La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Archivio per 6 Maggio 2011

5 maggio

 

 

Stamattina siamo usciti presto per andare a fare una breve visita ad un anziano parente che sta dall’altra parte della città, in via Brusuglio. Con la linea 3 (gialla) siamo arrivati a piazzale Maciachini e di là, con il 70 fino ad Affori. Ci siamo accorti poi che la gialla, da poco, prosegue fino alla Comasina e che sarebbe bastato proseguire con la metropolitana. Via Imbonati, pur frequentata da varie etnie, viene pian piano riqualificata. Oltre alle nuove fermate della metropolitana, c’è un nuovo centro polifunzionale e una serie di bellissimi edifici con vetrate variopinte. In piazzetta Pasolini (non Pierpaolo, ma Giuseppe, e non chiedetemi chi sia perché roprio non lo so), c’è un profumo di cibi speziati, mentre fuori da una bottega ci sono varie donne di colore, una con un foulard color smeraldo annodato in un modo fantasioso che le trattiene i capelli ed un vestito dalle tinte sgargianti. Sembra una statua, da tanto è alta.

Finita la visita, una bella passeggiata verso l’Isola, quella parte di Milano che, a mio parere, meglio ha conservato la sua milanesità, anche perché è relativamente separata dal resto della città, dato che è incuneata tra lo scalo ferroviario e raggiungibile solo dal ponte di via Farini.

Dal ponte una volta si scorgevano i due grattacieli ideati da Gae Aulenti.

  

Uno adesso è stato completamente ristrutturato per renderlo simile agli altri che stanno sorgendo in vista di Expo 2015, l’altro è ricoperto da impalcature e, a lavori finiti, diverrà il gemello dell’altro.Via Borsieri, dove ci siamo fermati per una sosta, è cambiata molto dall’ultima volta, perché è stata completamente alberata…Poi, sempre con i mezzi pubblici, di nuovo verso il centro, verso via Larga, con una sosta al Santa Tecla, dove abbiamo bevuto qualcosa e con ‘occasione ho scattato qualche foto per un amico, e poi nuovamente piazza Fontana e Corso Vittorio Emanuele, con un salutino al sciur Carera, una specie di Pasquino, cui si rivolgevano i milanesi per denunciare le  ingiustizie. Il nome deriva dall’iscrizione sotto la statua : “Carere debet omni vitio qui in alterum dicere paratus est”

e quindi a San Babila, che era piena di gazebo elettorali,  e si faceva fatica a schivare la gente che ci voleva riempire di manifestini vari, ma con varie gimcane ce l’abbiamo fatta.