Il sogno è l'infinita ombra del vero (G.Pascoli)

Ultima

Libertà

 

A ridere c’è il rischio di apparire sciocchi;
a piangere c’è il rischio di essere chiamati sentimentali;
a stabilire un contatto con un altro c’è il rischio di farsi coinvolgere;
a mostrare i propri sentimenti c’è il rischio di mostrare il vostro vero io;
a esporre le vostre idee e i vostri sogni c’è il rischio d’essere chiamati ingenui;
Ad amare c’è il rischio di non essere corrisposti;
a vivere c’è il rischio di morire;
a sperare c’è il rischio della disperazione e
a tentare c’è il rischio del fallimento.
Ma bisogna correre i rischi, perché il rischio più grande nella vita è quello di non rischiare nulla.
La persona che non rischia nulla, non è nulla e non diviene nulla. Può evitare la sofferenza e l’angoscia, ma non può imparare a sentire e cambiare e progredire e amare e vivere. Incatenata alle sue certezze, è schiava.
Ha rinunciato alla libertà.
Solo la persona che rischia è veramente libera.

(Leo Buscaglia)

 

 

 

 

 

Niente paura….

Emergenza.

I barconi continuano ad arrivare.

Complici le belle giornate ed il mare favorevole, sempre più natanti, spesso fatiscenti, vengono soccorsi dalla nostra Marina.

E questo mi fa incazzare.

Non tanto perché ormai li andiamo a prelevare quasi a casa loro: infatti, appena varcate le loro acque territoriali viene lanciato un avviso di soccorso ed i nostri mezzi naturalmente accorrono.

Mi fa incazzare il fatto  che nessuno sa se i “naufraghi”(?) siano veramente profughi o rifugiati politici. Molti provengono da paesi assolutamente NON in guerra, come Tunisia,Marocco ed Algeria: sono giovanottoni in forze che, se davvero ci fosse un conflitto, avrebbero il DOVERE di combattere per il proprio paese.

Li vedevo bighellonare senza nessun controllo per Milano, dove la zona via Tadino e dintorni era un punto di ritrovo di somali ed eritrei, molti con le tute azzurre della nazionale italiana.

Il nostro caro ministro dell’interno blatera che non baratta la vita dei “rifugiati” (sic!) con un pugno di voti. Che lo dica ai parenti delle vittime delle violenze di alcuni di loro.

Noi ci si aspetterebbe poi un minimo di riconoscenza per averli salvati.

Invece no: arrivano ed iniziano a pretendere.

I centri di accoglienza sono già in piena emergenza, e siamo solamente ad aprile, ed è ovvio che l’Italia non è in grado, a questi ritmi, di ospitare tutta questa gente e di gestire il problema, scremando tra rifugiati effettivi e clandestini. Questi ultimi DEVONO essere rimpatriati, ma una volta sul nostro territorio l’identificazione è difficile, se non addirittura impossibile. Quindi si lasciano penare queste persone per mesi nei Centri di Accoglienza, oppure , come più spesso accade,  si lasciano liberi. Così chi vuole lavorare, va in altri paesi dell’UE, gli altri rimangono qui e si “arrangiano” o con lavoretti in nero o con altri mezzi meno leciti.

I nostri politici sostengono posizioni fortemente contrapposte: da una parte il buonismo ad oltranza, dall’altra i “cattivi” che paventano sopraffazioni e contagi di malattie, ma tutto a scopo propagandistico in quanto si avvicinano le elezioni.

La soluzione di un’unica operazione europea non è fattibile: l’UE si scarica la coscienza fornendoci dei fondi e poi si disinteressa totalmente del problema, non solo, ma ci bacchetta (anche trasmettendo le immagini delle telecamere interne per far vedere quanto siamo disorganizzati)  per come sono gestiti i centri di accoglienza, senza considerare la mole di lavoro che questa conduzione comporta.

Allora perché non creare una zona extraterritoriale dove ospitare (ed identificare) tutta questa massa di gente, ad amministrazione comunitaria dove tutti concorrano a queste operazioni e dove i rimpatri dei clandestini non siano di competenza esclusiva della nostra nazione, ma di tutta la comunità europea?

 

Hurricane

 

Il giorno di Pasqua è scomparso Rubin Carter, il pugile americano al centro di una controversia giudiziaria che divise gli Usa: fu infatti condannato a scontare 20 anni in carcere, imprigionato ingiustamente (anche se su questo non c’è mai stata unanimità di giudizio) per un triplice omicidio. Alla base di tutto, il razzismo, in quanto il pugile era nero La sua vicenda ispirò un film, interpretato da Denzel Washington e raccontata in musica da una celeberrima ballata di Bob Dylan.

 

 

 

 

Pistol shots ring out in the barroom night

Enter Patty Valentine from the upper hall.

She sees the bartender in a pool of blood,

Cries out, “My God, they killed them all!”

Here comes the story of the Hurricane,

The man the authorities came to blame

For somethin’ that he never done.

Put in a prison cell, but one time he could-a been

The champion of the world.

 

Three bodies lyin’ there does Patty see

And another man named Bello, movin’ around mysteriously.

“I didn’t do it,” he says, and he throws up his hands

“I was only robbin’ the register, I hope you understand.

I saw them leavin’,” he says, and he stops

“One of us had better call up the cops.”

And so Patty calls the cops

And they arrive on the scene with their red lights flashin’

In the hot New Jersey night.

 

Meanwhile, far away in another part of town

Rubin Carter and a couple of friends are drivin’ around.

Number one contender for the middleweight crown

Had no idea what kinda shit was about to go down

When a cop pulled him over to the side of the road

Just like the time before and the time before that.

In Paterson that’s just the way things go.

If you’re black you might as well not show up on the street

‘Less you wanna draw the heat.

 

Alfred Bello had a partner and he had a rap for the cops.

Him and Arthur Dexter Bradley were just out prowlin’ around

He said, “I saw two men runnin’ out, they looked like middleweights

They jumped into a white car with out-of-state plates.”

And Miss Patty Valentine just nodded her head.

Cop said, “Wait a minute, boys, this one’s not dead”

So they took him to the infirmary

And though this man could hardly see

They told him that he could identify the guilty men.

 

Four in the mornin’ and they haul Rubin in,

Take him to the hospital and they bring him upstairs.

The wounded man looks up through his one dyin’ eye

Says, “Wha’d you bring him in here for? He ain’t the guy!”

Yes, here’s the story of the Hurricane,

The man the authorities came to blame

For somethin’ that he never done.

Put in a prison cell, but one time he could-a been

The champion of the world.

 

Four months later, the ghettos are in flame,

Rubin’s in South America, fightin’ for his name

While Arthur Dexter Bradley’s still in the robbery game

And the cops are puttin’ the screws to him,

lookin’ for somebody to blame.

“Remember that murder that happened in a bar?”

“Remember you said you saw the getaway car?”

“You think you’d like to play ball with the law?”

“Think it might-a been that fighter

That you saw runnin’ that night?”

“Don’t forget that you are white.”

 

Arthur Dexter Bradley said, “I’m really not sure.”

Cops said, “A poor boy like you

Could use a break

We got you for the motel job

End we’re talkin’ to your friend Bello

Now you don’t wanta have to go back to jail, be a nice fellow.

You’ll be doin’ society a favor.

That sonofabitch is brave and gettin’ braver.

We want to put his ass in stir 

We want to pin this triple murder on him

He ain’t no Gentleman Jim.

 

“Rubin could take a man out with just one punch

But he never did like to talk about it all that much.

It’s my work, he’d say, and I do it for pay

And when it’s over I’d just as soon go on my way

Up to some paradise

Where the trout streams flow and the air is nice

And ride a horse along a trail.

But then they took him to the jail house

Where they try to turn a man into a mouse.

 

All of Rubin’s cards were marked in advance

The trial was a pig-circus, he never had a chance.

The judge made Rubin’s witnesses drunkards from the slums

To the white folks who watched he was a revolutionary bum

And to the black folks he was just a crazy nigger.

No one doubted that he pulled the trigger.

And though they could not produce the gun,

The D.A. said he was the one who did the deed

And the all-white jury agreed.

 

Rubin Carter was falsely tried.

The crime was murder “one,” guess who testified?

Bello and Bradley and they both baldly lied

And the newspapers, they all went along for the ride.

How can the life of such a man

Be in the palm of some fool’s hand?

To see him obviously framed

Couldn’t help but make me feel ashamed to live in a land

Where justice is a game.

 

Now all the criminals in their coats and their ties

Are free to drink martinis and watch the sun rise

While Rubin sits like Buddha in a ten-foot cell

An innocent man in a living hell.

That’s the story of the Hurricane,

But it won’t be over till they clear his name

And give him back the time he’s done.

Put in a prison cell, but one time he could-a been

The champion of the world.

 

Colpi di pistola risuonano nel bar notturno

entra Patty Valentine dal ballatoio

vede il barista in una pozza di sangue

grida “Mio Dio! Li hanno uccisi tutti!”

Ecco la storia di “Hurricane”

l’uomo che le autorità incolparono

per qualcosa che non aveva mai fatto

lo misero in prigione ma un tempo egli sarebbe potuto diventare

il campione del mondo

 

Patty vede tre corpi giacere a terra

ed un altro uomo di nome Bello muoversi attorno in modo misterioso

“Non sono stato io” dice l’uomo alzando le mani

“Stavo solo rubando l’incasso, spero che tu comprenda.

Li ho visti uscire”, dice concludendo,

“Meglio che uno di noi chiami la polizia”

E così Patty chiama la polizia

che arriva sulla scena con i suoi lampeggianti rossi

Nella calda notte del New Jersey

 

Intanto lontano in un’altra parte della città

Rubin Carter ed un paio di amici stanno facendo un giro in auto

sfidante numero uno per la corona dei pesi medi

non aveva nessuna idea di che tipo di guaio stava per succedere

quando un poliziotto lo fa accostare al lato della strada

proprio come la volta prima e la volta prima ancora  

a Paterson questo è il modo in cui vanno le cose

se sei negro è meglio che non ti faccia nemmeno vedere per strada

o ti incastrano

 

Alfred Bello aveva un socio e aveva un conto in sospeso con la polizia

Lui ed Arthur Dexter Bradley vagavano in cerca di preda

disse “Ho visto due uomini uscire di corsa, sembravano pesi medi,

sono saltati su una macchina con targa di un altro stato”

E miss Patty Valentine fece solo di sì con la testa

Il poliziotto disse “Aspettate ragazzi, questo qui non è morto!”

Così lo portarono al prono soccorso

e sebbene quell’uomo vedesse a fatica

gli dissero che avrebbe potuto identificare il colpevole

 

Alle quattro del mattino fermano Rubin

e lo portano all’ospedale, gli fanno salire le scale

il ferito gli dà un’occhiata con la vista appannata

e dice “Cosa lo avete portato a fare qui? Non è lui l’uomo!”

Ecco la storia di “Hurricane”

l’uomo che le autorità incolparono

per qualcosa che non aveva mai fatto

lo misero in prigione ma un tempo egli sarebbe potuto diventare

il campione del mondo

 

Quattro mesi più tardi i ghetti sono in fiamme

Rubin è in Sud America a combattere per il suo nome

mentre Arthur Dexter Bradley è ancora in ballo per l’affare della rapina

E i poliziotti gli stanno alle costole

cercando qualcuno da incolpare

“Ricordi quell’omicidio avvenuto in un bar?”

“Ricordi di aver detto di aver visto la macchina fuggire?”

“Pensi di voler collaborare con la legge?”

“Credi che potrebbe essere stato quel pugile

Quello che tu hai visto scappare quella notte?”

“Non dimenticare che tu sei un bianco!”

 

Arthur Dexter Bradley disse “Non ne sono veramente certo”

I poliziotti dissero “Un povero ragazzo come te

Potrebbe avere un’occasione”

“Noi ti abbiamo in pugno per quell’affare del motel

E stiamo discutendo col tuo amico Bello”

“Ora tu non vorrai dover tornare in prigione, fai il bravo”

“Farai un favore alla società,

Quello è un figlio di puttana”

“Vogliamo mettere il suo culo in prigione”

“Vogliamo affibbiargli questo triplice omicidio”

“Non è mica Gentleman Jim”

 

Rubin avrebbe potuto far fuori un uomo con un pugno

ma non gli era mai piaciuto parlare troppo di questo

“È il mio lavoro”, diceva “E lo faccio per i soldi”

“E quando sarà finito me ne andrò veloce per la mia strada

su in qualche paradiso della natura

dove nuotano branchi di trote e l’aria è limpida

e dove si può fare una corsa a cavallo lungo i sentieri”

Ma poi lo hanno messo in prigione

dove cercano di trasformare un uomo in topo

 

Tutte le carte di Rubin erano segnate fin dall’inizio

il processo fu una farsa, egli non ebbe mai una sola possibilità

il giudice fece passare i testimoni per Rubin per ubriaconi degli “slums”

Per la gente bianca che osservava lui era un vagabondo rivoluzionario

e per i negri era solo un negro pazzo

nessun dubbio che fosse stato lui a premere il grilletto

e sebbene non fosse stato possibile produrre l’arma del delitto

il Pubblico Ministero disse che aveva compiuto lui l’omicidio

e la giuria composta esclusivamente da bianchi fu d’accordo

 

Rubin Carter fu processato con l’imbroglio

l’accusa fu omicidio di primo grado, indovinate chi testimoniò?

Bello e Bradley ed entrambi mentirono sfacciatamente

e tutti i giornali si gettarono a pesce sulla notizia.

Come può la vita di un tale uomo

essere nelle mani di gente così folle?

Nel vederlo così palesemente incastrato

mi sono vergognato di vivere in un paese

dove la giustizia è un gioco

 

Ora tutti quei criminali in giacca e cravatta

sono liberi di bere Martini e guardare l’alba

mentre Rubin siede come Budda in una cella di pochi metri

un innocente in un inferno vivente

Questa è la storia di Hurricane

ma non sarà finita finché non riabiliteranno il suo nome

e gli ridaranno indietro gli anni che ha perduto

Lo misero in galera ma un tempo sarebbe potuto diventare

il campione del mondo

 

 

 

 

Intolleranza

 

Sarà l’età che mi rende intollerante?

 

Primavera, giorni che precedono le festività pasquali, e forse per questo motivo molte scolaresche vanno in visita a musei, monumenti, mostre. Se ai bambini delle elementari posso perdonare una certa esuberanza, come pure a quelli delle medie, non tollero la maleducazione di certi studenti delle superiori. Occupano tutto il marciapiede invece di camminare affiancati due a due. Ti guardano pure male se cerchi di passare (ma non mi faccio certo intimidire da squinziette e bulletti vari). Alle pestate di piedi, rispondo con altrettante pestate, visto che non si premurano nemmeno di chiedere scusa…

 

Altra cosa che infastidisce alquanto: i signori uomini quando sono seduti sulle panche o sui sedili in fila dei mezzi pubblici: belli sparapanzati con le gambe divaricate a più non posso. E se tra di loro c’è un posticino libero per potercisi sedere, è un’impresa poterlo fare… Poi, se ci riesco, mi sembra di essere la classica sardina.

 

Girando per la città poi si vedono cose assurde: alcune signore di una certa età strizzate dentro tunichette elasticizzate che evidenziano sia la pancetta che le maniglie dell’amore, oppure giovani ragazze con delle “mortadelle” fasciate da leggins neri traforati, sulle quali troneggia un popò di rispettabili dimensioni infilato in un paio di short bianchi sfilacciati. D’accordo che ciascuno è libero di vestirsi come gli pare, però anche l’occhio vuole la sua parte, e qui il buon gusto davvero non si sa dove stia di casa…

 

Immagine

Auguri a tutti voi

buona pasqua

Ricordo di Gabriel Garcia Marquez

 

 

13 SPUNTI PER LA VITA

1 -Ti amo non per chi sei ma per chi sono io quando sono con te.
2 -Nessuna persona merita le tue lacrime, e chi le merita sicuramente non ti farà piangere.
3 -Il fatto che una persona non ti ami come tu vorresti non vuol dire che non ti ami con tutta se stessa.
4 -Un vero amico è chi ti prende per la mano e ti tocca il cuore.
5 -Il peggior modo di sentire la mancanza di qualcuno è esserci seduto accanto e sapere che non l’avrai mai.
6 -Non smettere mai di sorridere, nemmeno quando sei triste, perché non sai chi potrebbe innamorarsi del tuo sorriso.
7 -Forse per il mondo sei solo una persona, ma per qualche persona sei tutto il mondo.
8 -Non passare il tempo con qualcuno che non sia disposto a passarlo con te.
9 -Forse Dio vuole che tu conosca molte persone sbagliate prima di conoscere la persona giusta, in modo che, quando finalmente la conoscerai, tu sappia essere grato.
10-Non piangere perché qualcosa finisce, sorridi perché è accaduta.
11-Ci sarà sempre chi ti critica, l’unica cosa da fare è continuare ad avere fiducia, stando attento a chi darai fiducia due volte.
12-Cambia in una persona migliore e assicurati di sapere bene chi sei prima di conoscere qualcun altro e aspettarti che questa persona sappia chi sei.
13-Non sforzarti tanto, le cose migliori accadono quando meno te le aspetti.

“TUTTO QUELLO CHE ACCADE, ACCADE PER UNA RAGIONE” (GABRIEL GARCÍA MÁRQUEZ)

 

 

In giro per la città

 

In questo periodo Milano mi ricorda una casalinga sciatta, ossia quella massaia che avvisata all’ultimo momento di una visita, cerca di mettere tutto a posto in poco tempo. È tutto un fiorire di cantieri (da qualche parte ho letto che sono 940): strade sventrate per sostituire fognature, tubi del gas, linee elettriche e telefoniche, cablaggi vari; impalcature per ridipingere facciate e ripulire monumenti, massicciate sollevate per cambiare le rotaie dei tram e sostituire il pavé con l’asfalto; scavi per completare la linea 5 della metropolitana (la 4 non si sa che fine abbia fatto!); demolizione di vecchi fabbricati fatiscenti.

 

A parte il Duomo, in perenne manutenzione, ho visto che stanno procedendo a sistemare anche la Galleria e la casa degli Omenoni. Anche gli edifici privati sono oggetto di ripulitura dai graffiti: forse un lavoro inutile perché tanto i writers si troveranno altre belle superfici da imbrattare nuovamente.

IMG_4402_-_Milano_-_Casa_degli_Omenoni_-_Due_barbari-telamoni_-_Foto_Giovanni_Dall'Orto_20-jan_2007

 

 

Quando non si può mangiare vegano, si ripiega sul vegetariano.Trancio di pizza a pranzo? Ci sono solo due posti dove mangiarlo: da Spontini, nell’omonima via o in Corso Como, nella storica pizzeria Garibaldi. Optiamo per quest’ultima, in quanto Spontini offre solo la classica margherita e mio marito voleva un trancio farcito con le verdure alla griglia.

 

Quando usciamo, che tristezza vedere lo Smeraldo completamente trasformato; ricordiamo le tante volte in cui l’abbiamo frequentato per assistere alle commedie dei Legnanesi. Adesso è stato rilevato da Farinetti, di Eataly. Per curiosità lo abbiamo visitato: tre piani di rivendita di prodotti tipici con annessi ristoranti per la degustazione. Troppo caotici, per i nostri gusti. Magari sarà anche un’ottima iniziativa, ma il teatro era un’altra cosa. E pure il Lirico è molto malandato, per non parlare della Filodrammatica …

 

In metropolitana tre albanesi importunano una ragazza giovane e carina, ma in suo soccorso intervengono un paio di giovanottoni palestrati che allontanano i tre che escono di fretta dai vagoni.

 

Al Libraccio, dove ho cercato invano un libro introvabile perfino su Amazon, rivedo una vecchia conoscenza.

E qui serve un breve flash back.

La volta precedente in cui siamo venuti a Milano, era gennaio, pioveva di brutto e avevamo dovuto forzatamente ridurre la la passeggiata dopo pranzo . Eravamo arrivati a piedi fino a piazzale Aquileia, nei pressi di san Vittore, e là eravamo saliti sul 19. Accanto a noi il classico barbone: allampanato, barba e lunghi capelli bianchi, parecchi maglioni uno sull’altro, caciola di lana in testa, stivali di cuoio stringati, jeans con leggero strappo su un ginocchio (per l’uso, non certamente per una pseudo-moda alquanto scema), grosso zaino cerato ma con una curiosa fantasia floreale ed un grande ombrello nero. Gli avevo fatto cenno di prendere posto ma lui sorridendo aveva risposto di no, aggiungendo che non aveva fatto in tempo a comprare il biglietto. Non c’era problema: accanto al tesserino settimanale ho sempre qualche biglietto di riserva e gliene avevo ceduti due. Mi aveva ringraziato con un sorriso, e tanto mi era bastato.

Ed ora lo ritrovo là a sfogliare un vecchio libro, vestito sempre allo stesso modo nonostante il caldo. Non ci ha riconosciuti, ovviamente, ma io si’.

 

La cura per il magone

Non sono una che si piange addosso.

Il mio motto è “Aiutati che il ciel ti aiuta”, perciò quando sento che si sta avvicinando il magone, strascico di una brutta depressione avuta anni fa e che ogni tanto cerca ancora di fare capolino, prendo e me ne resto da sola, per non immusonire mio marito. Quindi sono uscita abbastanza presto: sola, ma in mezzo ad una marea di gente…del resto è proprio così che la solitudine si gusta maggiormente. Beh, che fare per allontanare brutti pensieri? Shopping! Ho sempre scritto che per me lo shopping a Milano consiste nell’acquistare libri, CD e DVD. Ma di libri ormai ne compero pochi:  una come me che adora anche il profumo della carta, che sia un’enciclopedia od un volantino pubblicitario fa poca differenza, si è convertita agli ebook. Ho infatti sia un Kobo (comperato) che un Kindle (regalato) e dopo un periodo di reticenza nell’usare le diavolerie elettroniche ho capito che, almeno per certi tipi di letture, l’ebook è l’ideale. Restavano DVD e CD, ma non ne avevo voglia. Ho quindi gironzolato tra vari reparti di telefonia guardando curiosa ed interessata tablet  e smartphone: certo, Il Galaxy S5 mi attira molto, ma il prezzo non tanto (circa 700 euro!), e per ora il mio vecchio Galaxy S3 va ancora benissimo, almeno per quanto mi serve (lo sto usando ora per scrivere).

Per tirarmi su di morale mi sono detta “Shopping classico”…e via con le spese.

Non sono tipa da via Montenapoleone (anche per via dei costi!), ma tra la via Torino,  Corso Vittorio Emanuele e corsoVenezia c’è ben da scegliere. Un tubino semplice e grazioso, turchese (un colore che adoro), con giacchina bianca corta in tessuto goffrato, sandali bianchi con piccola  fibbia turchese dal tacco abbastanza alto ma non troppo e borsetta coordinata (ahimè…mi sembra piccola, ma è bella), un nuovo paio di jeans e camicetta a quadrettini celesti e bianchi (magari assomiglierò ad una tovaglia :-) ). Sosta in un bar per insalatona vegetariana  per leggere il giornale e controllare il telefono, poi un paio di email (una ancora in bozza, ma la finirò presto), dopo il pranzo prenderò il tram per farmi un giro per la città.

 

 

Bene…il “giretto è concluso, ed anche là mi sono concessa un altro po’ di spese (biancheria varia):  le borse sono piene, la carta di credito ed il bancomat un po’ meno :-).

Tra largo Cairoli e piazza Castello hanno costruito due strutture tubolari di colore bianco e forma triangolare, altissime, che nascondono quasi completamente la vista del Castello Sforzesco da via Dante. a cosa servano proprio non lo so, ho letto solamente che le hanno definite “la grande bruttezza”

http://www.ilgiornale.it/news/milano/grande-bruttezza-998628.html.

Solita passeggiata per via Dante, un altro caffè e sosta per vedere i soliti artisti di strada (già fotografati altre volte, quelli del trucco della levitazione) mentre si stanno preparando, nascosti da un enorme drappo scuro chiuso alla sommità che ricorda tanto un enorme sacco dell’immondizia. Scopro poi per caso che poco dopo da lì era passato uno dei miei contatti che aveva fotografato la scena postandola poi su Facebook.

Per rifarmi un poco gli occhi, niente di meglio che passare dal solito Sant Ambroeus, dove sono esposte le uova di Pasqua variamente decorate: alcune, stupende ,con tralci di rose  di macchia e foglioline di un verde tenero, altre invece con decorazioni ispirate alla mostra di Klimt, con il celebre “Bacio”. Un peccato pensare che saranno mangiate.  In piazzetta san Fedele, per intenderci, proprio sul retro di palazzo Marino, sede del Comune, tre enormi cavalletti con delle grandissime tele rappresentanti una Milano molto stilizzata: immagini semplici, ma di grande effetto. Ho solo evitato di passare per piazza Duomo, avendo letto che erano stati esposti quattro agnellini morti durante uno dei tanti trasporti verso il  macello. Un simile spettacolo non lo reggerei.

Ed ora si torna a casa…col mitico tram della linea 1.

 

Terminologia

20140413_141020

Negli atti pubblici del comune di Roma non sarà più usata la parola “Nomadi”, ma bisognerà distinguere ciascuno come Rom, Sinti o Camminante.

 

 

Chissà se Marino proibirà la visione del film “Amici miei” dove si parla di zingarate,

 

Amicimiei-cast

 

e già mi immagino Iva Zanicchi che canta “Prendi questa mano Sinti, dimmi pure che destino avrò”.

 

 

E pure il complesso dei Nomadi dovrà cambiare nome, magari Camaleonti o Dik Dik…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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