Il sogno è l'infinita ombra del vero (G.Pascoli)

Ultima

Giorgio Gaslini

Un altro grande della musica è scomparso ieri all’età di 84 anni: Giorgio Gaslini, pianista, compositore, teorico della “musica totale”: la musica è musica e basta, non bisogna valutarla per generi, rock, pop, jazz, classica. E lui si è sempre battuto perché al jazz venisse riconosciuta la medesima valenza della musica classica, ed è grazie a questa sua battaglia se finalmente nei Conservatori si insegna anche il jazz.

Milanese di origine, aveva ottenuto dalla sua città natale il riconoscimento dell’Ambrogino d’oro nel 2010 ed è ricordato, oltre che come eccellente interprete sia di musica jazz che classica, anche come compositore, specie di colonne sonore. Molti lo ricordano appunto per il tema di “Profondo rosso”, ma a mio parere, la più emozionante è la colonna sonora de “La notte” di Michelangelo Antonioni.

 

 

Petronio

notte459236_luna_oblaka_zvyozdy_noch_7000x5078_(www.GdeFon.ru)“Mi auguro che ci sia cara a lungo, Nealce, questa notte
che per la prima volta sul mio petto ti ha adagiata,
che ci siano cari questo letto,
lo spirito guardiano del giaciglio
e la lampada silenziosa, che sono stati testimoni
quando a me ti sei data dolcemente.
Restiamo saldi a lungo in quest’amore,
anche se gli anni passano,
e godiamo della giovinezza,
che in un attimo breve si consuma;
se il legame – tutte le leggi consentono –
di un antico amore può estendersi nel tempo
quel che  è iniziato fra noi nel volgere di un attimo
nel volgere di un attimo non farlo terminare.”

(Petronius Arbiter)

Da “Il bestiario” di Giampaolo Pansa

All’inizio la questione sembrava molto semplice. Dei terroristi legati ad Hamas o arabi sequestrano tre adolescenti ebrei che escono da scuola e li ammazzano. Per ritorsione, un ebreo squilibrato cattura un giovane palestinese e lo uccide. Basta poco per innescare una guerra. Da Gaza le bande di Hamas cominciano a lanciare razzi contro le città di Israele. Sono missili carichi di esplosivo e un congegno ideato da Tel Aviv li distrugge prima che cadano. Ma la pioggia di bombe volanti s’intensifica. Sono sempre più potenti e con una gittata sempre più lunga. Possono colpire anche città molto lontane da Gaza e strutture vitali come l’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. Risulta chiaro che, nella striscia di Gaza, Hamas nasconde le rampe di lancio dentro le case dei civili, le scuole, gli ospedali. E tratta gli abitanti da scudi umani.  A questo punto come reagisce Israele? Come qualsiasi stato che veda a rischio l’incolumità della sua gente e la propria stessa esistenza. È costretto ad attaccare la roccaforte di Hamas, per individuare le rampe e i depositi dei missili. E scoprire i tunnel scavati dai terroristi palestinesi per infiltrarsi in territorio israeliano. Siamo di fronte a un’altra guerra che lo stato di Israele deve combattere per non essere annientato. Ma una parte dell’opinione pubblica mondiale non ammette che gli ebrei possano difendersi.

LO SPETTRO
Emerge un vecchio spettro: l’antisemitismo. Esplodono dimostrazioni di piazza, battaglie di strada, aggressioni individuali. Proclami allucinanti ricordano il dramma più nefando per la nostra civiltà: la politica razziale della Germania nazista e lo sterminio degli israeliti tedeschi e di molte altre nazioni, compresa l’Italia.
Chi non ha vissuto o assistito, anche soltanto da bambino, alle deportazioni degli ebrei in tanti campi di morte, primo fra tutti Auschwitz, non può avvertire l’angoscia che provano gli italiani della mia generazione. Oggi in Italia non vediamo ancora i cortei che intossicano Paesi come la Francia, la Germania, l’Olanda. Mi auguro che il nostro Paese resti immune da questo virus disumano. Ma se debbo essere sincero non sono affatto sicuro che da noi non accada nulla. C’è anche un’Italia che odia gli ebrei o resta indifferente alla loro sorte. Esattamente come avvenne alla fine degli anni Trenta, nella fase terminale della dittatura fascista. Qui lo rammenterò in una sintesi estrema.
Da bambino il mio mondo era la città dove ero nato e crescevo: Casale Monferrato. Anche qui esisteva un ghetto, la vecchia Contrada degli ebrei, e una sinagoga tra le più belle in Italia. La comunità israelitica era ben inserita nella società cittadina. Vantava commercianti, impiegati, professionisti, medici, insegnanti. Il fondatore della squadra di calcio, il Casale Fbc, i famosi nerostellati, era un professore ebreo che tutti stimavano. Le ragazze del ghetto erano famose per la loro bellezza e molto ricercate come mogli.
Nel 1939 Mussolini varò le leggi razziali. Fu l’inizio della persecuzione. Gli ebrei che avevano incarichi pubblici, come il fondatore della quadra di calcio, vennero licenziati. I professori e gli studenti furono cacciati dalle scuole. Le famiglie che avevano colf o governanti ebree vennero obbligate a mandarle via. I negozi degli israeliti dovettero chiudere. Tanti anni dopo, quando decisi di ricostruire quel che era accaduto, mi resi conto che, a parte qualche caso isolato, la città dei cattolici non batté ciglio davanti a quel disastro.

La mia famiglia viveva nel centro di Casale, in un grande appartamento di un palazzo nobiliare decaduto. Dopo la cena, venivano a trovarci parenti e amici. Gli adulti discutevano di tutto. Del fascismo, del socialismo, del comunismo, della guerra e in seguito dell’armistizio, della Repubblica sociale e dei partigiani. L’opinione più diffusa era vagamente socialista. Andavo per i dieci anni, ma restavo sveglio per ascoltare i grandi. Ebbene non ho mai sentito una parola su quanto accadeva agli ebrei della città.
Quando vennero avviati al lavoro obbligatorio accadde di peggio. Le donne ebree furono mandate in un’industria cartotecnica di Casale. Qui incontrarono delle operaie che non volevano averle accanto. Ringhiavano: «Riportatele nel ghetto, non debbono restare qui con noi!». Andò meglio agli uomini inviati in un’azienda agricola della Cartiera Burgo. Erano quasi tutti signori anziani e venivano da professioni che non prevedevano l’uso della vanga e della pala. Ebbero la fortuna di incontrare dei capi operai comprensivi che tentarono di rendere meno pesante il lavoro.
Ma il peggio lo si vide all’inizio del 1944, il giorno che cominciarono le catture e le deportazioni. In città tutti sapevano che cosa stava accadendo. Mia madre lo apprese dalla famosa Gigin, la portinaia di un casamento di fronte al ghetto. Era stata una ragazza ardente, pronta a passare da un amore all’altro. Da anziana aveva iniziato a lavorare da cartomante. L’unico lusso di mia madre era l’andare spesso da lei per farsi leggere il futuro sui tarocchi.
La Gigin aveva già visto arrestare un’inquilina del palazzo, un’antiquaria molto conosciuta in città. E un paio di mesi dopo era presente quando i poliziotti del commissariato si portarono via la madre ottantenne della stessa signora. La cartomante ne avrà di certo parlato con mia madre, ma in casa nostra non si discusse mai di quelle catture.

L’INDIFFERENZA
È possibile che i miei genitori abbiano deciso di non dire nulla in presenza dei due figli piccoli. Ma anni dopo mi resi conto che, tranne in pochi casi, l’arresto degli ebrei della città non suscitò reazioni. Dominò l’indifferenza. Il caso più clamoroso fu quello dei ferrovieri alla guida dei treni blindati che partivano dalla stazione di Carpi carichi di ebrei raccolti nel campo di Fossoli, in provincia di Modena.
Sino alla frontiera del Brennero, il macchinista e il fuochista erano italiani. Scendevano dal treno al momento di entrare nel territorio del Reich e lo consegnavano ai ferrovieri tedeschi. Conoscevano di certo il carico che trasportavano: ebrei di ogni età, dagli ottantenni ai bambini e ai neonati, tutti destinati alle camere a gas. Ma la storia dello sterminio non ci consegna nessun gesto di rifiuto o di ribellione. L’unica attenuante era la condizione dell’Italia del centro e del nord: un Paese occupato dall’esercito di Hitler.

Dove la minima opposizione poteva costare il carcere o la partenza verso il campo di sterminio. Dopo la fine della guerra, una volta ritornati in Italia, i pochi ebrei sopravvissuti si resero conto di essere stranieri in patria. Gli eroi di quell’epoca erano i partigiani. Dello sterminio non parlava quasi nessuno. L’indifferenza restava un muro difficile da scalfire. Il motivo poteva essere un gigantesco complesso di colpa per la morte di tanti italiani che professavano una religione diversa da quella cattolica?
Mi piacerebbe pensare che fosse così. Ma temo che la causa di quel silenzio fosse l’egoismo che connota tutti gli esseri umani: mi sono salvato io e la tua morte non mi riguarda. Adesso i terroristi di Hamas vorrebbero trasformare Israele in una gigantesca Auschwitz. Tanti di noi stanno a guardare, in silenzio. È chiaro che la storia non ci ha insegnato niente. Prima o poi ne pagheremo lo scotto.

 

Le persone ed i popoli non imparano mai dal passato e ripetono sempre i medesimi errori.

Octavio Paz – Ascoltami

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“Ascoltami come chi ascolta piovere,
né attenta né distratta,
passi lievi, pioviggine,
acqua che è aria, aria che è tempo,
il giorno non finisce di andarsene,
la notte tuttavia non arriva;
figure della nebbia
voltano l’angolo,
figure del tempo
nell’ansa di questa pausa.
Ascoltami come chi ascolta piovere,
senza ascoltarmi, ascoltando quel che dico
con gli occhi aperti verso dentro,
addormentata e vigili i cinque sensi;
piove, passi lievi, rumori di sillabe,
aria e acqua, parole che non pesano:
quel che fummo e siamo,
i giorni e gli anni, questo istante,
tempo senza peso, pesantezza enorme.
Ascoltami come chi ascolta piovere,
riluce l’umido asfalto,
il vapore si alza e cammina,
la notte si apre e mi guarda,
sei tu e la tua forma di vapore,
tu e il tuo volto di notte,
tu e i tuoi capelli, lampi lenti,
traversi la strada ed entri nella mia fronte,
passi d’acqua sopra le mie palpebre,
ascoltami come chi ascolta piovere,
l’asfalto riluce, tu traversi la strada,
è la nebbia errante della notte,
è la notte addormentata nel tuo letto,
è l’onda del tuo respiro,
le tue dita d’acqua bagnano la mia fronte,
le tue dita di fiamma bruciano i miei occhi,
le tue dita d’aria aprono le palpebre del tempo,
sorgere di apparizioni e resurrezioni,
ascoltami come chi ascolta piovere,
passano gli anni, tornano gli istanti,
ascolti i tuoi passi nella stanza vicina?
non qui né lì: li ascolti
in un altro tempo che è proprio ora,
ascolta i passi del tempo
inventore di spazi senza peso né luogo,
ascolta la pioggia scorrere per la terrazza,
la notte è ormai più notte fra gli alberi,
fra le foglie si è annidato il fulmine,
vago giardino alla deriva:
– entra, la tua ombra copre questa pagina.”

Octavio Paz – Ascoltami, da El fuego de cada dìa, 1992

Fanatismo

 

 

 

fanatismoTemo ogni estremismo: che si tratti di fanatismo politico, religioso o anche solamente sportivo, è un atteggiamento che francamente fa paura.

I fanatici non vedono oltre il loro naso, girano con i paraocchi, non accettano confronto con chicchessia. Vedono solo il loro punto di vista, null’altro.

Quando li metti davanti all’evidenza dei fatti, negano spudoratamente e, quel che è peggio, convinti di essere nel vero.

Non si rendono nemmeno conto di essere delle masse manovrate da un qualche burattinaio nascosto che li aizza fomentando il loro odio, restandosene però ben nascosto.
Gregge di pecore nell’aggregarsi.

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Branco di iene nell’attaccare.

 

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Antisemitismo

 

Vorrei ricordare a quanti vomitano odio contro Israele in virtù di una presunta inferiorità della “razza” ebraica e per questo parteggiano per Hamas ed i suoi sostenitori, che ebrei e palestinesi provengono dal medesimo ceppo semita, anzi quello palestinese è ancora più puro di quello israeliano che, in virtù o per colpa dell’Esodo, si è mescolato ad altre “razze”. Ho visto postare fotografie come questa per giustificare la tesi dell’ inferiorità.

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Al che ho ribattuto con questa, dicendo che l’aspetto esteriore non era poi migliore

 

 

OLYMPUS DIGITAL CAMERANon che sia una seguace delle teorie lombrosiane, tutt’altro, perché a mio parere l’aspetto non è affatto indice del carattere di una persona: però l’accostamento ci stava bene. 

 

Amy Winehouse – I love you more

 

Nel terzo anniversario della morte di questa artista dalla voce incredibile

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Quando…

 

Quando provochi l’assassinio di tre adolescenti innocenti;

Quando attacchi uno stato e sai che militarmente non sei in grado di batterlo;

Quando ti propongono una tregua e la rifiuti;

Quando le madri inneggiano ai figli martiri, incitandoli a farsi uccidere;

Quando obblighi la tua gente a restare nelle case, sapendo che queste saranno bombardate e utilizzi i civili come scudo;

Quando sai che certamente in questo conflitto avrai dei morti;

Allora sei responsabile di queste vittime anche se materialmente le ha uccise il tuo nemico.

 

Nel cerchio di un pensiero – Alda Merini

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Nel cerchio di un pensiero
a volte mi riposo sognando
e lí sta il tuo peccato
perché mi entri nel corpo
e il corpo si appassiona
gridando di un’estasi che non è sua
altri giovani amanti diciamo
che sono presenti
nei tuoi baci nelle mie disattenzioni
infatti su di me hanno camminato
le ombre dei morti
di coloro che sono inceneriti
in un letto
e non hanno mai avuto niente.

Alda Merini

 

 

Parere sempre più personale.

Se, come molti pensano, Berlusconi è stato assolto per salvaguardare i patti del Nazzareno, allora è anche vero che la magistratura non è imparziale e giudica solo in modo politico.
E questo è molto più pericoloso.


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