Conflitto arabo-israeliano
Risposta a Lezapp
Allora mettiamola così: per gli ebrei (ma solo per loro) è ANCHE una questione religiosa, in quanto la Palestina è la terra a loro destinata da Dio. Per questo motivo, alcuni coloni decisero di ACQUISTARE le prime terre ancora alla fine del 1800. Uno dei primi insediamenti, un quartiere ebraico a Gerusalemme, fu opera di Moses Montefiore, ebreo di origini livornesi.
Il pogrom in Russia conseguente all’assassinio dello zar Alessandro II costrinse molti ebrei ad emigrare in quelle terre acquistando con il denaro del Fondo nazionale ebraico molti terreni INCOLTI. Il primo kibbutz data infatti dal 1909 (Deganya), stesso anno della fondazione di Tel Aviv. All’atto dello scoppio della prima guerra mondiale, in Palestina c’erano già 85mila ebrei, molti dei quali si arruolarono nella Legione ebraica combattendo a fianco degli inglesi contro l’impero ottomano. In seguito a ciò la dichiarazione di Balfour sancì il diritto degli ebrei di avere una patria e questo scatenò l’ira araba. Notare che le prime cose che facevano gli ebrei era quella di bonificare i terreni incolti, irrigandoli e rendendoli coltivabili. Ovvio che questo ingolosiva i palestinesi che si trovavano così a vedere dei campi fertili e produttivi.
Altri ebrei giunsero tra il 1919 ed il 1922, fino a che la Società delle Nazioni affidò il mandato della Palestina alla Gran Bretagna che nell’anno seguente staccò dalla Palestina la Transgiordania, consegnandola agli arabi.
Gli arrivi di ebrei intanto si susseguirono, specie con l’avvento di Hitler , finché il Governatorato inglese (Commissione Peel), per evitare tensioni, decise di suddividere la Palestina in due territori, ma questo provvedimento non incontrò il favore arabo.
A proposito di Hitler, la soluzione iniziale, prima del genocidio, era quella di caricare su una nave tutti gli ebrei residenti in Germania (naturalmente dopo la spoliazione dei loro beni) e deportarli in Israele (Haavara). Poi sappiamo come andò a finire.
Dall’ascesa di Hitler arrivarono in Palestina oltre 160mila ebrei, la maggior parte intellettuali, professionisti e studiosi, che costituirono la futura classe dirigente dello stato. Gli inglesi vollero limitare il numero dei nuovi arrivi a 15mila annui, ma gli ebrei si organizzarono creando reti clandestine armate per combattere gli inglesi. Dopo la fine della guerra (nella quale un’altra Legione ebraica affiancò gli Alleati contro i Gran Muftì di Gerusalemme che sosteneva la Germania), un’altra ondata di profughi si riversò in Palestina, spesso respinti dal blocco navale inglese che li dirottava a Cipro o addirittura li rimandava in Germania, come nel caso della Exodus.
Nel 1947 le Nazioni Unite approvarono la suddivisione della Palestina in due stati: opzione accettata dagli ebrei ma osteggiata dai palestinesi. Finito il mandato britannico nel 1948, il giorno seguente (15 maggio) fu proclamata la nascita dello stato di Israele, ma subito dopo Giordania, Egitto, Irak, Siria ed un contingente saudita invasero il nuovo stato, mentre molti palestinesi lasciavano le loro terre per approdare nei campi profughi con la promessa che le terre sarebbero state riconsegnate loro. Israele riuscì comunque a stipulare trattati d’armistizio con i vari stati, separatamente. In questi accordi veniva riconosciuta l’appartenenza del Negev e della Galilea ad Israele, della Cisgiordania alla Giordania e la striscia di Gaza all’Egitto.
Con la “Legge del ritorno” Israele aprì le sue frontiere a tutti gli ebrei che volevano ritornare dalla Diaspora, concedendo loro subito lo status di cittadini israeliani.
Il resto è storia “quasi” odierna. Il blocco del canale di Suez che provocò la guerra del Sinai è del 1956, ed i territori conquistati furono restituiti l’anno seguente in cambio di un accordo bilaterale.Ma nel 1967 l’Egitto provò nuovamente a chiudere il canale, provocando la “guerra dei sei giorni” impadronendosi della striscia di Gaza. Questo inasprì i rapporti diplomatici che dichiararono di non voler più accettare nessun negoziato con Israele, e nel 1973 scatenarono la guerra del Kippur, venendo sconfitti per l’ennesima volta. Ci furono poi i negoziati con la mediazione di Kissinger, e gli accordi di Camp David. Si chiudeva un fronte e se ne apriva un altro. Questa volta contro il Libano, il che portò le truppe israeliane alle porte di Damasco. Nel corso di questa guerra si verificò il massacro di Sabra e Chatila ad opera di falangisti libanesi, massacro che portò alle dimissioni di Ariel Sharon, ministro della difesa. Intanto era nata l’Intifada: donne, bambini e ragazzi che lanciavano pietre e molotov contro l’esercito regolare israeliano che non poteva certo rispondere con le armi convenzionali.
Dopo la guerra del Golfo, Israele (sotto la presidenza di Rabin) iniziò a negoziare con l’OLP, ed in seguito all’accordo di Oslo, Yasser Arafat ritornò a Gaza ed in Cisgiordania.
Le tensioni però continuarono: ci furono le stragi di coloni ad opera di Hamas, l’uccisione di 30 palestinesi ad Hebron (Tombe dei Patriarchi) ed infine l’attentato a Rabin, ucciso a Tel Aviv , poi tutta una serie di attentati terroristici ad opera di Hamas, cui seguiva puntualmente la rappresaglia israeliana.
E la storia continua: l’odio ormai è troppo radicato e difficile da estirpare.
Come vedi, la religione non c’entra per nulla…almeno a mio parere.
Infatti…
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5 luglio 2014 alle 08:24
Purtroppo Israele come Stato è il risultato di un’operazione a tavolino decisa dalle grandi potenze. Questo è il peccato originale che nessun trattato di pace potrà mai cancellare. Detto questo ho il massimo rispetto per tutti, ma francamente la politica degli insediamenti in Cisgiordania tutto dimostra tranne la volontà dei governi israeliani di volere vivere in pace. Il popolo ha ben altre idee, e lo ha dimostrato.
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5 luglio 2014 alle 13:48
La questione dei territori è la più spinosa: già una volta Israele si era ritirata da una parte di essi dopo aver fatto tabula rasa di quanto aveva precedentemente costruito. Poi ha ricominciato ad espandersi. Certo è che mentre Israele ha valorizzato il territorio, i palestinesi nulla avevano fatto nell’arco di centinaia di anni . La cosa più tragica è che si combattono due popolazioni con la medesima radice etnica…
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5 luglio 2014 alle 17:07
Nulla in contrario a che Israele valorizzi il suo territorio, i problemi nascono quando pretende di valorizzare i terreni altrui, magari spianando uliveti e mandorleti secolari e deportando gli abitanti… Non c’è storia che tenga, Israele torni nei confini che gli erano stati assegnati, poi se ne riparla..
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5 luglio 2014 alle 19:09
fufù
Mettiamola così, …grazie per la lezione di storia, Lore, ma mi sfugge la domanda… Forse ti riferivi a “indovina da chi?”
Su i, Tre ragazzi ho solo dato un mio punto di vista sulla tua affermazione ” Non è, come potrebbe sembrare, una questione religiosa, ma solo politica “.
Scusa, non seguo, fai un post dedicato a me per sostenere e spiegarmi che la questione fra Israele-Palestina dipende da cause politiche, ma alla seconda riga scrivi che “…in quanto la Palestina è la terra a loro destinata da Dio.” (Risposta esatta alla mia domanda )
Senza polemiche Lore, grazie per i chiarimenti, ora il tuo parere mi è più chiaro 🙂
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5 luglio 2014 alle 20:56
Non volevo apparire saccente, Lezz, ma visto che la risposta si dilungava ho pensato di farne un post 🙂 spero che mi perdonerai. Ho solo scritto che per gli ebrei è ANCHE una questione religiosa, ma solo in minima parte. Tutte e due le fazioni si contendono dei territori. È questione di terre conquistate e perse…del cosidddetto “spazio vitale”, nient’altro.
Un caro saluto
Lore
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6 luglio 2014 alle 17:33
fufù
Non so di cosa dovrei perdonarti, quindi …
“… ma solo in minima parte. ” 🙄
Certo 🙂 ; “è anche” , ma solo “poco poco”… Mi risulta diversamente, ma questo è un mio parere
Ricambio il saluto, Lore
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9 luglio 2014 alle 03:08