La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Archivio per 3 giugno 2012

3 giugno

Questa notte (o questa mattina, dato che tra cena e dopocena con amici abbiamo tirato le ore piccole) l’abbiamo passata abbastanza bene.

Tra il ventilatore perennemente acceso ed un filo di corrente tra il bagno ed il soggiornino siamo riusciti a dormire nonostante il caldo; anche se la luce mi ha svegliato molto presto, mi sono girata ed ho ripreso a ronfare.

Se a Milano ci sono persone che adoro, quelle sono i conducenti dei mezzi pubblici. Sia i guidatori di autobus e filobus che i tranvieri se vedono che corri per prendere il mezzo ti aspettano pazientemente… Mica come a Bolzano, che mi son vista letteralmente sbattere la porta in faccia quando ero lì lì per salire…

Oggi un giro per corso Lodi, fiancheggiato dai suoi lampioni gialli… Il locale di Danilo, dove qualche volta ci eravamo fermati per pranzo (buona cucina a prezzo più che buono) ha cambiato gestione ed è stato rilevato (indovina un po’), dai soliti cinesi.

Non c’è più quell’atmosfera, si mangia discretamente, eccezion fatta per il caffè davvero imbevibile, cosa assai strana per Milano…

Poi un giro sulla circolare sinistra, la 91, una delle linee meno sicure della città, fino ad arrivare alla stazione. Ormai completamente rinnovata, (lavori durati decenni durante l’amministrazione socialista, quando la chiamavo Forte Apaches perché perennemente circondata da steccati di legno), aveva avuto il suo momento di splendore fino al mandato della Moratti.

Adesso le aiuole circostanti, ingabbiate in reti metalliche, sono incolte, i e presuppongono dei lavori in corso, ma non ci sono cartelli esplicativi al riguardo. I marciapiedi sono diventati del bazar all’aperto… Sfilza di lenzuola bianche con esposizioni di cianfrusaglie diverse e le solite firme tarocche… Avete voluto il Pisapia?

Mò ve lo cuccate con gli annessi e connessi … Uno dei turisti arrivati per il Family day fa commenti poco lusinghieri in tedesco, ma tra me e me non posso che dargli ragione. In Germania ho visto le stazioni di Amburgo, Francoforte e Monaco, oltre a varie minori, ma sono ordinate e senza “fauna” strana che le circonda…


2 giugno

Ore sette del mattino, ultimi controlli: l’acqua è chiusa, gli interruttori elettrici staccati , tranne quelli che alimentano frigorifero e surgelatore, il bidoncino dell’immondizia è stato svuotato. Non serve chiudere il gas perché, con tempismo perfetto, la bombola è finita proprio ieri sera.

Valige, beauty-case, borsetta per i medicinali, il mio solito scassone (il vecchio notebook) sono già in macchina, assieme al borsone con occhiali, libri, giornali, penne, matite e accessori per la ricarica dei due cellulari. Tutto ok e, dopo la sosta per l’acquisto dei quotidiani si può tranquillamente partire.

 

L’A22 sembra un’autostrada germanica più che italiana. Sulla corsia di sorpasso una fila infinità di auto tedesche che, con teutonica precisione marciano tutte a 110 km all’ora, non rendendosi conto che da Bolzano in giù è consentito viaggiare a 130, mentre la corsia normale è occupata da una sfilza di camper, roulottes e motorhome o auto con carrelli traino carichi di biciclette, moto e windsurf , oltre che file di camion delle più disparate nazionalità .

E così , tutti in fila, fino ad Affi, dove finalmente si esce. Il cielo è plumbeo, c’è un’afa tremenda, quasi una promessa di pioggia. A Valeggio si rientra in autostrada. Mi ha sempre affascinato il Mincio in quel posto liscio come una tavola di vetro e di un intenso verde smeraldo.

 

Come al solito sull’A4, di tre o quattro corsie, la prima carreggiata è quasi sempre vuota, quasi fosse un disonore occuparla. Noi, con la smartina (da quando è mancata la micia non usiamo più “l’ammiraglia”) ci teniamo tranquillamente sulla destra e spesso superiamo (attenzione…superiamo, non sorpassiamo…) le auto a fianco.

Ad un tratto una botta di nostalgia, vedendo una colonna di moto di grossa cilindrata, Harley e BMW che ci sorpassa, e ricordiamo i tempi in cui si andava anche noi in moto.

Brescia è identificata dalla torre dell’inceneritore che sembra quasi disegnato contro il cielo, Bergamo viene segnalata dalla grossa torre in cotto e finalmente l’uscita di Agrate, subito dopo la Star, poi la tangenziale e quindi, annunciata dai ripetitori di Mediaset, l’uscita di viale Palmanova. Da lì a casa è presto fatto. Le solite pulizie, qualche telefonata per avvisare che siamo arrivati, un po’ di spesa (nonostante sia festa qualche market è aperto, mica come da noi provinciali), il solito acquisto dei biglietti e dell’abbonamento settimanale. Si pranza al solito ristorantino, insalatona visto che il tempo è afoso: “solo” 26 gradi (ieri a Bolzano erano 35), ma un umido pazzesco. Poi, come al solito, un primo giro. Si vede che a Milano è arrivato il Papa: dappertutto gruppi di turisti di varie nazionalità, identificati da berrettini o foulards identici, che seguono l’immancabile guida armata di bandierina.

Via Dante shoping - Milano, Milan

In viale Dante c’è musica… Davanti alle librerie riunite un anziano signore, il viso un nido intricato di rughe, con in testa una paglietta dal nastro tricolore ed il nome Armando suona, piuttosto bene, la fisarmonica. Gli allunghiamo qualche moneta, assieme a qualche parola di complimento e ci ringrazia con un sorriso stupendo, di quelli che illuminano anche lo sguardo, non il solito sorriso di circostanza. In Cordusio invece, due ragazzi, uno bianco, l’altro, in carrozzella, nero, suonano i bonghi, ed il loro rimbombo ci accompagna per molto tempo, fino alla fermata del tram. E dai finestrini vediamo il ” diamantone “ormai quasi completato. Ritorno a casa, per una sosta prima di uscire nuovamente per cena.


il giorno dopo…

Non sempre l’età veneranda porta la saggezza.

Certo Di Pietro poteva esprimersi in toni meno irruenti, ma questo è nel suo stile, però Napolitano, replicandogli, non si è forse accorto di aver offeso una buona parte di Italiani che, relativamente alla parata, non la pensano come lui…

E come avevo previsto, ci sono stati il minuto di silenzio, le frasi retoriche, i bei discorsi con la solita frase di restare uniti etc etc etc…

Chissà come saranno stati contenti i terremotati guardando la sfilata alla televisione nelle tendopoli…ammesso che i televisori ci fossero! Ho letto che Forlani nel 1976 abolì la sfilata in segno di lutto per il terremoto del Friuli: adesso si poteva fare altrimenti. Poi c’è Oscar Luigi Scalfaro, che non mi è mai stato particolarmente simpatico, tutt’altro, ma ebbe il pregio di abolire definitivamente le parate durante il suo settennato, proprio per motivi economici.

Ma Napolitano si limita a dire che il terremoto è stato “strumentalizzato”…Per mio conto, doveva pensarci molto prima, considerando I costi di questa manifestazione, davvero inopportuna in tempo di crisi ed addirittuta deleteria dopo un terremoto.