La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Integrazione

Vocabolario Treccani

Integrare – verbo transitivo, dal latino integrare, derivato di integer (integro)

Fare entrare, incorporare un elemento nuovo (cosa o persona) in un insieme, in un tutto, così che ne costituisca parte integrante e si fonda con esso: integrare una zona, una regione nel territorio dello stato. In particolare, soprattutto nel linguaggio sociale e politico, inserire uno o più individui in un gruppo, o uno o più gruppi in un organismo, in una struttura, in una società costituita, di cui prima non facevano parte o da cui erano esclusi: integrare un gruppo etnico nella comunità nazionale; le lunghe lotte dei neri per essere integrati nella società dei bianchi; e in frasi polemiche:tentare di integrare in un sistema la classe degli intellettuali, le categorie lavoratrici. Più comunemente il riflessivo e intransitivo pron. integrarsi, inserirsi, entrare a far parte stabilmente di un gruppo, di una struttura, di una società o comunità, assimilandosi e fondendosi con chi già ne faceva parte: emigranti, lavoratori del Sud che si sono bene integrati (o che non sono riusciti a integrarsi) nella popolazione locale; strati sociali che rifiutano di integrarsi nel sistema capitalistico, nella società dei consumi.

 

E’ quindi palese che chi si deve integrare è l’elemento estraneo; la persona proveniente da altri paesi è quindi tenuta ad accettare e soprattutto a rispettare leggi, usi , costumi, tradizioni, cultura del paese che lo ha accolto.

Non è questione di razzismo: è questione di educazione di chi si inserisce in un altro tessuto adeguarsi all’altro che lo accoglie. Ma qui in Italia imperversa il multiculturalismo falsato, per cui all’ALTRO viene concesso di tutto e di più, pena l’accusa di egoismo e xenofobia.

Noi stiamo facendo più di quello che ci spetta, e per tutto ringraziamento il più delle volte veniamo presi a pesci in faccia, derisi, oltraggiati.

Questo atteggiamento di pretesa da parte di chi invece ci dovrebbe solamente riconoscenza deve cessare: se qui in Italia da tempo abbiamo un certo modo di pensare, di agire, di mangiare, di festeggiare, non vedo perché dobbiamo abbandonarlo per paura di “offendere la sensibilità altrui”.

Non vi va di festeggiare il Natale? Non festeggiatelo, mi sta bene, ma non impedite a noi di farlo. Non volete mangiare maiale? Ottimo, mangiate altro, però  se noi vorremo, dobbiamo poter continuare a farlo. Stiamo cedendo piano piano a tante richieste effettuate con prepotenza da parte di immigrati che sono arrivati qui perché loro hanno bisogno di noi e non viceversa. Non vedo perché dobbiamo essere noi ad integrarci alla loro cultura e non loro alla nostra.

Non vi piace? Tornatevene ai vostri paesi….Non siamo noi a dover (o voler) cambiare.

Una Risposta

  1. Assolutamente d’accordo (ma certo avevi già compreso come la penso sull’argomento). Chi “protegge” questi signori dovrebbe trovarsi faccia a faccia con i loro atteggiamenti. Il nostro piccolo condominio era un’isola felice, in un quartiere felice. Ora 2 appartamenti sono stati affittati ad extracomunitari (e ne arriveranno altri visto che la gente muore, lascia la casa ai figli che già ne possiedono una e quelli affittano …). Davanti a certi scempi ho educatamente fatto notare loro che ci sono regole che tutti rispettiamo e che pure loro devono rispettare. Risposta (con faccia strafottente e provocatoria): noi siamo abituati così.
    Ovvio che la mia risposta dura e intransigente (e ci ho pure messo la faccia da schiaffi) è partita a siluro: e allora se siete abituati così fate la valigia e tornate dove ci sono queste abitudini.
    Sono fortunata perché non mi hanno denunciata per razzismo. In compenso uno dei proprietari ha inscenato un dramma con l’amministratore recitando “ecco, sono appena arrivati e già hanno da ridire. Tutto solo perché sono extracomunitari”. Attendo la riunione di condominio per incontrarlo e perfezionare il mio razzismo.
    Ma non ci sto a veder rovinare (a spese nostre) un condominio che fino ad oggi è stato curato come i nostri appartamenti. Quelli si soffiano il naso e buttano il fazzoletto coi moccoli per terra, così come li trovi seduti su un gradino a fare (con le dita) la pulizia tra le dita dei piedi sozzi. Già sopportiamo gli odori della loro cucina (terribili) che ci obbligano a sigillare le nostre case – e qualcuno provi quegli odori in tempo di Ramadan quando alle 6 di mattina scendi avvolta dall’odore del peperone, cipolla e spezie che manco so cosa sono …. addio aroma del caffé !! -.
    E nel condominio di fronte vedi la madre che fa fare la pipì in terrazza alla bimbetta e poi con un tegame butta acqua e la fa scivolare giù: ironia della sorte, sotto c’è un beauty center con palestra; chi lo frequenta magari pensa che qualcuno ha innaffiato in eccesso, non si aspetta la pipì.
    E sono solo piccoli episodi .. ogni giorno uno nuovo. Siamo noi che usiamo la parola integrazione, a loro non interessa integrarsi, non è quello il loro obiettivo e non vogliono cambiarci, vogliono solo dominarci (ossia: tu continua a non buttare il fazzoletto con i moccoli, ma io lo faccio e a te deve stare bene).
    Ciao Loredana, buon week-end :). Marilena

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    6 settembre 2014 alle 06:51

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