La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Archivio per 29 agosto 2010

Carla Maria Maggi

In abbinamento alla mostra sul Chiarismo, c’era un’esposizione di Carla Maria Maggi.  Anch’essa mi era del tutto sconosciuta, ed è stata una piacevolissima sorpresa.
La mostra "Carla Maria Maggi e il ritratto a Milano negli anni Trenta" è la più importante mostra pubblica dedicata all’artista milanese, fino a pochi anni fa sconosciuta, e recentemente riscoperta sul piano nazionale e internazionale, soprattutto da quando il National Museum of Women in the Arts di Washington le ha allestito una personale nel 2005.

Carla Maria Maggi (Milano 1913-2004), dotata di un innato talento espressivo e allieva negli anni trenta di Giuseppe Palanti, aveva infatti smesso di dipingere intorno al 1940, forse per dedicarsi alla famiglia, e da allora le sue tele erano state dimenticate.

La mostra ripercorre tutta la vicenda artistica della Maggi, attraverso i suoi esiti maggiori, come La sigaretta (che suscitò vasti consensi quando venne esposta alla Permanente nel 1934), gli intensi ritratti (tra cui Manù, 1936 e Autoritratto, 1937), e i suggestivi nudi.

In abbinamento ai quadri, c’erano varie fotografie della pittrice ritratta in vari periodi della sua vita, nei primi anni di matrimonio, che documentano uno spaccato degli anni ’30

 

(La sigaretta)

(La risata)
 

26 agosto – il chiarismo

Non conoscevo il “Chiarismo” come movimento pittorico, quindi è stato quasi un obbligo recarmi a Palazzo Reale per la mostra ad esso dedicato, unitamente all’esposizione dei quadri di Carla Maria Maggi, della quale parlerò in seguito.

Le opere del chiarismo esposte erano oltre un centinaio, ma la maggior parte erano quelle di Francesco De Rocchi, il suo maggior esponente. Il nome, coniato dal critico Leonardo Borgese, deriva dalla tecnica pittorica, attuata mediante la stesura dei colori su un fondo bianco ancora umido.

Alcune opere, in particolare quelle degli inizi del movimento, sono prive di prospettiva ed appaiono piuttosto piatte, almeno a mio giudizio, ed il disegno è addirittura quasi infantile, senza raggiungere l’originalità dei naifs, quali ad esempio il "Taxi rosso" di Birolli.

  o i i paesaggio d Renato Vernizzi

 

 

Alcune opere erano però interessanti, come quelle di Pio Semeghini.

 o i quadri di Adriano di Spilimbergo, con paesaggi, interni e nature morte. Un interno  in particolare poteva ricordare, specie per la prospettiva, un van Gogh, con la stanza ed i suoi arredi  tutti virati sul colore blu. Purtroppo non ho trovato l’illustrazione …

 

Francesco de Rocchi invece è davvero di un’altra dimensione. I suoi dipinti mantengono una continuità, pur variando col passare degli anni. I primi quadri sembrano avvolti in una atmosfera color avorio, con predominanza delle tinte ocra, rosa ed arancio pallido,  poi nel tempo, inizia a dipingere figure angeliche che rimandano quasi ai preraffaelliti o ad un certo Modigliani, con ritratti della moglie e della figlia, ma anche paesaggi dalle tinte molto delicate  specialmente di Cislago, dove si era trasferito.

 


Francesco De Rocchi

 


C’erano anche altre opere di artisti a me sconosciuti, come Lilloni, Del Bon, Marini, Broggini. L’unico a me noto era Sassu, presente con un paio di opere.


a casa…

Finalmente a casa, ma che trambusto con la gatta…e poi lavatrici da fare etc etc perché martedì si riparte…

Abbiamo ritirato la micia dalla clinica di  Milano e, per continuare la terapia, l’abbiamo portata subito dal nostro veterinario di fiducia, che la segue fin da quando era piccola.  Dopo aver letto le analisi è rimasto soddisfatto e, tra altri 10 giorni circa, dopo un altro controllo, ce la restituirà "revisionata". Intanto ha messo su un pochino di peso…e ci ha assicurato che si riprenderà bene…Meno male!