La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Porta Venezia

Dazi di Porta Venezia - Milano, Milan

Come ho spesso scritto, la “mia” zona a Milano è piazza Oberdan, quella di Porta Venezia, perché da lì iniziava appunto la strada che conduceva alla città lagunare, ma il nome le venne attri buito definitivamente solo nel 1860, in onore di questa città dopo la seconda guerra d’Indipendenza .

E’ menzionata anche ne “I promessi sposi” col nome originario di Porta Orientale, anche se la porta più ad est era la vecchia Porta Tosa. La delimitano due bei caselli daziari,costruiti tra il 1827 ed il 1828 che, persa la loro originaria funzione, ospitano adesso l’Associazione dei Panificatori di Milano, che ne ha curato anche il restauro.

http://www.turismo.milano.it/wps/portal/!ut/p/c0/04_SB8K8xLLM9MSSzPy8xBz9CP0os3hzS0O_QGcLEwP_ICNTA08D_2APT1dHYwMDE_2CbEdFAOVQJaw!/?WCM_GLOBAL_CONTEXT=it/SITur/HOME/artecultura/luoghicultura/loc48

Da porta Venezia inizia, dal lato interno alla città, il corso omonimo, quello che ricorda tanto la Milano di Stendhal, fiancheggiato da bellissimi palazzi, tra i quali quello che ospita il Museo di scienze naturali e la palazzina sede del Planetario, dono dell’editore Ulrico Hoepli alla città.

http://informando.infm.it/galois/msi/cielo/planet_milano.htm

http://milan.arounder.com/it/musei-storici/musei/planetario-di-milano.html

Per un tratto il corso confina con i giardini pubblici, uno dei polmoni verdi della città, dove le mamme portano i bambini a giocare o gli adulti si recano a fare joggin, a prendere un filo di sole nelle prime giornate di primavera o a ricercare un po’ di sollievo durante l’afa estiva.

Invece recandosi verso la periferia, corso Venezia prosegue con corso Buenos Aires, zona altamente commerciale, che termina in piazzale Loreto.

Tutta la zona è comunque descritta, anche se ovviamente riferita ai tempi seicenteschi, nel capolavoro di Manzoni. In una via traversa (via san Gregorio), si trova quello che resta del Lazzaretto, che oggi è diventato un piccolo monastero russo-ortodosso. Il Lazzaretto originale aveva forma quasi quadrata, era cinto da mura di cotto, misurava 378 metri di lunghezza e 370 di larghezza e fu edificato nel XIV secolo, dopo la grande epidemia di peste che si verifico’ nel 1348 durante la signoria di Luchino Visconti.

La parte interna era costituita da un chiostro a colonne sul quale si affacciavano le celle.

Oggi di tutte le stanze restano solamente 5 celle quadrate, del lato di m.4,75, in ognuna delle quali venivano stipati, nel periodo di maggior contagio, fino a 30 appestati. Davanti ad essa c’e’ ancora una porzione della roggia che circondava il Lazzaretto per le esigenze igieniche.

La maggior parte della costruzione fu demolita alla fine del 1800, vittima delle speculazioni edilizie seguite all’Unita’ d’Italia.

Una piccola curiosita’: nel 1700, dietro proposta di alcuni cittadini, venne promulgata dal Comune la legge chiamata usualmente “servitù del Resegone”, per cui tra porta Venezia e Porta Nuova era proibito edificare case che sorpassassero l’altezza dei Bastioni consentendo così la vista dei Alpi e Prealpi nelle giornate limpide.

Altro nome con il quale era conosciuta porta Venezia era Porta Renza, da un’etimologia ancora più antica, derivante da porta Argentia. Sui Bastioni, nei tempi napoleonici, si svolgeva il transito delle carrozze delle dame che imputavano al francese la responsabilità del freddo di Milano a causa della strada del Sempione che, a loro detta, lasciava via libera ai venti del nord fino ad allora trattenuti dalla cerchia delle Alpi.

5 Risposte

  1. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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    23 marzo 2012 alle 18:11

  2. interessante questa descrizione, hai reso poetica una città come Milano che non mi ispira molto da questo punto di vista. Ci sono stato tantissime volte, soprattutto per assistere a concerti. Ho molti parenti nelle zone limitrofe (Casorezzo, Ossona, Rho, Magenta) e l’anno scorso una mia cugina dopo tanto tempo mi ha portato ai Navigli. Lì ho respirato un’aria diversa, molto “artistica”, mi è piaciuta. Invece Corso Buenos Aires, che conosco bene, ogni volta mi provoca un senso di “claustrofobia”. A Milano hai tutto a portata di mano, ma non so se ce la farei a viverci. Non ho mai “rinnegato” le mie origini in un paese di provincia, forse perchè a tempo debito sono andato a vivere in città, seppur più piccola del capoluogo lombardo (Verona), e ho sempre studiato fuori casa. Detto ciò, mi piace la Milano piovosa e malinconica che ho intravisto in alcuni film italiani, non sopporto tutto il glamour. Ciaoo

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    24 marzo 2012 alle 11:50

    • La mia Milano (anzi dovrei dire el mè Milan, al maschile), non è certo quella del triangolo della moda, Montenapoleone, Spiga, delle code davanti ad Abercrombie eccetera… E’ quella dei Navigli, di una certa periferia, dei tram che portano a Niguarda o Lambrate, delle bancarelle dei libri usati, tutti posti dove la dimensione è più umana. Se clicchi sulla categoria Cronache da Milano, troverai uno spaccato della Milano che piace a me… Ma Milano ha questo di bello: che ci trovi di tutto, contrariamente a Bolzano dove l’offerta non solo è dimezzata, ma anche suddivisa tra i due gruppi linguistici e quindi ulteriormente ridotta. Io provinciale nata, sono affascinata da questa sua molteplicità…

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      25 marzo 2012 alle 15:13

  3. infatti l’ho specificato prima nel commento precedente che mia cugina Silvana mi ha fatto scoprire la zona dei Navigli, davvero suggestiva, con un negozio d’arte stupendo.. ricordo ancora benissimo certi quadri visti lì, caratterizzati da una luce abbagliante! sì, quella Milano è bellissima e poetica!

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    26 marzo 2012 alle 17:10

    • sarà che la giro soprattutto a piedi ed in tram…ed allora puoi davvero scoprire angoli molto belli 🙂

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      26 marzo 2012 alle 17:20

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