i disoccupati, che non sanno più come sbarcare il lunario, è del 42%. Tutto questo, mentre qualcuno molto in alto, con arroganza e supponenza, continua a dichiarare che il carico delle tasse è diminuito.

È un giochetto che va avanti da tempo, con tutti i governi, compresi quelli precedenti. Già Berlusconi aveva sì diminuito le aliquote fiscali, però per fare quadrare i conti aveva dovuto tagliare i trasferimenti agli enti locali, e le prime a rimetterci sono state le amministrazioni comunali: in parte hanno potuto compensare la diminuzione dei fondi con l’aumento delle tasse locali, ma il più delle volte sono stati costretti a ridurre le prestazioni ai propri cittadini, in materia di sanità, sicurezza, servizi sociali.

Lo scorso anno avevo accolto la nomina di Renzi con favore: pur non aderendo alle sue idee politiche, speravo davvero che riuscisse nella sua opera di rottamatore e che portasse una ventata nuova, rilanciando lavoro ed economia. È passato più di un anno, e delle promesse da lui fatte, poco o nulla: la nostra credibilità internazionale è scesa ancora al di sotto dei governi precedenti, anche se abbiamo avuto la chance della presidenza del semestre europeo, conclusasi con un nulla di fatto. Il Corriere e Repubblica ultimamente lo hanno criticato, anche se in maniera velata; D’Alema lo ha definito arrogante -senti da che pulpito viene la predica -; Bisignani (beh, per quanto possa fare testo, per via della condanna su finanziamento illecito dei partiti e conseguente radiazione dall’ordine dei giornalisti), lo ha definito “gran paraculo”; i suoi stessi compagni di partito lo sopportano a malapena, anche se poi per opportunismo politico si piegheranno a 90 gradi ed accetteranno i suoi diktat, fatta eccezione, forse, per Civati. A qualcuno Renzi ha fatto comodo, con la faccenda degli 80 euro (anche se alcune categorie, come pensionati e lavoratori autonomi ne sono stati esclusi) e  quel che ha elargito l’aumento delle tasse se l’è mangiato in gran parte, anche se lui sfacciatamente lo nega.

Come ha scritto una mia simpatica corrispondente toscana di facebook

“ Mi domando come sia possibile che la terra che ha dato i natali a Dante, Machiavelli, Lorenzo de’ Medici, Leonardo, Galileo (ed ha dimenticato Michelangelo, Petrarca, Boccaccio, Giotto, Botticelli, Brunelleschi, Cellini) abbia prodotto Renzi…Mi sa che a sto giro ci hanno rifilato la solita patacca cinese…”

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