La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Archivio per maggio, 2014

La repubblica delle banane

 

 

C’è qualcosa da aggiungere al vergognoso spettacolo tenutosi ieri sera a Roma in occasione della finale di Coppa Italia tra Fiorentina e Napoli?

A parte i prevedibili scontri tra tifoserie, a parte l’ennesima, misera figuraccia per i fischi durante l’inno nazionale, a parte l’acquiescenza degli arbitri alla prepotenza di un miserabile guappo che di nome fa Genny la carogna (*) -indossante una maglietta semplicemente vergognosa – che ha deciso lui quando si dovesse riprendere a giocare, la cosa che più mi ha scandalizzata è la presenza dei nostri beneamati politici, presidente del Consiglio in testa affiancato dal presidente del Senato, che ridevano e scherzavano beatamente durante gli scontri. Non potevano invece andare a visitare gli alluvionati marchigiani o i soliti poveri cristi emiliani che, dopo alluvioni e terremoti, hanno dovuto fare anche i conti con le trombe d’aria?.

No, questi bei figuri si sollazzavano beatamente mentre si verificava una trattativa “Stato-Mafia” tra il questore ed il capo degli ultras…Dire che siamo il paese delle banane (non quelle di Daniel Alvès, rivelatasi una mossa pubblicitaria)…è troppo poco!

(*) che non taggo e del quale nemmeno metto la foto per non fargli pubblicità.

 


Klimt – seconda parte

 

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Avvertenza: tutte le immagini sono tratte da internet

La visita prosegue.

Tra i vari dipinti degli amici di Klimt ne ho ammirato particolarmente alcuni: il ritratto di Mathilde Stern ad opera di Anton Romako, una figura dall’aspetto un po’ spagnoleggiante, visti il vestito e l’acconciatura;

 

Romako_stern_mathilde

e quello raffigurante il viso puro ed innocente di una bambina bretone,  come si evince dal tipico copricapo, ritratta da Hans Graf 

ferdinand graf_ragazza bretone

 

ed un paesaggio di Karl Moll molto dettagliato nei particolari raffigurante la Heldenplatz mit Flieder (lillà).

Karl moll_heldenplatz_mit_flieder_730x440

Si passa poi a due tipici dipinti di Klimt: ormai il pittore ha acquisito un proprio stile ed ha raggiunto la maturità.

Ecco quindi due pannelli più alti che larghi. Nel primo, Giuditta, (1901,) con la mano poggiata sul capo mozzato di Oloferne che si intravede solo a metà: la donna ha gli occhi  socchiusi ma il sorriso, ambiguo, è comunque smagliante. Lo sfondo, con alberi e foglie molto stilizzati, ed il vestito di Giuditta sono carichi di color oro, e la posa è molto austera.

gustav-klimt-giuditta-1

La Salomè (1909), a volte indicata come Giuditta II, è invece molto più sensuale, con la posa sinuosa, i polsi carichi di gioielli e le mani che ghermiscono per i capelli la testa di Giovanni Battista quasi fossero degli artigli. Qui predominano, invece dei colori caldi e dorati della Giuditta, delle tinte contrastanti tra il caldo del rosso ed il  freddo dei blu e lo sfondo e la veste di lei hanno molti motivi geometrici.

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Poi c’è “Il girasole”. Curiosamente, anche questo ricorda una figura femminile, dove il grosso fiore è collocato al posto del capo, le foglie sembrano formare una veste lunga, mentre alla base è tutto un insieme di piccoli fiori multicolori.

The Sunflower by Klimt.jpg

Due dipinti si distaccano dal solito stile klimtiano: sono “Fuochi fatui”, dove spiccano due figure femminili dalle chiome rosse

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ed “Acqua in movimento”: anche qui alcune forme femminili sembrano essere un tutt’uno con l’acqua e scivolare sulla corrente, mentre nell’angolo in basso a destra le osserva un curioso mostriciattolo.

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Molto cupo il quadro raffigurante una madre con i suoi due bimbi: dal mantello scuro emergono, splendenti e con gli occhi chiusi, i tre visi della madre che, protettiva, stringe teneramente a sé i due figlioletti.

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Ci sono poi le raffigurazioni del trittico che l’Università di Vienna commissionò nel 1894 al pittore per decorare l’Aula Magna. Erano tre pannelli di grandi dimensioni (430×300), ma ritenendo le opere oscene per via dei nudi e del simbolismo in esse contenuto, l’Università non ritenne opportuno esporle, nonostante “La Filosofia” avesse vinto il primo premio all’Esposizione Universale di Parigi nel 1900. Klimt allora le ritirò. I pannelli vennero così acquistati da August Lederer, un industriale mecenate di Klimt; purtroppo gli originali andarono distrutti durante un incendio appiccato dalle SS nel 1945 durante la ritirata e restano solo delle riproduzioni fotografiche in bianconero.

Il primo bozzetto presentato all’Università fu quello della Filosofia: un insieme di corpi fluttuanti in uno spazio cosmico, affiancati da un viso senza occhi, quasi a simboleggiare l’indifferenza per il genere umano, mentre alla base, avvolta in un manto nero, spicca il volto pallido dallo sguardo intenso della Filosofia.

 

 

klimtfilosofia

 

Il secondo bozzetto fu quello della Medicina: uno scheletro simboleggiante la morte che fa fluttuare un velo nero trasparente con il quale ricopre corpi di ogni età, mentre la figura di Igea, con il tipico serpente tra le mani, giganteggia sulla tela.

Klimt-medizin

Ma quello che scandalizzò più di tutto i benpensanti fu il terzo pannello, quello della Giurisprudenza. In alto ci sono le figure della verità, della Giustizia e della Legge incastonate in un mosaico. Appena più sotto le teste dei giudici, impassibili, mentre la parte maggiore del dipinto rappresenta la punizione: un vecchio inerme, curvo, attorniato da tre donne dall’aspetto lascivo simboleggianti le Furie.

La Giurisprudenza (1907, olio su tela 430x300cm)

Tre opere molto simboliche non apprezzate e capite dai contemporanei.

(continua)

 

 

 


Klimt – Prima parte

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Avvertenza: tutte le immagini sono tratte da internet, tranne il ritratto di Helene Klimt, da me fotografato

 

In aprile, a Milano, siamo stati al Palazzo reale dove era allestita la mostra dei dipinti di Gustav Klimt allestita con la sovrintendenza di Alfred Weidinger, studioso del pittore e vicedirettore del Belvedere.

Molto era incentrato sul periodo giovanile di Gustav Klimt, quando dipingeva unitamente ai suoi fratelli Georg ed Ernst ed era  in amicizia con Franz Matsch. Quest’ultimo è stato davvero una sorpresa per me, che non lo conoscevo affatto: erano esposti alcuni dei suoi quadri davvero molto belli. C’erano inoltre tele di Anton Romako, Eduard Veith, Wilhelm List, Anton Josef Ritter von Kenner, Koloman Moser, Jan Toorop, questi due espressione dell’Art Nouveau, ed infine  Fernand Khnoppf.

La mostra era molto interessante, dove viene mostrata l’evoluzione dello stile pittorico di Klimt, dagli inizi, in cui ritrae per lo più paesaggi o persone con un tratto molto particolareggiato, fino ad arrivare, dopo il rinnovamento dovuto alla Secessione Viennese, ad uno stile via via più simbolico, con tratti incisivi e ricchi di fregi ed ornamenti dorati forse influenzato da alcuni mosaici che aveva visto in occasione di una sua visita a Ravenna.

 

 

Si inizia quindi con una serie di ritratti, ad opera sia di Gustav Klimt che di suo fratello Ernst o dell’amico Franz Matsch. Un nudo di uomo, datato 1883,

 

klimt_nudo

 

Uno dei primi dipinti poi è quello di Helene Klimt nata Floege, moglie di suo fratello Ernst. Helene era sorella di Emilie, la donna che rimase accanto a Gustav fino alla sua morte, nonostante i ripetuti tradimenti del pittore.

Klimt Ernst_Helene Klimt

 

 

 

 

 

una Signora davanti al caminetto, (1897), dall’atmosfera alquanto cupaklimt_signora davanti al caminettoil Ritratto di fanciulla, un viso dall’incarnato luminoso (1898),

Klimt_Volto-di-fanciullaed il Ritratto di Marie Breunig, (1894) grande tela con un effetto davvero fotografico, vista la precisione dei dettagli (il vestito con i pizzi, i gioielli, l’arazzo sullo sfondo), e la resa del colorito della carnagione.

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Nella stessa sala ed in quelle adiacenti, vari pannelli di stile greco-arcaico, con fanciulle che riempiono calici da anfore e scene similari, oppure dei ritratti ad opera di Matsch che ritrae i suoi figli in costume, la femmina addirittura raffigurata alla maniera de Las Meninas di Velasquez.

 

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matsch_franz_von_a_portrait_of_the_artists_daughter_as_infanta__after_velasquez_www.nevsepic.com.uaAlla parete poi i due ritratti della medesima bambina ad opera sia di Klimt ( la prima) che di Matsch (ovviamente la seconda) deliziosi ambedue.Klimt_bambina102222.jpg.origmatsch_bambina

 

 

Ci sono poi vari paesaggi: Dopo un “Bosco di betulle”, guardando il quale quasi si percepisce il fruscio delle foglie nel silenzio, 

 

klimt-paesaggi1

 

 ecco “Dopo la pioggia”: qui in primo piano razzolano delle galline, soggetti alquanto insoliti per dei dipinti che non siano nature morte.

 

klimtafter-the-rain-2

 

(continua)


Risparmio

salvadanaio-cassa-di-risparmio-di-ravenna

Quand’ero bambina, alunna delle elementari, il 31 ottobre era la giornata dedicata al risparmio. Tutti noi scolaretti allora, incolonnati per bene, venivamo condotti nell’aula magna dove un funzionario di una banca ed il direttore didattico ci spiegavano l’importanza di questa abitudine e che ogni soldino risparmiato, alla lunga, avrebbe fruttato un piccolo interesse. A molti di noi veniva donato anche un salvadanaio o, come noi lo chiamavamo, la musina.

Io ne possedevo perfino due di metallo, simili a quelli dell’immagine postata all’inizio: uno nero del Banco di Napoli, dove mio padre aveva il conto, ed uno verde della Banca di Trento e Bolzano che me lo aveva regalato, unitamente ad un libretto sul quale era stata già depositata una piccola cifra (se ben ricordo erano 5.000 lire, piccola cosa per loro, ma consistente per me) per aver vinto, con un componimento relativo appunto al risparmio, un piccolo concorso della società Dante Alighieri. Mentre il deposito del Banco di Napoli aumentava grazie ai piccoli versamenti che effettuavo periodicamente (ricordo ancora l’impiegato sorridente e gentile che contava tutte le monetine che riversavo sul bancone), la soddisfazione maggiore era quella di veder incrementare l’importo dell’altro libretto SENZA FARE NULLA. Da qui il mio primo approccio con la parola RENDITA FINANZIARIA. Era bello trovarsi quei soldini in più, che più avanti sarebbero stati decimati dalle spese di tenuta conto e dalle ritenute sui già miseri interessi. Il trend poi è andato ingigantendo sempre più.

L’intento di questo governo, adesso, è di finanziare determinati aumenti salariali, tra i quali quelli dei famosi 80 euro che poi 80 non sono, mediante la tassazione delle rendite finanziarie in quanto viste appunto come somme che uno si ritrova senza aver mosso un dito per guadagnarle. Poco importa che uno sia un capitalista che ha accumulato mediante le speculazioni, oppure un pensionato che ha risparmiato per tutta la vita per poter far fronte a degli imprevisti o per arrotondare la pensione. La rendita DEVE essere tassata; ma la porcata più grossa è che le cedole sulle somme investite in buoni emessi dalla nostra beneamata nazione (BOT e BTP) restano a tassazione invariata, altrimenti chi comprerebbe più i titoli di stato? A questo punto, la parola “risparmio” non ha più alcun senso: ammesso che rimanga qualcosa dopo essere stati dissanguati dalle tasse, meglio spendere tutto confidando solo in un domani migliore!

rendite

 


Primo maggio

Costituzione italiana, la più bella del mondo.

Art.1
L’Italia è una nazione fondata sul lavoro.

Chi l’ha visto?

Disoccupati cassintegrati esodati ringraziano.

Specie oggi, dove i sindacati fanno lavorare attrezzisti fonici elettricisti, montatori per allestire il Concerto del 1’maggio in cui, indignati, ci spiegheranno che oggi non si deve lavorare!


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