La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Emergenza.

I barconi continuano ad arrivare.

Complici le belle giornate ed il mare favorevole, sempre più natanti, spesso fatiscenti, vengono soccorsi dalla nostra Marina.

E questo mi fa incazzare.

Non tanto perché ormai li andiamo a prelevare quasi a casa loro: infatti, appena varcate le loro acque territoriali viene lanciato un avviso di soccorso ed i nostri mezzi naturalmente accorrono.

Mi fa incazzare il fatto  che nessuno sa se i “naufraghi”(?) siano veramente profughi o rifugiati politici. Molti provengono da paesi assolutamente NON in guerra, come Tunisia,Marocco ed Algeria: sono giovanottoni in forze che, se davvero ci fosse un conflitto, avrebbero il DOVERE di combattere per il proprio paese.

Li vedevo bighellonare senza nessun controllo per Milano, dove la zona via Tadino e dintorni era un punto di ritrovo di somali ed eritrei, molti con le tute azzurre della nazionale italiana.

Il nostro caro ministro dell’interno blatera che non baratta la vita dei “rifugiati” (sic!) con un pugno di voti. Che lo dica ai parenti delle vittime delle violenze di alcuni di loro.

Noi ci si aspetterebbe poi un minimo di riconoscenza per averli salvati.

Invece no: arrivano ed iniziano a pretendere.

I centri di accoglienza sono già in piena emergenza, e siamo solamente ad aprile, ed è ovvio che l’Italia non è in grado, a questi ritmi, di ospitare tutta questa gente e di gestire il problema, scremando tra rifugiati effettivi e clandestini. Questi ultimi DEVONO essere rimpatriati, ma una volta sul nostro territorio l’identificazione è difficile, se non addirittura impossibile. Quindi si lasciano penare queste persone per mesi nei Centri di Accoglienza, oppure , come più spesso accade,  si lasciano liberi. Così chi vuole lavorare, va in altri paesi dell’UE, gli altri rimangono qui e si “arrangiano” o con lavoretti in nero o con altri mezzi meno leciti.

I nostri politici sostengono posizioni fortemente contrapposte: da una parte il buonismo ad oltranza, dall’altra i “cattivi” che paventano sopraffazioni e contagi di malattie, ma tutto a scopo propagandistico in quanto si avvicinano le elezioni.

La soluzione di un’unica operazione europea non è fattibile: l’UE si scarica la coscienza fornendoci dei fondi e poi si disinteressa totalmente del problema, non solo, ma ci bacchetta (anche trasmettendo le immagini delle telecamere interne per far vedere quanto siamo disorganizzati)  per come sono gestiti i centri di accoglienza, senza considerare la mole di lavoro che questa conduzione comporta.

Allora perché non creare una zona extraterritoriale dove ospitare (ed identificare) tutta questa massa di gente, ad amministrazione comunitaria dove tutti concorrano a queste operazioni e dove i rimpatri dei clandestini non siano di competenza esclusiva della nostra nazione, ma di tutta la comunità europea?

 

4 Risposte

  1. fufù
    A me questa cosa sa tanto di “fabbrica del clandestino”. Non so perchè, ma la vedo un po come una “nuova” tratta degli schiavi, con la differenza che oggi le vittime si devono pagare anche il biglietto… Questo è il risultato di politiche del cazz. E’ un delirio europeo… Chi sa quali altri accordi/inciuci avran fatto i vari governi, sotto sotto e zitti zitti . Tutto ciò lo trovo mortificante: per tutti. Se non erro, non c’è manco più il reato di clandestino. Inzomma, è un Europa un po’ “bagassa”…

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    23 aprile 2014 alle 18:05

    • lo è, Zapp… un mercato di carne umana sul quale lucrano tutti, organizzazioni umanitarie comprese… e noi paghiamo!

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      23 aprile 2014 alle 18:33

  2. Ripetono all’ossessione che l’Italia è solo un transito, che vogliono andare nel nord Europa, ma credo siano veramente pochissimi … qui hanno molto di più. Ho sentito qualche settimana fa un’intervista al Vescovo di Verona che mi ha stupito: sosteneva che bisogna interrompere l’accoglienza, che non siamo più in grado di mantenerli visto che già gli italiani da mantenere sono fin troppi. Diceva che con quel che ci costa mantenere questa gente qui, conveniva farli restare a casa loro mandando là i quattrini, perché mantenerli a casa loro costa meno che mantenerli qui. Mi ha fatto effetto che un Vescovo parlasse così, dopo che la Chiesa si è sempre sgolata a convincerci che dobbiamo spalancare le braccia. Ma il suo mi è sembrato un discorso realistico, perché è vero che li manteniamo e non ci piove .. inutile la balla del “abbiamo bisogno di loro che si prestano a lavori che gli italiani non vogliono più fare”; i miei ex-colleghi del Polesine a casa da oltre 3 anni, in una zona depressa e senza lavoro, raccoglierebbero anche le cacche di piccione se qualcuno li pagasse per farlo ed invece sono a casa vivendo di aiuti dei genitori pensionati e sono incazzati nel vedere che gli extracomunitari accolti hanno più benefits di quanti ne hanno loro che vivono lì da generazioni. Ma più che manifestare davanti alle sedi del Comune e guadagnarsi una foto e un articolo sul giornale locale, non hanno altri risvolti.
    E se non bastasse … ho letto che le Poste italiane hanno anche assunto operatori che parlano lingue straniere per favorire la comunicazione con gli immigrati. Ma non dovrebbero essere gli immigrati ad imparare l’italiano visto che vogliono vivere qui ? A Bologna i corsi gratuiti di lingua italiana si sprecano, ma a quanto pare il buonismo dilagante sta diventando una malattia mentale (nel nord Europa, mi risulta,ma posso sbagliare, che vi sia la condizione che devi parlare la loro lingua per inserirti…). A lungo andare l’Italia diventerà la loro patria e dovremo noi parlare arabo e convertirci alle spezie e ai peperoncini mentre i tortellini e le lasagne li esporranno ai musei insieme ai reperti degli etruschi.
    Io sono incazzata nera …. si sente ??
    Ciao :). Marilena

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    25 aprile 2014 alle 08:28

    • Già… i famosi lavori che gli italiani non vorrebbero fare…ed intanto i nostri giovani o restano a casa senza lavoro oppure emigrano all’estero, privandoci delle loro capacità ed energie. Per non parlare poi della classe più disgraziata, quella dei 40/50 enni ed oltre senza lavoro, con una famiglia a carico, con spese e bollette a non finire. Essere buoni? eh no…ricordo quando si diceva che essere buoni equivale ad essere fessi, e mai come ora questo detto si è rivelavo veritiero.
      Un caro saluto, Marilena 🙂
      Loredana

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      25 aprile 2014 alle 17:21

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