La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

esco a fare 2 passi…

Anzi, 3. Solo che si tratta del Passo Stelvio, del Bernina e del Pass dal Fuorn (Ofenpass)…

 

Il passo dello Stelvio è alto m.2758, e collega la val Venosta con la Valtellina. Ci sono 36 tornanti sul versante lombardo e ben 48 su quello altoatesino. Anche questo passo è frequentato da ciclisti che vogliono cimentarsi con la salita già affrontata da numerosi campioni di questo sport, (non per altro è spesso stato “Cima Coppi”, in quanto il campionissimo vinse il suo ultimo Giro d’Italia proprio grazie al distacco che riuscì ad infliggere agli avversari scalando queste cime) e che presenta pendenze fino all’11%. Il passo fu fatto costruire dall’Imperatore Ferdinando 1^ d’Austria, per poter raggiungere “agevolmente” Milano dall ‘Impero austriaco.


Anche il Bernina non scherza, essendo alto m.2323, però ha una pendenza notevolmente inferiore, al massimo del 7,5%. Il paesaggio è anche più dolce, e il passo è raggiungibile anche con il famoso trenino rosso che collega Tirano a Saint Moritz, e che in estate è dotato anche di 2 carrozze panoramiche scoperte di colore giallo.

 

 

 

Il Pass dal Fuorn (Ofenpass) collega infine il cantone dei Grigioni (Engadina) con la Val Venosta, ed è alto “solo” m.2149, e costeggia un bellissimo parco naturale, dove tutto è lasciato allo stato selvaggio, sia la fauna che la flora.

 

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Un giretto di due giorni, nemmeno anzi, perchè non abbiamo cuore di lasciare la gattina sola per tento tempo. Abbiamo pernottato a Bormio. La Valtellina è bellissima, anche se non come le mie amatissime Dolomiti. La cucina è molto rustica, basata su quello che offre il territorio, quindi formaggio bitto (Valtellina Casera) e soprattutto il grano di montagna, ossia grano saraceno, con il quale si preparano i pizzoccheri (tagliatelle cotte nell’acqua in cui si sono bollite le verdure – patate e verze – e condite poi con il succitatoi bitto), e gli sciàtt.

In lombardo (lo si usa anche nel comasco), sciàtt vuol dire rospo, quindi ho domandato al ristoratore cosa fosse esattamente. Pensavo infatti che fosse un piatto tipo quelli che usano in Lomellina, a base di rane, ma mi sbagliavo di grosso. Gli sciàtt infatti non sono altro che delle palline di bitto avvolte in una pastella a base di grano saraceno e fritte, servite su una base di insalatina: gonfiandosi, assumono una forma particolare che assomiglia appunto a quella di piccolo rospetti.

Noi, quando si esce, mangiamo solitamente prodotti rigorosamente del posto, perché ci piace gustare le specialità tipiche. Quindi alla sera abbiamo cenato con i pizzoccheri, ed il giorno seguente abbiamo gustato questi sciàtt. Il grano saraceno è stato usato anche per i dolci: una sfoglia croccante accompagnava il sorbetto a base di Braulio, e pure la mousse di frutti di bosco era accompagnata da biscottini impastati con questo cereale. Il tutto innaffiato naturalmente da vino del posto, l’Inferno….(solo alla sera, visto che il giorno seguente ci aspettava il ritorno in auto, e su questo punto non transigiamo….se si guida, non si beve!). Ah..naturalmente abbiamo fatto provvista anche di bresaola, Inferno e Sassella…

 

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