La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Povertà

Ci sono due films che vorrei fossero proiettati in tutte le scuole. Il primo è “Ladri di biciclette”, l’altro è “Umberto D.”, quest’ultimo, dicono, fu addirittura causa di una solenne arrabbiatura di Andreotti.

Ambedue le pellicole parlano di povertà, anzi, miseria addirittura. Nel primo c’è la storia di un disoccupato alla disperata ricerca di un posto di lavoro e che, per mettere insieme un pasto decente per la famiglia, deve anche far lavorare presso una stazione di servizio il figlioletto in età scolare.

Il secondo invece racconta della povertà dignitosa, pur se al limite della sopravvivenza, di un anziano dipendente pubblico che, dopo una vita di lavoro, si ritrova con una pensione da fame e con la sola compagnia di un cagnolino.

Quella era vera povertà, la povertà della gente che, nell’immediato dopoguerra, si recava a fare la spesa col “libretto”, dove venivano segnate le spese da saldare alla riscossione del salario quindicinale. Ferie? E chi le faceva allora?

Però per i bambini c’erano le colonie, sia marine che montane. Pure io, a suo tempo le ho frequentate, e da allora data la mia avversione per il mare, dove venivo mandata per fare provvista di iodio carente nella mia zona, in quanto le giornate erano scandite dal fischietto delle assistenti, per la sveglia, l’alzabandiera, la colazione, il bagno…ogni movimento insomma veniva regolato da quell’orrendo suono.

Tornando ai films, tutte e due le pellicole sono frutto della regia di Vittorio De Sica e rispecchiano l’immagine di un’Italia ancora ferita dalla guerra…Quella era la “vera” povertà, quando non avevi di che riscaldarti o avevi poco da mangiare, dove un uovo, un po’ di formaggio o qualche fetta di salame erano già considerate un lusso, non parliamo poi della carne!

E’ un periodo del quale mi hanno parlato i miei genitori avendolo vissuto, ma ancora di più ha toccato la mia nonna materna, vedova, con una figlia nubile a carico ed una pensione di reversibilità che era davvero una miseria con la quale dovevano sopravvivere in due.

Ed ora che vedo gente che parla di povertà, resto piuttosto scettica. Ovvio che le sacche di vera povertà ci siano, ma non la miseria nera di quegli anni dove veramente si faceva la fame.

12 Risposte

  1. Un post che mi ha commosso perchè richiama quella povertà “sostanziale”, che i più dovevano vivere, nella quale c’era l’infinita (spontanea, naturale, istintiva?) ricchezza di umanità e solidarietà condivisa, perfin di fraternità diffusa. Così raccontano le cronache, le testimonianze dei nostri genitori e dei nostri nonni, i film, la letteratura…
    Poi venne il benessere e con esso la povertà di umanità.
    L’anziano suocero, che ricorda molto bene quei tempi, e militare ventenne ha conosciuto la vera fame in prigionìa in Germania, mi dice che io dico tante belle parole in merito, umanità, fraternità. solidarietà… (in realtà le mie, secondo lui, son tutte fre***cce) ma che lui non cambierebbe mai la vita del benessere con quanto ha dovuto patire…
    “E prega Dio che tu e i tuoi figli non possiate mai conoscere quei tempi!”.

    Ciao, Loredana.

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    12 ottobre 2011 alle 18:22

    • Ricordo la nonna, Carlo, che sulla tovaglia non lasciava nemmeno una briciola di pane…. Le tirava su religiosamente, una ad una, e ringraziava sempre il Signore di averne a sufficienza…

      Ciao, Carlo…buona serata 🙂

      Loredana

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      12 ottobre 2011 alle 19:27

  2. mario

    educazione . spimosa questione . arricchire i bambini con esempi positivi dovrebbe essere l’obbiettivo da perseguire e che nel contesto sia utile fargli apprendere che esiste la miseria e la poverta’ credo dovrebbe trovare spazio nel percorso pedagogico .dubito che riuscirebbero a capire bene poverta’ e miseria guardando dei film ,pur se dei film come quelli che proponi .e’ gia’ molto difficile anche per chi certe situazioni le ha vissute trarne il giusto monito.essendo nato poco dopo la fine della seconda guerra ed avendo l’esercito tedesco durante la ritirata fatto saltare in aria tutto il paese dove son nato oltre alla casa mancava lavoro e di conseguenza tutto pensa ad una famiglia di 6 persone senza piu’ niente…situazione protrattasi per diversi anni per cui ho imparato anche io lore a non lasciare sulla tovaglia nessuna briciola di pane ,abitudine che mantengo ancora. noto pero’ che altri che han vissuto simili momenti hanno ben altre abitudini e forse e’ meglio cosi’.la poverta’ oggi .se parli di quella “percepita” pur disponendo di cellulare ,tv , elettrodomestici vari, auto etc concordo .quanto alle ” sacche “beh ….basta girare l’angolo in molti casi .prova ad andar di notte nelle stazioni e alla caritas e in altri ambienti simili non esludendo certe periferie. buona giornata

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    13 ottobre 2011 alle 06:38

  3. ne sa qualcosa mia madre di quegli anni si quella era miseria vera . se non stiamo attenti oggi si potrebbe tornare non dico a quei liveli ma chissà speriamo di no il mondo è cambiato l’ abitudini gli stili di vita sono cambiati certo che una bella ridimenzionata non ci farebbe male soprattutto a chi è abituato a non dar valore a le cose che ha, e sprca e sperpera in maniera dissennata non accontentandosi mai.il discorso sarebbe lungo e complesso perciò mi limito a questo augurandoti un buona giorata ti abbraccio ciao Loredana.P.s. quei film sono dei veri e propri capolavori.

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    13 ottobre 2011 alle 07:52

  4. Li ho visti entrambi, capolavori assoluti del nostro cinema.
    Oggi ,proiettarli a scuola non avrebbe sui ragazzi un grande Effetto (parere mio)
    La “Pancia piena” …l’annulla.

    Un abbraccio
    Gina

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    13 ottobre 2011 alle 08:49

  5. La Grande Guerra del 1915-’18 costrinse le uniche braccia disponibili a tirar sù l’indispensabile del viverre quotidiano dalla avara terra, a lasciare casa e famiglia per difendere i sacri confini della patria. Non tornarono, ma quelli che tornaro trovarono e vissero, nonostante le Reali promesse, di miseria più nera di quando partirono. La fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento aprirono il periodo delle grandi migrazioni, dove, per scappare da una miseria devastante in Italia, troppi preferirono cercare di non morire di fame in territorio straniero. E ancora più indietro. Il 1860 segna la nascita di una nuova era per l’Italia, l’era del morto di fame D.O.C., quello che dalla miseria indotta dai Borbone (e dal Papato fino al ’71) passò allegramente alla miseria del Regno d’Italia: vuoi mettere la miseria nostrana, autoprodotta? E qui mi fermo, ma andando ancora indietro di secoli e secoli, possiamo dire di trovare una povertà inenarrabile, fatta di denutrizione, condizioni igieniche inesistenti, morià infantile spaventosa, stenti a non finire, durata della vita minima.
    Quella era vera povertà, altro che i poveri d’oggi che per sopravvivere possono agiatamente frugare nei cassonetti dell’immondizia. E che cosa si lamentano quei privilegiati operai a 1100 euro al mese se l’inverno possono stringersi con la famiglia in una delle tre stanze del loro lussoso appartamento a 700 euro al mese e scaldarsi col calore del corpi? E quei pensionati che muoiono di esalazioni di ossido di carbonio per tenere accesi scaldini e stufe economiche e insicure e che snobbano i termosifoni per mangiare: che razza di gente! E quel delinquente fannullone di quel dipendente pubblico che con 1400 euro al mese (funzionario), mette su casa, famiglia, la deve mantenere, risparmia, fa studiare il figlio, lo fa laurare, gli fa fare dei masters per garantirgli un futuro e poi lo vede fare il dogsitter a 4 euro a mezz’ora. Magari in nero: porco evasore! E se domandiamo a cosa serve l’impiegato pubblico, quello risponde: a pagare le tasse che gli altri non pagano? Anche arrogante il pezzente. E si lagna pure che non arriva alla fine del mese. Se fosse come dice, come mai quando c’è da spremere spremono sempre lui? E’ semplice. Perchè i soldi ce li ha… ‘sto parassita, fannullone, mangiapane a tradimento.
    Quella del dopoguierra era povertà. Oggi sono solo atteggiamenti e luoghi comuni. Oggi non c’è povertà. Oggi nessuno dorme dentro i cartoni e a quei pochi che lo fanno, per scelta perché amano la vita all’aria aperta, a Natale gli diamo anche la coperta e il pasto caldo… e si lamentano! Oggi non c’è crisi, ce lo ripetono da anni. Siamo vittime dei soliti giornali comunisti, delle solite toghe rosse, delle tonache rosse, dei semafori rossi che impedisco e rallentano i flussi della circolazione. Anche il tramonto non va bene… troppo rosso.
    Possiamo anche decidere di non credere alle statistiche ISTAT (http://www.istat.it/it/archivio/33524) riguardo alla povertà e rilevate lo scorso 2010, nel qual caso dobbiamo per forza attenerci alle informazioni dei media e alle esperienze personali. Esperienze che dipendono dagli ambienti che si frequentano o che si prendono come punti di riferimento ma che in ogni caso dovrebbero essere valutati con quella onestà intellettuale che ci dovrebbe impedire di negare le evidenze sociali e politiche che stanno opprimendo il nostro Paese.

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    13 ottobre 2011 alle 09:56

  6. Un caro abbraccio e una felice giornata 🙂
    Antimisia

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    13 ottobre 2011 alle 09:58

  7. Un commento cumulativo…

    Anche qui si tratta di società… vedi la gente che elemosina per strada, e poi scopri che viene sfruttata da organizzazioni malavitose.
    Ci sono “stampellati” che appena giri l’occhio corrono come lepri, ci sono venditori abusivi che usano l’ultimo iPhone, e fino qui ci siamo.
    Ma ci sono anche concittadini che si ritengono poveri se non arrivano a fine mese e non riescono a fare l’ultima ricarica del cellulare o che risparmiano sul cibo per andare a divertirsi, che si indebitano per le ferie e poi non trovano i soldi per l’affitto o per le rate del condominio… Questi sono sprechi che mi fanno rabbia.

    Che poi, come Antimisia dice, ci siano operai ed impiegati che tirino a campare con poco, è vero, ma non si tratta della povertà di cui parlo io. Bene o male, tutti hanno almeno di cui mangiare ed un tetto sulla testa. Questa è la povertà di oggi, anche se Antimisia parte addirittura dall’Unità diItalia, anzi da prima
    Dici di parlare di esperienze personali? Bene, a Milano, ne ho già parlato, c’è l’assistenza ai poveri gestita dai frati. Basta prendere il tram numero 9 verso mezzogiorno (una volta c’era anche il 29/30) e vedi un sacco di extracomunitari che scendono per avere un pasto gratuito (o quasi, non so esattamente). Solo che molti senza pudore sfoggiano portafogli pieni di biglietti da 50 euro, e letteralmente “rubano” il posto, ed il pasto, ai nostri “barboni”. E questo mi fa una grande rabbia. Poi vai verso Sesto, al “Pane quotidiano” e lì vedi davvero pensionati al minimo che ritirano gratuitamente la spesa.
    Poi ci sono le organizzazioni, governative o meno, e scopri che sono tutte una presa per i fondelli.
    Quando leggi che i fondi Unicef vengono usati al 90% per sostenere la struttura, allora mi incavolo ancora di più, perché questo è davvero rubare non solo i soldi della gente che li versa per un’opera benefica, ma anche il cibo ai bambini…
    Quando leggi che Caritas ed altre organizzazioni nostrane si “rubano” gli extracomunitari perché ciascuno di loro “vale” una certa cifra, mi incavolo due volte tanto. I veri poveri sono diventati merce di scambio, hanno un prezzo come tutti, sono e saranno sempre sfruttati, a cominciare da queste organizzazioni, ma anche dalle multinazionali come la Nestlé che per vendere il suo latte in polvere venderebbe anche la madre se l’avesse…. o come le organizzazioni di cui sopra.
    E là, dove c’è bisogno, nei paesi sottosviluppati, c’è davvero miseria, c’è fame, ci sono malattie, non
    come qui dove la povertà è causata dal consumismo che noi stessi abbiamo contribuito a far crescere.

    Poi forse Gina ha ragione, la pancia piena forse non farebbe apprezzare questi film ai ragazzi, forse li infastidirebbe, come quando giriamo lo sguardo se c’è qualcosa che ci infastidisce e ci turba la coscienza.
    Ma non credo nemmeno, come paventa Nazzareno, che questi tempi ritornino, almeno con con questa dimensione. Certo è che dobbiamo darci una regolata, perché viviamo spesso sopra le nostre possibilità.
    Per Mario..le sacche..appunto, le sacche, ma non una povertà generalizzata. Come h scritto di Caritas ed altr organizzazioni, ci sono i veri poveri che a volte vengono sopraffatti da quelli delle organizzazioni rumene ed altro che cortesemente li “importano” in Italia… I veri poveri, i barboni, gli emarginati a volte non vengono nemmeno calcolati….

    Una buona serata a tutti

    Loredana

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    13 ottobre 2011 alle 19:58

  8. mario

    attenta al fegato o meglio alla bile rischi di divenire gialla e di consenguenza collerica , scherzi a parte . dati istat 2007 parlano di poverta’ relativa in italia oltre l’ 11 % delle famiglie .pur se “relativa” sempre di poverta’ si parla .dati della banca mondiale 2008 parlano di poverta’ “assoluta” nel mondo in questo caso di oltre 1.400.ooo.ooo di persone .per poverta’ assoluta si intende la condizione di persone che non riescono ad accedere a acqua cibo indumenti abitazione . non disponendo di dati sicuri e basandomi su quanto occasionalmente noto e su quello che raccolgo dai mezzi di informazione penso che anche nel nostro paese ci siano alcune centinaia di migliaia di persone che rientrano nella categoria di poverta’ assoluta.che poi parte di questa gente non abbia il passaporto italiano non mi sembra che sia significativo .se fossero pochine … sarebbe vergognoso vista l’esiguita’ non intervenire e non penso che alcuno si debba per questo vergognare , magari dovrebbe farlo perche’ afferma che si sta bene e che siamo al top .bg

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    14 ottobre 2011 alle 09:52

    • Mario, ho letto i dati sulla povertà dell’Istat. Vi si parla di povertà “assoluta” e di povertà “relativa”, ossia quelle situazioni di disagio causate dalla mancanza di denaro.
      Quella di cui parlavo io invece è la cosiddetta povertà “percepita”, quella per cui se non si possiedono determinate cose che ci impone il consumismo, automaticamente la gente si sente “povera”, anche se ha di che mangiare, abitare, curarsi, istruirsi, vestirsi etc etc.
      Inoltre mi riferivo esclusivamente al nostro paese….

      Uno dei siti più interessanti sulla VERA povertà è quello che indico nel link

      http://www.edscuola.it/archivio/interlinea/poverta.htm

      che indica pure alcuni parametri reddituali delle popolazioni cosiddette “povere”, ma anche questi dati sono da prendere con le pinze per via del cosiddetto “potere d’acquisto”, che varia da paese a paese, anche nella nostra industrializzatissima Europa, anzi, nella stessa Italia, per cui se con 100 in Lombardia fai la fame, con le stesse cifre in Centro Italia campi decentemente e nel Sud stai addirittura benino….

      Buon pomeriggio 🙂

      Lore

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      14 ottobre 2011 alle 16:45

  9. Un respiro… mondiale a margine del post: “il principio di Pareto o legge 80/20” (cliccare su Google).
    In buona sostanza:
    l’80% delle ricchezze mondiali appartiene al 20% della popolazione.
    Ovvero: l’80% della popolazione possiede il 20% delle ricchezze.

    Sarà proprio così?

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    14 ottobre 2011 alle 15:53

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