La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Archivio per 8 novembre 2014

Violenza

 

Certo è che molti hanno uno strano concetto della parola “violenza”.

Già, Salvini avrebbe “investito” due poveri manifestanti ( guarda caso i soliti debosciati dei centri sociali che non hanno altro da fare che rompere – e non solo metaforicamente – le palle alla gente), mentre sono sotto gli occhi di tutti i filmati e le fotografie dei vetri in frantumi della sua auto, nella quale erano sedute pure due ragazze. Ho poi guardato bene il filmato…sono stati i debosciati a cercare di fermare l’auto, uno ci è perfino salito sopra saltandoci su. Nessuno è stato “investito”, anzi, quando l’auto si è finalmente allontanata, correvano tutti come pazzi per cercare di raggiungerla. Notare che sono gli stessi individui che circolano sventolando le bandiere della pace!

Quei due marpioni di servizio pubblico (che hanno chiaramente fatto finta di litigare solo per alzare gli ascolti che erano scesi in picchiata) hanno deprecato la maglietta del parlamentare leghista con la scritta “Stop invasione” accusandolo di razzismo per i pericoli che lui paventa per l’arrivo di tanti, troppi extracomunitari.

Ma i due marpioni vivono tranquilli e beati nelle zone VIP e non in quartieri periferici di città disagiate. Anche qui a Bolzano si stanno accorgendo piano piano che qualcosa sta cambiando. Certamente la città è ancora relativamente tranquilla rispetto ad altre, ma da parecchio tempo ormai le cronache cittadine sono piene di episodi di microcriminalità e le strade invase da mendicanti.

Se non è invasione questa, non so come definirla. ..Forse occupazione pacifica?

Vorrei poi chiedere a quanti hanno plaudito all’attacco a Salvini: citatemi un solo episodio di violenza commesso dalla Lega e dai suoi aderenti.

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Gli amanti di Teruel

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Ogni paese ha le sue storie o le sue leggende sugli innamorati infelici : Romeo e Giulietta, Paolo e Francesca, Paolo e Virginia, Abelardo ed Eloisa, Ginevra e Lancillotto, Priamo e Tisbe e via dicendo.

Poi c’è una storia spagnola, che narra anch’essa di un amore sfortunato, una vicenda che risale al XIII secolo cantata dal poeta spagnolo Juan de Tassis de Peralta che riassume la tragica storia dei due innamorati con questa frase: “Murieron como vivieron, y como cuando vivian uno por otro morian uno per otro murieron” , tradotta liberamente “Morirono come vissero, vivendo l’uno per l’altro e morirono l’uno per l’altro”.

Oppure con la frase di un altro poeta, Francisco Lopez de Zarate, che paragonò la luce del loro amore a quella di una stella che luna e sole non potranno oscurare.

I due giovani vivevano a Teruel, città aragonese, e si conoscevano fin dall’infanzia; col passare del tempo l’amicizia diventò amore. Ma lui, Juan Diego de Marcilla, pur di famiglia nobile, era povero e per questa ragione era inviso ai genitori di lei, commercianti più attenti al patrimonio che ai sentimenti. Il padre di Isabella concesse però al giovane un periodo di cinque anni per fare fortuna ed accumulare un patrimonio, condizione necessaria per accordargli la mano della fanciulla. Il giovane si imbarcò, combatté durante le crociate, riuscendo finalmente a fare fortuna. Trascorso il periodo stabilito, ritornò in Spagna, ma al suo rientro udì le campane suonare a festa. Chiestone la ragione, venne a sapere che si stava celebrando il matrimonio dell’amata con il signore di Albarracin, in quanto il periodo concessogli, seppur di poco, era scaduto. Si presentò quindi al ricevimento di nozze per chiedere un solo bacio ad Isabella per non morire d’amore. Lei glielo negò, in quanto ormai sposata, e Juan si accasciò ai suoi piedi, morendo di crepacuore. Il marito di Isabel, per non essere accusato di omicidio, spostò la salma, abbandonandola in strada sulla soglia della casa dei Marcillas. Isabel, scossa dall’accaduto, decise di presentarsi comunque al funerale di Juan, vestita a lutto, e prima che la bara venisse chiusa, alzò il velo da lutto e posò un bacio sul viso dell’amato, morendo anche lei per lo struggimento. Al che le famiglie dei due giovani decisero di seppellirli insieme.

Secoli dopo, nella seconda metà del 1500, nella tomba furono ritrovate le mummie dei due innamorati, con un documento notarile che raccontava tutta la storia.

Molto tempo più tardi, fu costruito un mausoleo che conserva le loro spoglie, arricchito nel 1950 dalla statua dei due giovani che si tengono eternamente per mano, – opera dello scultore spagnolo Juan de Avalos – e che è diventato una delle maggiori attrazioni della cittadina aragonese.

 

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