La vita è sogno, soltanto sogno, il sogno di un sogno (Edgar Allan Poe)

Archivio per 9 dicembre 2009

catastrofismo

E’ indubbio che il pianeta sia inquinato e che sia necessario correre ai ripari, ma non sono affatto d’accordo con la mania catastrofista dei cosiddetti “ambientalisti” che vorrebbero farci recedere all’età della pietra o quasi. Del resto le mutazioni climatiche ci sono sempre state. La Groenlandia ha questo nome perché in tempi lontani non era affatto ricoperta di ghiacci, ma di prati e pascoli. Quindi non credo affatto che detti cambiamenti siano opera esclusivamente dell’uomo. Bisogna senza dubbio combattere l’inquinamento e distribuire meglio le risorse, sia alimentari che energetiche, in modo che tutti vi possano equamente accedervi, senza che la globalizzazione (leggi multinazionali dedite esclusivamente al profitto) se ne approprino. Sta a noi contribuire, nel nostro piccolo, con il riciclaggio e sprecando meno possibile, a rendere migliore questo mondo. Ai governi il compito di vigilare che le norme anti inquinamento vengano applicate e fatte rispettare, ma non cadiamo nel più profondo pessimismo come certi “ecologi” vogliono farci credere. Lo spot diffuso a Copenhagen è fin troppo inquietante, rappresenta solo un incubo.

intergazione, solidarietà e dintorni….

da

di Maria Giovanna Maglie-
Il cardinale Tettamanzi fa bene a essere sereno anche se si è sentito assalito, ma non è detto che la sua sia la serenità dei giusti. Soprattutto non è detto che
1) non sia stato proprio l’esimio cardinale a compiere la prima aggressione quando ha tenuto una omelia ferocemente e ingiustamente critica, tutta politica e non evangelica, populista e millenarista, contro Milano, che è, e resta, città invece generosa e accogliente, in specie in donazioni alla sua diocesi;
2) non sia la sua posizione, che oggi i media sbandierano come senso comune e che soprattutto sotto Natale fa credere a tutti di essere buoni, fortemente minoritaria, meglio snobisticamente elitista, rispetto alle opinioni, sentimenti, ansie, paure, dei suoi fedeli ai quali, da buon pastore, dovrebbe parlare a volte sferzandoli, sempre comprendendoli e accompagnandoli, per esempio quando dicono verità lapalissiane, ovvero che i rom non lavorano e rubano;
3) non sia proprio la composita folla dei suoi difensori, indignati e frementi, spesso dei minori che hanno sostituito con la lamentela collaterale la giustissima ma scomoda battaglia politica sui temi seri all’interno di una formazione politica, la peggior accusa possibile, se solo, oltre alla chiacchiera multiculturale e alla dichiarazione sacrata sul rispetto per la gerarchia, ci si inoltri nell’analisi delle dichiarazioni di costoro, come intendo fare qui di seguito.

le frasi del pontefice

Infine, ma questo riguarda chi scrive, piacerebbe ricordare anche a lei, signor cardinale, quelle frasi straordinarie del cardinal Ratzinger sull’Occidente che odia sé stesso fino all’autodistruzione, ma lei è l’anti Ratzinger per eccellenza, per fortuna di noi tutti non è diventato papa, anche se si era fortemente candidato, e se ne sta a Milano fra balletti cingalesi a messa, lettere agli imam abusivi e in odore di terrorismo, diktat contro il presepe e l’Expo, progetti entusiastici di costruzioni di moschee. Vede quanto accogliente è Milano, è sempre stata la vera città di accoglienza in Italia, anche con lei?

Roberto Calderoli, che di brutalità se ne intende, le ha contestato l’omelia con un «Perché Tettamanzi non è mai intervenuto in difesa del crocifisso? Perché parla solo dei rom?». La Padania l’ha chiamata l’onorevole Tettamanzi. In un intervista, Calderoli precisa: «Avere il massimo rispetto (per la Chiesa) non vuol dire abbassare la testa. Il rispetto deve essere reciproco. Avevo già detto che qualcuno nella Curia di Milano era figlio del cattocomunismo. L’autonomia è di tutti ma l’orientamento della Chiesa sui problemi della globalizzazione dovrebbe essere tenuto presente anche dai suoi sottoposti». «Non spetta a noi intrometterci nei rapporti tra le cariche ecclesiastiche, ma non posso non vedere che tra le nostre posizioni e quelle della maggioranza dei vescovi, della Chiesa romana fino alla Cei c’è la massima assonanza. Non con quelle di Milano. Tettamanzi concepisce lo spirito cristiano basato sui diritti slegati dai doveri. Noi invece pensiamo che tutti abbiano dei diritti, ma a fronte di doveri». Hanno ragione, Calderoli e La Padania, perché lei ha usato la chiesa per attaccare il sindaco e la giunta di Milano. Lei ha fatto politica, e ha trasformato lo sgombero di un campo abusivo di rom, un’azione  amministrativa dovuta, in un incidente diplomatico. Lei ha detto durante l’omelia di Sant’Ambrogio al sindaco Moratti: «Non abbiamo la sensazione che si punti alla costruzione di campagne di immagine, nascondendo la consistenza dei problemi? Chi è chiamato a operare per gli altri deve mettere al centro delle proprie attenzioni i problemi delle persone e risolverli».

Se lei fa politica, cardinale, da politico può e deve essere trattato.

Le faccio ora la disamina dei suoi difensori più espliciti, risparmiando a me e a lei battute infelici come quella di Giuseppe Pisanu su Gesù Cristo che chiese asilo politico, o quella di Pier Ferdinando Casini, anche lui alla riscoperta di Gesù straniero, risparmiandole gli scambi tra maggioranza e opposizione nei quali, capirà, lei è un pretesto.  (mettiamoci anche Fini che ha detto che nel presepe ci sono solo extracomunitari – nota mia)

Gianfranco Rotondi, ministro per l’attuazione del programma, «Sono un estimatore delle virtù politiche del collega Calderoli, meno, naturalmente, di quelle teologiche; per cui mi affretto ad esprimere stima a Tettamanzi, vescovo amato da tutti i cittadini della città più accogliente del mondo. Naturalmente, in questo caso parlo come accolito, operando da anni a Milano in sintonia coi milanesi che ci sono nati». Vede che le dà torto, fatto salvo il birignao democristiano?

la versione di rocco

Rocco Buttiglione (Udc): «Il popolo cristiano ha ragione di essere spaventato perché il cristianesimo è a volte messo in pericolo non solo da pressioni esterne, ma anche da un’elite italiana ed europea scristianizzata che lo attacca. Ma la Lega sbaglia ad usare il cristianesimo e il crocifisso come un’arma. A volte sembra che la Lega si improvvisi difensore di un cristianesimo che non è quello vero: vuole un cristianesimo padano che serva come strumento identitario contro gli altri, come tentarono di fare i nazisti con un cristianesimo ariano. Non è questo il cristianesimo. Bisogna pretendere con fermezza anche dai rom, dai fedeli musulmani e da chiunque correttezza e rispetto per le leggi e anche per la sensibilità di chi c’è già, ma è giusto e doveroso riconoscere i diritti di tutti, costruire una convivenza civile». Vede bene che, anche stavolta dato per scontato l’omaggio e il linguaggio dc d’antan, Buttiglione non la pensa come lei. Le resta come sponda politica nientemeno che Fare Futuro, la Fondazione legata al presidente Fini. Ho la sensazione che siano compagni di strada che non le piaceranno, ma quanto a furore ideologico sono efficaci: «I fustigatori, i tronisti e i Torquemada sono arrivati come un orologio (e un referendum) svizzero. Non sono piaciute le critiche del cardinale Tettamanzi alla recente raffica di sgomberi che ha messo sulla strada 250 rom di un accampamento abusivo alla periferia di Milano. Il quotidiano leghista, come poteva essere altrimenti, è andato giù duro». «Questo succede quando la politica si arroga il diritto di utilizzare la religione come carta d’identità. Questo succede quando la politica prende in prestito la fede per farne uno strumento di odio e di divisione. Quando si confonde la croce con un simbolo di partito. Questo succede: si pretende che la religione si adegui alla politica, perda l’universalità per occuparsi del contingente, perda l’altruismo per rifugiarsi nell’individualismo».

Eppure, gentile cardinale, anche nelle parole invasate di Filippo Rossi un dubbio c’è: non si confonde la croce con un simbolo di partito. Glielo sottopongo volentieri.

 

Ed allora riporto una lettera da  

 

La democrazia non si esporta, l’Islam invece sì

 

EgregioGranzotto, nell’Angolo dal titolo «Lo stop dei minareti non porterà a una tregua d’armi»,per rimarcare che gli svizzeri

 non hanno votato il referendum per«paura»degli immigrati islamici, ma in quanto insofferenti della loro presenza, lei fa l’esempio dell’ospite che lascia la casa sporca e indisordine. Misembra un paragone non calzante perché sono ben altre le cause dell’insofferenza che viene chiamata nel migliore dei modi xenofobia e nel peggiore razzismo.

Stelio Bonanni

D’accordissimo con lei, caro Bonanni, ma un esempio serve per chiarireunconcetto, non per rappresentarlo. È il tenace e spesso protervo atteggiamento dei gentili ospiti islamici a esibire i loro segni identitari, il punto della questione. È la predicazione degli imam fondamentalisti. È, insomma, il dichiarato o sottaciuto impegno a islamizzare il luogo dove si stanno stanziando, ovviamente accompagnato dalla dichiarata indisponibilità a occidentalizzarsi. La qual cosa significa che la fantasticata integrazione o l’invocato «dialogo» vanno a farsi benedire. Prendere atto di ciò mandando a farsi benedire come hanno fatto gli svizzeri, la comunità islamica presente, è ritenuto dalla manica di fessi che si credono detentori della Verità, del Buono e del Giusto, razzismo. Mentre è né più né meno che legittima difesa. E se, come predica la manica di fessi di cui sopra, le comunità islamiche hanno il diritto (umano e non negoziabile) di difendere le proprie tradizioni, il proprio folcloristico modo di vivere attenendosi ai precetti della fede dei loro padri, non vedo perché non lo si possa fare anche noi. Non vedo perché quel diritto ci sia negato. Sulla questione del referendum anti-minareti,

il Foglio ha riportato le dichiarazioni di Mireille Valette,«una storica intellettuale femminista e una celebre studiosa svizzera dalle impeccabili credenziali di sinistra». Mi dica, caro Bonanni,  se ciò che afferma non s’addice anche all’Italia: «La Svizzera è all’inizio di un processo di islamizzazione, come Olanda e Inghilterra. Non c’è alcuna discriminazione dei musulmani. Ci sono sempre più donne velate, piscine separate, certificati medici di verginità, poligamia apostasia, giustificazione della lapidazione[…].Unavisione fondamentalista della religione ha creato una situazione drammatica che sta destabilizzando le democrazie. Bastaosservare comel’islam sta penetrando nelle istituzioni: preghiere nelle aziende e nelle scuole, cibo speciale nelle mense, rifiuto di corsi e materiescolastiche come letteratura e Olocausto, declino dell’eguaglianza uomo e donna. A Rotterdam ci sono avvocati che si rifiutano di alzarsi di fronte alla corte e nei teatri siriservano posti per sole donne in nome della sharia. La libertà d’espressione sull’islam e i musulmani, per i giornalisti, gli scrittori, gli artisti,i musulmani laici, è oggi in serio pericolo».Questo stato di fatto -conclude Valette -è determinato dalla cecità dei politici e degli intellettuali, «ma la gente non è cieca e quando le è stata data lapossibilità di esprimersi, ha detto no all’islamismo». Rifiutare di farsi islamizzare, di lasciare che il proprio Paese sia ridotto a califfato e mentre ciò avviene essere anche messi sotto accusa dai fautori del multiculturalismo a senso unico, direzione la Mecca, è dunque una colpa? E cosa c’entra col razzismo, sempre richiamato dai santoni del politicamente corretto? Dai Gianfranco Fini, per non fare nomi?Il razzismo ha in sé il concetto di persecuzione e nessuno di noi ha in mente di perseguitare chi che sia. Non lanciamo fatwe, noi. Non proclamiamo jihad, non incitiamo a combattere «colorochenoncredono in Allah, chenon vietano quello che Allah e il Suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verità, finché non versino umilmente il tributo, e sianosoggiogati» (Corano,9:29). E siamo noi,  caro Bonanni, la «gente della Scrittura».

Paolo Granzotto